Per "Imperatore in patria, re all'estero" (zh. ) s'intenda una tipologia di relazione internazionale precipua della sinosfera al tempo dell'Impero cinese nella quale i sovrani degli stati satellite della Cina adottavano il titolo di imperatore (zh. o altri equivalenti) e/o altri titoli imperiali a livello nazionale e il titolo di re (zh. o altri equivalenti) nei loro rapporti diplomatici con l'Impero celeste. Nel protocollo cinese, i monarchi stranieri era pertanto chiamati Altezza (zh. ) mentre Maestà Imperiale e Maestà (zh. ) restavano precipui dell'Imperatore della Cina. Questo sistema era applicato, tra gli altri, al Giappone, alla Corea e ai potentati del Vietnam (fond. Dai Viet), nonché agli stati cinesi non ancora parte dell'Impero: es. il Regno di Dali, nell'attuale provincia cinese dello Yunnan.

Poiché la Cina è stata una potenza egemonica nell'Asia orientale per gran parte della sua storia, gli stati circostanti furono costretti a rendere omaggio agli imperatori cinesi in cambio di pace, legittimazione politica e libero scambio di merci, idee, personale tecnico, ecc. In questo sistema, i regimi minori accettavano la sovra-sovranità della Cina e riconoscevano l’imperatore cinese come loro signore supremo nominale. Poiché gli imperatori cinesi affermavano di essere il Figlio del Cielo (zh. ) e detenevano la supremazia su , i sovrani degli stati satellite dovevano usare titoli subordinati a quello dell'Imperatore. La medesima dottrina politica sosteneva inoltre che era possibile l'esistenza di un solo imperatore alla volta.

Premessa: titoli sovrani nella storia cinese

Anche se formalmente era indicato come , cioè garante terreno del Mandato celeste (v.si seguito),. il potere dell'imperatore cinese variò da regnante a regnante e a seconda delle differenti dinastie, con alcuni imperatori che divennero monarchi assoluti ed altri furono semplicemente figure di facciata, manovrati dei funzionari di corte come eunuchi e famiglie nobili o burocrati.

Nella prima età, mitica, dei Tre Augusti e Cinque Imperatori, citate nel celebre classico cinese ,. i sovrani cinesi erano chiamati o , nella pratica però resi semplicemente come "Sovrano" nel senso occidentale del termine. I sovrani della semi-mitica dinastia Xia (ca. 2100–1600 a.C.), legata alla cultura di Erlitou (ca. 2000–1500 a.C.), e della successiva, proto-storica dinastia Shang (ca. 1600–1046 a.C.), dagli archeologi cinesi ricondotta alla cultura di Erligang (1600–1450 a.C.), si chiamarono ma allora il titolo poteva valere come "Re" o "Imperatore" a seconda del periodo e del potere detenuto dal singolo sovrano. I sovrani della dinastia Zhou (1450–246 a.C.), subentrata con la forza agli Shang come questi avevano fatto con gli Xia, si definirono o , prima che la dinastia Qin riportasse in auge il termine huangdi che comunque venne tradotto come "imperatore". Il titolo di "Wang" non va confuso col popolare cognome omonimo che non aveva implicazioni regali. I governanti di queste dinastie sono spesso indicati come "re" nella storiografia e solo in alcuni casi come "imperatori". Imperatore (zh. ) fu il titolo dei capi di stato della Cina unificata dalla dinastia Qin (221–206 a.C.) sino alla caduta della dinastia Qing (1636–1912), nel XX secolo. Il primo imperatore della dinastia di Qin, Qin Shi Huangdi (r. 221–210 a.C.), combinò i due titoli e . Dalla dinastia Han (206 a.C.–220 d.C.), il termine di Huangdi venne abbreviato in Huáng o Dì.

Il titolo di Imperatore della Cina era solitamente trasmesso di padre in figlio. Nella norma, l'incarico sarebbe passato anzitutto al primogenito dell'imperatrice, poi al primogenito di una concubina/consorte di primo grado, secondo in linea di successione, e così via. Il nuovo sovrano non era sempre universalmente riconosciuto e la successione contestata, in Cina come altrove, fu causa d'un numero considerevole di guerre civili. A differenza di altri paesi estremorientali, come il Giappone, il regime imperiale cinese permetteva però legalmente il cambio di dinastia e garantiva all'imperatore uscito vincitore dalla contesa di prendere per sé il Trono del Dragone anche se lo sconfitto apparteneva alla dinastia che aveva regnato sino ad allora. Questo era possibile in quanto si credeva nel , ovvero che il potere del sovrano discendesse dal mandato conferito dal Cielo; nondimeno, il mandato dipendeva dall'esercizio, da parte del sovrano, della virtù: se questa veniva meno, il mandato veniva revocato. Il Tiānmìng era stato inventato dagli Zhou per giustificare la loro usurpazione del potere agli Shang i cui re-sciamani legittimavano la propria autorità vantando una parentela col potere divino tramite ascendenti sovrannaturali. Gli Zhou, rifacendosi all'allora già strutturantesi storia tradizionale cinese, sostennero la legittimità della loro usurpazione ai danni degli ormai indegni Shang rifacendosi all'usurpazione da questi ultimi connessa ai danni dei mitici Xia dimostratasi indegna del potere divino di cui erano investiti.

Origine

A seguito della caduta della dinastia Qin (221–206 a.C.), fondatrice dell'Impero cinese dopo il Periodo degli Stati Combattenti (453–221 a.C.), il generale ribelle Xiang Yu divise l'impero Qin nei c.d. "Diciotto Regni", apparentemente riportando la Cina al caos degli Stati Combattenti. Emersero però subito due principali contendenti alla corona imperiale: lo stato di Chu occidentale, guidato da Xiang Yu, e lo stato di Han, guidato da Liu Bang, altro generale Qing. Presero parte allo scontro anche molti re minori ma questi erano in larga parte indipendenti dal conflitto Chu–Han che si concluse nel 202 a.C. con una totale vittoria degli Han e Liu Bang che si proclamò imperatore Han Gaozu (r. 202–195 a.C.) e avviò la longeva dinastia Han (206 a.C.–220 d.C.).

Uno dei fronti secondari della disputa Chu-Han, nella realtà dei fatti del tutto estraneo ai due schieramenti e connaturatosi nella ribellione al nuovo impero centralizzato cinese, coinvolse un'ampia fetta di territorio che, nella Cina del Sud, andava dall'attuale confine tra la Cina e il Vietnam sino alla provincia cinese dello Yunnan, allora indipendente dall'Impero. Profittando della guerra tra Xiang Yu e Liu Bang, il generale Qin Zhao Tuo conquistò le comanderie di Xiang e Guilin, da lui stesso create a seguito delle Campagne Qin contro Banyue, e se ne insignorì, proclamandosi , una compagine statale che comprendeva parti delle moderne province cinesi del Guangdong, del Guangxi, dello Yunnan nonché gran parte del moderno Vietnam del Nord. Nel 196 a.C., Han Gaozu, ormai imperatore della Cina, preferì riconoscere Zhao piuttosto che muovergli guerra.. Morto Gaozu l'anno dopo (195 a.C.), le redini del potere cinese passarono alla sua spietata moglie, l'imperatrice vedova Lü Zhi (r. 195–180 a.C.), che manovrò tre imperatori fantoccio nella capitale di Chang'an. Prendendo allora a pretesto l'interruzione dei traffici commerciali (fond. del prezioso ferro) tra l'impero Han e Nanyue, Zhao Tuo profittò del traballante potere Han e si autoproclamò (185 a.C.) , equiparando così il grado nobiliare dell'Imperatore Han,.. dopodiché mandò le sue truppe a razziare il vicino regno di Changsha, parte dell'impero cinese. Solo nel 181 a.C., l'imperatrice-vedova inviò il generale Zhou Zao contro Nanyue ma le sue truppe s'ammalarono a causa del caldo e dell'umidità fermando la loro marcia prima di valicare le montagne che immettevano nel regno nemico e furono poi richiamate in patria nel 180 a.C., alla morte di Lü. Zhao colse l'occasione per minacciare e corrompere i leader dei Minyue, degli Ouyue occidentali e dei Luoyue, ottenendone la sottomissione. Zhao smise quindi di inviare ambasciate e tributi a Chang'an.. In risposta alla crescente insolenza di Zhao, il nuovo, energico imperatore Han Wendi (r. 180–157) gl'inviò contro il generale Lu Jia e Zhao, spaventato, scrisse una lettera di scuse all'imperatore, s'umiliò promettendo tributi ed annunciando pubblicamente al suo popolo che avrebbe rinunciato al titolo e alle pratiche imperiali, pur di rientrare nelle grazie di Han e nel novero dei feudatari imperiali. Zhao seguitò in realtà a designarsi come entro i confini di Nanyue, badando però si presentarsi sempre e solo come nei rapporti diplomatici ufficiali con il Figlio del Cielo a Chang'an.

Diffusione

Nella gestione dei rapporti ufficiali (diplomatici e militari) con i potentati esteri afferenti gli ampi confini del loro impero, gli Han si trovarono ad affrontare diverse sfide. Nella fattispecie, emerse fin quasi da subito una particolare gestione per quei potentati che non si potevano/volevano conquistare:

l'alleanza matrimoniale Heqin (zh. ), cui ricorrere con i vicini/nemici troppo potenti per essere risolutivamente sconfitti: es. l'impero nomade degli Xiongnu dell'Altopiano della Mongolia, già oggetto d'importanti quanto non risolutivi sforzi militari del primo imperatore cinese Qin Shi Huang;. e il vassallaggio tributario cui costringere gli stranieri non in grado di costituire una minaccia per il Figlio del Cielo ma i cui territori non volevansi includere nell'impero: es. i greco-battriani Dayuan, sconfitti nella Guerra dei cavalli celesti del 104–101 a.C.

Pur impegnata nella guerra Han-Xiongnu (133 a.C.–89 d.C.), la Cina già nel 108–101 a.C. costrinse al vassallaggio i vari principotti del Bacino del Tarim (nell'attuale Xinjiang cinese): Loulan, Gushi, Luntai, ecc.. Una volta sconfitti gli Xiongnu, gli Han istituirono il Protettorato delle Regioni occidentali (zh. ) per garantirsi il controllo sulla Via della seta estendendo ulteriormente la loro sfera d'ingerenza politica/tributaria.. Molto diversa fu invece la gestione dei rapporti con le popolazioni meridionali (v.si Espansione meridionale degli Han), sistematicamente invase, occupate e mescolate con coloni Han con l'evidente volontà d'estendere a sud la Huaxia: il sopracitato regno di Nanyue;. il regno di Minyue nel Fujian;. il regno di Dian nello Yunnan;. il Nam Việt; ecc. Giunti così a ridosso del Mar Cinese Meridionale, gli Han estesero la loro sfera d'influenza tecnologica e culturale nel Sud-est asiatico. allacciando questa volta sì delle relazioni commerciali/tributarie con i lontani potentati dell'Indocina e dell'Insulindia, come il non ben identificato "regno di Huangzhi" che donò al Figio del Cielo un rinoceronte nel 2 d.C.. Non mancarono anche contatti con il Giappone, a quel tempo ancora nella sua fase protostorica: Wang Chong, nel suo , registra che all'imperatore Han Chengdi (r. 33–7 a.C.) venivano presentati tributi di erbe giapponesi oltreché fagiani vietnamiti, mentre la cronaca dinastica ufficiale, il Libro degli Han, indica i giapponesi (zh. ) come tributari..

Fu in questo contesto, soprattutto ma non solo nella relazione con i potentati degli stati oggi occupati dalle moderne Corea, Giappone e Vietnam, che l'esperienza maturata nei rapporti con Nanyue portò gli Han a codificare lo .

Gli stati coinvolti

Corea