Circe (AFI: • • ; ) è una figura della mitologia greca e compare per la prima volta nellOdissea (X, 210 e sgg.). È figlia del Titano Elios e di Perseide, di conseguenza è sorella di Perse, Eete e Pasifae.
Mito Circe compare, come dea, per la prima volta nellOdissea, quale abitante nell'isola favolosa di Eea.
Figlia di Elio e della ninfa Perseide, i suoi fratelli sono Eete (re della Colchide e padre di Medea), Pasifae (moglie di Minosse e madre di Fedra, di Arianna e del Minotauro) e Perse. Secondo un'altra tradizione è figlia del Giorno e della Notte. Stando invece a quanto riporta Euripide nella Medea, quest'ultima viene descritta come figlia dei sovrani della Colchide, ossia Eete e Ecate. Essendo Eete figlio del Sole (e così si spiegherebbe l'etimologia del nome Eete, da ἕως [eos], aurora, sole), dunque Circe sarebbe sorella del re e zia di Medea (mortale).
Omero colloca l'isola ad Oriente (cfr. XII,3: νῆσόν τ' Αἰαίην, ὅθι τ' Ἠοῦς ἠριγενείης/οἰκία καὶ χοροί εἰσι καὶ ἀντολαὶ Ἠελίοιο); la tradizione successiva identificherà questa con il promontorio Circeo nel LazioHerbert Jennings Rose, p. 468; Franco Ferrari et alii, p. 626.
La sua dimora è in un palazzo circondato da un bosco, abitato da festose bestie selvatiche«La sua casa è circondata da bestie selvatiche che accolgono festevolmente i nuovi arrivati» AA.VV., Dizionario di antichità classiche, edizione in 2 voll. e 1 vol. (traduzione in italiano dellOxford Classical Dictionary, OCD2, ed. 1970). Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1995, p.468. (Virgilio in Æneis, VII, 19-20, ci dice che queste bestie altro non sono che uomini così ridotti dai sortilegi della dea-maga: quos hominum ex facie dea saeva potentibus herbis induerat Circe in voltus ac terga ferarum) che ella aveva incantato con filtri maligni (τοὺς αὐτὴ κατέθελξεν, ἐπεὶ κακὰ φάρμακ᾽ ἔδωκεν, X, 213).
L'incontro con Odisseo Odisseo, dopo aver visitato il paese dei Lestrigoni, giunge all'isola di Eea. L'isola, coperta da fitta vegetazione, sembra disabitata e Odisseo invia in ricognizione parte del suo equipaggio, sotto la guida di Euriloco. In una vallata gli uomini scoprono che all'esterno di un palazzo, dal quale risuona una voce melodiosa, vi sono animali selvatici. Tutti gli uomini, con l'eccezione di Euriloco, entrano nel palazzo e vengono bene accolti dalla padrona, che altro non è che Circe. Gli uomini vengono invitati a partecipare a un banchetto ma, non appena assaggiate le vivande, vengono trasformati in maiali, leoni, cani, a seconda del proprio carattere e della propria natura. Subito dopo, Circe li spinge verso le stalle e li rinchiude.
Euriloco torna velocemente alla nave e racconta a Odisseo l'accaduto. Odisseo decide di andare da Circe per tentare di salvare i compagni. Dirigendosi verso il palazzo, incontra il dio Ermes, messaggero degli dèi, con le sembianze di un ragazzo cui spunta la prima barba, che gli svela il segreto per rimanere immune ai suoi incantesimi: se mischierà in ciò che Circe gli offre da bere un'erba magica chiamata moly, non subirà alcuna trasformazione; quando ella lo toccherà con la sua verga, egli dovrà gettarsi contro di lei come per trafiggerla con la spada.
Odisseo raggiunge Circe, la quale gli offre da bere come aveva fatto con i suoi compagni, ma Odisseo, avendo avuto la precauzione di mescolare il moly con la bevanda, non si trasforma in porco. Seguendo le indicazioni di Ermes, l'eroe sguaina la spada, al che ella riconosce la propria sconfitta e ridà forma umana ai compagni di Odisseo e anche a tutti gli altri tramutati in porci.
Dopo un anno, Odisseo, costretto a cedere ai desideri dei suoi compagni che vogliono tornare a casa, chiede, dunque, a Circe la strada migliore per il ritorno, e la dea gli consiglia di visitare prima gli inferi e di consultare l'ombra dell'indovino Tiresia. Al ritorno dagli inferi, Circe darà a Odisseo numerosi suggerimenti su come superare al meglio le successive difficoltà lungo la strada per Itaca.
Secondo la tradizione, Circe ebbe un figlio da Odisseo, Telegono. Altri figli che sono loro attribuiti, a seconda delle fonti, sono Romos, Anzio, Ardea e Latino (quest'ultimo indicato anche come figlio di Odisseo e Calipso), oltre a una figlia, Cassifone. Secondo la tradizione greca, i tre figli di Odisseo e Circe fondarono le città latine di Roma, Anzio e Ardea.
Circe: dea o maga? La figura di Circe appare per la prima volta nell'Odissea dove viene chiaramente e ripetutamente indicata come dea. Questa dea, figlia di Elio, il dio Sole e della ninfa oceanina, Perseide, ha il potere di preparare dei potenti "pharmaka" con i quali trasforma a sua volontà gli uomini in animali. Tale trasformazione non fa perdere agli sventurati il proprio nous ("consapevolezza").
Il termine e la nozione greca di mágos era del tutto sconosciuto all'autore dellOdissea in quanto introdotto secoli dopo da Erodoto per indicare i sacerdoti persiani.
Con il termine moderno di "mago" si indica comunemente un personaggio che esercita la magia, gli incantesimi, che prepara potenti "pozioni" magiche, un essere dotato di poteri soprannaturali. Tale termine entra in lingua italiana già prima del XIV secolo proveniente dal latino magus, a sua volta dal greco antico mágos, a sua volta dall'alto persiano maguš. Se l'etimologia è chiara e diretta, i significati nell'antichità erano molto diversi da quelli moderni.
È quindi Erodoto che introduce il termine nella lingua greca adattandolo dall'alto persiano e lo fa per descrivere il sacrificio dei Persiani atto a rendere favorevole l'attraversamento dell'esercito di Serse del fiume Strimone. I mágoi immolano dei cavalli bianchi, ma Erodoto, descrivendo la bellezza, quindi l'esito positivo del sacrificio da parte dei sacerdoti persiani, utilizza un verbo che non appartiene alla tradizione cultuale greca, pharmakeuein (cfr. VII, 113). Tale termine nella lingua greca indica piuttosto delle preparazioni rituali che possono avere, come nel caso di medicinali o di veleni, degli effetti opposti. Erodoto ritiene che il rito persiano sia piuttosto una sorta di preparazione "potente", certamente con delle connotazioni negative, come parte della loro cultura religiosa è agli occhi del greco Erodoto. Allo stesso modo lo storico greco indica le intonazioni sacrificali dei Persiani che richiamando la propria teogonia suonano all'orecchio di Erodoto non come una preghiera rituale quale si riscontra nella pratica cultuale del greco, ma come una "epode", un incantesimo.
Saranno proprio questi termini, pharmaka ed epodai collegati da Erodoto ai magoi a generare nella cultura greca quel malinteso che inventa la nozione di "magia" in GreciaCarastro, p. 433.
Per questa ragione «nell'Odissea Circe non è una maga (e in termini greci, non potrà esserlo prima del V secolo a.C.)» ma solo «una dea terribile, che trasforma arbitrariamente gli uomini in animali»Marcello Carastro. L'invenzione della magia in Grecia. In Grecia mito e religione vol.6 di L'antichità (Coordinatore del Comitato scientifico: Umberto Eco). Milano, Encyclomedia Publishers-CRS, 2011 pag. 434.
Nella cultura successiva A Circe è intitolato il cratere Circe su Teti e 34 Circe, un grande asteroide nella fascia principale.
Circe è la protagonista di un romanzo omonimo del 2018, scritto da Madeline Miller.
Note
Bibliografia
Madeline Miller, Circe , traduzione di Marinella Magrì, Sonzogno, 2018, ISBN 978-88-454-0034-6. Marilù Oliva, L'ODISSEA raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre, Solferino, 2020, ISBN 978-8828203612
Voci correlate Calco (mitologia) Parco nazionale del Circeo Als (mitologia) La maga Circe, dramma giocoso per musica di Pasquale Anfossi Circe (romanzo), romanzo di Madeline Miller Cassifone Telegono
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Personaggi dell'Odissea Categoria:Personaggi citati nella Divina Commedia (Inferno) Categoria:Personaggi del De mulieribus claris Categoria:Streghe nelle opere di fantasia Categoria:Ulisse Categoria:Le Argonautiche Categoria:Discendenti di Elio Categoria:Personaggi italiani della mitologia greca Categoria:Divinità greche