Euristeo () è un personaggio della mitologia greca. Fu un re di Micene.

Genealogia Figlio di Stenelo e di Nicippe, sposò Antimachea o Admete.

Fu padre di Admeta, Alessandro, Ifimedonte, Euribio, Mentore e Perimede.

Mitologia Euristeo fu colui che incaricò Eracle di svolgere le dodici fatiche e fu colui che, per timore dello stesso Eracle, si fece costruire una giara di bronzo che fece interrare per nascondersi.

Nascita Zeus, il re degli dei, promise agli dei dell'Olimpo che il futuro regnante di Micene sarebbe stato un discendente di Perseo (lo promise riferendosi ad Eracle in quanto la gestazione di Alcmena era più avanzata), ma Era (sua moglie), gelosa della promessa del marito, chiese ad Ilizia di ritardare la nascita di Eracle e lei stessa anticipò quella di Euristeo (a sua volta discendente di Perseo) e così Euristeo nacque con un parto settimino e prima di Eracle.

Le fatiche e la Giara Cresciuto e divenuto re, Euristeo accolse Eracle dopo che la sacerdotessa Pizia disse a quest'ultimo di abitare a Tirinto e di essere un servitore di Euristeo per dodici anni. In questo periodo Euristeo gli commissionò le dodici fatiche.

Quando Eracle ritornò in città con il Leone di Nemea sulle spalle (la prima fatica), Euristeo ebbe paura di lui, così lo bandì dalla città e si fece costruire una giara di bronzo per nascondersi sottoterra. Euristeo nominò anche Copreo come araldo che portasse i suoi ordini ad Eracle.

Euristeo contestò l'esito della seconda fatica (l'idra di Lerna perché Eracle si fece aiutare da Iolao) e nemmeno volle accettare l'esito della quinta, (ripulire le stalle di Augia), perché Eracle si era fatto pagare e così gliene assegnò altre due (rubare i pomi d'oro del giardino delle Esperidi e portare vivo il cane Cerbero a Micene), ma quando vide quel cane, Euristeo ne fu terrorizzato e di nuovo si nascose in una giara.

Nella nona fatica di Eracle, Euristeo volle compiacere sua figlia Admeta che desiderava la cintura di Ippolita.

Euristeo (dopo la morte di Eracle) chiese la resa ai figli di quest'ultimo (gli Eraclidi) che si erano recati da Ceice per chiedere protezione, ma Euristeo gli fece una guerra che coinvolse gli ateniesi e dove i figli maschi di Euristeo (Alessandro, Ifimedonte, Euribio, Mentore e Perimede) perirono. Euristeo stesso fuggì su un carro, ma fu inseguito e ucciso da Illo che gli tagliò la testa e la diede ad Alcmena che a sua volta gli strappò gli occhi con degli spilli da tessitore.

Secondo Pausania chi uccise Euristeo fu Iolao.

Nel regno di Micene Euristeo fu succeduto da Atreo.

Gli Eraclidi di Euripide

Euristeo, re di Micene, è ossessionato dall'idea di eliminare i figli di Eracle, che considera una minaccia al suo potere e quando scopre che si trovano sotto la protezione del re Teseo ad Atene, lui decide di attaccare la città per catturarli.

Nonostante la sua determinazione, Euristeo è consapevole che la sua azione è ingiusta e che gli dei potrebbero non essere dalla sua parte, ma è comunque disposto a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo.

La tragedia si conclude con la sconfitta e la morte di Euristeo per mano di Iolao, l'amico e compagno d'armi di Eracle. Prima di morire, Euristeo rivela che il suo odio per i figli di Eracle era motivato dalla paura di essere spodestato.

Note

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