Tre cose solamente m'ènno in grado è un sonetto del poeta italiano Cecco Angiolieri, scritto nel XIII secolo.

Testo e parafrasi

Commento

Il componimento possiede la struttura classica del sonetto, cioè 14 versi divisi in due quartine e due terzine con schema metrico ABAB-ABAB-CDC-DCD; nelle quartine il poeta elenca le cose che gli procurano piacere e i motivi per i quali non se le può permettere, mentre nelle terzine egli lancia un'invettiva contro il padre, che lo tiene a corto di soldi ("Ciò a mi' padre, che mi tien sì magro"). Il poeta afferma di trovare piacere solamente nelle donne, nel bere e nel gioco d'azzardo, e si rammarica di non poterli raggiungere a causa della mancanza di soldi ; da qui nasce l'odio verso il padre, secondo Cecco colpevole di essere avaro, tanto di augurargli persino la morte. Al contrario degli stilnovisti, Cecco vede la donna non come un essere angelicato ma come un 'mezzo' per raggiungere il piacere carnale, mentre le taverne sono il luogo preferito dal poeta per trascorrere le serate. Questo sonetto è dunque un manifesto contro i temi principali dello stilnovismo, ai quali il poeta senese contrappone una visione della vita (e di ciò che ne fa parte) totalmente opposta