La storia della falconeria, intesa come pratica venatoria basata sull'uso di falchi o altri rapaci per catturare prede, solitamente altri uccelli, principia in età preistorica ma lascia tracce certo solo a partire dalle civiltà del Vicino Oriente antico, quasi certamente agli Assiri (VIII secolo a.C.), e trova riscontri, sempre in età protostorica, tra le popolazioni nomadi della steppe eurasiatica come gli Sciti che la veicolarono nell'Estremo Oriente, anzitutto Cina (VII secolo a.C.) e da lì Corea (III secolo) e Giappone (IV secolo). Dati utili per valutare l'effettivo ricorso alla falconeria da parte della Civiltà greca e della Civiltà romana, che stando alle fonti classiche certamente conoscevano tale pratica, sono scarsi. In generale, in Europa la caccia con i rapaci si diffonde nella Tarda Antichità, complice l'afflusso massiccio di popolazioni germaniche (v.si Invasioni barbariche, 164-476) come i Goti che l'avevano appresa tramite il loro contatto con l'impero nomade degli Unni.
Solo nel corso del Medioevo la falconeria fiorì capillarmente sul suolo europeo, complici anche i sempre più fitti scambi con il Medioriente occupato dall'Impero bizantino e dal blocco musulmano generati dalle Crociate, ed entro il XIII secolo divenne un aspetto fondamentale della vita sociale della nobiltà, ampiamente testimoniato nelle arti visive ed oggetto d'una florida trattatistica tra cui spicca il De arte venandi cum avibus del sacro romano imperatore Federico II di Svevia (r. 1198-1250) «capolavoro del genere e fonte principale per la conoscenza della falconeria medievale.» Nell'Estremo Oriente, la situazione era la medesima già da secoli e quando, nel corso del XIV secolo, la Pax mongolica dell'Impero mongolo (r. 1206-1368) garantì reciproci scambi commerciali in tutta l'Eurasia, le élite dei regni europei e quelle centro ed estremorientali si scoprirono accomunate dalla passione per la caccia con i rapaci.
In Europa, la falconeria toccò il suo apogeo nel XVII secolo, presso le corti sovrane dell'assolutismo nella sua piena affermazione. In quel contesto socio-politico, cioè, ove il Re, primo tra i nobili, dettava le mode in materia di usi e costumi. Privilegio esclusivo della nobiltà, la caccia con i rapaci aveva ora, in ogni reame, quale suo metro di paragone, la "Falconeria Reale". La pratica iniziò a decadere nella seconda metà del XVIII secolo ma già ai primordi del XIX secolo venne preservata e perpetuata, ormai come hobby, da appositi club sorti un po' dappertutto nel Vecchio Mondo. Al principio del XX secolo, la falconeria si diffuse anche negli Stati Uniti d'America, per tramite di appositi club. Nell'Estremo oriente, invece, la falconeria seguitò ad essere praticata in Cina fino al principio del Novecento mentre in Giappone, complice il Rinnovamento Meiji (1868-1912), iniziò ad essere considerata non più una pratica ma un patrimonio culturale.
L'inserimento della falconeria tra i Patrimoni orali e immateriali dell'umanità da parte di UNESCO nel 2012 ha fatto di quello che oggi è un hobby, pur molto diffuso, soprattutto in Europa e Nord America, l'oggetto di ampi ed approfonditi studi.
Origini
L'esatto momento di genesi della falconeria e il suo originale centro di promanazione, se di un solo centro si trattò, sono a oggi argomento di dibattito. L'unico dato certo, discusso già nel tardo XIX secolo, è che la pratica di servirsi degli uccelli rapaci per predare altri volatili e mammiferi di taglia medio-piccola si sviluppò prima in Oriente che in Occidente,. laddove, in epoca vittoriana, alcuni studiosi avevano ipotizzato che avesse avuto origine nell'Antico Egitto unicamente per il primato religioso, ivi, del falco.
Le prime evidenze archeologiche sulla falconeria provengono dal Vicino Oriente antico. Riferimenti alla pratica venatoria aviaria si trovano già nell'Epopea di Gilgameš (XIX secolo a.C.), testo fondamentale della mitologia mesopotamica prodotto dalla civiltà dei Sumeri. Prove plastiche hanno confermato il ricorso alla falconeria da parte degli Assiri:. negli scavi del palazzo di Sargon II a Khorsabad (VIII secolo a.C.), infatti, è stato rinvenuto un bassorilievo assiro raffigurante due cacciatori, l'uno impegnato ad abbattere dei rapaci con l'arco, l'altro intento invece a catturarne uno incolume, presumibilmente per destinarlo all'addomesticamento, e già l'archeologo Austen Henry Layard (1817-1894) aveva parlato di falconieri raffigurati nei bassorilievi delle rovine di Ninive. Altre prove plastiche afferenti alla falconeria sono state rinvenute nel sito anatolico di Kanesh (presso l'attuale Kültepe, nel Kayseri) ed in quello di Ḫattuša, capitale degli Ittiti. Proseguono poi i rinvenimenti di scene ricondotte alla falconeria nei petroglifi dell'intero areale: es. nell'Altopiano iranico nel 2021.
Allo stato dell'arte attuale, si è circoscritto agli altopiani dell'Asia centrale (Pamir) il probabile luogo d'origine della falconeria, non solo per le evidenze archeologiche ma anche per la consuetudine con cui tale pratica viene menzionata in correlazione con le popolazioni nomadi della steppa euroasiatica, presso le quali il falco e l'aquila ebbero un fortissimo significato simbolico sin dai tempi dell'Impero nomade degli Sciti: v.si il rinvenimento di uccelli da preda inumati con un capo scita in uno dei kurgan di Tuva datato al VII secolo a.C.
Età Antica
Asia
In Asia centrale, i nomadi indoiranici seguitarono a praticare la falconeria, il bāzdārī (lett. "allevamento del rapace"), anche quando crearono compagini statali durature, anzitutto l'Impero achemenide (705-330 a.C.) seguito poi dall'Impero partico (247 a.C.-228 d.C.) e dall'Impero sasanide (224-644). L'epica nazionale persiana dello Shāh-Nāmeh attribuì l'invenzione della pratica al mitico sovrano pishdadiano Tahmuras..
Entro il VII secolo a.C., la falconeria era ormai ben diffusa nell'Estremo Oriente, certamente grazie ai nomadi della steppa. La pratica è citata da fonti del 680 a.C. dell'Antica Cina, a quel tempo interessata da frequenti contatti/scontri con le popolazioni della steppa, prima cioè della fondazione dell'Impero cinese vero e proprio nel 221 a.C.: es. la celebre opera storiografica ricorda che Li Si, eminente politico di Qin eliminato durante i torbidi che seguirono la morte del primo imperatore della Cina, Qin Shi Huang (r. 221-210 a.C.), passò i suoi ultimi momenti prima dell'esecuzione ricordando e lodando il suo astore preferito. Regnante la dinastia Han (206 a.C.-220 d.C.), succeduta all'effimera dinastia Qin (221-206 a.C.) che aveva fondato l'impero al termine del Periodo degli Stati Combattenti (453-221 a.C.), la caccia con i rapaci divenne a un tempo passatempo, status symbol e momento d'interazione sociale fondamentale per le élite siniche, tanto da sopravvivere e seguitare a prosperare quando, collassati gli Han (220 d.C.), l'impero entrò in una lunga parentesi di caos politico: laddove precise raffigurazioni artistiche di scene di caccia con il falco figurano in diverse tombe Han nello Shandong e Shaanxi,. data ai c.d. "Tre Regni" (220-280) il , uno dei primi testi ufficiali sull'argomento; sotto la dinastia Wei settentrionale (467-499) esisteva già una Falconeria Reale (zh. ); ecc.
Dalla Cina, la falconeria raggiunse la Corea e da questa passò al Giappone,. due paesi allora intenti a costruirsi quali culture/compagini statali sul modello sinico. In Corea, la pratica si diffuse durante il locale periodo dei "Tre Regni" (57 a.C.-668 d.C.), con buona probabilità nel III secolo, mentre evidenze sia letterarie (v.si Annali del Giappone) sia archeologiche datano con certezza l'affermarsi della falconeria nel Sol Levante al Periodo Kofun (300-538), più precisamente non prima del regno dell'imperatore Nintoku (r. 313-399).
Europa
Non siamo oggi nelle condizioni di poter affermare con certezza che la pratica della falconeria fosse diffuso nell'Antica Roma, seppur i rapaci avessero un ruolo predominante nella simbologia e nella mitologia romana quanto greca: basti pensare all'aquila intesa come simbolo di Zeus/Giove e il ricorrere del medesimo uccello quale stemma distintivo della legione romana. È importante ricordare che nel poema didascalico Cynegetica di Oppiano di Apamea, vissuto sotto l'imperatore Caracalla (r. 198-217), il tema della caccia con i rapaci non è minimamente toccato, laddove invece si parla abbondantemente della caccia con i cani, e lo stesso vale per la Cynegetica di Nemesiano, datata all'anno 284. Talune prove supporterebbe invece la pratica della falconeria presso i Traci, popolazione "barbara" affine ai Greci stanziata nei Balcani che ebbe contatti anche con i Romani, cui accennava già lo stesso Aristotele.
La pratica della caccia con i rapaci raggiunse l'Europa romana grazie ai barbari nei secoli più turbolenti delle Invasioni barbariche (164-476), i.e. nella Tarda antichità, con buona probabilità non prima del IV secolo.. I Germani, con buona probabilità, portarono i rudimenti della falconeria delle popolazioni della steppa asiatica. Fondamentale, in questo senso, la parte giocata dai Goti, etnia germanica dominante nell'Europa orientale intorno al III secolo, che, nelle terre gravitanti intorno al Mar Nero, appresero dai nomadi Sarmati la pratica della caccia con il falco tanto quanto quella della cavalleria. Il successivo scontro dei Goti con gli Unni di Balamber nella Battaglia del fiume Erac (375) e il loro assoggettamento all'impero nomade di Rugila e Attila (434-453) intensificò certamente l'adozione, da parte dei Germani sconfitti, di usi e costumi asiatici quali la falconeria. Dai Goti, la pratica venatoria con i rapaci passò alle altre popolazioni germaniche e si diffuse nei domini romani, ormai dipendenti dai barbari per quanto riguarda il mantenimento di efficienti forze armate. L'imperatore romano Avito (r. 455-456), nato presso i Celti Arverni delle Gallie, avrebbe appreso proprio dai Goti, con i quali aveva combattuti gli Unni nella celebre Battaglia dei Campi Catalaunici (451), la pratica della falconeria e l'avrebbe poi introdotta nell'impero. A oggi, l'unica testimonianza archeologica pervenutaci della pratica venatoria aviaria presso i Romani data al 500 circa: un mosaico romano raffigurante un cacciatore con un falco che preda anatre rinvenuto nella ribattezzata "Villa del Falconiere" di Argos (Grecia).. Contestualmente al collasso dell'Impero romano d'Occidente, la falconeria seguitava ad essere pratica dai sovrani sasanidi, ora grandi avversari del basileus di Costantinopoli: il già citato Shāh-Nāmeh menziona l'enorme impiego di rapaci nelle battute di caccia dei re Bahram V (r. 420-438). e Cosroe II (r. 590-628)..
Medioevo Europa
Fu durante il Medioevo che la falconeria si diffuse sul suolo europeo, raggiungendo interessantissimi sviluppi.