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Laureatasi nel 1961 al Royal College of Art, allora uno dei focolai della pop art, dove conobbe Peter Blake e si formò con David Hockney, Derek Boshier e Peter Phillips, oltre a realizzare quadri e collage, alcuni dei quali esposti nella prima mostra collettiva di Pop Art presso l'AIA Gallery di Londra, scrisse poesie, fu scenografa, modella, attrice teatrale; lesse Genet, Proust e de Beauvoir, nutrì un forte interesse per il cinema europeo, divenne attivista dell'Anti-Ugly Action, un movimento di protesta contro la nuova architettura britannica, fu uno dei soggetti del documentario di Ken Russell Pop Goes The Easel e condusse come presentatrice radiofonica uno dei primi programmi di critica musicale e artistica della BBC...
Morta tragicamente nel 1966 all'età di soli ventotto anni, venne dimenticata per diversi decenni e riscoperta solo negli anni novanta.. Nel 1993 le venne dedicata una personale all'Art Gallery di Londra e nello stesso anno alcune sue opere vennero esposte alla collettiva The Sixties Art Scene at London al Barbican. Un'altra personale si svolse nel 1998 alla Whitford Fine Art e alla The Mayor Gallery di Londra, cui fece seguito, nel 2013, l'importante retrospettiva, Pauline Boty: Pop Artist and Woman, alla Wolverhampton Art Gallery, preceduta e seguita da numerosi studi critici e biografici dedicati all'artista.
L'originalità delle sue opere viene riposta nella celebrazione allegra e disinibita della sessualità femminile, come in 5-4-3-2-1 e nei suoi caratteristici dipinti-collage dedicati a icone come Marilyn Monroe e a idoli maschili, come Jean-Paul Belmondo, interpretati come simbolo del desiderio femminile, o alla revisione dell'immagine della show girl dello scandalo Profumo Christine Keeler. La sua produzione artistica politicamente orientata, la sua esplorazione della femminilità e degli atteggiamenti verso i corpi femminili, la critica alla natura del "mondo maschile" espressa nel dittico It's a Man's World I e II che rappresenta "l'asimmetria della rappresentazione visiva dei generi", hanno contribuito a restituire una lettura diversa della pop art, quasi esclusivamente conosciuta attraverso artisti appartenenti all'altro sesso.
Nel marzo 2024 uno dei suoi dipinti, Epitaph to Something’s Gotta Give (1962), un tributo a Marilyn Monroe, è stato venduto da Christie’s alla cifra di 1.310.500 sterline.
Biografia Primi anni e formazione
Pauline Veronica Boty nacque il 6 marzo 1938 nel sobborgo londinese di Croydon, da una famiglia cattolica della classe media, ultimogenita di quattro figli..
Il padre Albert Boty (1906-1993), di professione commercialista, era nato nel porto di Bushire, sulla costa orientale del Golfo Persico, allora governata dagli inglesi, ed era figlio di Charles Boty, un capitano di mare e commerciante belga che aveva sposato la giovane persiana Regina Chaia; morì quando i suoi figli erano piccoli, poco dopo essere stato rapito dai pirati. Rimasta vedova, Regina sposò un socio in affari del defunto marito e la famiglia si trasferì a Katmandu in Nepal, abbandonando dopo qualche anno i figli avuti dal precedente matrimonio.. Albert, il padre di Pauline, giunse in Gran Bretagna con il fratello Harry all'età di circa dodici anni, non rivide mai più la madre e venne accolto da parenti a Lewisham, nel sud-est di Londra..
La madre di Pauline, Veronica Stewart (1911–1987), proveniva da una famiglia irlandese di umili origini; sposatasi nel 1932, si dedicò esclusivamente alla vita domestica, pur avendo nutrito da giovane interessi artistici, frustrati dalla decisione del padre di vietarle un indirizzo di studio da lui non ritenuto consono al sesso femminile. Dei quattro figli avuti nei sei anni dopo il matrimonio, Pauline fu l'ultimo, l'unica femmina dopo Artur e i due gemelli John e Albert Jr.
Nel 1949, quando Pauline aveva undici anni, la madre si ammalò gravemente di tubercolosi.. Durante i diciotto mesi di cure che la costrinsero a letto, come avrebbe confessato nell'intervista rilasciata in seguito a Nell Dunn per il suo libro Talking to Women, Pauline sperimentò una quotidianità più libera dai tradizionali ritmi familiari (fu il fratello quattordicenne John ad occuparsi della casa e della cucina), ma nello stesso tempo soffrì in quel periodo di balbuzie e depressione, in parte dovute al rapporto conflittuale con i fratelli gemelli, che la sottoponevano a frequenti angherie e la canzonavano per il suo aspetto fisico, chiamandola "Porky Pauline"... L'episodio di depressione vissuto durante il periodo di malattia della madre, tuttavia, non sarebbe rimasto isolato, ma si sarebbe ripetuto con una certa assiduità durante tutta la sua vita...
Il padre, con il quale litigava spesso a causa delle sue idee "vittoriane", specie nel campo dei rapporti tra i sessi, rappresentava un'ulteriore causa di tensione nel suo rapporto con la famiglia: era un tradizionalista rigoroso e una sorta di caricatura dello stile di vita britannico (la nipote, figlia di Pauline, dirà che i suoi amici amavano andare a trovarla a casa "perché facevamo tutte le cose che gli inglesi “facevano nei libri”). Non approvava la passione della figlia per l'arte, preferendo che intraprendesse una professione più promettente..
Il Wimbledon College of Art (1954-1957)
Nel 1949 Pauline venne iscritta alla Wallington County School for Girls che lasciò nel 1954, all'età di sedici anni, dopo aver vinto una borsa di studio al Wimbledon College of Art, sostenuta dalla madre che ambiva a farle intraprendere la carriera che lei non aveva potuto sperimentare.. Prima di iniziare i nuovi studi, nell'estate del 1954, si recò con la madre negli Stati Uniti ("la mecca della cultura pop"), in visita allo zio e alla sua famiglia che vivevano in Ohio, salpando per New York sulla Queen Mary..
Al Wimbledon College of Art nel 1956 conseguì il diploma intermedio in Arts and Crafts, con specializzazione in litografia, e due anni dopo il diploma in Art and Design (National Diploma in Design, NDD) in vetrate colorate.
Il dipartimento di studio dell'arte delle vetrate (Stained Glass), era quello più all'avanguardia al Wimbledon College. Le distruzioni di edifici avvenute durante la seconda guerra mondiale avevano creato in Europa, subito dopo la fine del conflitto, una forte richiesta di lavori di restauro e il preside del RCA, Robin Darwin, aveva contribuito a modernizzare questo settore di studi, collegandolo all'industria e all'architettura.. Dal punto di vista artistico le vetrate avevano cominciato a perdere il carattere tradizionale e ad avvicinarsi ad uno stile più moderno; vicino al college si stavano inoltre realizzando le vetrate della Cattedrale di Coventry, progettate dall'allora responsabile del vetro del RCA, Lawrence Lee, e da alcuni suoi ex studenti.
Quando gli studenti, tra cui Boty, ne poterono vedere qualcuna dal vivo, ne rimasero fortemente impressionati, specie per la loro scala monumentale. Nella litografia di Notre-Dame di Boty del 1957 risulterebbe evidente l'influenza di John Piper, autore della vetrata alta ventisei metri del battistero della cattedrale di Coventry, in costruzione dal 1956.
La giovane studentessa venne stimolata dal suo tutor Charles Carey, un giovane insegnante sensibile ai cambiamenti estetici che stavano emergendo a Londra alla fine degli anni cinquanta, ad esplorare le tecniche del collage - tra gli artisti studiati vi furono Max Ernst e Kurt Schwitters, che ebbero entrambi un'influenza su di lei - e a sviluppare progetti ispirati a fonti non tradizionali (fumetti, immagini pubblicitarie, poesie). I dipinti di Boty seguirono un approccio sperimentale; la sua attenzione era orientata verso le immagini della cultura di massa ed esplorava le possibilità offerte dalla conversione di un'opera d'arte da un mezzo a un altro per amplificarne l'impatto e il significato...
Incoraggiata da Carey, nel 1957 presentò uno dei suoi pezzi, Nude in Interior, alla mostra annuale Young Contemporaries che si tenne presso le gallerie della Royal Society of British Artists (RBA) a Londra, in cui erano presenti anche le opere di Robyn Denny, Richard Smith e Bridget Riley..
La popolarità di Boty al college fu indiscussa, incentivata dal suo aspetto e dalla sua personalità; brillante, intelligente e sorprendentemente bella, vivace e disinibita, venne soprannominata dai suoi compagni di scuola "la Bardot di Wimbledon" per la sua somiglianza con la star del cinema francese, di cui emulava lo stile di abbigliamento e l'aspetto fisico;. tale etichetta sembrava ben adattarsi "alla sua singolare combinazione di familiarità da ragazza della porta accanto, bohémien da college d'arte dei primi anni '60, bellezza da capogiro e sfacciata sicurezza sessuale"... Si racconta che quando uno studente le chiese perché si mettesse sulle labbra così tanto rossetto rosso, lei lo avrebbe inseguito per tutta la mensa, gridando "per baciarti meglio".
Nel maggio del 1958 conseguì il diploma e subito dopo si recò a Parigi, dove soggiornò per tre settimane, visitando le principali gallerie e musei d'arte.. Qui incontrò un'altra studentessa britannica che, come lei, stava visitando la capitale francese; Jane Percival, tre anni più grande di lei, una delle quattro donne ammesse alla scuola di pittura del Royal College of Art nel 1957, sarebbe diventata una delle sue amiche più intime e sua coinquilina per diversi anni..
Il Royal College of Art (1958-1961)
Nel 1958 Boty ottenne un posto al Royal College of Art (RCA) e fino al 1961 continuò a studiare e a lavorare il vetro. Avrebbe voluto frequentare la prestigiosa scuola di pittura, ma pensava che sarebbe stato molto difficile essere selezionata.. Dal 1956 al 1965 le donne erano meno di un terzo degli iscritti al corso di pittura, sebbene ottenessero più della metà dei voti migliori. L'anno in cui Boty fece domanda, solo otto dei trentadue studenti che si diplomarono erano donne..
All'interno del college vigeva una forte e istituzionalizzata mentalità sessista: era assolutamente dato per scontato che l'artista fosse di genere maschile e le donne erano in minoranza a tutti i livelli: su dieci docenti, solo il dieci per cento del personale era composto da donne e l'unica docente dirigeva la disprezzata sezione di moda. Il primo progetto del nuovo edificio del RCA non aveva previsto servizi igienici per il personale femminile.
Le vetrate colorate non erano all'avanguardia della sperimentazione come lo erano state al Wimbledon College of Art, e ora Boty aveva meno possibilità di distinguersi artisticamente. Nel 1959, tuttavia, tre sue opere vennero segnalate per la mostra Young Contemporaries e nel 1960 una delle sue vetrate fu inclusa nella mostra itinerante Modern Stained Glass organizzata dall'Arts Council.
Continuando a sperimentare il genere del collage, insieme alla pittura, Pauline nei primi anni da studentessa al RCA produsse Girl on the beach, ispirato a Picasso, e Landscape with Lace, nel quale aggiunse un pizzo vero e proprio come cornice ad un paesaggio alla Chagall. Nel collage Untitled (Pears Inventor) del 1959 compaiono le immagini di una mano di donna molto curata, tratta da una fonte vittoriana, che regge il sapone dell'inventore Andrew Pears, e delle rose, simbolo della sessualità femminile, poste sopra delle piccole figure di un'orchestra di musicisti in abito da sera bianco e nero. La mano e le rose sarebbero diventate il suo tratto distintivo.