Richardides (letteralmente: "Riccàrdidi, discendenti di Riccardo"), o "Richardistes", sono definiti in francese i discendenti del duca di Normandia Riccardo I, detto "Riccardo senza Paura", che ebbero ruoli di rilevanza nella storia della Normandia dei secoli X-XI.<br/ > Sono particolarmente ricordati per la loro rivalità nei confronti di Guglielmo II di Normandia, il futuro Guglielmo I d'Inghilterra, il quale infine, li avrebbe portati alla scomparsa della loro fazione dalla scacchiera della politica del tempo.
La definizione Del termine, nel rispettivo significante linguistico, che definisce i discendenti di Riccardo I, risulta maggiormente invalso l'uso tra gli studiosi francesi rispetto ai colleghi anglofoni.
Introdusse per primo a suo modo tale definizione, nel nucleo profondo del suo significato, Dudo o Dudone, decano della collegiata di San Quintino e autore della Historia Normannorum, o De moribus et actis primorum Normanniae ducum, opera di datazione incerta, scritta fra il 1015 ed il 1030 o, secondo altri, in particolare tra il 996 e il 1020, e che ebbe come fonte principale la narrazione orale di Raoul d'Ivry, ma anche di Gunnora, capostipite dei Richardides in quanto moglie di Riccardo I Senza Paura: donna eccezionale che addirittura Dudo magnifica quale «capacisque memoriae et recordationis thesauro profusius locupletatae». «L'opera è scritta in un latino abbastanza complesso [oscuro secondo alcuni] ed è un prosimetro, ovvero alterna la narrazione in prosa (comunque prevalente) con poemi in versi. I metri utilizzati dall’autore sono molteplici e molto vari».
Genealogia
Da Riccardo I († 996), duca di Normandia:
x Emma, figlia di Ugo il Grande. Senza discendenti x Gunnora di Normandia (unione more danico) │ ├─>Riccardo II († 1026), duca di Normandia │ │ │ ├─>Mauger di Rouen († prima del 1060), arcivescovo di Rouen │ ├─>Guglielmo d'Arques o di Talou († apr. 1054), conte di Arques e di Talou │ ├─>Riccardo III di Normandia (1001†1028) figlio di Riccardo II e di Giuditta di Bretagna │ └─>Roberto I di Normandia (1002/1010†1035) figlio di Riccardo II e di Giuditta di Bretagna │ │ │ └─> Dall'unione more danico di Roberto I con Herleva di Falaise detta anche Arletta, nacque a Falaise nel 1028 Guglielmo II di Normandia, noto poi come Guglielmo I d'Inghilterra e Guglielmo il Conquistatore │ ├─>Roberto (970?†1037), conte di Évreux e arcivescovo di Rouen, ebbe il soprannome di danese, che era stato attribuito ad un fratello omonimo, morto giovane.Oltre che fratello di Riccardo II, «Robertus archiepiscopus rothomagensis» lo definisce il monaco cistercense francese Alberico delle Tre Fontane nel suo . Dalla sposa Adélaïde di Barcelone ebbe i figli Agnese d'Évreux (1035†1118) e l'erede del titolo comitale Guillaume Crespin (†1118) │ │ │ ├─>Riccardo, conte di Évreux (1037-1067) │ ├─>Raoul di Gacé (†1051) che dalla sposa Basilie Flaitel ebbe l'erede Roberto (†1064) │ └─>Guglielmo (1005-) che dalla moglie Havoise Giroie (?1015†1079), sposata nel 1037, ebbe Emma e Judith (Giuditta) (?1045†?1076), anch'esse nominate tra i Richardides da Dudo │ ├─>Mauger di Normandia, conte di Corbeil │ │ │ └─>Guglielmo (Guillaume) Guerlenc, conte di Mortain, esiliato dopo il 1055 │ ├─>Emma di Normandia († 1052), Regina d'Inghilterra │ x1 Etelredo (Æthelred) II, re d'Inghilterra │ x2 Canuto II di Danimarca (Knut), re di Danimarca e di Inghilterra │ ├─>Havoise di Normandia │ x Goffredo I di Bretagna, conte di Rennes e duca di Bretagna dal 992 († 1008) │ ├─>Mathilde di Normandia │ x Oddone (Eudes) († 1037) conte di Blois │
x concubine │ ├─>Goffredo di Brionne, conte d'Eu e di Brionne, dal 996 († 1015) │ │ │ └─>Gilberto di Brionne conte d'Eu e di Brionne, dal 1015 († 1040) │ ├─>Baudouin di Meules († 1090), signore anglo-normanno │ └─>Famiglia de Clare │ ├─>Guglielmo conte d'Eu │ x Lesceline de Turqueville │ │ │ ├─>Robert conte d'Eu e signore di Hastings, morto tra il 1089 e il 1093 │ ├─>Guglielmo (Guillaume) Busac (ca 1020Ma secondo Douglas: è Robert d'Eu il figlio maggiore ed erede del contado, mentre Busac non ne deterrà mai la signoria.-ca 1076 fu forse conte d'Eu prima di essere defenestrato, poi conte di Soissons jure uxoris (per aver sposato l'ereditiera Adélaïde) │ └─>Ugo (Hugues) d'Eu, vescovo di Lisieux │ └─>Roberto (Robert), conte di Avranches └─>Riccardo (Richard), conte di Mortain, esiliato nel 1026.
L'origine I "discendenti di Riccardo" sono una frangia dei Rollonides, ossia dei discendenti dello jarl norvegese Hrôlfr, o Rollo, Rollone, che verso la fine del IX secolo e all'inizio del successivo si insediarono dapprima sulla costa nordoccidentale del Regno dei Franchi, giungendo fin quasi a Parigi per poi ottenere da Carlo III di Francia il controllo dell'antica Neustria, offrendo in cambio sia supporto militare sia una minore incidenza di scorrerie vichinghe nel territorio franco. Rollo sancì solennemente tale patto con la propria conversione al cristianesimo, seguita poi da una conversione in grandi numeri da parte dei Normanni, mentre via via procedevano all'annessione dei territori limitrofi e ottenevano il riconoscimento, nel 924, del Ducato di Normandia.
Riccardo I: il capostipite Scaturigine iniziale della discendenza, dunque, secondo la definizione di Dudo, era stato Riccardo I Senza Paura, Jarl (ovvero: "Conte") dei Normanni e conte di Rouen.
Dudone di San Quintino: caratteri della storiografia dudoniana e dei suoi epigoni
Nei confronti dei discendenti di Rollo, lo storiografo si avvale di toni addirittura agiografici, non nascondendo i propri intenti apologetici e panegiristi, in modo da inscrivere l'insediamento vichingo in Neustria e la stessa stirpe dei Normanni (gli "uomini del Nord", secondo l'etimologia proposta da Wace) che si sarebbe generata dal primo duca, appunto Rollo, in una prospettiva provvidenziale. Viene insomma messa in atto un'operazione di immagine complessa, fondata su un «distanziamento» e su un tentativo di «rimozione» di quanto di problematico era insito nel ricordo e nella stessa "«eredità»" nordica (che erano legati nell'ottica delle vittime a un popolo invasore dedito al più brutale saccheggio), ossia di «nascondimento» se non di esplicita «censura», via via però sempre più sfumati. L'intento era di favorire un netto miglioramento propagandistico della visione dei popoli 'altri' nei confronti dei vichinghi, sia per facilitare l'integrazione di questi ultimi, sia per promuovere, nei processi di autorappresentazione del popolo vichingo stesso, la creazione di una «identità collettiva».
Tale, in generale, fu la complessa istanza cui si sarebbe ispirata la storiografia normanna (ed anzi in molti casi per essa si può stabilire un esplicito rapporto di "commissione" tra principe committente e storiografo), con la formazione, in generale, di una «tradizione ufficiale».
L'integrazione preconizzata doveva attualizzarsi passando attraverso tre canali ideologici: «come cristianizzazione (contro paganesimo), come civilizzazione (contro brutalità e ferocia) e come funzione provvidenziale del popolo normanno, [...] venuto per ridare splendore alla Francia e per portare una nuova era di pace e prosperità (contro la decadenza e l'anarchia del regno prima dell'arrivo dei Normanni). Questi sono gli elementi su cui Dudone insiste per tutta l'opera e che danno forma alle figure ducali, per quanto il modello seguito nelle singole biografie sia diverso: epico per Rollone, agiografico per Guglielmo Lungaspada, agiografico e insieme regale per Riccardo I.»
Di qui, in Dudone, i racconti delle conversioni di Rollone e, in seguito, di massa, mentre Guglielmo di Jumièges e Orderico, dacché scrivono in secoli successivi (che avevano già assistito al percorso, ormai pressoché concluso, di "legittimazione" ideologica della presenza normanna) abbandonano molti degli artifici mistificatori dudoniani e i vichinghi-normanni tornano a legare il proprio nome alla distruzione e alla rovina.
Il ritratto storiografico di Riccardo I e le ricadute sui discendenti
Il quarto e ultimo libro della Historia Normannorum dudoniana è dedicato a Riccardo I, terzo signore di Normandia e primo committente di Dudone: questi introduce la biografia di Riccardo con poemi di prefazione in sua lode, in quantità maggiore rispetto agli altri libri. Viene quindi narrata l'infanzia del principe, non senza qualche dovizia di particolari riprendendo le vicende legate alla malfidata tutela di re Luigi IV; il patto di questi con Ugo il Grande, duca dei Franchi, per impossessarsi della Normandia espropriandone il bambino, fino a giungere al soccorso prestato da Haigroldus (Harold), re della Dacia; il voltafaccia di Ugo a Luigi e la finale vittoria di Harold in favore di Riccardo. Dudone riprende ancora l'ennesimo tentativo di sottomettere la Normandia da parte di Luigi con l'aiuto del cognato Ottone, re di Germania e l'assedio di Rouen fino alla rinuncia di entrambi a causa della fiera resistenza normanna. Anche la maggiore età di Riccardo, secondo la storiografia dudoniana, sarebbe stata travagliata da difficoltà e inganni: Dudone ricorda i tentativi di Tebaldo il Truffatore, conte di Chartres, Blois, Tour e Châteaudun in combutta con Re Lotario IV per invadere la Normandia, e il rimedio a sua volta catastrofico cui si era dovuto volgere Riccardo, ossia l'aiuto dei Daci che tuttavia per anni con le loro scorrerie devastarono la Francia, risparmiandone solo la Normandia; finché i vescovi franchi, riuniti in sinodo e tramite il vescovo di Chartres, non ottennero che questi intercedesse presso Riccardo perché riportasse la pace in Francia: compito in ultimo non facile a causa della presenza proprio degli alleati che erano ormai decisi ad impossessarsi comunque della Francia, in beneficio di Riccardo o, se questi non avesse accettato, spartendosela infine tra loro.
Proprio a questo punto era finalizzato, dimostrandone dunque consapevolezza, il progetto di scrittura di Dudo, che ricorda come provvidenziale l'intervento di Riccardo, munito fin da bambino di "Dacisca eloquentia", ossia la capacità di esprimersi in maniera efficace e convincente nella lingua dei Daci, sicché le trattative furono fondate sull'esposizione, da parte di Riccardo, dei princìpi della fede cristiana, quindi sull'accordo per il quale i Daci si sarebbero convertiti e battezzati e avrebbero ricevuto da Riccardo terre in cui vivere in pace, o avrebbero lasciato la Francia. Lo storiografo fa notare come il resto del regno fu pacifico e sereno: Riccardo superò la morte senza figli della moglie Emma, dapprima legandosi a concubine da cui nacquero diversi figli, per poi giungere al matrimonio, caldeggiato con insistenza dai suoi consiglieri, con una donna di nobile stirpe dacica, da cui ebbe cinque figli e tre figlie, tra cui l’erede del ducato. Dudone non omette inoltre di ricordare l'opera del duca come costruttore e restauratore di chiese e monasteri, tra cui l'espansione, perché non fosse meno estesa del palazzo ducale, della basilica di Fécamp dedicata alla Santa Trinità.
Inoltre, Dudone non risparmia qualificazioni che sottolineano la santità di Riccardo: «Christi famulum», pio nella penitenza, devoto e sollecito a stimolare nel proprio popolo moralità e devozione, non meno che nella Chiesa e nelle comunità religiose, una figura messianica anche nella fondamentale qualità della regalità, «di tradizione carolingia [ma] fortemente cristianizzata nei valori, nelle virtù del re e negli scopi del suo officio», giudice giusto ed equo, impavido intercessore e difensore del suo popolo. Addirittura il ritratto che ne traccia rispecchia le beatitudini evangeliche: e tale artificio utilizza per Riccardo ma anche per i Rollonidi in generale, mostrandoli come una genealogia di santi, in una esplicita spirale di «apoteosi» in cui ad ogni generazione il quoziente di santità aumenta, fondato sul "capitale" mutuato dagli avi.