Fantasmi (Ghosts), tradotto in Italia anche come Storie di fantasmi, è una raccolta di racconti dell'orrore della scrittrice statunitense Edith Wharton, pubblicata postuma nel settembre 1937.

Storia editoriale Wharton dichiarò di essersi interessata ai racconti dell'orrore durante l'infanzia, quando una febbre tifoidea la costrinse a letto nel 1871 e la lettura di storie di fantasmi era il suo unico passatempo. Incoraggiata dall'amico Henry James, avrebbe coltivato un interesse per il genere per tutta la vita: cominciò a scrivere racconti gotici all'inizio del XX secolo, pubblicandoli in una prima raccolta, Racconti di uomini e fantasmi, nel 1910.

La preparazione di Ghosts fu uno degli ultimi progetti a cui la scrittrice si dedicò: prima di morire nell'agosto 1937, aveva infatti preparato una raccolta di undici novelle dell'orrore scritte nel corso della sua carriera, a partire da Il campanello della cameriera del 1902 fino a La vigilia di Ognissanti, l'ultimo racconto che portò a termine, nel febbraio 1937. I racconti sono corredati da una delle rare prefazioni dell'autrice, in cui articola la funzione dei racconti di fantasmi ("se procura un brivido freddo lungo la schiena, ha fatto il suo lavoro e lo ha fatto bene"), cita i suoi modelli e fonti di ispirazione (James, Sheridan Le Fanu, Marion Crawford, Fitz-James O'Brien, Robert Louis Stevenson) e rivela la sua preoccupazione per il futuro del genere, messo a repentaglio dallo stile frenetico della vita moderna e recenti invenzioni, quali il cinema:

Racconti La vigilia di Ognissanti (All Souls''', 1937) Rimasta vedova e non più nel fiore degli anni, Sara Clayburn continua a vivere a Whitegates, la sua grande casa coloniale nel Connecticut. La sera della vigilia di Ognissanti, Sara incontra una donna misteriosa nei boschi che afferma di essere diretta da un'amica a Whitegates; più tardi, tornando a casa, Sara scivola sul ghiaccio e si frattura una caviglia. Il dottor Selgrove le ordina quindi di rimanere a letto assicurandole che sarebbe ritornato entro trentasei ore per farle una radiografia. La mattina dopo Sara si sveglia in una Whitegates deserta e completamente silenziosa. Si aggira zoppicando stanza per stanza in cerca dei domestici, ma sono tutti spariti e, dato che l'elettricità è saltata, non può neanche telefonare e chiedere aiuto. Giunta in cucina sente una voce, ma scopre che si tratta solo della radio. Torna quindi in camera da letto e si barrica dentro, accendendo il fuoco nel camino e armandosi con il revolver del marito.

La mattina dopo la servitù è riapparsa e Sara riceve la visita di un nuovo dottore venuto a sostituire Selgrova; Agnes, la domestica, nega di aver lasciato la casa o abbandonato la padrona a se stessa e, senza la testimonianza dell'altro medico, è impossibile provare che Sara sia rimasta sola per trentasei ore. La donna decide di non insistere, non avendo prove, ma chiede al cugino di farle visita da New York e rimanere con lei fino all'autunno seguente. Poche settimane dopo essere tornato a New York, il cugino riceve la visita di Sara, terrorizzata, in piena notta, giunta precipitosamente dal Connecticut. La donna confessa di essere scappata perché, così come esattamente un anno prima, aveva visto la stessa donna misteriosa nei boschi vicino a casa e, non volendo ripetere la solitaria esperienza, è fuggita da Whitegates, dove non sarebbe mai più tornata. Il cugino prova a spiegare la vicenda suggerendo che la causa possa essere la fedele Agnes, proveniente dall'Isola di Skye (notoriamente infestata), e che possa quindi incanalare, anche inconsciamente, forze sovrannaturali.

Gli occhi (The Eyes, 1910) Una piacevole serata dal signor Andrew Culwin si conclude con racconti di fantasmi, l'ultimo dei quali viene narrato dal padrone di casa. Culwin racconta che, in giovinezza, aveva trascorso del tempo nella tenuta della zia e qui si era fidanzato controvoglia con la scialba cugina Alice. La notte dopo il fidanzamento, Culwin non era riuscito a dormire a causa di due occhi vecchi e irati che lo fissavano incessantemente dall'oscurità. Terrorizzato dalla visione, era partito per l'Europa e, dopo un paio d'anni, gli era stato raccomandato a Roma il giovane e bellissimo Noyes, un aspirante scrittore a cui la cugina sperava che Culwin potesse fare da mentore. Pur essendosi reso conto che il giovane non aveva alcun talento, Culwin aveva continuato a mentirgli, lodandolo e spronandolo: sapendo che la verità avrebbe allontanato Noyes da lui, Culwin aveva continuato a coltivarne il talento inesistente per tenerlo legato a sé.

Soltanto dopo lungo tempo Culwin aveva confessato la verità al giovane, ferendolo e allontanandolo come temeva: da quella notte, per circa un mese, Culwin avrebbe dovuto fronteggiare il misterioso sguardo di disapprovazione che lo scrutava nel buio della sua camera. Di ritorno al presente, Culwin consola il suo giovane protégé, scosso dal racconto, rendendosi conto solo in quel momento, guardandosi allo specchio, che gli occhi anziani e amareggiati che lo avevano scrutato in passato erano i propri.

Dopo (Afterward, 1910) Mary e il marito Edward Boyne sono una facoltosa coppia in pensione che si trasferisce a Lying, un'antica dimora del Dorsetshire. È stata la cugina Alida Stair a suggerire loro la casa, avvertendoli però che la magione è infestata, anche se di solito gli abitanti si accorgono solo dopo lungo tempo di aver avuto a che fare con episodi paranormali. Dopo un periodo inizialmente felice, Mary nota che il marito è diventato distante, specie dopo che i coniugi avevano visto da lontano una figura aggirarsi vicino alla casa. Due mesi più tardi, Mary scopre che il marito è stato querelato da un certo Elwell, che però ha ritirato la causa. La mattina dopo un giovane arriva a Lying, chiedendo di parlare con Edward; Mary lo indirizza allo studio del marito. Alcune ore dopo, quando Edward tarda a pranzo, Mary scopre dalla servitù che il padrone di casa si è allontanato con il giovane e non ha più fatto ritorno.

Due settimane dopo la scomparsa di Edward, Mary riceve la visita di Parvis, l'avvocato di famiglia, che le rivela che un affare del marito aveva rovinato la vita di Elwell, che si era quindi sparato; il maldestro tentativo di suicidio non era andato a buon fine ed Elwell era spirato dopo due mesi di agonia. Vedendo una foto del morto sul giornale, Mary si rende conto che Elwell era il giovane che lei e il marito avevano visto un paio di mesi prima, nonché l'uomo misterioso con cui il marito è sparito da due settimane. Comprende quindi che due mesi prima Elwell era apparso davanti a Lying ma, non essendo ancora morto, non aveva le forze per compiere la sua vendetta soprannaturale su Edward, come effettivamente avrebbe fatto dopo essere diventato un fantasma.Il campanello della cameriera (The Lady's Maid's Bell, 1902) La giovane Hartley fatica a trovare lavoro come cameriera a causa dell'aspetto malaticcio lasciatole dalla febbre tifoidea. Dopo due mesi di ricerche, trova lavoro presso la signora Brympton, la cui precedente cameriera, Emma Saxon, era morta dopo vent'anni di fedele servizio. Hartley si trasferisce a Casa Brympton e le viene assegnata la camera di fronte a quella della Saxon, da cui, pur essendo chiusa a chiave, a volte provengono suoni e rumori. La vita trascorre lenta nella dimora: la signora Brympton è gentile ma cagionevole e la monotonia viene interrotta solo dalle sporadiche visite del cupo signor Brympton e dell'affascinante vicino, Ranford.

Hartley vede più volte una figura solitaria vagare per la casa e, dopo averla scambiata a lungo per una domestica taciturna, comprende che è il fantasma di Emma Saxon. Una notta segue il fantasma fino alla tenuta di Ranford, ma non riesce a capire cosa lo spettro stia cercando di comunicarle. Poco dopo viene svegliata dal campanello della padrona e, mentre si reca di lei, sente del trambusto al piano di sotto. Giunta nella camera padronale, Hartley vede la padrona morire davanti a suoi occhi, mentre il fantasma di Emma appare, visibile per la prima volta anche al signor Brympton.

Kerfol (1916) All'anonimo narratore viene consigliato dai Lanvirain di affittare la tenuta di Kerfol, in Bretagna. Si reca a visitare la casa il 2 novembre e la considera bella, ma un po' spettrale. La dimora è disabitata, se non per un branco di cani silenziosi che vi si aggirano intorno. Il giorno dopo il protagonista legge la storia di Kerfol, scoprendo che nel XVII secolo il signore del luogo, Yves de Cornault, aveva sposato in seconde nozze la giovane Anne. Pur avendo la reputazione di marito esigente, Yves fa molti regali alla moglie, che non riesce a rimanere incinta. Un giorno il nobile viene ritrovato morto e orribilmente mutilato: i sospetti ricadono su Anne, l'unica presente al momento dell'omicidio.

Durante il processo, Anne rivela il carattere tirannico e geloso del marito, da cui trovava qualche conforto solo nell'amicizia con Hervé de Lanvirain. Follemente geloso della moglie, Yves strangola i suoi cani uno ad uno. Intanto Hervé, di ritorno da un Paese straniero, cerca di aiutare Anne a fuggire dal marito violento: tuttavia, proprio quando i piani di fuga stanno per essere sventati dall'arrivo di Yves, il nobile viene attaccato e sbranato da un misterioso branco di cani. La testimonianza di Anne lascia tutti perplessi: la donna, ritenuta pazza, non viene condannata a morte e trascorre i suoi ultimi anni rinchiusa a Kerfol.

Il trionfo della notte (The Triumph of the Night, 1914) Nel mezzo di una tempesta di neve, il giovane segretario George Foxon viene accolto nella tenuta del magnate John Lavington. L'offerta di trascorrere la notte nella dimora gli è stata fatta da Frank Rainer, il nipote appena maggiorenne di Lavinton, un giovanotto simpatico ma cagionevole a causa della tubercolosi che lo affligge. Durante la serata, Foxon conosce Lavington e due colleghi che sono venuti a celebrare il ventunesimo compleanno di Frank e a fare da testimoni per la firma dei documenti per l'eredità lasciatagli dalla famiglia.

Durante la serata, Foxon ha diverse visioni di un doppelgänger malevolo di Lavinton, che lo terrorizzano fino a spingerlo a fuggire dalla tenuta. Sarà Frank a convincerlo a tornare al riparo e Foxon, spaventato, ritorna a Casa Lavington giusto in tempo per vedere il giovane crollare a terra morto. Solo mesi dopo, leggendo sul giornale che Lavington era andato in bancarotta ma si era salvato grazie a un'iniezione di capitale da dieci milioni di dollari, Foxon si rende conto che le visioni che aveva avuto a cena erano stati un avvertimento sovrannaturale per metterlo in guardia sulle vere intenzioni del padrone di casa: uccidere il nipote per accaparrarsi la sua eredità.

La signorina Mary Pask (Miss Mary Pask, 1925) Mentre si trova in vacanza in Bretagna, l'anonimo narratore si ricorda che Mary Pask, la cognata del caro amico Horace Bridgeworth, vive nelle vicinanze e decide di andare a trovare la donna, una zitella di mezz'età, nella sua casa a Baie des Trépassés, vicino a Morgat. Giunto al cancello di casa dopo un travagliato viaggio nella nebbia, il protagonista ricorda improvvisamente che la signorina Pask era morta un anno prima: lui stesso avevo incontrato Grace, sorella della deceduta, pochi minuti dopo che la donna aveva ricevuto un telegramma con la tragica notizia.

È con sua grande sorpresa quindi che viene fatto accomodare in casa, dove viene ricevuto dalla stessa Mary Pask. La donna, pallida e strana, parla lugubremente della solitudine che l'attanaglia dal momento della sua "morte", del fastidio che le provoca la luce e del fascino che la notte esercita su di lei. Spaventato, il narratore cerca di andarsene, ma la signorina Pask lo supplica insistentemente di trascorrere la notte con lei. Terrorizzato, il protagonista fugge e, tale è lo shock dell'incontro, che l'indomani ha una grossa crisi e viene ricoverato a lungo in un sanatorio svizzero.