Fidenae fu una città del Latium vetus situata sulla sponda sinistra del Tevere, lungo il percorso poi ricalcato dalla via Salaria, nell'area dell'odierna Fidene, a nord di Roma. Sorgeva su un sistema di colline di testata delimitato da due vallecole tributarie del fiume, per un'estensione di poco superiore ai 45 ettari.; circa 40 ettari secondo .
L'insediamento nacque come centro protourbano nel corso della prima età del ferro laziale, quando gli abitati superiori ai sei ettari assunsero una posizione gerarchica primaria rispetto agli insediamenti minori compresi nel loro territorio, secondo un modello insediativo policentrico: nella valle del Tevere questo ruolo egemonico è riconosciuto, oltre che alle comunità del Palatino e del Campidoglio, a Fidenae, Crustumerium e Ficana. La sua posizione, in un settore di frontiera fra Latini, Etruschi e Sabini e di fronte al territorio dell'etrusca Veio, ne condizionò la storia: nelle guerre dei secoli VI e V a.C. Fidenae compare quasi sempre schierata con Veio contro Roma.
La tradizione letteraria le attribuisce ripetute conquiste romane, dall'età di Romolo fino al 426 a.C., data convenzionale della sottomissione definitiva. Divenuta parte dell'agro suburbano di Roma, conservò a lungo la funzione di piccolo centro amministrativo del territorio come municipium. Nel 27 d.C. il crollo di un anfiteatro ligneo edificato presso la città provocò una delle maggiori stragi accidentali di età romana.
L'area urbana antica è stata in gran parte compromessa nel Novecento, prima dallo sbancamento per la trincea ferroviaria e poi dalla lottizzazione abusiva su cui è sorta la borgata Fidene.
Storia degli studi e localizzazione L'ubicazione di Fidenae è rimasta a lungo controversa. Dal XVI secolo prevalse l'opinione che il centro urbano occupasse il complesso collinare di Castel Giubileo, a nord, lasciando sull'altro lato della via Salaria la sola altura del Monte di Sant'Angelo, antica denominazione dell'altura di Castel Giubileo, ripetutamente e infondatamente considerata l'arce della città; questa opinione restò dominante ancora nei primi decenni del secondo dopoguerra. Secondo l'ipotesi alternativa il centro latino andava cercato poco più a meridione, nella tenuta Serpentara poi detta Villa Spada, ed è lì che sorgeva davvero, a cavallo del confine con la tenuta di Castel Giubileo. Il chiarimento si deve a Lorenzo Quilici e a Stefania Quilici Gigli; l'errore di localizzazione ebbe però una conseguenza pesante, perché l'attenzione degli studiosi si concentrò altrove mentre la vera sede della città veniva distrutta.
Il nome Villa Spada designa l'altura occidentale a partire dalla seconda metà del Cinquecento, quando una villa sorse sulla sommità, entro una grande cisterna rettangolare in calcestruzzo di selce, in luogo di un casale dei Chigi documentato con torre nella carta di Eufrosino della Volpaia del 1557; il nome passò poi a un fabbricato più occidentale, sul ciglio della collina sovrastante la ferrovia.
Notizie di ritrovamenti si succedono dalla fine dell'Ottocento, con le segnalazioni di Rodolfo Lanciani relative a sarcofagi, a un fabbricato rustico con dolii e a una villa con atrio a mosaico. Uno strumento fondamentale per la topografia storica è la carta archeologica del Lazio di Pietro Rosa, rimasta incompiuta e riconosciuta presso la Soprintendenza, che documenta l'assetto dei luoghi prima delle trasformazioni novecentesche. Nel 1942 furono pubblicati antichi rinvenimenti da Villa Spada, fra cui materiale votivo. Sopralluoghi e saggi condotti negli anni sessanta sul pianoro di Castel Giubileo diedero esiti quasi del tutto negativi, senza traccia di un vallo, e misero in luce solo i resti di una villa rustica.
Il quadro delle conoscenze fino agli anni ottanta è raccolto nella monografia che Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli dedicarono a Fidenae nel 1986, nella collana Latium Vetus. A partire dagli anni ottanta la Soprintendenza archeologica di Roma ha condotto una serie continua di interventi preventivi alle trasformazioni urbanistiche, i cui risultati fino al 1992 sono stati pubblicati in forma di relazioni preliminari; le ricerche si svolgono nei lotti ancora liberi, nei settori non distrutti dei lotti già edificati e sulle sedi viarie, interessate dalla posa e dalla manutenzione delle reti dei pubblici servizi. Le indagini sul pianoro nord-orientale furono condotte direttamente da Francesco di Gennaro, al quale si devono anche le relazioni preliminari sui ritrovamenti successivi. Ulteriori indagini si sono svolte negli anni successivi, anche in occasione di grandi cantieri edilizi nel territorio, come quelli della tenuta Radicicoli Del Bene, dove nel 2001 è stato scavato il deposito votivo.
Il sito e il territorio
Fidenae occupava un sistema di alture di testata delimitato da due vallecole tributarie del Tevere, in stretto rapporto con il fiume, dal quale la separava una fascia ristretta di terreni bassi percorsa dall'itinerario poi ricalcato dalla via Salaria. Sul fronte sud-orientale, dove la formazione orografica si salda al retroterra attraverso una strozzatura segnata da una lieve insellatura, mancavano barriere naturali, e vi si rese necessario uno sbarramento artificiale; oltre la sella si estendeva uno dei settori della necropoli, mentre altre aree funerarie sono attestate a oriente, nella tenuta Radicicoli.
La posizione controllava i percorsi commerciali con andamento ovest-est, che collegavano attraverso il Latium il territorio transtiberino dell'Etruria alla Campania, in un settore di frizione fra Latini, Etruschi e Sabini. Rispetto al fiume, Fidenae segue il modello distributivo dei centri della riva sinistra, Roma compresa, che sorgono a contatto stretto con l'arteria fluviale, mentre i centri etruschi della sponda opposta ne controllano il corso da una certa distanza.
L'agro La ricostruzione dei territori di pertinenza in età arcaica, ottenuta con l'ausilio dei poligoni di Thiessen adattati all'orografia e all'idrografia, assegna a Fidenae un agro di circa 27 km², di estensione ridotta come quelli delle altre città prossime a Roma e inferiore ai 46 km² attribuiti a Crustumerium.; una stima fra 25 e 30 km² in .
L'assetto arcaico fu modificato agli inizi del V secolo a.C., quando alla riconquista romana del 498 a.C. seguì lo stanziamento della gens Claudia nel territorio trans Anienem, collocato da Dionigi di Alicarnasso fra Fidenae e Piketias. Il confronto fra le attestazioni archeologiche del VI e del V secolo a.C. registra andamenti opposti nei due settori: nella fascia occupata dai Claudii le presenze passano da 68 a 74, mentre nell'agro fidenate residuo, ridotto a circa 18 km², scendono da 45 a 24, con ventisette siti abbandonati contro sei di nuova fondazione. Il dato è stato messo in relazione con le conseguenze della lunga stagione di guerre che interessò il territorio fino alla conquista del 426 a.C..
Dopo la conquista il territorio divenne agro suburbano di Roma e si sviluppò con un popolamento sempre più capillare; il comprensorio amministrato dal centro fidenate risultò anzi più ampio di prima, circa 56 km², essendo nel frattempo scomparsa la città di Crustumerium.
Le cave di tufo Con il nome di tufo di Fidene era designata già in antico una specifica qualità di tufo rosso a scorie nere, ricordata da Vitruvio e da Plinio il Vecchio, che affiora peraltro anche altrove nell'area vulcanica sabatina. L'estrazione intensiva viene tradizionalmente collocata a partire dal principio del IV secolo a.C. e collegata alla ricostruzione di Roma seguita all'incendio gallico, ma il materiale era già impiegato in precedenza nell'abitato stesso e nel territorio circostante. I fronti di cava noti accerchiano l'abitato da ogni lato; quelli databili all'età imperiale, apparentemente più numerosi di quelli repubblicani, si concentrano sui fianchi della collina di Villa Spada. L'attività estrattiva alterò profondamente la morfologia originaria del rilievo.
L'abitato e le fortificazioni Le fasi più antiche La prima occupazione dell'area risale all'età del Bronzo medio ed è documentata sulla collina di Villa Spada, il settore occidentale del sistema, dove strati antropizzati risultano associati ai resti di una probabile palizzata di terrazzamento. Il rapporto fra questa frequentazione e il successivo centro protostorico è stato valutato in modo diverso: gli editori del ritrovamento, nel 1984, escludevano ogni rapporto, mentre nel 1993 è stata avanzata l'ipotesi che Fidene rientri fra i centri occupati ininterrottamente dall'inizio del Bronzo medio fino all'espansione protourbana dell'età del ferro. Nelle ricostruzioni pubblicate fra il 2012 e il 2014 a Fidenae mancano del tutto le tracce del Bronzo recente e finale, così come le attestazioni della fase laziale IIA e della sottofase IIB1, e il centro nasce soltanto a partire dalla fase IIB.; .
L'insediamento protourbano e la città arcaica
Dalla fase laziale IIB i materiali si infittiscono sull'intero gruppo di alture che circonda Villa Spada, con un ulteriore incremento nella fase III, quando Fidenae emerge come centro protourbano insieme a Gabii, Decima, Ficana e Satricum. Le presenze della prima età del ferro risultano distribuite in maniera capillare all'interno della linea che segna il perimetro lobato dell'unità orografica; i vuoti apparenti sono conseguenza degli sbancamenti ferroviari e dell'edificazione della borgata. La discontinuità dei nuclei insediativi riconoscibili è stata spiegata in alternativa con un'occupazione inizialmente rada, con ampi spazi liberi da abitazioni, oppure con il fatto che in un'area tanto intensamente edificata in epoca moderna i resti si sono conservati e risultano riconoscibili in misura diseguale.
Le abitazioni erano capanne con copertura di paglia e pareti di argilla pressata su intelaiatura lignea, secondo la tecnica del pisé, documentate a Fidenae da un esemplare ben conservato di fase laziale III scavato nel settore nord-orientale del pianoro. Nel settore nord-orientale, lungo il tracciato dell'attuale via San Gennaro, sono stati riconosciuti almeno due fondi di capanne di fase IIB e III-IV, sostituiti in età orientalizzante e arcaica da strutture con muri a blocchi di tufo associate a sepolture infantili; in un lotto contiguo sono state riconosciute due fornaci ricavate entro il banco tufaceo, datate fra la fine della fase IIA e l'inizio della IIB. Sul pianoro nord-orientale gli scavi del 1983-1985 hanno inoltre messo in luce due cavità artificiali rivestite di blocchi tufacei, una ovale e una circolare, entrambe di circa 2,30 m e distanti fra loro un paio di metri, i cui riempimenti contenevano vasi di ceramica fine frammentati prima o al momento della deposizione: sono state ritenute connesse a pratiche rituali di incerta interpretazione ma comunque extrafunerarie, e datate alla fine del VII secolo a.C. Nella stessa area si trovano un edificio a pianta quadrangolare in opera quadrata di tufo, di circa 6 × 3 m interni e forse già del VI secolo a.C., conservato in parte in alzato perché il piano di calpestio interno era più basso di quello di campagna, e un muro dello spessore di una sola fila di blocchi con il medesimo orientamento, presso il quale una depressione ha restituito i frantumi di centinaia di ollette. Nel settore sud-occidentale, lungo l'attuale via San Gimignano, sono stati messi in luce una struttura circolare interpretabile come capanna, con livelli di vita entro il VII secolo a.C., strutture in blocchi squadrati con fasi edilizie fra VII e VI secolo, affacciate sulla strada che dalla via Salaria saliva anticamente al pianoro, e un edificio con ambienti quadrangolari contigui dotato di due pozzi, associato a sepolture infantili.