Lex Regio casello di dogana di Gargnano, conosciuto comunemente anche come Casello della Patoàla, nei documenti semplicemente Casello di Gargnano, è il rudere di un edificio in pietra di due piani con vari vani sommerso nel lago di Valvestino nel comune di Gargnano, nella provincia di Brescia, in Lombardia. Sorto su un dosso a circa 500 m s.l.m. prossimo all'antica strada che attraverso il fondovalle collegava la Riviera del Garda con la Val Vestino e all'ex confine di Stato austro-ungarico, l'edificio fu edificato nel 1891 sembra sui resti di un primo casello, già fienile, esistente ancora nel 1818, a seguito degli accordi commerciali intercorsi fra il Regno d'Italia e l'Austria-Ungheria del 1878, 1882 e del 1887 e inaugurato nel 1892. Il manufatto era formato dall'alloggio e ufficio del ricevitore ed il quartiere delle Guardie di Finanza. Esso svolse il ruolo di casello di dogana fino al 1919 quando fu abbandonato dalle autorità italiane a seguito del trattato di pace con l'Austria che poneva termine alla prima guerra mondiale e il conseguente avanzamento del confine nazionale al passo del Brennero in Alto Adige. La Dogana e il Ponte del Rio Costa compaiono nel video della canzone "Due ali" del cantautore e rapper bresciano Frah Quintale edita nel 2020.
Geografia Il luogo sorge nella valle del torrente Toscolano e dal 1962 è interamente coperto dalle acque del lago artificiale di Valvestino. Lo storico Donato Fossati descrive nel 1941 il luogo della Patoàla: "La materia prima [carbone] poteva essere tradotta dalle grandi valli bresciane pei valichi di Corpaione e della Fobiola e il combustibile era lì pronto nei 12.000 e più ettari di vergini boschi dei territori di Toscolano, Gargnano e Valle di Vestino. Alla Caveruna sopra Segrane, dove esistono tracce di antichi edifici animati dall'acqua, procedendo verso nord, il fiume devia bruscamente in territorio di Gargnano, in una valle tetra e spoglia di vegetazione arborea fino alla Colla, dove è accavalcato da un antico ponte e dove si trovavano allo sbocco del Rio della Costa edifici per la lavorazione del ferro; dopo poco più di due chilometri vi è Rosane, il casello di finanza del vecchio confine e la Patoàla, poi la vegetazione prende a lussureggiare nei folti boschi e nei verdi prati. Alla Patoàla, vi era una fabbrica di ferri da taglio per gli usi agricoli e oltre il vecchio confine, ai mulini di Bolone, si lavoravano ferri pei muli e per gli usi domestici"Donato Fossati, "Benacum: storia di Toscolano" in "Memorie dell'Ateneo di Salò e bollettino della biblioteca", Salò, 1941.. Vi sorgeva la chiesetta della Madonna della PatoalaArnaldo Gnaga. Vocabolario topografico toponomastico della provincia di Brescia. Brescia, 1937.. L'estimo catastale del 1818 vi censì un primo casello di dogana, tre fabbricati rurali e la presenza della famiglia Soccini come fabbro ferrai nella locale fucina mentre nel 1866 vi era in uso pure un mulino ad acqua. Nel 1896, l'Osservatorio di Meteorologia di Salò, presieduto dal noto professor Pio Bettoni, costituì alcune stazioni termo-udometriche tra le quali figurava anche quella del "Casello di Gargnano presso il confine italo-austriaco"Giuseppe Solitro, in Benaco: notizie e appuntigeografici e storici, ed. Devoti, 1897, pag. 58., esse "contribuiscono grandemente a promuovere lo studio della distribuzione delle piogge, ed a somministrare dati utilissimi all'agronomia, all'ingegneria pratica e all'idraulica fluviale e lacuale"SocietàMetereologica Italiana, Bollettino mensuale, 1896, pag. 22.. Nel 1961 nel corso della costruzione della diga del lago di Valvestino, vi fu costruito un primo sbarramento del torrente Toscolano.
Origine del nome Il termine Patoàla secondo il ricercatore Arnaldo Gnaga deriva certamente dal latino pactoalis, patualis, voce che significa salariato, lavoratore stipendiato e ricorre ad esempio negli antichi Statuti di Bologna del 1250-1267 e quelli di RavennaArchivio storico lombardo, volume 4, 1939, pag. 292.. Quindi era un luogo ove lavoravano degli operai stipendiati.
Storia La Dogana sommersa. Il vecchio confine di Stato di Lignago e il Casello di Dogana di Gargnano detto della Patoàla e le sue due sezioni
Il territorio della Val Vestino divenne italiano ufficialmente il 10 settembre 1919 con il trattato di pace di Saint-Germain: verso il 1934 fu posizionata per volontà dell'allora segretario comunale di Turano, Tosetti, una targa lapidea all'inizio della Valle del Droanello presso l'ex strada provinciale che correva lungo il greto del torrente Toscolano, nella località Lignago. Essa indicava il vecchio confine esistente tra il Regno d'Italia e l'Impero d'Austria-Ungheria dal 1802 fino al termine della Grande Guerra, nel 1918. Questa lapide fu poi ricollocata con la costruzione dell'invaso artificiale nel 1962 nella posizione attuale, sempre in località Lignago, presso il terzo ponte del lago di Valvestino, detto della Giovanetti prende il nome dalla ditta che lo costruìI tre ponti che scavalcano il lago artificiale della Valvestino prendono il nome dalle ditte appaltatrici che li costruirono negli anni sessanta del Novecento, così salendo da Navazzo percorrendo la strada provinciale numero 9 si incontra in successione: il ponte Vitti sul rio Vincerì, il ponte della Recchi a Lignago ove si può notare la vecchia Dogana e infine il ponte della Giovanetti sito sul torrente Droanello., mentre a poca distanza da questa l'edificio della vecchia caserma della Patoàla della Regia Guardia di Finanza è oggi sommerso dalle acque della diga. Questo era stato costruito nel XIX secolo, quando ancora il lago non c'era, serviva a controllare il transito delle merci attraverso il confine. Fu poi dismesso dopo la fine della guerra e delle ostilità, esattamente nel 1919.
Un casello di Dogana esisteva originariamente, sempre nello stesso luogo, nel 1818, è accertato che fu costruito sui resti di un fienile della famiglia Soccini di fabbro ferrai, tra l'Impero d'Austria e la Repubblica Cisalpina poi Regno d'Italia fino alla sua caduta del 1814. Trasferito in posizione arretrata al Ponte Cola nel 1859 a seguito della cessione da parte dell'Austria, sconfitta, della Lombardia al Regno d'Italia, precisamente sul Dosso di Vincerì, ora mappato come Casello Vecchio, ove sorge pressappoco l'attuale diga del lago di Valvestino, sull'antico tracciato che tramite il passo di Dusina conduce a Navazzo. Infatti il 30 dicembre 1859 il re Vittorio Emanuele II istituì nelle provincie della Lombardia gli uffici di dogana a Gargnano, Salò, Limone del Garda, Anfo, Ponte Caffaro, Bagolino e Hano (Capovalle), quest'ultimo dipendente dalla sezione di Maderno e dall'Intendenza di Finanza di Brescia. Due mesi dopo, con la circolare del 20 febbraio 1860 n. 1098-117 della Regia Prefettura delle Finanze inviata alle Intendenze di Finanza del Regno si emanavano le prime disposizioni a riguardo della vigilanza sulla linea di confine di Stato e prevedeva che: "Nella Provincia di Brescia e sotto la dipendenza di quell'Intendenza delle Finanze si stabilirà un'altra Sezione della Guardia di finanza che avrà il N. XIII ed il cui Comando risiederà a Salò, per la Dirigenza dei Commissariati di Salò e di Vestone, e inoltre di un Distretto di Capo indipendente a Tremosine incaricato della sorveglianza del territorio al disopra di GargnanoRaccolta degli atti ufficiali delle leggi, dei decreti, delle circolari, pubblicate nel primo semestre 1860, tomo IV parte prima, Milano. 1860, pag.627.".
Nel 1870 era già attiva la sezione del Casello di Gargnano presso l'abitato di Hano, sul Dosso Comione, a controllo dell'accesso carrabile della Val Vestino verso Moerna e come ricevitore reggente di 8ª classe figurava Vincenzo Bertanzon Boscarini. Ma è nel 1874 con il riordino delle dogane che il casello fu spostato più a nord in località Patoàla e chiamato nei documenti ufficiali Casello di Gargnano con due sezioni di Dogana: una a Bocca di Paolone e l'altra a Hano, Capovalle, in località Comione. Secondo la legge doganale Italiana del 21 dicembre 1862, i tre caselli essendo classificati di II ordine classe 4ª, avevano facoltà di compiere operazioni di esportazione, circolazione e importazione limitata, e III classe per l'importanza delle operazioni eseguite, era previsto che al comando di ognuno vi fosse un sottufficiale, un brigadiere. I militari della Regia Guardia di Finanza dipendevano gerarchicamente dalla tenenza del Circolo di Salò per il Casello di Gargnano (Patoàla), la sezione di Bocca di Paolone e la caserma di monte Vesta, la sezione di Hano (Comione) dalla tenenza di Vesio di Tremosine, mentre le Dogane dalla sede della Direzione di Verona.
La caserma sul monte Vesta e quella di Bocca Paolone furono costruite nel 1882, quest'ultima fu ampliata nel 1902 ed era considerata una sezione della Dogana, come quella di Hano a Comione i cui lavori di rifacimento terminarono nel 1896, in quanto collocata in un luogo distante dalla linea doganale, classificato come un posto di osservazione per vigilare ed accettare l'entrata e l'uscita delle merci. Le casermette dette demaniali di monte Vesta con quelle di Coccaveglie a Treviso Bresciano e più a sud del passo dello Spino a Toscolano Maderno e della Costa di Gargnano completavano la cinturazione della Val Vestino con lo scopo principale del controllo dei traffici e dei pedoni sui passi montani. Le merci non potevano attraversare di notte la linea doganale, ossia mezz'ora prima del sorgere del sole e mezz'ora dopo il tramonto dello stesso. Era previsto dalle disposizioni legislative che la "Via doganale" fosse "la strada che dalla valle Vestino mette nel regno costeggiando a diritta il fiume Toscolano: rasenta quindi la cascina Rosane e discende al fiume Her, ove si dirama in due tronchi, uno dei quali costeggiando sempre il detto fiume conduce a Maderno e l'altro per la via dei monti discende a Gargnano". Le pene per il contrabbando erano alquanto severe, prevedendo oltre all'arresto nei casi più gravi, la confisca delle merci o il pagamento di un valore corrispondente, la perdita degli animali da soma o da traino, dei mezzi di trasporto sopra cui le merci fossero state scoperte. Temperava, però, tale eccessivo rigore, il sistema delle transazioni, grazie alle quali era possibile concordare l'entità della sanzione applicabile, anche con cospicue riduzioni della pena edittale.
A seguito del trattato commerciale tra il Regno e l'Austria Ungheria del 1878 e del 1887 furono consentite particolari agevolazioni ad alcuni prodotti pastorali importati dalla Val Vestino qualora fossero accompagnati dal certificato d'origine. Era previsto che la Dogana di Casello della Patoàla nel comune di Gargnano, della sezione di Casello di Bocca di Paolone a Tignale o della sezione di Casello di Comione a Capovalle dovessero ammettere, come una riduzione del 50 per cento sul dazio: 25 quintali di formaggio, 65 di burro e 30 di carne fresca. Nel 1883 figurava come ricevitore del Casello di Gargnano Giacomo Glisenti.