I Benandanti (letteralmente, "buoni camminatori" in italiano, Benandants in lingua friulana), in forma arcaica anche "Vagabondi", erano i membri di un culto pagano-sciamanico contadino basato sulla fertilità della regione storica del Friuli. Si trattava di piccole congreghe che s'adoperavano per la protezione dei villaggi e del raccolto dall'intervento di streghe e stregoni, i "Malandanti", tramite lotte oniriche. Di quasi certa origine pre-cristiana, giunsero agli onori della cronaca nel XVI-XVII secolo, più nello specifico nel secolo 1575–1675, quando, nel generale contesto dei processi per stregoneria in Italia, alcuni Benandanti furono accusati d'eresia e/o stregoneria dall'Inquisizione. Sono l'unico caso molto ben documentato di credenze e pratiche magico-religiose popolari nella storia europea del Medioevo e dell'Età moderna..

Secondo i resoconti dei processi, i Benandanti nascevano con un velo sulla testa, il sacco amniotico, che dava loro la possibilità di prendere parte a viaggi extra-corporei in specifici giorni dell'anno durante i quali i loro spiriti cavalcavano vari animali volanti per dirigersi in campagna ove partecipavano a riti/attività con altri Benandanti e combattevano i Malandanti che minacciavano la comunità agricola ed i suoi raccolti. Nella vita quotidiana, invece, i Benandanti avevano poteri taumaturgici che utilizzavano guadagnandosi da vivere come guaritori.

I Benandant attirarono per la prima volta l'attenzione delle autorità ecclesiastiche friulane nel 1575, quando un parroco, don Bartolomeo Sgabarizza, iniziò a indagare sulle affermazioni fatte dal Benandante Paolo Gasparotto. Quest'indagine esplorativa. fu riaperta nel 1580 dall'inquisitore Fra' Felice Passeri che interrogò non solo Gasparotto ma anche una serie di altri Benandanti e medium locali, condannandone infine alcuni per eresia. Sotto pressione dell'Inquisizione, i viaggi extra-corporei dei Benandanti, spesso correlati alla paralisi del sonno, furono assimilati allo stereotipo del Sabba delle streghe nel corso della prima metà del Seicento, portando alla persecuzione del culto e facendo dell'etimo stesso di "benandante" un sinonimo di "strega/stregone" nel folklore friulano fino al XX secolo. Il culto dei Benandanti sopravvisse però almeno sino al Settecento, seppur costantemente monitorato dall'Inquisizione che, in epoca tarda, mal sopportava le loro pratiche di guaritori.

Il primo storico a studiare la tradizione dei benandanti fu l'italiano Carlo Ginzburg che, nei primi Anni '60, esaminò i verbali processuali sopravvissuti del XVI e XVII secolo e raccolse le sue tesi nel volume I benandanti. Ricerche sulla stregoneria e sui culti agrari tra Cinquecento e Seicento (1966, nuova ed. 2020). Ginzburg interpretò i Benandanti come un «culto della fertilità» i cui membri erano «difensori dei raccolti e della fertilità dei campi» che discendeva da antiche tradizioni pagane contadine diffuse in tutto il Centro-Nord Europa, sia presso i Germani (si veda, in particolare, la figura mitica della Frau Holle), sia presso Slavi (vedi, in particolare i krasniki, come erano chiamati in area dalmatico-illirica i "combattenti in spirito") e Magiari (vedi in particolare i Táltos sciamanici), e che arrivò nelle regioni nord-orientali dell'Italia, in Friuli estendendosi fino a Vicenza, Verona, Istria e Dalmazia... Gli storici europei hanno tendenzialmente appoggiato e sviluppato le tesi di Ginzburg. mentre quelli anglosassoni sono sempre stati scettici in merito..

Una eco del culto e della figura dei Benandanti sopravvive ancora oggi nel folklore delle Valli del Natisone nei "Balavanti/Belavant"..

Etimologia

A cavallo tra XIX e XX secolo, folkloristi friulani di varia estrazione, come V. Ostermann (1841–1904), G. Marcotti (1850–1922), E. Fabris Bellavitis (1861–1904), A. Lazzarini (1871–1945) e G. Vidossi (1878–1969), impegnati nello studio delle tradizioni orali friulane, rilevarono che l'etimo friulano "benandant", letteralmente "buon camminatore" in italiano, era, soprattutto nella sua versione tipica delle Valli del Natisone nei "Balavanti/Belavant", praticamente sinonimo di "stria"/"strione" (it. "strega"/"stregone"). Secondo Carlo Ginzburg, il primo ad occuparsi sistematicamente dei Benandanti, ciò si dovette alle persecuzioni della Chiesa contro l'antico culto che avrebbero portato al suo discredito..

Esegesi delle fonti

La vicenda dei Benandanti venne allo scoperto negli Anni '60, quando un allora nemmeno trentenne Carlo Ginzburg, studiando le carte dell'Archivio arcivescovile di Udine, s'imbatté fortuitamente nei verbali dei processi dell'Inquisizione del XVI e XVII secolo documentanti gli interrogatori, tra gli altri, dei membri del culto pagano, connettendo così la «scoperta che la maggior parte degli storici sogna solo».. Nel suo I benandanti (1966), Ginzburg sostenne che il fenomeno era collegato a «un complesso più ampio di tradizioni» diffuse «dall'Alsazia all'Assia e dalla Baviera alla Svizzera» e ruotanti attorno al «mito degli incontri notturni» presieduti da una figura divina, variamente nota come Perchta, Holda, Abundia, Satia, Erodiade, Venere o Diana, e che credenze «quasi identiche» si rilevavano financo in Livonia, suffragando l'audace tesi «che nell'antichità queste credenze potrebbero aver un tempo coperto gran parte dell'Europa centrale». (v.si Tradizioni correlate).

Dagli Anni '70, la tendenza a interpretare elementi della credenza nella stregoneria dell'inizio dell'Età moderna come aventi origini antiche divenne prassi tra gli studiosi che operavano nell'Europa continentale. Su tutti, lo storico della religione rumeno Mircea Eliade (1907–1986) concordò con Ginzburg, descrivendo i Benandanti come «un culto segreto popolare e arcaico della fertilità». Nel bacino culturale anglosassone, i cui studiosi erano molto più interessati a comprendere le credenze sulla stregoneria nei loro contesti contemporanei, come la loro connessione con i rapporti di genere e di classe, l'accoglienza delle tesi di Ginzburg fu tiepida... Così, se l'antropologo tedesco Hans Peter Duerr citò i Benandanti nel suo Traumzeit: Über die Grenze zwischen Wildnis und Zivilisation (1978), paragonandoli, come Ginzburg, ai Perchtenlaufen e al Lupo mannaro di Kaltenbrun,. sostenendo che tutti rappresentavano uno scontro tra le forze dell'Ordine e del Caos,. nel suo Europe's Inner Demons (1975), lo storico inglese Norman Cohn (1915–2007) affermò l'assenza nel materiale di partenza che giustificasse l'idea di Ginzburg che i Benandanti fossero la «sopravvivenza di un antico culto della fertilità»..

Il dibattito era ancora ben acceso negli Anni '90. Nel 1990, lo storico ungherese Gábor Klaniczay inquadrò i Benandanti in una più ampia sopravvivenza di riti pre-cristiani, sottolineando la sopravvivenza di pratiche ampiamente simili, diverse nei nomi o in dettagli minori, nei Balcani, in Ungheria e in Romania nel medesimo periodo.. Nel 1999, lo storico inglese Ronald Hutton affermò che la tesi di Ginzburg poggiava su «fondamenti materiali e concettuali imperfetti». poiché «i sogni non costituiscono di per sé dei rituali, e le immagini oniriche condivise non costituiscono un "culto"» e che interpretare sogni del Seicento come reviviscenze di culti pagani antichi era interamente inferenza dello storico da lui tacciata come «sorprendente applicazione tardiva» della «teoria rituale del mito» del da lui screditato "gruppo di Cambridge" di Jane Ellen Harrison (1850–1928) e a Sir James Frazer (1854–1941)..

Descrizione e poteri I Benandant, tanto uomini quanto donne, erano individui che credevano di garantire la protezione della loro comunità e dei suoi raccolti. Riferivano di lasciare i loro corpi sotto forma di topo, farfalla, gatto, riccio, ecc. Gli uomini riferivano principalmente di volare tra le nuvole combattendo contro le streghe per garantire la fertilità alla loro comunità. Le donne riferivano più spesso di partecipare a grandi feste.

Origine: i "nati con la camicia"

I Benandanti nascevano ancora avvolti nel sacco amniotico,... quelli che vengono ancor oggi definiti come i "nati con la camicia", i fortunati, i privilegiati. Ciò in linea con la convinzione, diffusa in tutta Europa, che le capacità magiche fossero o apprese o, come in questo caso, innate. La levatrice o la stessa madre, dopo il parto, s'incaricavano di conservare una piccola parte del sacco amniotico che nei mesi successivi veniva benedetta e posta in un sacchettino da appendere al collo del neonato come un amuleto benefico e protettore. Nel folklore friulano, i cauli erano intrisi di proprietà magiche, associati alla capacità di proteggere i soldati dai pericoli, di far ritirare un nemico e di aiutare gli avvocati a vincere le loro cause legali, tanto che, nei secoli successivi, una tradizione folkloristica correlata, diffusa in gran parte d'Italia, sosteneva la credenza che le streghe fossero nate con un caulo. Se però il Benandante perdeva il suo amuleto, perdeva anche i suoi poteri. Sempre dalle confessioni di un Benandante, sappiamo che: «portava quella mia camiciola al collo sempre ma la persi et dipoi che la perdei non ci son più stato alli raduni». Dalle testimonianze raccolte, i Benandanti apprendevano i loro poteri durante l'infanzia, di solito dalle loro madri,. cosa che concorrerebbe a dimostrare, secondo Cohn che «non solo i pensieri da svegli ma anche le esperienze di trance degli individui possono essere profondamente condizionate dalle credenze generalmente accettate della società in cui vivono.».

I viaggi extra-corporei

Al raggiungimento della maggiore età, il Benandant era capace, nelle notti delle Quattro tempora,Nel calendario liturgico del rito romano, prima della riforma avviata dal Concilio Vaticano II, le "Quattro Tempora" erano quattro distinti periodi di tre giorni - mercoledì, venerdì e sabato - di una stessa settimana, approssimativamente equidistanti nel ciclo dell'anno, destinati al digiuno e alla preghiera. Questi giorni erano considerati particolarmente idonei per l'ordinazione del clero. Le tempora d'inverno cadevano fra la terza e la quarta domenica di Avvento, le tempora di primavera fra la prima e la seconda domenica di Quaresima, le tempora d'estate nella settimana fra Pentecoste e la solennità della Santissima Trinità e le tempora d'autunno fra la terza e la quarta domenica di settembre, cioè dopo l'Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre. d'esperienze extracorporee nelle quali il loro spirito («fiato» nelle testimonianze) lasciava il corpo durante il sonno. Sebbene queste esperienze fossero oniriche, i Benendanti le ritenevano reali. e, cosa importante, nei primi resoconti pervenutici, risalenti al 1575, non contenevano alcuno accenno agli elementi associati al sabba delle streghe: mancava l'adorazione del Diavolo, figura nemmeno presente, tanto quanto l'abiura del cristianesimo, il calpestamento dei crocifissi o la profanazione dei sacramenti..

Dalla testimonianza della moglie di un Benandante, sappiamo che «suo marito più volte di notte la chiamava et con li rimedi la urtava, et lei era come morta, perché diceva che li spirito se ne era andato al suo viaggio et il corpo restava come morto».. Parimenti, un Benandant dichiarò all'inquisitore che l'interrogava: «Signor, io dirò la verità. Io sono stato in tre stagione, cioè tre volte l'anno in uno prato [...] quale ho inteso dire da quei miei compagni, quali non conosco (perché niun si conosce, perché è il fiato che va, et il corpo resta fermo in letto) che si addimanda il prato di Josafat, come li suddetti compagni mi dicevano [...] [sono andato in questo prato] per il tempo di San Giovanni, del corpo di Nostro Signore et di San Mattia, di notte».