Plesio (Pies in dialetto comasco,Per il dialetto comasco, si utilizza l'ortografia ticinese, introdotta a partire dal 1969 dall'associazione culturale "Famiglia Comasca" nei vocabolari, nei documenti e nella produzione letteraria. AFI: ) è un comune italiano sparso di abitanti della provincia di Como in Lombardia. Il comune fa parte della Comunità montana Valli del Lario e del Ceresio situato in Val Menaggio.
Geografia fisica Territorio Plesio è adagiato in zona collinare sotto le pittoresche crode dolomitiche del monte Grona, nelle Prealpi comasche, situato sul versante lariano della Val Menaggio al di sopra della riva occidentale del lago di Como. Da Como, suo capoluogo di provincia, dista .
L'intero territorio comunale ha una escursione altimetrica di , da 275 a 2.107 m s.l.m., comprendendo nel suo territorio, la cima del monte Grona (1.736 m) e la cima del monte Bregagno (2.107 m). È suddiviso in sei frazioni, disposte a varie altitudini nell'ampia conca formatasi dall'erosione del ghiacciaio nei più antichi calcari marnosi e nelle arenarie del carnico. Nella classificazione sismica dei comuni italiani prevista dalla OPCM 3274/2003, Plesio è classificato in zona 4 (pericolo irrilevante).
Il corso d'acqua più importante è il Sanagra. Questo torrente nasce nelle vicinanze dell'alpe Nesdale, sotto la vetta del Bregagno e il suo letto rappresenta il confine occidentale del territorio comunale. In passato venivano attribuite proprietà miracolose alle sue acque, il suo nome si riteneva originasse etimologicamente dal latino sanat aegros, cioè guarisce gli ammalati.P. Bertarelli, Borgo di Menaggio, con le proprie et vicine delizie descritte, per N. Caprani stampator episcopale, Como, 1645. La val Sanagra è una delle valli ancora oggi poco conosciute ed incontaminate della provincia di Como. Altri piccoli torrenti, ma di portata non significativa, sono presenti, così come numerose sorgenti, tra le quali la più rilevante è la fonte del Tröi, che fornisce le acque allo stabilimento delle acque minerali Chiarella.
Il paese, che gode di una magnifica posizione panoramica che spazia su tutto il centro lago, è circondato da prati e boschi secolari. Tra le specie più rappresentative della flora troviamo: il castagno, il ciliegio selvatico, il tiglio, l'ontano, il nocciolo, il carpino nero, il maggiociondolo. Più in alto la betulla e sulle rocce della grona il pino mugo. Nelle vicinanze di Breglia è presente un esteso lariceto. Nel sottobosco troviamo il ginepro, il biancospino, il rododendro, il mirtillo, i funghi.
Clima Secondo la Classificazione climatica il centro abitato è situato in zona E, 2880 GG. Il clima di Plesio è di tipo temperato fresco, influenzato dalla sua relativa altitudine, dalla buona esposizione e dalla vicinanza al lago di Como.
I dati provenienti dalla stazione meteorologica di Milano Malpensa indicano, in base alla media trentennale di riferimento (1961-1990) per l'Organizzazione Mondiale della Meteorologia, che la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno a +1 °C; quella del mese più caldo, luglio, è di +22 °C. Le precipitazioni medie annue sono superiori ai 1000 mm.
Origini del nome Un atto di compravendita redatto nel settembre 1014 cita Plesio col nome di PlisaC. Ratti,Aspetti e problemi dell'ambiente e società di Como, del Lario e della Valtellina, negli atti privati milanesi e comaschi nel sec. XI (1000 – 1075), Como, Camera del commercio industria artigianato ed agricoltura di Como, 1977, pag. 55., mentre nel 1335 viene chiamato comune de PlexioVolume Magnum Statuta Cumarum – 1335, in Sezione d'Archivio di Stato, Como, Fondo Comunale, foglio 472 verso 475.. Nel 1585 viene citato come Pieso. Le ipotesi sull'origine toponomastica sono assai contrastanti. Alcuni. lo derivano dal greco Πλησὶον, attribuendo la fondazione del paese ai coloni greci portati da CesareStrabone, V, 1, 6, 213., ma questa ipotesi è ritenuta oggi assai inverosimileG. Luraschi, Furono 500 greco-siculi i primi colonizzatori del Lario, in Communitas, 3-4.. AltriP. Boselli, Dizionario di toponomastica briantea, comasca e lecchese, ed. Stefanoni, Lecco, 1993, pag. 239. riportando l'Orsini e l'Olivieri, dal prelatino blese, "pendio erboso". Altri ancora dal celtico "roccia sopra l'acqua". Il fermante bl, comune a numerosi toponimi indicanti luoghi collinosi scoscesi, suggerirebbe "monte a perpendicolo sul lago".
Storia
La preistoria Plesio è un paese con antichissime origini. I resti di una imponente cinta muraria che perimetrava la sommità del Ciapp del castellF. Bernini, Alla scoperta del Castelliere del XII secolo a.C., in Vivi Plesio, n. u. 2013, pag 21. Il sito è stato oggetto di una visita della Società archeologica comense., così come i riferimenti della microtoponomastica circostante (Sibell, Dunira, Paron, Ligomena) fanno supporre la presenza di un castelliere dell'età del bronzo finale databile al XII secolo a.C.. Si tratta quindi di una residenza fortificata dove si poteva dominare e sorvegliare l'area circostante e dove nei momenti di pericolo la popolazione tributaria poteva trovarvi rifugioG. Luraschi, Il "castellum" nella costituzione politica dei "Ligures Comenses", pag. 136.. Probabilmente Plesio è uno dei ventotto castella che si arresero in quel fatidico 196 a.C. al console romano Marco Claudio Marcello insieme ai Comenses ai quali era confederatoTito Livio, XXXIII, 36, 9-18..
Di difficile datazione e collocazione culturale sono le pietre a scodella scoperte a Breglia, ma che comunque ci conferma una presenza antichissima..
Le fonti archeologiche databili con sicurezza, sono riconducibili alla cultura di Golasecca (G III A 3) ed attestano la presenza umana all'inizio del IV secolo a.C. Si tratta di due olle riscontrate sulla strada che da Calveseglio porta a Plesio all'inizio del XX secolo facenti parte di una tomba ad incinerazione di un personaggio di sesso femminile, contenenti le ceneri della defunta e numerosi oggetti a corredoStefania Casini, Materiali del Golasecca iii a provenienti dal territorio comasco, in Rivista archeologica dell'antica Provincia e Diocesi di Como, Periodico di antichità e d'arte della Società archeologica comense. Fascicolo nº 165 – anno 1983, Pag 108 e seguenti..
L'origine del paese quindi è da collocare in un periodo storico ben preciso, caratterizzato dalla decadenza della cultura di Golasecca ed in particolare del suo centro principale che era Comum e dall'invasione dell'Italia da parte di popolazioni galliche transalpineR. De Marinis, L'età gallica in Lombardia (IV - I secolo a.C.): risultati delle ultime ricerche e problemi aperti in Atti 2º convegno archeologico regionale, Como, 1986, pag. 97.. La funzione di Plesio quindi, al pari di altre esperienze contemporanee, sembra essere quella di controllo di un punto obbligato della via di accesso alla città di Como. Risultava impossibile infatti costeggiare il lago per gli impervi dirupi del Sasso rancio, che venne attrezzato solo in epoca medievale e la via più naturale per aggirare l'ostacolo risultava quella di valicare la sella di Breglia, che per molti secoli restò la via principale. Comunque il Sasso rancio ha continuato a rappresentare un pericolo anche dopo la sistemazione medievale: Paolo Giovio ricordavaPaolo Giovio, Larii lacus descriptio, Venezia, 1559. che solo i pazzi lo attraversano e nel 1799 un'intera squadra di cavalleria cosacca dell'esercito austriaco al servizio del generale Bellegarde cadde a strapiombo nelle acque del lago.
Con la fondazione della nuova colonia di Novum Comum da parte di Gaio Giulio Cesare e con la nuova politica di espansione verso i valichi alpini, la via Regia acquistò un peso sempre più rilevante. Sarà poi solo sotto Augusto che si attuerà il progetto di rifacimento della rete viaria alpina per conquistare e pacificare i popoli germanici. Certamente la via Regina non ebbe mai un ruolo preponderante: infatti la maggior parte dei traffici transitava per via d'acqua, ma comunque, seppur secondario, la via richiedeva manutenzione e strutture di servizio.
Così Logo, dove sorgerà la chiesa di san Sebastiano, era consacrato a Lugh, che i Romani chiameranno Mercurio, il dio dei commerci, delle strade e il protettore dei viaggiatori. A Calveseglio, dal latino carrus e vehes, c'era una mutatio per il cambio degli animali e qui nascerà il centro demico, religioso e civile, della convalle. A Breglia, il culmen della strada, la tomba del IV secolo ci suggerisce l'importanza del posto e l'asse dell'imperatore Marco Giulio Filippo Augusto detto Filippo l'Arabo ci permette di datare con sicurezza la presenza romana nella metà del terzo secolo. Ma anche il comando con cui ancora oggi si comanda al proprio animale da soma di camminare, "i"Grammaticalmente imperativo presente seconda persona singolare del verbo eo: vai!, ci tramanda la tradizione "latina" degli abitanti di Plesio di viaggiare e di trasportareF. Selva, Storia di Plesio, manoscritto inedito, 1996..
L'età antica Secondo gli Statuti di Como del 1335 Plexio dicti montis [Menaxii] è un comune inserito nella pieve di Menaggio che già la ripartizione territoriale del 1240 attribuiva al quartiere di Porta Torre della città di Como. Al comune de Plexio spettava la manutenzione della via Regia nel tratto dal ponte de la polla sino all'ingresso del Saxo Rantio.
Il 9 settembre 1413 il duca Filippo Maria Visconti concede con privilegio a titolo feudale a Martino e Franchino de' Castelli di Menaggio, capitano della parte guelfa dei Vitani nella presa di Como, ed ai loro discendenti le terre di Plesio e di San Siro per i servizi resi. L'investitura feudale venne rinnovata nel 1469.
Dal 1475 al 1519 fu sede notarile.
Nel Liber consulum civitatis Novocomi si riportano i giuramenti che i consoli comunali prestarono dal 1510 al 1536. Anche qui Plesio risulta inserito nella pieve di Menaggio, però nella Relazione Opizzone del 1644 appare iscritto nella Squadra di Rezzonico del Contado di Como.
Nel 1603 il pittore Gian Domenico Caresana, di Cureglia affresca l'altare maggiore e due altari laterali nella chiesa parrocchiale di san FedeleP. Marcellini, E. Ripamonti, Gian Domenico Caresana a S. Fedele in Plesio - 1603, in "Quaderni della biblioteca del convento francescano di Dongo, gennaio 1990, pag. 23.. Queste opere andarono distrutte con l'abbattimento della vecchia chiesa alla fine del XVIII secolo.
Dal censimento del 1751 si evince che Plesio era di nuovo inserito nella pieve di Menaggio, era composto da cinque terre: Plesio con 145 abitanti, Ligomena (Ligomna) con 128 abitanti, Logo (Luogo) con 96 abitanti, Barna con 197 abitanti e Calveseglio con 47 abitanti, non era infeudato, infatti con istrumento notarile di Francesco Mercansolo del 30 agosto 1647, per sottrarsi ad una possibile infeudazione, aveva versato alla Regia Tesoreria la somma di lire 1670 e ogni quindici anni pagava la somma di lire 100.
L'emigrazione L'emigrazione fu un fenomeno diffuso su tutto il territorio lariano quale strategia di sopravvivenza familiare. Di origine antichissima, è documentata già nel medioevo quando gli artigiani Magistri comacini abbandonavano i propri paesi e giravano l'Italia e l'Europa quali carpentieri. Si tratta di un flusso che, a partire dal XVI secolo, ha raggiunto movimenti considerevoli di popolazione: nel 1599 gli abitanti di Plesio erano 900, nel 1643 erano 461 e nel 1699 erano 385. Gli assenti perché emigrati nel 1643 erano 115 uominiB. Caizzi, Il Comasco sotto il dominio spagnolo, Ricciardi ed, Milano, 1980, pag 201.. L'emigrazione era quindi riservata agli individui maschiFernand Braudel parla delle vallate alpine quali "fabbriche di uomini" al servizio delle città, in Civiltà ed imperi del Mediterraneo, Torino, 1965. ed era di carattere temporaneo e stagionale.