Biografia Figlio di Giovanni Stampa, italiano/grigionese e Carolina Schwarz, tedesca, si trasferi a Bergamo dove sposò Anna Elena Frizzoni, figlia di Federico Frizzoni ed Elena De Salis. Possidente terriero, fece parte del consorzio cooperativo di Bergamo. Come il padre, apparteneva alla comunità evangelica che aveva una forte presenza a Bergamo.
Alpinista insieme alla moglie, cavaliere dell'ordine della Corona d'Italia, fu consigliere comunale a Mornico al Serio e sindaco di Ghisalba, dove possedeva una filanda e dove fondò una scuola, pensata principalmente per offrire un'istruzione ai contadini.
Nel 1898 pubblicò a Dresda il suo unico testo noto, Arcanum anima. Gedankes eines Menschenfreunden ("Anima misterioso [sic]. Pensieri di un filantropo").
Dopo la sua scomparsa, è stato tumulato nella tomba di famiglia a Bergamo.
Candidato al Nobel La candidatura di Giacomo Stampa alla prima edizione del Premio Nobel nel 1901 fu avanzata dallo storico ungherese Ármin Vámbéry, a capo dell'Accademia Ungherese delle Scienze. Si trattava del primo italiano candidato al premio Nobel per la letteratura assieme ad Antonio Fogazzaro. La motivazione era semplicemente il titolo dell'opera di Stampa, dove il proponente evidenziava l'errore presente nella parte latina del titolo (Arcanum anima [sic!]). Gli organizzatori del Nobel tuttavia bocciarono la sua candidatura per «grandi carenze tecniche».Frase originale: hvars "Arcanum anima" är en social partiskrift med stora tekniska brister
Oltre al volume, pubblicato da Pierson nel 1898, non paiono esistere altre opere attribuibili a Giacomo Stampa, né il suo nome è mai citato nelle enciclopedie letterarie del tempo e successive. Tale mancanza di riscontri ha per lungo tempo indotto la critica letteraria a pensare che Stampa non fosse mai esistito, inventato per fare uno scherzo agli organizzatori del Nobel (anche se l'importanza di chi l'aveva proposto poteva far dubitare di questa ipotesi).
Opere
Vita privata Giacomo Stampa ed Anna Elena Frizzoni ebbero tre figli, Bianca Antonietta, Elena e Carlo.
Note