La giornalista, che lavorò come libera professionista per Ukraïns'ka Pravda, Radio Free Europe, e il canale televisivo Hromadske.TV, scomparve nell'agosto 2023 durante il ritorno sui luoghi occupati dai russi. Nell'ottobre 2024 venne confermata la sua morte in un carcere russo.Paolo Brera, La morte in cella di Viktoria, la giornalista ucraina che raccontava il Donbass, la Repubblica, 12 ottobre 2024, p. 9

Biografia Viktorija "Vika" Roščyna nacque il 6 ottobre 1996 a Zaporižžja, in una famiglia di ucraini russofoni. Aveva una sorella. Da giovane passò un periodo in Canada con il padre.

Iniziò a lavorare come giornalista fin dall'adolescenza, occupandosi di decisioni giudiziarie e crimini. Dopo l'invasione e l'occupazione russa dell'Ucraina orientale nel 2022, cominciò a scrivere della vita nelle aree occupate dai russi dell'Ucraina e dell'assedio di Mariupol'.

Nel marzo 2022 venne arrestata dall'esercito russo a Vasylivka, ma riuscì a fuggire dopo essersi nascosta in un seminterrato durante la notte. Sempre nel marzo 2022, la sua auto fu colpita da carri armati russi. Lei e il suo autista fuggirono, ma il suo computer e la sua macchina fotografica vennero rubati. Roščyna fu detenuta a Berdjans'k dal Servizio di sicurezza federale russo per dieci giorni. Venne liberata solo dopo aver girato un video in cui dovette affermare che le forze russe le ebbero salvato la vita. Scrisse un articolo sul suo periodo di prigionia per Hromadsk'e. Più tardi, nello stesso anno, le fu conferito un "Courage in Journalism Award" dall'International Women's Media Foundation (IWMF). Si rifiutò di partecipare alla cerimonia di premiazione, in modo da potersi concentrare sui suoi reportage.

Scomparsa e morte Nel luglio 2023 Viktorija Roščyna visitò l'Ucraina orientale occupata dai russi, per riferire sulla crisi della centrale nucleare di Zaporižžja e sulla distruzione della diga di Kachovka. Per entrare nel territorio, previde di attraversare la Polonia e la Russia. Il 3 agosto 2023 disse alla sua famiglia di aver superato i controlli di frontiera. Quella fu l'ultima volta che fu sentita. Il 12 agosto fu denunciata la sua scomparsa e un mese più tardi, il 12 settembre, venne ufficialmente presentata una denuncia. La sua scomparsa fu resa pubblica il 4 ottobre 2023 dalla sua famiglia, attraverso i rapporti di The Daily Beast e Ukraïns'ka Pravda. Anna Nemcova, autrice dell'articolo del Daily Beast e amica di Viktorija Roščyna, disse di aver pubblicato l'articolo "per creare scompiglio" e nella speranza che, se Roščyna fosse stata ancora viva, i suoi rapitori avrebbero "smesso di torturarla".

Intorno al 22 aprile 2024, suo padre Volodymyr Mychajlovyč Roščyn (in ucraino: Володимир Михайлович Рощин) ricevette una lettera datata 17 aprile 2024 dal governo russo nella quale venne confermata la detenzione della figlia Viktorija Roščyna.

Dopo le proteste dei colleghi e famigliari, anche papa Francesco chiese privatamente la liberazione della giornalista in colloqui privati con la diplomazia russa. Ad agosto fu concessa una telefonata con la famiglia, e fu l'ultima volta in cui il padre la sentì.

L'IWMF definì la detenzione "ingiusta" e l'Unione europea la descrisse come "illegale" e "arbitraria". L'attivista per i diritti umani Svetlana Gannuškina annunciò di aver scritto a Tat'jana Moskalkova, commissaria per i diritti umani della Federazione Russa, per chiedere informazioni su Viktorija Roščyna. Sevhil' Musajeva, caporedattrice di Ukraïns'ka Pravda, e l'Unione nazionale dei giornalisti ucraini chiesero il suo rilascio immediato.

Il 10 ottobre 2024 Petro Jacenko del Quartier Generale di Coordinamento per il trattamento dei prigionieri di guerra, annunciò la sua morte. In una lettera alla famiglia, i funzionari russi affermarono che la morte fosse avvenuta il 19 settembre 2024. La causa della sua morte rimase sconosciuta ma probabilmente legata allo sciopero della fame da lei condotto.

L'ONG ucraina Medijna iniciatyva za prava ljudyny (Медійна ініціатива за права людини) affermò inoltre che fu detenuta nella colonia penale numero 77 a Berdjans'k (convertita a centro di detenzione per prigionieri di guerra), o secondo altri a Melitopol', prima del suo trasferimento al centro di detenzione preventiva numero 2 a Taganrog, dove venne allestito campo di concentramento per prigionieri ucraini. Entrambi i centri vennero accusati di torturare i prigionieri con scosse elettriche, violenze e pestaggi, come riportato da testimoni ucraini tra cui una persona che avrebbe visto Roščyna in prigione, affermando che la giornalista avesse ferite da taglio su tutto il corpo, non si alimentasse più, pesasse circa 30 kg, non camminasse da sola e che le fossero state negate le cure mediche. Sarebbe stato impedito di vederla ad un ispettore russo incaricato di controllare le condizioni dei prigionieri. In seguito le sue condizioni di salute sarebbero lievemente migliorate dopo un ricovero in ospedale, ma morì per cause non chiare durante un trasferimento, dopo essere stata detenuta per tre mesi in isolamento. Secondo l'agenzia di stampa russa dissidente Mediazona, al momento della sua morte venne trasferita a Mosca, ma secondo l'intelligence della difesa ucraina, Viktorija Roščyna venne inserita su una lista di scambio di prigionieri, rimanendo ancora detenuta nella città russa di Taganrog, oppure era in viaggio su un treno a partire dall'8 settembre.

Reporter senza frontiere e IWMF chiesero un'indagine sulla sua detenzione e morte, così come fecero anche l'Unione europea e il Comitato per la protezione dei giornalisti. L'11 ottobre, il governo ucraino annunciò di considerare la sua scomparsa un omicidio e un crimine di guerra e il presidente Volodymyr Zelens'kyj descrisse la sua morte come "un duro colpo". Il 18 ottobre il governo russo rifiutò di consegnare il corpo della giornalista alle autorità ucraine, come precedentemente previsto. I resti della reporter furono riconsegnati all'Ucraina solo nel febbraio 2025 e identificati tramite DNA ad aprile. Inizialmente il cadavere venne contrassegnato da una falsa dicitura riportante l'identificazione di un uomo morto di occlusione coronarica. L'autopsia avrebbe confermato le violenze subìte da Roščyna, pur non potendo identificare la causa di morte a causa del tempo trascorso e della mummificazione del corpo. Secondo il medico legale Jurij Belousov "sul corpo della vittima sono stati riscontrati numerosi segni di tortura e maltrattamenti, tra cui abrasioni ed emorragie in varie parti del corpo, oltre a una costola rotta. Gli esperti hanno anche scoperto quelli che potrebbero essere segni di elettrocuzione. Anche queste informazioni saranno chiarite durante l'esame forense successivo". Secondo fonti investigative ucraine ed esperti di medicina, riportati dall'agenzia russa di opposizione Meduza, alcuni organi (cervello, bulbi oculari e laringe) sarebbero stati asportati dal corpo in Russia per evitare indagini sulla causa del decesso, ma i lividi sul collo e la rottura dell'osso ioide sarebbero compatibili con un omicidio volontario mediante strangolamento. Una fonte delle forze dell'ordine ucraine riferì ai giornalisti che non fosse raro che la Russia restituisse i corpi dei prigionieri con gli organi interni rimossi. Si tratterebbe però, come siegato solitamente dalle autorità russe, di una parte del "protocollo per la gestione dei defunti durante l'autopsia", utile tuttavia anche a nascondere segni di abusi, come affermato dalla fonte.

Il 14 maggio la Verchovna Rada, votando la proposta di 26 deputati, richiese al presidente Zelens'kyj di conferire postumo il titolo di Eroe dell'Ucraina a Viktorija Roščyna. Il 1º agosto venne insignita dell'Ordine della Libertà e l'8 agosto si svolsero i funerali a Kiev nella Cattedrale di San Michele, con una commemorazione in Piazza Indipendenza.

Indagini giudiziarie e procedimenti penali sull'omicidio La procura generale dell'Ucraina indagò in contumacia il 7 agosto 2025 l'ex direttore del carcere di Taganrog, Aleksandr Shtoda, per il reato di "trattamento crudele nei confronti di civili, commesso in seguito a una precedente cospirazione da parte di un gruppo di persone" (parti 1 e 2 dell'articolo 438 del codice penale ucraino, punibile con la reclusione fino a 12 anni). L'Unione europea ha imposto sanzioni personali sui funzionari della prigione ritenuti responsabili della morte di Roščyna e di almeno 15 detenuti ucraini: il direttore del Servizio Penitenziario Federale della regione di Rostov sul Don Andrej Polyakov, il citato direttore del SIZO-2 (centro di detenzione preventiva) di Taganrog Aleksandr Shtoda e i suoi vice Andrej Michailičenko e Andrej Sapitskij.

Pubblicazioni

Premi e onorificenze Premio Courage in Journalism (2022) Premio Homo Homini per i diritti umani (2024)

Onorificenze ucraine

Note

Collegamenti esterni Traduzione in lingua inglese del racconto di Roščyna del suo periodo di detenzione in Russia pubblicato postumo da Index on Censorship 2022 Courage in Journalism Awards: Victoria Roščyna, video di International Women's Media Foundation The Viktoriia Project, su forbiddenstories

Categoria:Morti nelle carceri russe Categoria:Giornalisti assassinati Categoria:Invasione russa dell'Ucraina del 2022 Categoria:Vittime di dittature Categoria:Persone sequestrate Categoria:Morti assassinati a seguito di torture Categoria:Inviati e corrispondenti di guerra Categoria:Prigionieri politici Categoria:Attivisti per i diritti umani