Giapeto () è un personaggio della mitologia greca. È un Titano e rappresenta il ciclo vitale e della mortalità e rappresenta il pilastro dell'Ovest.
Etimologia
Il nome greco (Iapetós) presenta diverse interpretazioni etimologiche. L'ipotesi più accreditata dagli studiosi lo fa derivare dal verbo (iáptō), col significato di "lanciare", "colpire" o "ferire", intendendo il nome con il valore passivo di "colui che è proiettato" o "il lanciato".
Esistono anche altre interpretazioni minoritarie, la prima lo riconduce alla radice indoeuropea *iebh- ("generare" o "accoppiarsi"), presente anche in alcuni dialetti anatolici; la seconda, avanzata da Adrian Room, lo lega al verbo (íptomai, "opprimere" o "danneggiare"), attribuendo al nome il significato di "l'oppresso".
Genealogia
Figlio di Urano (il cielo) e di Gea (la terra), sposò l'oceanina Climene oppure l'oceanina Asia e divenne padre di Atlante, Prometeo, Epimeteo e Menezio.
Pausania aggiunge Bufago avuto da Tornace ().
Stefano di Bisanzio aggiunge la figlia Anchiale ().
Il latino Igino mischia i Titani con i Giganti e scrive che Giapeto nacque dal Tartaro e da Gea.
Mitologia
Giapeto è un Titano di prima generazione e benché privo di un esteso ciclo di miti propri, la figura di Giapeto riveste una fondamentale importanza Teogonica come capostipite e sorgente della condizione umana.
La Titanomachia e la prigionia nel Tartaro
Durante la Titanomachia, la decennale guerra per il predominio cosmico combatutta tra la vecchia generazione di dèi guidata da Crono e la nuova guidata da Zeus, Giapeto si schierò al fianco dei suoi fratelli Titani, che furono sconfitti e dopo la vittoria degli Olimpi, Zeus scagliò Giapeto e tutti i Titani nelle profondità del Tartaro, incatenandoli negli abissi sotterranei e sotto la custodia degli Ecatonchiri.
Nell'Iliade, Omero descrive la sua condizione eterna posizionandolo nei confini più remoti della Terra e del Mare, seduto accanto a Crono al di fuori della luce del sole e della brezza dei venti, e circondato solo dalla notte profonda del Tartaro.
Il pilastro cosmico dell'Ovest
Nella speculazione cosmologica greca, Giapeto veniva associato al pilastro dell'Ovest (l'Occidente), la direzione dove tramonta il sole e dove si aprono le porte del mondo dei morti. Insieme ai suoi tre fratelli Iperione (l'Est), Ceo (il Nord) e Crio (il Sud), Giapeto costituiva uno dei quattro sostegni cosmici che, collocati ai quattro angoli della Terra, tenevano separato il firmamento dalla superficie terrestre prima della Titanomachia ed una volta rinchiusi nel Tartaro furono sostituiti da Atlante.
Il capostipite dell'umanità e la mortalità
Tutti i suoi figli diretti incarnano gli aspetti tragici della condizione umana e della sfida all'autorità di Zeus che punì la smisurata arroganza di Menezio, condannò Atlante a sostenere la volta celeste e non pose rimedio alle sventure di Prometeo ed Epimeteo che tramite la loro discendenza causarono l'introduzione dei mali, delle malattie e della mortalità nel mondo tramite l'apertura del vaso di Pandora, la sposa di Epimeteo.
Attraverso i suoi nipoti Deucalione e Pirra (figlia di Epimeteo), unici sopravvissuti al diluvio universale, Giapeto divenne l'antenato di tutta la nuova razza umana. Per questa ragione la tradizione poetica, come ad esempio Pindaro, si riferisce agli uomini e ai re delle stirpi arcaiche definendoli "progenie delle figlie di Giapeto".
Progenie
La figlia Anchiale fu l'eponimo della città di Anchialea e del fiume adiacente e suo figlio Cidno divenne l'eponimo del fiume Cidno.
Note
Voci correlate Titanomachia Titani Prometeo Deucalione e Pirra
Collegamenti esterni
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