I processi per stregoneria in Italia si verificarono contemporaneamente alla cosiddetta caccia alle streghe (1450-1750), il momento cioè in cui, tra l'Europa e le colonie britanniche d'America, furono processate per stregoneria circa persone Levack si rifà per le stime a e ne furono condannate a morte circa la metà. Lo studio della parentesi italiana di questi processi è, per taluni versi, più complesso rispetto a quello dei processi celebrati in altri paesi europei. In Italia come altrove, il processo per stregoneria poteva essere gestito non solo dalle autorità religiose, ma anche dai locali poteri temporali cosa che, in una regione geografica allora divisa tra numerose compagini statali, detti "Antichi Stati italiani", ha portato alla stratificazione di materiale processuale variegato, in svariate sedi e solo parzialmente e malamente pervenuto alla storiografia moderna.

Le stime dell'intensità dei processi e il numero delle esecuzioni da essi irrogate sono pertanto, per i predetti motivi, estremamente volatili; in Italia la situazione è ancora più amplificata, variando da centinaia a migliaia di vittime. Uno dei pochi dati certi, apparentemente paradossale, è che l'Inquisizione romana, potentissima nell'Italia dellAncien Régime, condannò al rogo per stregoneria entro le mura della città di Roma solo quattro persone.. Stando alle stime, i processi nella penisola dovrebbero essere stati circa e le vittime, applicando le modalità di calcolo proposte da Brian P. Levack, almeno un paio di migliaia, di cui però solo trentasei apparentemente imputabili al Vaticano.

L'Italia settentrionale sperimentò una prima ondata di processi alle streghe con largo anticipo rispetto alla maggior parte dell'Europa. Il fenomeno raggiunse il suo apice durante il Rinascimento: dopo alcuni casi sporadici negli anni 1370 e uno di grande rilevanza avvenuto nello Stato di Milano nel 1384-1390, infatti, nel corso del XV secolo si verificarono nella penisola numerose cacce alle streghe. Processi di massa per stregoneria con numerose esecuzioni furono celebrati in Valtellina (1460, 1483 e 1485), a Cuneo (1477) e Pavia (1479), nel Canavese (1472 e 1475-1476) e a Peveragno (1485 e 1489) e Carignano (1493-1494). Il successivo periodo di caos socio-politico per la penisola durante le celebri guerre d'Italia del XVI secolo aggravò ulteriormente la situazione.. Dopo il 1530, quando l'Italia era ormai saldamente sotto il dominio degli Asburgo di Spagna, le esecuzioni per stregoneria diminuirono e, per diversi decenni, punizioni minori della pena di morte divennero comuni nei processi alle streghe.. Gli Stati italiani sperimentarono una seconda ondata di esecuzioni per stregoneria durante la Controriforma che raggiunsero il culmine tra il 1580 e il 1660 circa, diminuendo poi sino a scomparire nella prima metà del XVIII secolo con gli ultimi roghi accertati tra 1720 e 1730...

Esegesi delle fonti e conteggio delle vittime

Il numero delle vittime della caccia alle streghe europea è largamente dibattuto da decenni. Il raggiungimento di una certezza sul tema è ostacolato da molti elementi, come la perdita nel tempo di documenti affidabili relativi a gran parte dei processi. Il motivo principale fu che, a partire dall'Illuminismo (e per l'Italia ancor più durante il Risorgimento), per paura che cadessero nelle mani degli avversari della Chiesa gli immensi archivi inquisitoriali, stratificati in secoli d'attività presso le varie e poliedriche realtà politiche che caratterizzavano l'Italia prima dell'Unità (v.si Antichi Stati italiani), ne furono dati alle fiamme molti (per esempio a Mantova, a Benevento o in Sicilia, ove si trovavano le carte di migliaia di processi), mentre altri furono sequestrati per motivi anticlericali e poi scomparvero nei rovesci della storia, come fu per gli atti processuali del Sant'Uffizio rubati dai francesi durante l'Occupazione napoleonica di Roma (1798-1799) o per le carta fatte bruciare a Milano nel 1788 quando il monarca illuminato Giuseppe II d'Asburgo-Lorena (r. 1765-1790) sfrattò dal capoluogo meneghino il Sant'Uffizio. Esemplare in questo senso il destino storiografico degli atti dei processi contro le streghe di Valle Camonica, la più grande caccia consumatasi sul suolo italiano: già custoditi negli archivi delle parrocchie interessate, a fine Ottocento figuravano nella raccolta privata di don Luigi Brescianelli di Capo di Ponte (BS) finché un ordine tassativo del vescovo di Brescia, Giacinto Gaggia (c. 1909-1933), ne impose la distruzione per «non fomentare una campagna anticlericale».. A oggi, dei 45 tribunali provinciali dell'Inquisizione romana, solo cinque dei relativi archivi sono pervenuti integri: Venezia, Modena, Siena, Napoli e Aquileia..

Il 15 giugno 2004, il Vaticano pubblicò il volume L'inquisizione. Atti del Simposio Internazionale di Città del Vaticano del 29-31 ottobre 1998, frutto del lavoro della Commissione teologico-storica del Comitato Centrale del Grande Giubileo del 2000 sui documenti ufficiali della Santa Sede su processi celebrati da tribunali civili ed ecclesiastici secondo la procedura inquisitoriale, nel quale si concluse che «le condanne al rogo comminate da tribunali ecclesiastici sono state 4 in Portogallo, 59 in Spagna, 36 in Italia: in tutto, quindi, meno di 100 casi». Altre stime riportano circa processi, dei quali circa nella sola Italia. Lo storico statunitense Brian P. Levack ha valutato le esecuzioni capitali come esito del 55% dei processi, giungendo pertanto a un totale di circa persone giustiziate in Europa nel 1450-1750. In questi processi, l'80% degli accusati era di sesso femminile, mentre in taluni Paesi nordici (es. Islanda) vi fu una predominanza maschile.. Altri studi pervengono a conclusioni di poco superiori. La situazione muta, non di molto, esaminando le cifre riferite a particolari aree geografiche oggetto di studi più approfonditi, sulla base del ritrovamento di documenti processuali, su tutti il sopraccitato esempio delle streghe camune processate nel XVI secolo, non essendo stato possibile recuperare la documentazione per ogni processo celebrato. Pertanto, le cifre che si ipotizzano in ordine alle vittime vanno considerate come ordini di grandezza e spesso sono oggettivamente influenzate dalle opinioni e ideologie degli autori che le hanno determinate, problematica, questa, presente in ogni studio sulla caccia alle streghe europee: è per esempio noto che ecclesiastico apostata Juan Antonio Llorente (1756-1823), attivo abolizionista dell'Inquisizione spagnola, sovrastimò le vittime imputate all'operato della stessa.

Alcuni studiosi rilevano il paradosso che l'Italia, ove la base religioso-filosofica nonché teologica della caccia alle streghe nacque e crebbe attraverso bolle papali e manuali, non fu teatro delle più violente persecuzioni (eccetto che nell'arco alpino occidentale, come approfondiremo nel seguito), né mattatoio delle vittime più numerose. Sarebbe stata proprio l'ingombrante presenza del Sant'Uffizio romano, generalmente avverso ai processi sommari laico-popolari che minavano l'autorità ecclesiastica, a impedire, nel Bel paese, un eccesso di persecuzioni che furono così ben più numerose in paesi quali Francia, Gran Bretagna e Germania. stima tra le e le vittime in un arco di tempo di circa 350 anni. Secondo altri, anzitutto Giovanni Romeo, la caccia alle streghe in Italia addirittura si spense per la crisi che i tribunali del Sant'Uffizio, attore propulsivo e necessario per la chiusura dei processi, ebbero tra il Seicento e il Settecento e non per decisioni degli inquisitori generali. Sono osservazioni, tuttavia, puramente legate alla possibilità di compiere ricerche statistiche, in quanto nei Paesi sopra citati esistono ancora archivi intatti della caccia alle streghe, mentre in Italia, come anticipato, detti archivi sono andati distrutti o perduti nel corso dei secoli.L'antropologo Massimo Centini, con Laura Rangoni, in un'intervista durante la trasmissione L'ora delle streghe: l'olocausto dimenticato ha affermato: «Il numero delle streghe arse in Italia non è verificabile in quanto molte volte venivano distrutti i verbali insieme alle streghe perché non rimanesse traccia di quella infamia. Non solo: i parenti delle streghe comperavano i verbali per cancellare ogni prova di cattivo nome della famiglia, e non dobbiamo dimenticare che sono stati distrutti archivi interi.»

Tirando le somme, la maggior parte dei roghi di streghe e stregoni si verificò in Italia nella prima metà del Cinquecento, soprattutto nell'Italia settentrionale e in Toscana (anche se, ad esempio, nella Repubblica di Lucca il caso di Polissena di San Macario e Margherita di San Rocco si verificò nel 1571),. con un solo caso a Benevento.. Come anticipato, a Roma, sede del papato e del Sant'Uffizio, la caccia alle streghe innescò solo quattro roghi.. Le cacce alle streghe condotte in alcune valli alpine dalle autorità secolari nel Cinque-Seicento furono molto severe, al pari di quanto succedeva contemporaneamente nell'Europa centrale, e le condanne capitali furono prevalentemente irrogate nel Centro-Nord della Penisola, mentre nel Mezzogiorno ce ne furono pochissime.. La materia, come anticipato, è però oggetto di continui approfondimenti e ricerche e si stanno scoprendo e analizzando più processi e più sentenze capitali del Cinque-Seicento che potrebbero modificare il quadro generale appena tratteggiato..

Premesse

Stregoneria italiana

Con il termine "stregoneria italiana" si indicano tutti quei culti/riti, o meglio ancora tradizioni/culture, pagano-sciamanici sopravvissuti a lungo nella Penisola in epoca cristiana, progressivamente scomparsi o cristianizzati nel tempo, che sono stati recuperati negli ultimi decenni del XX secolo grazie a dati storici, antropologici e folcloristici (fondamentale in tal senso l'opera di Carlo Ginzburg).Per un riassunto sulla Storiografia della Stregoneria in Italia, si veda Queste tradizioni pagane dal sapore esoterico, ancora ben radicate nel vivere comune europeo dell'età moderna all'interno della c.d. "magia popolare", costituirono, in Italia come nel resto d'Europa, il fertile humus su cui poté attecchire e divampare il fenomeno della caccia alle streghe..

La stregoneria italiana contiene al suo interno differenze regionali e quindi ogni località sarà associata a divinità diverse, dipendenti dalle influenze che differenti popoli hanno avuto su ogni specifica area. Ciò ha portato a un'incredibile varietà di spiriti della natura e/o ricollegabili al culto degli antenati (il munaciello e l'uria campani, sorta di spiriti domestici, o il lenghelo laziale, solo per citarne alcuni), al sorgere e al prosperare di figure di professionisti dell'esoterismo cui il popolo si rivolgeva per gestire il rapporto con il soprannaturale (tra i più famosi i «Benandanti» del Friuli, veri e propri contro-stregoni, Ed. e le «Donas de fuera», a metà strada tra le streghe e le fate, tipiche della Sicilia e delle sue isole), tanto quanto all'origine di figure per noi oggi enigmatiche, poco più che maschere, come i mamuthones sardi.

L'etimo di lingua italiana "strega" ("stregone" al maschile) deriverebbe dal latino striga, a sua volta dal greco stryx, strygòs per «strige, barbagianni, uccello notturno», con il passare del tempo «esperta di magia e incantesimi». Nel latino medievale, il termine utilizzato prevalentemente era lamia e solo a partire dal Rinascimento si passò a "strega" con varie accezioni regionali, ovvero:

Ehtréga a Montjovet (simile all'italiano "strega"), Faye a Saint-Rhémy-en-Bosses (simile al francese "fée", i.e. "fata") e vari sostantivi sparsi per tutta la regione come Sorchèra o Chorchéire, simili al francese "sorcière", cioè "strega". (Valle d'Aosta) Masca o Maggia (Piemonte) Stria o Bàsura (Liguria) Borde (Toscana) Strega o Mazzera (Corsica) Strìa/Strea, Strolega o Maggia (Lombardia, Emilia, Trentino, Friuli-Venezia Giulia) Coga, Stria, Bruxa [‘bru:ʒa] o Maghiargia (Sardegna)