La Wilmot Proviso, talvolta tradotta come «pregiudiziale Wilmot», è stato il tentativo di una parte del Congresso degli Stati Uniti del 1846 di vietare la schiavitù nei territori strappati al Messico dopo la conclusione della guerra messico-statunitense. Il conflitto politico che si scatenò sulla proposta di legge fu uno degli eventi storici che portò allo scoppio della guerra civile americana.
La pregiudiziale venne introdotta l'8 agosto 1846 alla Camera dei Rappresentanti da David Wilmot nella forma di un emendamento ad una proposta di legge, mirante a stanziare 2 milioni di dollari da destinare alle future trattative con il Messico in vista della conclusione del conflitto (in quel momento, tuttavia, si era soltanto al terzo mese dall'inizio dei combattimenti, che sarebbero durati per altri due anni). Alla Camera la proposta di legge venne approvata, profilandosi una spaccatura tra una maggioranza di rappresentanti "nordisti", tendenzialmente contrari alla schiavitù, e una minoranza "sudista" a favore della schiavitù. Al Senato, invece, la proposta venne bocciata data la maggiore presenza di senatori provenienti dagli stati del Sud. L'emendamento venne successivamente riproposto nel febbraio 1847, per vedersi nuovamente approvato alla Camera e bocciato al Senato. Nel 1848 fallì un terzo tentativo di introdurre la norma, inserendola nella bozza di quello che sarebbe successivamente diventato il trattato di Guadalupe Hidalgo. La divisione politica in merito all'introduzione o meno della schiavitù nei nuovi territori del Sudovest venne momentaneamente sedata dal successivo Compromesso del 1850.
Antecedenti
Dopo un primo tentativo di acquisizione della Repubblica del Texas con un trattato, bocciato per non aver raggiunto l'approvazione dei due terzi del Senato, con una successiva risoluzione congiunta del Congresso nel 1845 si giunse all'annessione ufficiale del Texas, che il presidente John Tyler firmò il 1° marzo dello stesso anno (a pochi giorni dalla conclusione del suo mandato presidenziale). Come in molti si aspettavano, l'annessione del Texas provocò la reazione armata del Messico che scatenò la guerra. Appena dopo i primi successi dell'esercito statunitense nel conflitto, che portarono alla conquista del New Mexico e della California, il dibattito politico si concentrò sull'estensione dei territori da strappare al Messico e su quali territori sarebbe stato consentito l'impiego di manodopera schiavistica.
Da molti anni i maggiori partiti politici statunitensi avevano tenuto il dibattito sulla schiavitù fuori dalla discussione politica nazionale. All'interno del Partito Democratico gli esponenti che propugnavano una riemersione del tema della schiavitù venivano costantemente isolati come estremisti, portatori di una linea lontana dagli scopi di un partito politico.Silbey (2005), p. 123. Tuttavia, durante la presidenza di James Knox Polk, l'insoddisfazione di una parte del partito riemerse prepotentemente, soprattutto da parte dei sostenitori di Martin Van Buren e dai Barnburners (ovvero la frazione del partito contraria alla schiavitù). In molti all'interno del partito sostenevano che Van Buren fosse stato ingiustamente escluso dalla corsa alla nomination nel 1844, esclusione dovuta ai delegati provenienti dagli stati del Sud i quali avevano per quello scopo "rispolverato" una norma interna del partito (utilizzata la volta precedente nel 1832); una norma, che richiedeva il consenso dei due terzi dei delegati per ottenere la nomination ufficiale del partito. Ad aumentare le tensioni all'interno del partito fu anche l'approvazione del provvedimento di riduzione delle tariffe doganali (Walker tariff), malviste dall'ala "nordista" democratica, nonché il veto opposto dal presidente Polk contro un disegno di legge per dei lavori pubblici e l'accordo con la Gran Bretagna riguardo l'Oregon, in occasione del quale Polk venne accusato di essere stato eccessivamente morbido, o comunque molto più risoluto nel caso del Texas. Polk venne visto quindi come un presidente che richiedeva l'unità del Partito Democratico per la sua vicinanza agli interessi degli stati del Sud.Morrison (1997), p. 42; Johannsen (1973), p. 202; Potter (1973), p. 22–29.
Il Partito Whig, invece, affrontava un diverso scenario. La sconfitta di misura subita dal loro esponente Henry Clay contro Polk, in occasione delle elezioni presidenziali del 1844, aveva colto di sorpresa l'ala sudista del partito. La causa ritenuta decisiva della sconfitta, che invece fece prepotentemente la sua ribalta nelle diverse competizioni locali e per le elezioni del Congresso nel successivo biennio 1845-1846, fu il mancato sostegno diretto all'annessione del Texas, che penalizzò fortemente il Whig nel Sud del paese. L'ala "sudista" del partito non voleva più ripetere lo stesso errore. Tuttavia, la dirigenza del Whig Party si rendeva pienamente conto anche che il sostegno all'annessione del Texas avrebbe contemporaneamente riportato in primo piano la spinosa questione della schiavitù nei nuovi territori. Soprattutto tra gli esponenti sudisti del partito si era ormai compreso (o forse si aveva il timore) che le più tradizionali rivendicazioni economiche all'origine del Second Party System (tra cui la volontà di non concedere legittimità ad una banca centrale federale) erano ormai di poca rilevanza. Il loro scopo politico diventò dunque quello di evitare qualunque dibattito interno al Whig sulla schiavitù: una discussione su quel tema avrebbe fatto emergere una notevole divisione all'interno dello stesso partito.Cooper (1978), p. 225–229.
Ma la guerra messico-statunitense fece riesplodere la questione e venne vista da molti sostenitori della schiavitù come l'occasione per istituire stati in cui fosse in vigore. La guerre ottenne un grande sostegno nel Sud,Vedi l'articolo "Annexation " apparso sulla United States Magazine and Democratic Review del 1845 a firma di O'Sullivan. mentre ottenne un minore consenso nel Nord, dove la sua opposizione si concretizzò in diverse forme. Henry David Thoreau, ad esempio, si rifiutò di pagare il suo testatico sostenendo che i suoi soldi avrebbero in tal modo finanziato la guerra e avrebbe aumentato le possibilità che vi fossero nuovi stati schiavisti.Lawrence Rosenwald, "The Theory, Practice and Influence of Thoreau's Civil Disobedience", in William Cain (a cura di), A Historical Guide to Henry David Thoreau, Oxford University Press (Cambridge) 2006.
L'emendamento e il dibattito Sabato 8 agosto 1846 il presidente Polk inviò al Congresso la richiesta di uno stanziamento di 2 milioni di dollari (circa 60 milioni di dollari attuali), con lo scopo di utilizzarli per facilitare i futuri negoziati di pace con il Messico. La richiesta non venne però presentata pubblicamente, dato che Polk non era riuscito a concordare una sua approvazione con il Congresso. La Camera dei Rappresentanti si sarebbe dovuta di nuovo riunire il lunedì successivo, ma la dirigenza del Partito Democratico si decise a chiedere ed ottenere una seduta straordinaria notturna. Il dibattito avrebbe avuto la durata massima di due ore ed ogni intervento orale sarebbe stato limitato a non più di dieci minuti.Potter (1976), p. 18–19.
David Wilmot, deputato della Pennsylvania, faceva parte della frazione Barnburner del Partito Democratico. Nei primi giorni dello stesso agosto, lo stesso Wilmot si era già riunito con altri esponenti della stessa frazione per discutere il contenuto dell'emendamento, tra cui Preston King e Timothy Jenkins (New York), Hannibal Hamlin (Maine), Gideon Welles (Connecticut) e Jacob Brinkerhoff (Ohio).Earle (2004), p 223, nota 1. Alcuni storici sostengono che sia proprio Brinkerhoff l'effettivo estensore dell'emendamento. Wilmot era da tempo un grande sostenitore dell'amministrazione Polk, nonché molto vicino a diversi esponenti politici sudisti. Con tutta probabilità avrebbe facilmente ottenuto il consenso della Camera e fu per questo motivo che venne scelto dal Partito Democratico per presentare l'emendamento, poi passato alla storia con il suo nome (Wilmot proviso) e legato alla richiesta dei fondi federali per la pace con il Messico.Silbey (2005), p. 124; Potter (1976); p. 21; Richards (2000) p. 150. Il fire-eater William L. Yancey (facente parte della frazione del Partito Democratico fortemente sostenitrice della legittimità dello schiavismo) nel 1846 aveva dichiarato che Wilmot fosse l'unico nordista di cui ci si poteva fidare (Walther, 2006, p 91). Wilmot propose il seguente testo dell'emendamento all'esame della Camera, costruito sulla falsariga della Northwest Ordnance del 1787:
Poco prima era stato rigettato (con 89 voti contrari e 54 favorevoli) un tentativo, avanzato dal deputato dell'Indiana William W. Wick, di eliminare completamente qualsiasi restrizione alla schiavitù con un emendamento che modificasse il precedente Compromesso del Missouri, estendendo la sua linea (lungo la latitudine 36° 30') fino alla costa del Pacifico. Quindi venne messa ai voti l'emendamento di Wilcot, che venne approvato con 83 voti a favore 64 contrari. Nella stessa seduta i deputati sudisti fecero un ultimo tentativo per sospendere l'esame dell'intero finanziamento, bocciato con 94 voti contrari e 78 a favore del rinvio. Quindi si passò al voto definitivo sulla legge, approvata con 85 voti a favore e 80 contrari, in un voto dove i deputati non seguirono minimamente le linee politiche dei propri partiti, bensì la loro provenienza geografica.Morrison (1997), p. 41; Potter (1976), p. 22; Richards (2000), p. 152.
Lunedì 10 agosto 1846 il testo della legge passò all'esame del Senato, dove l'ordine del giorno ne programmava il suo voto verso la fine della seduta. L'obiettivo dei senatori democratici sudisti era quello di rinviare la legge alla Camera in quella stessa giornata senza l'emendamento di Wilcot, in modo da consentire un rapido esame del Senato e quindi l'approvazione del finanziamento. Tuttavia il senatore del Whig Party John Davis (Massachusetts) riuscì a bloccare i lavori del Senato con una sua lunga orazione di fronte ai colleghi. Ormai fu chiaro che sarebbe stato troppo tardi per i democratici sudisti far ritornare in tempo la legge alla Camera prima della chiusura dei lavori: il Senato era quindi costretto a votare il finanziamento con l'emendamento. Tuttavia, prima che Davis acconsentisse al voto sulla norma, arrivò la comunicazione della fine dei lavori alla Camera (tra le due assemblee vi era una differenza nell'orologio ufficiale di otto minuti) e il Senato dovette concludere i suoi lavori senza approvare il testo.