Tirinto fu un'antica città dell'Argolide, in Grecia, centro fortificato e palaziale della civiltà micenea. Sorge su uno sperone calcareo nel settore sud-orientale della piana di Argo, presso l'attuale Nea Tiryntha nel comune di Nauplia.

Il sito è frequentato almeno dal Neolitico e occupato fino alla tarda antichità; raggiunge il massimo sviluppo fra XIV e XIII secolo a.C., con la costruzione del palazzo della rocca superiore e della cinta di mura ciclopiche. Restano la cittadella fortificata, le mura, i resti del palazzo, gallerie ricavate nello spessore delle mura, cisterne sotterranee e, nel territorio, una diga e un canale artificiale per la deviazione del torrente del Manesis.

Scavata a più riprese a partire dal 1831, dal 1999 fa parte del Patrimonio dell'umanità UNESCO nel sito seriale "Siti archeologici di Micene e Tirinto".

Mitologia Nella tradizione greca la città prende il nome dall'eroe Tirinto, che Pausania indica come figlio di Argo e nipote di Zeus.

La fondazione e la fortificazione si legano soprattutto a Preto, figlio di Abante e fratello di Acrisio. In Pseudo-Apollodoro, Preto, scacciato da Argo, si rifugia in Licia, torna con un esercito e occupa Tirinto, dove regna dopo la spartizione del territorio argivo. In Strabone la città gli serve da base e le mura vengono costruite con l'aiuto dei Ciclopi detti Gasterochiri. Pausania ricorda inoltre, presso le rovine, i "talami" delle figlie di Preto.

La tradizione collega i tre principali centri dell'Argolide ad altrettanti eroi: Acrisio ad Argo, Preto a Tirinto e Perseo a Micene. Secondo Apollodoro, dopo avere ucciso involontariamente Acrisio, Perseo rinuncia ad Argo, scambia il regno con Megapente e regna su Tirinto, fortificando anche Midea e Micene.

Tirinto figura anche nel mito di Bellerofonte: accolto alla corte di Preto per essere purificato, respinge Stenebea, viene accusato dalla regina e inviato da Iobate con la lettera che ne chiede la morte; di qui la prova della Chimera. Apollodoro colloca inoltre a Tirinto l'episodio in cui Eracle, preso da follia, getta dalle mura Ifito, figlio di Eurito di Ecalia.

Nel catalogo delle navi dellIliade Tirinto compare fra i territori guidati da Diomede ed è ricordata da Omero per le grandi mura.

Storia Dalle prime frequentazioni al culmine palaziale

L'area di Tirinto è frequentata almeno dal Neolitico medio. Nel tardo Antico Elladico II la collina e il territorio circostante ospitano un insediamento di notevoli dimensioni. Sulla sommità della rocca superiore viene costruito il Rundbau, una struttura circolare senza confronti nell'Egeo del III millennio a.C. Alla fine dell'Antico Elladico II il Rundbau e l'insediamento della rocca inferiore vengono distrutti da un incendio; nell'Argolide non si riscontrano più architetture di quella scala fino all'età micenea.

Nel Medio Elladico sono attestati edifici nella città bassa, mentre sulla cittadella le tracce restano più scarse. La prima architettura micenea di rango superiore a quella comune compare sulla rocca non oltre il Tardo Elladico II o IIIA1. Nel XIV secolo a.C. l'area sommitale viene riorganizzata secondo un assetto palaziale centrato sui megara e la rocca superiore riceve una prima fortificazione ciclopica, che non comprende ancora la rocca inferiore. Tirinto è il centro palaziale miceneo più vicino al mare e le attestazioni di scambi a lunga distanza ne documentano l'inserimento nei traffici mediterranei.

Nel Tardo Elladico IIIB1 una muraglia in pietrame è già attestata nella rocca inferiore. Nel Tardo Elladico IIIB2, negli ultimi decenni del XIII secolo a.C., il sito è interessato da un vasto programma edilizio. A questa fase appartengono il rifacimento del palazzo, la riorganizzazione dell'accesso alla rocca superiore, la fortificazione ciclopica della rocca inferiore, la scala occidentale fortificata, i passaggi e gli ambienti voltati nello spessore delle mura, le scale che conducono alle cisterne sotterranee e il ridisegno della rocca inferiore con terrazze ed edifici adibiti ad attività amministrative, di immagazzinamento e artigianali connesse al palazzo. Nello stesso quadro rientrano la deviazione del torrente del Manesis e la costruzione della diga che protegge la città bassa dalle esondazioni e ne agevola l'espansione verso nord. Alla fase finale del palazzo appartengono anche la Porta Nord e gli edifici XI e XV della rocca inferiore.

Dalla distruzione del palazzo alla fine del mondo miceneo

Alla fine del Tardo Elladico IIIB2 la cittadella e gli edifici della rocca inferiore sono colpiti dalla catastrofe che distrugge il palazzo; una forte scossa sismica è stata indicata fra le cause più probabili. A differenza di molti altri centri micenei, nel XII secolo a.C. Tirinto conosce una ripresa insediativa. Sulla rocca superiore, dopo un primo livellamento delle macerie, l'altare della grande corte fu rimodellato, mentre entro il perimetro del grande megaron venne costruito l'Edificio T.

Nella rocca inferiore, dopo una breve fase di occupazioni provvisorie, gli edifici palaziali sono sostituiti da un insediamento di case disposte intorno a cortili, il cui impianto di base resta riconoscibile fino alla fine del periodo postpalaziale. Alla fine del Tardo Elladico IIIC antico il cosiddetto orizzonte 19b1 occupa quasi tutta la parte occidentale della rocca inferiore; vi appartengono il santuario del vano 117, affacciato su un cortile, e l'edificio VIa, costruito riutilizzando i muri del precedente edificio palaziale VI. La riorganizzazione coinvolge anche la città bassa, con una crescita concentrata soprattutto a nord dell'acropoli.

Nelle fasi avanzate del periodo sono attestati ancora edifici di rilievo. All'inizio del Tardo Elladico IIIC avanzato fu costruito il grande vano 127, con il cortile H 3 antistante; alla fine della stessa fase il vano 115, ricostruito come sala a tre navate accanto al santuario 110, aveva almeno in parte funzioni religiose. Allo stesso orizzonte appartengono anche il Megaron W e un grande edificio a più file di colonne nella città bassa, fuori dalla cittadella. Alla fine del Tardo Elladico IIIC avanzato diversi edifici della rocca inferiore mostrano tracce di una nuova distruzione, attribuita ancora a un terremoto; nella fase tarda del periodo miceneo il settore rimane comunque occupato, come mostrano il grande ambiente 106.a.124, interpretato come residenza di élite, e un'impronta di sigillo. Verso la fine del Tardo Elladico IIIC si avvia il processo di contrazione che porta al quasi completo abbandono della rocca inferiore, mentre parte della popolazione sembra spostarsi nella città bassa o in altri insediamenti della regione, come Asine.

Dalla prima età del ferro all'età storica

Per la fase submicenea e la prima età del ferro le testimonianze di continuità provengono soprattutto dall'esterno della cittadella: ceramica submicenea è stata rinvenuta a ovest e a sud della rocca superiore e nella città bassa si segnalano sepolture dello stesso periodo. All'inizio della fase protogeometrica sono attestati un edificio absidato a ovest della rocca inferiore e resti di case a ovest della rocca superiore. Sulla rocca superiore l'Edificio T continua verosimilmente in uso nella prima età del ferro; quando l'acropoli assume una nuova funzione cultuale nell'VIII secolo a.C. esso doveva già trovarsi in condizioni di rovina avanzata.

L'area sacra della rocca precede di alcuni decenni il tempio costruito sopra le rovine del palazzo, datato intorno al 650-625 a.C. La continuità del sito si interrompe nel V secolo a.C., quando Tirinto viene conquistata da Argo e la sua popolazione deportata., p. 36.

Frequentazioni successive e riscoperta

Dopo la perdita dell'autonomia politica il sito continua a essere frequentato., p. 14. In età imperiale Pausania visita le rovine e paragona le mura alle piramidi d'Egitto. In età bizantina, a ovest della rocca superiore, è fondata una chiesa con cimitero, accompagnata probabilmente da un piccolo insediamento; fonti veneziane menzionano Tirinto con il nome di Napoli Vecchio.

Fra tardo Settecento e primo Ottocento il sito entra nei percorsi antiquari dell'Argolide. I disegni di Fauvel e le topografie di William Gell, Edward Dodwell e William Martin Leake costituiscono la principale documentazione moderna di Tirinto prima delle campagne di scavo ottocentesche. Hanno particolare rilievo il volume di Gell sull'Argolide del 1810, A Classical and Topographical Tour through Greece di Dodwell e Travels in the Morea di Leake.

Scavi

I primi scavi archeologici a Tirinto risalgono al settembre 1831, quando Alexandros Rizos Rangavis e Friedrich Thiersch effettuano una breve esplorazione sulla rocca superiore e ritengono di aver individuato il palazzo. Dopo una visita preliminare di Heinrich Schliemann nel 1868, nel 1876 lo stesso Schliemann apre ventiquattro saggi di scavo; fra il 1884 e il 1885 Schliemann e Wilhelm Dörpfeld conducono la prima campagna sistematica, portando in luce gran parte dell'ultimo palazzo miceneo della rocca superiore e fissandone una pianta d'insieme.

Le ricerche proseguono fra il 1905 e il 1929 sotto la direzione di Dörpfeld e poi di Georg Karo e Kurt Müller, con un'estensione dell'indagine alla rocca media e inferiore, alla città bassa, alla necropoli di tombe a camera e alla prima tomba a tholos del colle del Profitis Ilias., pp. 48-49. Queste indagini si concentrano soprattutto sulle strutture micenee; le fasi posteriori, in particolare quelle bizantine, sono oggi più difficili da ricostruire anche per la perdita di tracce durante gli scavi più antichi.

La ripresa novecentesca comincia alla fine degli anni cinquanta con i restauri diretti da Nikolaos Verdelis, che riportano alla luce le cisterne sotterranee della rocca inferiore; nello stesso periodo iniziano gli scavi di salvataggio nella città bassa, proseguiti poi per decenni dal Servizio archeologico greco. Rientrano in questa fase la campagna del 1965, ancora con Verdelis, e quelle dirette da Ulf Jantzen fra il 1967 e il 1974 nella rocca inferiore e nella città bassa occidentale. Particolarmente rilevanti sono le campagne di Klaus Kilian fra il 1976 e il 1985, che chiariscono la storia della rocca inferiore e forniscono nuovi dati sull'area dei megara della rocca superiore.

Dal 1997 gli scavi diretti da Joseph Maran, dal 1999 in collaborazione con Alkestis Papadimitriou, interessano prima la rocca superiore, poi la città bassa nord-orientale, quindi la rocca inferiore, la città bassa occidentale e infine la città bassa nord-occidentale, esplorata fra il 2013 e il 2018. Queste indagini hanno ampliato il quadro archeologico del sito oltre il solo palazzo della rocca superiore.

Descrizione

Il sito di Tirinto si sviluppa su uno sperone calcareo allungato in direzione nord-sud, lungo circa 300 m e largo fra 45 e 100 m, con il punto più elevato a circa 26–28 m sul livello del mare. L'altura digrada dolcemente da sud verso nord; nella tarda età elladica la cittadella era articolata in tre terrazze successive - la rocca superiore a sud, la rocca media e la rocca inferiore a nord - delimitate da muri di sostegno interni raccordati alla cinta principale.

Nell'età del bronzo la costa del golfo Argolico era assai più vicina al colle: il mare si trovava a circa 500 m dalla rocca in età antico-elladica e a circa 1 km in età tardo-elladica. Intorno alla cittadella si estendeva una città bassa, la cui ampiezza nelle diverse fasi di occupazione non è ancora determinata con precisione.

Cinta muraria

La cittadella è racchiusa da una cinta continua di mura ciclopiche, lunga circa 750 m, costruita con grandi blocchi calcarei giustapposti a secco; i blocchi impiegati a Tirinto superano in alcuni casi quelli usati nelle fortificazioni di Micene. La tradizione antica attribuiva la loro costruzione ai Ciclopi, da cui l'espressione "opera ciclopica".