Nella geografia dell'antichità classica, la Colchide (in laz e ; ) era una regione storicaMarc Van De Mieroop, A History of the Ancient Near East: ca. 3000-323 BC, p. 265 del Caucaso situata sulla costa orientale del Mar Nero, tra le moderne Georgia (province di Abcasia, Agiaria, Guria, Imerezia, Mingrelia, Rach'a e Svanezia), Russia (Soči e Tuapse) e Turchia (Ardahan, Artvin, Rize e Trebisonda).Andrew Andersen, The Historical Atlas of the Caucasus, p. 91 Secondo la maggior parte degli autori antichi, con qualche piccola differenza, la Colchide si trovava lungo la costa del Mar Nero – confinando a sud-ovest con il Ponto, la cui frontiera era situata tra l'odierna Trebisonda e il fiume Rioni, mentre a nord-ovest era delimitata dal fiume Pauk – a est confinava con l'Iberia, a sud con l'Armenia e a nord la catena del Caucaso segnava il suo confine con la Sarmazia; inoltre, tra il VI e il I secolo a.C. la Colchide sarebbe stata governata da monarchi. Toumanoff, Cyril. Studies in Christian Caucasian History

Fonti antiche Geografia In età classica notizie riguardo alla Colchide provengono da diversi autori quali Scilace, Erodoto, Ecateo di Mileto, Ippocrate, Senofonte, Aristotele, Artemidoro di Efeso, Strabone, Arriano, Memnone di Eraclea, Plinio e Tolomeo. In età tardoantica, invece, sono state trasmesse informazioni all'interno delle opere di Agazia, Procopio di Cesarea, Stefano di Bisanzio e Teodoreto di Cirro. Tra i fiumi principali noti agli antichi vi erano lAnticite/Atticito/Apsarus, il Fasi e il Corax, mentre altri corsi d'acqua menzionati (Charieis, Chobus/Cobus, Singames, Tarsuras, Hippus, Astelephus, Chrysorrhoas) sembra siano stati poco più che torrenti montani.Arriano, Periplus Ponti Euxini.Plinio, Naturalis historia.Claudio Tolomeo, Geografia. Le città principali erano Dioscurias/Dioscuris o Sebastopoli (Sukhumi), Archeopoli (Nokalakevi), Aia/Cyta/Cutatisium (Kutaisi), Macheiresis, Mala/Male, Pityus (Pitsunda), Sarapana (Shorapani) e Surium (Vani); inoltre, nei pressi delle foci degli omonimi fiumi sorgevano i centri di Fasi (nell'odierno territorio di Poti) e Apsaros/Gonio.

Mitologia ed etnografia

La Colchide viene citata in numerose opere della letteratura classica – le più antiche risalgano a Omero, Eschilo e Pindaro – dalle quali emerge che, soprattutto in virtù della sua posizione geografica, nell'immaginario collettivo di molte popolazioni del Mediterraneo e del Vicino Oriente dell'età del bronzo e dell'età del ferro fosse percepita come una terra semileggendaria, misteriosa, remota e favolosamente ricca e fertile, dove si diceva fosse stata inventata la metallurgia. Secondo un'antica espressione proverbiale greca antica il tragitto per raggiungerla era considerato "il viaggio più lungo possibile". Infatti, la Colchide era il luogo più orientale dell'Ecumene, la terra dove nasceva il Sole e dove Prometeo subì la propria punizione per avere rivelato all'umanità il segreto del fuoco, nonché una delle regioni da cui si diceva provenissero le Amazzoni, ma era famosa soprattutto per essere l'ambientazione principale del racconto epico sull'impresa del recupero del vello d'oro da parte di Giasone e gli Argonauti. La Colchide aveva per sua capitale Aia, sul fiume Fasi, ed era governata da re Eete, figlio di Elio. Eete aveva sposato Idia – dalla quale aveva avuto Apsirto, Calciope e la maga Medea – e teneva appeso il vello d'oro in un boschetto sacro al dio della guerra Ares. Quando Giasone giunse in Colchide fu aiutato da Medea, protagonista dell'omonima tragedia di Euripide. Apollonio di Rodi, autore de Le Argonautiche, la situava agli estremi del mondo conosciuto, descrivendola come un luogo che «giace oltre i limiti del mare e della terra»,Apollonio, Le Argonautiche, II.417. e continuò ad assumere questo ruolo anche nei componimenti di autori successivi come Ovidio e Luciano di Samosata. Anche da un punto di vista etnografico emerge un quadro vago e difficile da decifrare. Le fonti assire e urartee menzionano sporadicamente il nome Qulḫa o Kulḫi,O, Lordkipanidze. (1991). Archeology in Georgia, Weinheim, 110. mentre in età classica diversi autori descrissero i Colchi come ripartiti in una serie di gruppi etnico-tribali, producendo un lungo elenco di etnonimi di etimologia incerta. David Marshal Lang, The Georgians, Frederich A. Praeger Publishers, Londra-New York 1966. Tra gli abitanti del litorale della Colchide sono elencati Coraxi e Coli nel nord, Drili, Fasiani, Lazi e Sanigi/Sannoi/Tzannoi lungo il bacino del fiume Rioni, Bizeri e Zudreti nei pressi del fiume Çoruh,Edwards, Robert W. (1988), The Vale of Kola: A Final Preliminary Report on the Marchlands of Northeast Turkey, p. 129-130. In Dumbarton Oaks Papers, Vol. 42.D. Muskhelishvili, Georgian Soviet encyclopedia, Vol. 2, pg. 422, Tb., 1977. l'entroterra, invece, era abitato da Gugari, Eniochi e Misimiani.M. Inadze, Institute of History, Georgian Academy of Sciences, PROBLEMS OF ETHNOPOLITICAL HISTORY OF ANCIENT ABKHAZIA La moderna Abcasia era popolata da Abasgi/Apsili, mentre in un'area non meglio definita tra l'altopiano armeno e l'Anatolia le fonti antiche menzionano popolazioni di difficile identificazione quali: Amardi, Calibi, Moschi, Macroni, Saspiri, Taochi e Tibareni.Kavtaradze, Giorgi L. (2002), An Attempt to Interpret Some Anatolian and Caucasian Ethnonyms of the Classical Sources, pp. 63-83. Sprache und Kultur #3. Staatliche Ilia Tschawtschawadse Universität Tbilisi für Sprache und Kultur. Institut zur Erforschung des westlichen Denkens, Tbilissi. Secondo Erodoto, i Colchi provenivano dall'Africa poiché, insieme a egizi ed etiopici, erano stati i primi a praticare la circoncisione; infatti, i loro antenati sarebbero stati superstiti di una spedizione inviata dal faraone Sesostri III.

Cultura materiale, identificazione etnica e organizzazione politica Nel XIII secolo a.C., durante la media età del bronzo, la regione fu caratterizzata dalla cultura materiale colchica, la quale ha restituito tracce di opere di irrigazione nei bassopiani fertili, di fasi abbastanza avanzate nel processo di urbanizzazione, nonché di processi di fusione e lavorazione dei metalli per la produzione di utensili agricoli sofisticati. Nel record archeologico alla cultura colchica subentrò la successiva cultura di Koban. Riguardo alle loro origini, è stato ipotizzato che i Colchi siano migrati dalla Transcaucasia centrale verso nord, prima di stabilirsi definitivamente lungo la costa del Mar Nero.Robert Hewsen. Armenia: A Historical Atlas. University of Chicago Press. 2001. Tuttavia, l'identificazione etnica di queste popolazioni ha suscitato accesi dibattiti, poiché gli antichi Colchi sono stati spesso indicati come i possibili antenati dei moderni georgiani,James Stuart Olson, An Ethnohistorical Dictionary of the Russian and Soviet EmpiresJames Minahan, One Europe, Many Nations: A Historical Dictionary of European National Groups Stuart J. Kaufman, Modern Hatreds: The Symbolic Politics of Ethnic War al punto che il termine "colchico" cominciò a essere collettivamente utilizzato come sinonimo di "proto-cartvelico". Addirittura, Cyril Toumanoff si è sbilanciato al punto da sostenere che:

Questa ipotesi non è stata avanzata solo sulla base di una coincidenza geografica tra l'antica Colchide e parte della moderna Georgia, ma anche su un serie di accostamenti etimologici tra gli etnonimi delle tribù colchiche presenti negli elenchi presenti nelle fonti classiche e termini cartvelici odierni: Bizeri e Bzyb, Coli e Gali, Gugari e Georgiani, Lazi e Laz, Misimiani e Svaneti,Si veda il confronto con l'endonimo svano mushaun. e Sanigi/Sannoi/Tzannoi e Zan. Charles Burney e David Marshal Lang, The Peoples of the Hills: Ancient Ararat and Caucasus.Oliver Wardrop, The Kingdom Of Georgia: Travel in a Land of Women, Wine, and Song (Kegan Paul Library of History and Archaeology) W.E.D. Allen (1932), A History of the Georgian People: From the Beginning Down to the Russian Conquest in the Nineteenth Century James Minahan, Miniature Empires: A Historical Dictionary of the Newly Independent States Tuttavia, con lo stesso metodo alcuni di questi etnonimi si rivelerebbero chiaramente non cartvelici, dato che gli Abasgi/Apsili possono essere associati ai moderni Abcasi,Chirikba, V., "On the etymology of the ethnonym apswa 'Abkhaz'", in The Annual of the Society for the Study of Caucasia, 3, 13-18, Chicago, 1991Hewitt, B. G., "The valid and non-valid application of philology to history", in Revue des Etudes Georgiennes et Caucasiennes, 6-7, 1990-1991, 247-263Grand Dictionnaire Encyclopédique Larousse, tome 1, 1985, p. 20 Calibi potrebbe essere associato alla divinità urartea Khaldi, Taochi avrebbe un'etimologia armeniaca, mentre Moschi e Tibareni andrebbero identificati con i termini assiri Muški e Tabal, utilizzati nelle fonti per indicare, rispettivamente, il regno frigio e uno dei regni neo-hittiti. Da un punto di vista archeologico, Donald Rayfield ha espresso cauto scetticismo riguardo all'ipotesi di una perfetta corrispondenza tra Colchi e proto-cartvelici, dato che nelle sepolture colchiche sembrano assenti attestazioni di onomastica cartvelici, mentre sarebbero riconoscibili antroponimi anatolici, ellenici, iranici e forse abcasi.Rayfield, Donald (2012). Edge of Empires : A History of Georgia. Reaktion Books.

Per quanto riguarda l'organizzazione politica, non esistono prove dirette dell'esistenza di una monarchia centralizzata come quella descritta nel mito greco. Tuttavia, è possibile ipotizzare che la Colchide potesse funzionare come una confederazione tribale con un monarca tendenzialmente elettivo. Secondo Ronald Suny il monarca governava con l'ausilio di skeptukhoi, individui posti capo dei vari gruppi tribali, i quali, però, godevano di una discreta indipendenza.

Storia

Gli imperi del Vicino Oriente Nelle fonti assire e urartee compare più volte il nome Kulḫi per indicare un'entità etnico-politica situata a nord del regno di Urartu, il quale aveva nel territorio di Diaueḫi il suo estremo avamposto settentrionale. Dalla metà dell'VIII secolo a.C. i Colchi condussero diverse scorrerie nel territorio di Diaueḫi, venendo però respinti dai sovrani urartei. Attorno allo stesso periodo in cui Sciti e Cimmeri invasero il regno di Urartu, i Colchi si mossero verso sud, invadendo Diaueḫi. Tuttavia, nel VI secolo a.C., in seguito al collasso definitivo di Urartu, la Colchide venne conquistata prima dell'Impero medo e poi dall'Impero persiano, quest'ultimo guidato dalla dinastia achemenide. Il territorio della Colchide persiana venne incorporato nella XIX satrapia, mentre alcune tribù settentrionali situate al confine del dominio achemenide diventarono tributarie offrendo 100 fanciulli e 100 fanciulle alla corte persiana ogni 5 anni.

La colonizzazione greca e la Colchide pontica Le favorevoli condizioni geografiche e naturali della regione il progresso economico favorito dal prospero commercio all'interno dei domini persiani attrassero i greci milesi che tra il VI e il V secolo a.C. stabilirono prima degli emporia e poi delle apoikie (Dioscurias, Fasi e Gonio). Nel IV secolo a.C., in seguito al collasso dell'Impero persiano causato dalle conquiste di Alessandro Magno, l'entroterra finì sotto il dominio del Regno di Iberia governato dalla dinastia farnabazida, per poi essere conquistato attorno al 101 a.C. da Mitridate VI, il quale governava i regni del Ponto e del Bosforo Cimmerio.