I diritti umani fondamentali in Italia includono tutte le libertà e diritti fondamentali, quali il diritto alla vita, la libertà di credo e fede, il diritto di asilo da paesi non democratici, il diritto di diritto di associarsi in partiti politici, il diritto al lavoro o al sostentamento«L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.» (Art. 1 della Costituzione della Repubblica Italiana) «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.» (Art. 4 della Costituzione della Repubblica Italiana), la libertà di manifestazione del pensieroArticolo 21 della Costituzione italiana, il diritto di riunione e di movimento, lhabeas corpus, il giusto processo e il diritto alla dignità umana, alla salute, all'ambiente sano, alla sicurezza, all'integrità psico-fisica, e all'uguaglianza davanti alla legge, e la ricerca della giustizia sociale e dell'uguaglianza sociale ove possibile, nonché la funzione sociale della proprietà. Storia I diritti umani, quali diritti fondamentali di ogni cittadino in ogni paese, in Italia si sono sviluppati nel corso di molti anni, a partire dall'illuminismo e dall'influenza della rivoluzione francese e della primavera dei popoli in poi (Cesare Beccaria, Codice napoleonico, Statuto Albertino).
Essi trovarono, dopo la parentesi autoritaria del fascismoIl “concetto che i diritti umani non sono universali è la categoria fondante del fascismo”: Domenico Gallo, Se la destra italiana liberalizza l’omicidio, 18 luglio 2026., il massimo fondamento giuridico nella Costituzione italiana del 1948.
L'Italia repubblicana, di conseguenza, aderisce alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, alla Corte penale internazionale ed è firmataria della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, della Convenzione sui diritti del Fanciullo, della Convenzione contro la tortura e i trattamenti e le punizioni crudeli, inumane o degradanti del Patto internazionale sui diritti civili e politici e di tutte le Convenzioni dell'Aia e Convenzioni di Ginevra.
Sviluppi dei diritti umani in Italia Contribuendo con sforzi significativi alla protezione dei diritti umani, gli attivisti e i difensori dei diritti umani sono considerati un ruolo centrale dall'Italia, che promuovono i diritti umani e sostengono le vittime le cui libertà fondamentali o diritti umani sono violati. Marco Pannella e Sergio D'Elia (entrambi politici del Partito Radicale), Vittorio Arrigoni, difensore della causa palestinese, l'avvocato italo-sloveno Josip Ferfolja, i due esponenti nonviolenti pacifisti Aldo Capitini e Danilo Dolci, il chirurgo di guerra e pacifista Gino Strada, lo scrittore Roberto Saviano, i pacifisti Lanza del Vasto e Tiziano Terzani, e altri individui sono stati considerati attivisti e difensori dei diritti umani che si sono impegnati in una serie di eventi di protezione dei diritti umani in Italia e nel mondo, e hanno promosso progressi in questo campo.
Sia gli attivisti che i difensori dei diritti umani sono supportati e l'Italia si impegna a difendere i diritti e la sicurezza di individui e gruppi in modo da migliorare i loro sforzi e quelli dei loro partner, insieme all'UE e al Consiglio d'Europa, alle Nazioni Unite e seguendo le linee guida dell'OSCE; l'Italia ha supportato e sostiene anche la diffusione della cultura dei diritti umani nel mondo. Secondo il rapporto Democracy Index calcolato dal settimanale The Economist per esaminare lo stato della democrazia in 167 paesi, l'Italia occupa il 38º posto, venendo classificata come "democrazia imperfetta".
Vi sono stati momenti considerati critici, in occasione degli anni di piombo e della strategia della tensione Fabrizio Cicchitto, L'uso politico della giustizia, Milano, Mondadori, 2014., di Tangentopoli, della crisi europea dei migranti e della pandemia di COVID-19.
Educazione ai diritti umani
L'Italia ha anche un'istruzione e una formazione improntata sui diritti umani, e riconosce specifici diritti per donne, bambini, persone con disabilità e persone LGBT.
L'educazione ai diritti umani è istituita in Italia come strumento fondamentale, che mira a promuovere la consapevolezza dei diritti e i mezzi per utilizzarli come protezione tra i cittadini. Lo strumento cerca inoltre di accrescere il rispetto della dignità umana, favorendo la comprensione reciproca e rafforzando la tutela delle libertà fondamentali degli individui attraverso la garanzia dei loro diritti umani in la società. L'istruzione è svolta in istituzioni sia formali che informali per formare i cittadini italiani a proteggere e promuovere i diritti umani in ogni fase della vita. Nel 2018, il governo italiano ha ideato e lanciato la "Responsabilità di proteggere" come progetto scolastico per promuovere la consapevolezza degli studenti sulla protezione delle libertà fondamentali e dei diritti umani.
Diritti umani in Italia
Diritti inviolabili
Si tratta di diritti assolutamente inviolabili (come la vita e l'integrità fisica) se non in caso di forza maggiore, e di diritti quali la libertà personale, di corrispondenza, di circolazione, dell'inviolabilità del domicilio, di riunione, di associazione, diritti economici, sociali e culturali, diritti riproduttivi, ecc.
Libertà di credo e laicità
Ogni anno, l'Italia si coordina con gli stati membri dell'UE per lavorare sulla Risoluzione sui diritti di religione e credo, denunciando varie intolleranze e discriminazioni su l'aspetto delle questioni religiose. L'Italia ha istituito una menzione secondo le Linee guida dell'UE sulla libertà di religione e credo per supportare le azioni contro i Paesi terzi sull'aspetto della libertà o religione a livello dell'UE. Nel frattempo, queste linee guida indicano i diritti di esercitare la libertà di religione collettivamente, mirando a salvaguardare i gruppi con religioni minoritarie. Nel 2017, le iniziative sulla libertà di religione e credo sono state discusse e promosse all'interno della Presidenza italiana del G7 e del suo mandato. Inoltre, con il supporto della Francia, è stata promossa nel 2017 una Risoluzione del Consiglio di sicurezza per la protezione del patrimonio culturale e la lotta contro la transazione illegale di reperti culturali. La risoluzione ha ottenuto l'approvazione unanime ed è stata adottata a marzo dello stesso anno. Per quanto riguarda la lotta alla violenza religiosa, la risoluzione fa riferimento a disposizioni chiave che mirano a promuovere la diversità etnica e religiosa a livello nazionale nel lungo periodo. Secondo rilevamenti statistici Ipsos, nel 2023 il 61% degli italiani (pari a circa 35 milioni di persone) si dichiarava cattolico; il 7% (circa 4 milioni) affiliato ad altre denominazioni cristiane; il 2% ad altre religioni; il 28% (circa 16 milioni) irreligioso; mentre il 2% preferiva non rispondere. Secondo rilevamenti statistici della stessa Ipsos, nel 2017 il 74,4% degli italiani (pari a circa 45 milioni di persone) si dichiarava cattolico; seguivano i non religiosi e i credenti senza religione, complessivamente rappresentanti il 22,6% (pari a circa 13 milioni di persone).
Questioni sulla laicità
Il primo tentativo di totale divisione tra Stato e Chiesa è presente nella Costituzione della Repubblica Partenopea, redatta da Mario Pagano nel 1799, che non trovò mai attuazione a causa della repentina restaurazione borbonica. Essa sancì, per la prima volta in Italia, la completa responsabilità dello Stato sui diritti civili, l'istruzione aconfessionalista e la perdita di diritti politici per coloro che avessero pronunciato voti religiosi.A. Pace, Annuario 2007. Problemi pratici della laicità agli inizi del secolo XXI, Wolters Kluwer Italia, 2008, p.38
A partire dal Risorgimento, nonostante lo Statuto Albertino riconoscesse il cattolicesimo come religione di Stato, furono varati molti provvedimenti in favore della laicità; questi furono completamente cancellati dal fascismo con i Patti Lateranensi del 1929, rinnovati in senso secolare nel 1984. Come sottolineato dal paragrafo 4 della sentenza n.203 del 1989 della Corte Costituzionale, per la Costituzione Italiana la laicità è un "principio supremo dello Stato", che si struttura negli artt. 7, 8 e 20; "il principio di laicità, quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione, implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni, ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale." La Costituzione infatti separa gli ambiti di religioni e Stato, garantisce la libertà religiosa (e quindi, implicitamente, il diritto a non avere alcuna fede, esplicitato dalla stessa pronuncia) e la libertà di pensiero (art. 21), negando alla religione maggioritaria (cattolica) lo status di religione di Stato. Ci sono stati casi di discriminazione verso gli atei.
Nonostante la divisione tra Stato e Chiesa presente, in Italia vigono una serie di leggi che garantiscono diversi sistemi di finanziamento della Chiesa cattolica e vige nelle scuole pubbliche l'insegnamento della religione cattolica, non obbligatorio, ma con insegnanti approvati dal vescovo ma retribuiti dallo Stato.
Discriminazione I principali aspetti inclusi nella discriminazione a livello civile attualmente sono l'antisemitismo, il razzismo e il sessismo. L'Italia ha varato una serie di leggi e codici che combattono la discriminazione e proteggono i diritti umani e le libertà fondamentali dei gruppi vulnerabili e minoritari in diverse fasi della storia. La principale legge antirazzista è la cosiddetta Legge Mancino. Il negazionismo dell'Olocausto e di ogni genocidio riconosciuto è previsto dal 2016 come aggravante del reato di propaganda di odio razziale, ma non come fattispecie a sé.
Diritti delle donne
L'Italia si impegna a promuovere l'uguaglianza di genere e l'emancipazione femminile nel paese: come parte della Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, l'Italia è un partecipante che sostiene e promuove i diritti delle donne nel posto di lavoro, nella società e nella famiglia. Le questioni e i miglioramenti correlati vengono promossi all'interno delle Nazioni Unite ogni anno. L'Italia ha promosso la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla protezione delle donne dalla violenza, entrata in vigore nel 2014. Nel 2016 è stato adottato il Terzo Piano d'azione nazionale per l'attuazione a livello nazionale dell'Agenda Donne, pace e sicurezza. L'introduzione del divorzio e la riforma del diritto di famiglia italiano del 1975, recependo le indicazioni della Costituzione, hanno parificato legalmente i coniugi e la nuova sensibilità ha portato all'abolizione di istituti come il matrimonio riparatore e il delitto d'onore che furono aboliti all'inizio degli anni '80. L'aborto è stato introdotto nel 1978 (Legge 194). Negli anni '90 lo stupro passò da essere reato contro la morale a reato contro la persona. Anche i diritti riproduttivi furono riconosciuti, così come il reato di stalking. Iniziative come il codice rosso sono state messe in corso negli anni 2020 per contrastare il fenomeno dei femminicidi.