Lascesa al potere di Adolf Hitler iniziò ufficialmente nel settembre del 1919, quando il futuro dittatore tedesco si iscrisse al Partito Tedesco dei Lavoratori. In poco tempo, Hitler raggiunse una posizione di rilievo all'interno del partito, diventandone uno dei più acclamati oratori.
Nel 1920, dopo che Hitler ne assunse la direzione, il Partito Tedesco dei Lavoratori cambiò il suo nome in Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (in tedesco: Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei). L'aggiunta dell'aggettivo "nazionalsocialista", il quale era già correntemente utilizzato in Germania e Austria a partire dal 1890, doveva far si che nella neonata forza politica si potessero identificare anche le classi proletarie di sinistra, facendo comunque mantenere al partito il suo ideale incentrato sul patriottismo ed esonerando quest'ultimo dall'assumere una precisa politica sull'argomento. Difatti, nonostante il partito nazista sia, fin dall'origine, nato come una forza politica di destra, tra i suoi ideali spiccavano inizialmente alcune politiche anticapitaliste e antiborghesi. Tuttavia, negli anni successivi alla presa di potere all'interno del partito, Hitler scacciò ogni membro del neonato movimento politico, epurando il Partito nazista da ogni ideologia affine agli ambienti politici di sinistra.
Nel 1923, ispirato da quanto aveva fatto Mussolini in Italia e avendo ormai un potere incontrastato all'interno del suo partito, Hitler tentò un colpo di Stato in Baviera, passato alla storia con il nome di Putsch di Monaco. Dopo il fallimento di tale golpe, Hitler fu arrestato e processato. Il procedimento giudiziario, che condannò il futuro dittatore tedesco a cinque anni di prigione, accrebbe ulteriormente la popolarità di Hitler, il quale in carcere, insieme a uno dei suoi primi collaboratori, Rudolf Hess, scrisse il Mein Kampf, testo che diventerà il vademecum dell'ideologia nazista. Dopo aver scontato nove mesi per buona condotta, Hitler uscì dal carcere e decise, dato l'esito fallimentare del colpo di Stato, di prendere il potere attraverso metodi legali e democratici.
Hitler, che il popolo tedesco già conosceva a causa del fallito Putsch di Monaco, diede inizio a una campagna elettorale furiosa portata avanti con veemenza e i cui punti principali toccavano l'anticomunismo, l'antisemitismo e l'ultranazionalismo. Hitler fece inoltre diversi discorsi nei quali aspramente criticava il governo democratico della Repubblica di Weimar e il Trattato di Versailles, promettendo di trasformare la Germania in una potenza mondiale. Tuttavia, durante la maggior parte degli anni '20, i discorsi del futuro Führer e le ideologie naziste non ebbero presa sui cittadini tedeschi, in quanto l'economia del paese, principalmente grazie ai prestiti effettuati dagli Stati Uniti nel contesto del piano Dawes, si stava riprendendo dagli effetti disastrosi che aveva provocato la fine del primo conflitto mondiale.
Dopo il crollo di Wall Street nel 1929, il panorama politico tedesco mutò drasticamente. A causa di un'enorme perdita all'interno sistema economico statunitense, la Grande Depressione arrestò anche l'economia tedesca, contribuendo a polarizzare ulteriormente la politica della Germania. I nazisti iniziarono dunque a sfruttare l'aspra crisi, criticando con toni ancora più rabbiosi il governo democratico-liberale tedesco. In questo incerto panorama politico-economico, si inserì inoltre anche il Partito comunista, il quale diede inizio a una forte campagna elettorale, che spesso invocava la necessità di attuare la rivoluzione. A causa di questa intensa propaganda politica comunista, molti imprenditori tedeschi incominciarono gradualmente a sostenere il partito nazista.
Grazie a tale sostegno politico, Adolf Hitler si candidò alle elezioni presidenziali del 1932 e, nonostante la vittoria del presidente in carica Paul von Hindenburg, i dati ricavati dalle votazioni in entrambi i turni mostrarono un forte appoggio nei confronti del partito nazista. Alle elezioni parlamentari tenute nel luglio dello stesso anno, il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori ottenne più seggi di qualunque altra forza politica all'interno del Reichstag, nonostante non avesse raggiunto la maggioranza assoluta. Secondo la costituzione tedesca, il leader del partito che detiene il maggior numero di seggi in parlamento deve essere nominato cancelliere dal presidente. Tuttavia, il presidente Paul von Hindenburg era titubante nell'affidare a Hitler tale posizione. Dopo diverse trattative - tenute nascoste al grande pubblico - tra alcuni industriali, l'ex cancelliere Franz von Papen e Hitler stesso, l'anziano presidente tedesco nominò quest'ultimo formalmente il 30 gennaio 1933 cancelliere della Germania.
Nonostante Hitler avesse finalmente ottenuto la carica politica più prestigiosa nel suo paese, la trasformazione della Germania in un totalitarismo avvenne attraverso alcuni eventi e leggi successivi alla sua elezione. Il 27 febbraio di quell'anno, infatti, il Reichstag fu colpito da un violento incendio. Hitler accusò i comunisti di aver provocato l'attentato al parlamento tedesco e convinse l'ancora presidente von Hindenburg a emanare il decreto dell'incendio del Reichstag, tramite il quale il neocancelliere limitò drasticamente le libertà e i diritti di tutti i cittadini del suo paese, servendosi inoltre della legge per eliminare i suoi oppositori politici. Successivamente, il 27 marzo, Adolf Hitler propose al parlamento di emanare la legge dei pieni poteri. Tramite tale decreto, che fu approvato da 228 deputati del Reichstag, Hitler dichiarò lo stato d'emergenza e conferì alla figura del cancelliere, rivestita da lui stesso, il potere di far rispettare le leggi senza che dovesse avvenire alcuna votazione da parte del parlamento. Con queste due leggi, quella di Hitler si era, di fatto, tramutata in una dittatura totalitaria. Il Partito Socialdemocratico di Germania e quello comunista furono messi fuori legge e Hitler ordinò, al fine di internare i suoi oppositori politici, la costruzione del campo di concentramento di Dachau, il primo campo di concentramento nazista. Dopo la morte del presidente Hindenburg, avvenuta il 2 agosto del 1934, Adolf Hitler assunse pieni poteri, assumendo il titolo di Führer.
L'entrata in politica e il Putsch di Monaco Adolf Hitler entrò nel Partito Tedesco dei Lavoratori nel 1919, poco dopo la fine della prima guerra mondiale. Immediatamente, il futuro dittatore fece assumere al partito un assetto violento, dotandolo inoltre di una forza paramilitare detta Sturmabteilung (nota anche con l'acronimo SA). Dopo che il partito divenne noto alle grandi masse, Hitler decise di tentare un colpo di Stato in Baviera, in quanto essa, in prevalenza cattolica, veniva spesso vista come la regione più politicamente instabile della Germania. Nel 1923, partendo da una birreria situata a Monaco, Hitler effettuò un golpe, il quale tuttavia fallì e lo costrinse a nove mesi di prigione. Durante questo periodo, insieme al suo compagno e sostenitore Rudolf Hess, scrisse il Mein Kampf, opuscolo nel quale sostenne che l'etica giudaico-cristiana aveva indebolito la Germania, la quale per riprendersi aveva bisogno di un uomo forte.
Dalla prima guerra mondiale all'iscrizione nel Partito Tedesco dei Lavoratori
Nel 1914, dopo aver ottenuto il permesso tramite un regio decreto del re Ludovico III di Baviera, in quanto formalmente egli non era ancora un cittadino tedesco, il venticinquenne Adolf Hitler, all'epoca aspirante artista di origine austriaca, si arruolò volontario in un reggimento bavarese dell'esercito imperiale tedesco, combattendo sul fronte occidentale. Hitler apprese della fine del conflitto e della resa della Germania all'interno dell'ospedale Pasewalk, nel quale era ricoverato a causa di una ferita agli occhi provatagli durante una battaglia. Dopo esse stato dimesso dalla struttura ospedaliera il 19 novembre, tre giorni dopo, Hitler tornò a Monaco di Baviera, che, non appena terminò il conflitto, divenne teatro di una violenta sollevazione socialista. Nella città bavarese, fu posto al comando della 7a compagnia del 2° reggimento di fanteria, con l'ordine di sopprimere il tumulto. A dicembre di quello stesso anno, Hitler fu trasferito come guardia presso un campo che internava i rivoltosi situato a Traunstein. Quando il mese successivo il campo fu sciolto, Hitler poté tornare a Monaco, ove gli fu assegnato il compito di proteggere la stazione centrale della città dalla quale provenivano i rinforzi per schiacciare la rivolta e i rifornimenti.
Durante tale periodo, Hitler assistette ai violenti scontri che avvenivano in città e che portarono all'omicidio di diverse figure politiche dell'epoca, come il socialista Kurt Eisner, il quale venne assassinato il 21 febbraio 1919 da Anton Graf von Arco auf Valley, un nazionalista tedesco che in seguito si iscriverà al partito nazista. A causa di questi disordini politici, Berlino inviò in Baviera l'esercito, ponendo Hitler, il 3 aprile 1919, come capo di un battaglione militare; tuttavia, il futuro dittatore impose alle sue unità di prendere una posizione neutrale, senza schierarsi con l'esercito regolare né con i socialisti.
Il 6 maggio 1919, la Repubblica Sovietica Bavarese, il governo rivoluzionario che era stato istaurato dai socialisti a Monaco, fu ufficialmente sciolta e vennero allestiti i processi contro i ribelli socialisti che avevano partecipato al progetto del provvisorio stato comunista. In questo clima molto teso, Adolf Hitler si distinse per aver denunciato di essere un comunista Georg Dufter, un suo compagno d'armi. Nonostante Dufter fu ritenuto innocente, Hitler emerse come un militare fortemente anticomunista, guadagnandosi la fiducia dei suoi superiori.
In quel periodo, infatti, l'alto comando militare tedesco emanò un decreto tramite il quale si stabiliva che la priorità principale dell'esercito fosse quello, insieme al corpo di polizia, di sorvegliare sulla popolazione e di mantenere l'ordine, evitando l'accadere di nuove rivoluzioni. Nel giugno di quell'anno, Karl Mayr, capo del dipartimento di intelligence a Monaco di Baviera, dato il suo forte anticomunismo, reclutò Hitler per essere un agente sotto copertura, con il compito di infiltrarsi all'interno dei comizi politici dei partiti per comprenderne il possibile carattere rivoluzionario e sovversivo.
Nel mese successivo, Mayr ordinò a Hitler di infiltrarsi all'interno del Partito Tedesco dei lavoratori (in tedesco: Deutsche Arbeiterpartei - DAP), per studiarne le idee e capire se fossero un pericolo per la sicurezza pubblica della Germania. Il DAP era stato fondato da due politici minori, Anton Drexler e Karl Harrer, il 5 gennaio 1919 nel ristorante Fuerstenfelder Hof a Monaco di Baviera. Mentre esaminava le attività e le ideologie del Partito Tedesco dei lavoratori, Adolf Hitler rimase estremamente impressionato e ben presto coinvolto dalle idee antisemite, nazionaliste, anticapitaliste e antimarxiste proprie del presidente di partito Anton Drexler.
Durante una riunione del partito il 12 settembre 1919, Hitler fece la sua apparizione politica pubblica. Difatti, in quella data, si tenne presso la sede del movimento politico una conferenza tenuta dall'oratore ed eccentrico economista Gottfried Feder, uomo di profonde idee nazionaliste che lo stesso Hitler aveva avuto modo di ammirare qualche anno prima in occasione di una lezione che tenne all'esercito. Durante l'intervento dell'economista, un membro del pubblico si alzò bruscamente dalla sua sedia, iniziando a criticare fortemente Feder e affermando che la Baviera avrebbe dovuto separarsi dalla Germania e invece unirsi all'Austria per dare vita a una sorta di stato tedesco meridionale. Adolf Hitler, il cui carattere era molto irascibile, rispose a tono all'uomo, intimandolo di percuoterlo e costringendolo ad abbandonare la conferenza.