Non sparate agli aquiloni (Uçurtmayi Vurmasinlar) è un film del 1989 diretto da Tunç Basaran.
Trama Il piccolo film si svolge interamente all’interno di un carcere femminile turco. I protagonista è un bambino Baris (Ozan Bilen) che cresce in prigione con la madre detenuta. Il piccolo Baris (di 4/5 anni) - candido, coccolone, curioso, onnipresente (forzatamente!) - stabilisce con tutte le detenute un rapporto estremamente felice che condiziona un po’ il clima generale del carcere creando come per contagio rapporti di solidarietà sorprendenti. A questo contribuisce sicuramente l’istinto materno delle donne tenute lontane da tutti gli affetti familiari. Fra le detenute Baris stabilisce un rapporto del tutto singolare con una dolcissima ragazza condannata per ragioni politiche, che si chiama Inci (Nur Sürer). I piccoli insignificanti accadimenti che si susseguono all’interno delle altissime mura della prigione assumono valori e senso solo per il fatto che si svolgono attorno alle ingenue curiosità di Baris (il regista si sofferma e si compiace fin troppo su fatti metaforici come il passaggio di un aereo, il volo di un aquilone, le difficoltà di volo di un piccolo uccello caduto dal nido, la nascita di un bambino, …). E anche le risposte che le povere detenute danno ai mille perché di Baris assumono sensi particolari che svelano, più o meno artatamente, sensibilità esistenziali e politiche.
Quando la giovane Inci verrà scarcerata. l’aria all’interno del carcere non sarà più la stessa, ma il senso della vita sarà diventato per tutte un altro e il valore del film - un po’ “Marcellino pane e vino” - prenderà direzioni inconsuete e valenze politiche interessanti, andandosi a collocare, sia pur fra qualche ingenuità, fra i film non banali del filone “femminista”.
Due attori spiccano fra tutti gli atri che si muovono con la rigidità un po’ scontata come i dilettanti delle recite parrocchiali. Parlo dei due protagonisti: la straordinaria Nur Surer che fa la parte di Inci (la giovane amica del piccolo Baris) che trasuda un’empatia naturale ed ha gesti, sorrisi ed espressioni che perforano lo schermo; il secondo è lui,il bambino, il piccolo Ozan Bilen (Boris) che anche quando non è inquadrato trasuda il naturale smarrimento, la malinconia, le paure, le piccole felicità che un bambino sa trovare anche fra le pieghe di un’istituzione chiusa che è tutto il suo mondo.
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Categoria:Film drammatici