La gogna missina a Trento avvenne il 30 luglio 1970, allo stabilimento Ignis di Spini di Gardolo nel comune di Trento quando la CISNAL, il sindacato del Movimento Sociale Italiano, volle tenere un'assemblea in fabbrica con l'autorizzazione del pretore: alle proteste degli operai, i sindacalisti cacciati risposero chiamando i giovani neofascisti di Avanguardia Nazionale da Bolzano e Verona.
Ne nacque uno scontro che degenerò in colluttazione: alcuni operai furono accoltellati, vi furono lanci di bombe carta e colpi di spranga da parte dei neofascisti, in presenza delle forze di polizia che, stazionanti sul posto, non intervennero. Infine, gli operai e gli studenti, sopravvenuti nel frattempo, circondarono Andrea Mitolo, consigliere regionale missino, e Gastone del Piccolo, leader locale della CISNAL, arrivati allo stabilimento a seguito di una telefonata di un loro sindacalista, e avendo gli operai scoperto un'ascia nella borsa di Del Piccolo, costrinsero i due a marciare per 7 km sfilando dalla fabbrica fino al centro della città, con le mani incrociate dietro il capo con appesi al collo e alla schiena cartelli con la scritta "Siamo fascisti. Oggi abbiamo accoltellato 3 operai Ignis. Questa è la nostra politica pro operai".
Secondo Bobbio fu "l'episodio destinato a fungere da modello del nuovo antifascismo militante". Dopo più di 50 anni di distanza dall'accaduto Enrico Deaglio lo ricorda come un fatto che sarebbe potuto succedere nella Cina della Rivoluzione culturale e Aldo Bonomo,Uno degli studenti maggiormente coinvolti, costretto a un periodo di latitanza. ritiene che fu "uno scontro finalizzato al presidio del territorio".
Antefatti
Il 7 gennaio 1970, nella frazione di Gardolo distante 5 km a nord dal centro di Trento, iniziò a funzionare lo stabilimento della Ignis per la produzione di lavastoviglie. Lo stabilimento era stato inaugurato solennemente a maggio dell'anno precedente, all'inizio della campagna elettorale per le elezioni amministrative, alla presenza di rilevanti politici democristiani: Antonio Gava ministro dell'industria, Flaminio Piccoli il ministro alle partecipazioni statali quest'ultimo, al tempo segretario nazionale del partito era particolarmente legato all'area veneto trentina ed Emilio Colombo Ministro del tesoro. Lo stabilimento, la cui costruzione era stata chiesta 5 anni prima dalle autorità politiche trentine all'industriale Giovanni Borghi, avrebbe dovuto dar lavoro a circa 1500 persone. L'area su cui lo stabilimento fu costruito era stata ceduta a costo irrisorio dal comune di Trento, che aveva anche pagato la costruzione di infrastrutture necessarie: binario ferroviario, l’elettrodotto, e strada di collegamento viario per l'operatività della fabbrica; l'addestramento delle prime maestranze era avvenuto nello stabilimento madre della Ignis a Varese con costi sempre a carico del comune; l'assunzione degli operai fu guidata dalle raccomandazioni dei parroci locali e dei sindaci democristiani delle vallate circostanti.
La modalità della gestione aziendale di Borghi era di stampo padronale paternalistico, e mal tollerava le interferenze dei sindacati..
All'inizio degli anni 60 la creazione della facoltà di sociologia trentina voluta dalla provincia aveva indotto in città un afflusso di studenti, e la contestazione, cui seguì l'occupazione dell'università con lo sviluppo del progetto di Università Negativa, aveva creato una sorta di concentrazione di studenti orientati verso aree di sinistra extraparlamentare (tra questi, frequentarono la facoltà Renato Curcio, Marco RostagnoEntrambi avevano già lasciato Trento nel 1970 e Marco Boato) a cui si era contrapposta la formazione di un nucleo agguerrito di aderenti ad Avanguardia Nazionale guidati da Cristano De Eccher. Gli anni del Sessantotto in Trento ebbero una forte componente "spontaneistica" di studenti aderenti a Lotta Continua. L'attività politica degli studenti era malvista dall'establishment politico locale e Piccoli nel discorso inaugurale dello stabilimento affermò: "Per gli operai le fabbriche non sono carceri, ma autentiche cattedrali, invito gli operai a opporsi all’azione sovversiva degli studenti". Poco dopo l'apertura dello stabilimento l'assemblea degli operai Ignis, scavalcando i sindacati, si era pronunciata per il diritto allo sciopero senza necessità di preavviso e diritto ad effettuare lo sciopero a rotazione.
Nel gennaio 1970 gli industriali tentarono di portare la CISNAL a un tavolo di trattative sindacali della provincia, riguardante le operaie tessili della Brinkmann, ma non ci riuscirono, mentre a marzo, davanti al Liceo classico Prati, vi fu uno scontro tra studenti del Movimento Studentesco e giovani di Avanguardia Nazionale durante un volantinaggio. La CISNAL il 2 aprile cercò di partecipare ad un'assemblea sindacale presso lo stabilimento Michelin venendo prontamente respinta dalla reazione degli operai postisi davanti ai cancelli della fabbrica e nove giorni dopo fu inaugurata la sede di Trento del Movimento Sociale Italiano, tutto il mese fu un susseguirsi di piccoli attentati e provocazioni. Il 20 maggio venne approvato lo Statuto dei lavoratori e poco dopo, anche nella fabbrica dell'Ignis venne eletto il consiglio di fabbrica, tra i cui membri vi furono operai aderenti a Lotta Continua.
Gli eventi della giornata
Secondo ricostruzioni di parte operaia Borghi, nel tentativo di ridurre l'aggressività operaia fece un primo tentativo di introdurre la CISNAL nella fabbrica con un'assemblea sindacale, manovra non riuscita per la decisa opposizione operaia con barricata all'ingresso e sciopero all'interno della fabbrica. Anni dopo, al processo, il direttore dello stabilimento, ascoltato come testimone, affermerà: che le istruzioni ricevute escludevano la possibilità di trattative separate coi sindacati, i rappresentanti di CGI- CISL- UIL si presentarono allo stabilimento poco tempo dopo la sua inaugurazione, seguì la CISNAL che, nonostante contasse pochi aderenti, con una lettera chiese loro il permesso di tenere un'assemblea, ricevendone un rifiuto sia per timore di incidenti e sia per evitare la situazione di trattative separate. Lo stesso questore Amato, per motivi di ordine pubblico proibì alla CISNAL l'ingresso in azienda.
A fine luglio 1970 infine la CISNAL ottenne tramite una sentenza del pretoreRitenuto che tali riunioni possono essere indette singolarmente o congiuntamente dalle rappresentanze sindacali aziendali nell'unità produttiva; che pertanto anche la ricorrente CISNAL ha tale diritto; ritenuto che i motivi addotti dalla società per azioni IGNIS (cioè dalla direzione aziendale) non sono validi in quanto le altre associazioni sindacali non possono impedire le riunioni indette dalla CISNAL, letto l'articolo 28 della citata legge [Statuto dei lavoratorii], ordina alla società per azioni IGNIS di consentire le riunioni organizzate dalla CISNAL a norma di legge Testo nell'intervento di Roberti in ., basata sullo Statuto dei lavoratori, l'autorizzazione a svolgere l'assemblea nella fabbrica, il cui scopo sarebbe stato di "parlare dei principi del sindacalismo nazionale, cioè di compartecipazione alla gestione della produzione e alla ripartizione degli utili". Ottenuta la via libera da sentenza ad entrare nello stabilimento dell'Ignis, che al tempo occupava 600 persone, per svolgere finalmente l'assemblea, la CISNAL decise di agire il 30 luglio. Questa sua iniziativa innescò per quel giorno una giornata di mobilitazione, con gli studenti e sindacati in protesta davanti al Palazzo di Giustizia contro la sentenza e l'immediata opposizione degli operai che fisicamente, anche quel giorno, ostacolarono l'attività dei sindacalisti CISNAL nell'azienda, bloccando anche l'attività lavorativa. I sindacalisti CISNAL si presentarono in mattinata allo stabilimento, si recarono in sala riunioni dove trovarono una dozzina di simpatizzanti, ma la sala si riempì presto di operai che con fischi e urla impedirono qualunque discorso.
Gli incidenti nella fabbrica e davanti
Avuta notizia dell'impossibilità fisica di svolgere l'assemblea, davanti allo stabilimento accorsero da aree limitrofe 30 - 40Le fonti non concordano sul numero esatto militanti missini e di Avanguardia Nazionale, richiamati anche da zone più lontane come Bolzano e Verona, muniti di catene, roncole e mazze di ferro: ne sortì inizialmente una sassaiola contro gli operai, un'operaia colpita alla testa cadde svenuta a terra, che presto degenerò in uno scontro violento, con anche lancio di due bombe carta da parte dei neofascisti. Durante questi scontri rimasero a terra tre operai: due, Adriano Mattivi, 25 anni, e Paolo Tenuta, 19, accoltellati, e un terzo gravemente contuso. La polizia, presente davanti la fabbrica con 3 vettureUna 850 Fiat con a bordo tre poliziotti in borghese, una volante e una del pronto intervento, vedi non intervenne,, la gran parte della forze dell'ordine era stata schierata davanti al tribunale,a sua difesa in previsione della annunciata manifestazione. Al termine di questi scontri i neofascisti fuggirono per i campi.
Lo scontro si fermò col soccorso ai feriti e arrivo di ambulanze, ma la loro partenza verso l'ospedale di Trento, coincise col pervenire ai cancelli della fabbrica dell'avvocato Andrea Mitolo, consigliere regionale del MSI ex repubblichino e leader della destra a Bolzano e fratello di Pietro Mitolo, e di René Preve Ceccon dirigente locale, in seguito ad una telefonata di Gastone Del Piccolo della CISNAL. Preve Ceccon, vista la situazione in breve si rifugiò in un’auto della polizia che lo portò al sicuro.
Mitolo e Del Piccolo, presentatisi come mediatori, vennero circondati dagli operai, che, insospettiti del peso della borsa del secondo, caduta durante una colluttazione e raccolta da un operaio, l'obbligarono ad aprirla, trovandovi un'ascia e il passaporto. Questo ritrovamento fece precipitare la situazione, già estremamente tesa per il ferimento dei tre operai. A questo punto, secondo la testimonianza di un operaio fu deciso di portare i due missini davanti alla sede del tribunale di Trento per poter testimoniare cosa significa autorizzare l’ingresso in fabbrica, contro la volontà degli operai, del sindacato della Cisnal e il vero volto dell’aggressione neofascista e accoltellamento dei nostri tre compagni operai., a piedi sulla strada e sotto la pioggia battenteVideointervista a Giorgio Salomon "Fotografare gli eventi" in . Nel frattempo a sostegno degli operai arrivarono allo stabilimento anche alcuni studenti di Lotta Continua guidati da Checco Zotti. Secondo un'altra ricostruzione Mitolo fu affrontato da Aldo Bonomi uno studente aderente a Lotta Continua, che, al termine di un rapido e aspro confronto verbale urlò alla folla: "Niente più marcia di protesta verso palazzo di Giustizia, ma processo di popolo in piazza Duomo". Quindi un corteo composto da operai, studenti e i due missini in ostaggio iniziò a muoversi verso Trento.
La marcia con la gogna
La situazione divenne ancor più incandescente dopo la diffusione, durante la marcia, della falsa notizia diffusa da un motociclista, all'altezza della stazione AGIP, vicino l'ingresso a Trento, che uno dei due operai, portati all'ospedale, fosse deceduto per le ferite ricevute