A Napoli fu professore nella R. Università degli Studi, direttore del gabinetto di Materia medica dimostrativa, primo bibliotecario della Biblioteca universitaria e ispettore della R. Scuola veterinaria e di agricoltura. Cultore di botanica ed esperto micologo, fu autore di contributi specialistici e caratterizzò diverse nuove specie di funghi.Cfr. , e

Biografia Francesco Saverio Briganti nacque da Vincenzo, «dottor fisico e botanico valentissimo»,Cfr. . e da Carmela D'Amore.Cfr.

La laurea in Medicina e l'attività di bibliotecario Compiuti regolarmente i suoi primi studi, si iscrisse alla R. Università di Napoli, laureandosi con lode in Medicina.

Proprio in quegli anni si stava riordinando la Biblioteca dei Regi Studi, ubicata nella nuova sede al primo piano del complesso monumentale ex gesuitico della Casa del Salvatore, e Briganti, ancora giovanissimo, fu chiamato a svolgere il suo primo incarico universitario: assegnato alla biblioteca come aiutante bibliotecario del direttore Vincenzo Flauti.Il matematico Vincenzo Flauti, docente di Analisi sublime, era stato nominato responsabile bibliotecario, dal Collegio dei Decani dell'Ateneo, nella seduta del 28 febbraio 1822 (cfr.).

«Prescelto a sì faticoso lavoro», Briganti svolse pressoché ininterrottamente questa funzione fino al 1845 quando, terminato sia il mandato di Flauti, sia le successive brevi direzioni di Francesco Maria Avellino e di Michelangelo Tedeschi, il Collegio dei Decani dell'Ateneo lo nominò nuovo primo bibliotecario.Cfr. Briganti diresse la Biblioteca universitaria fino al 29 ottobre 1860 quando fu «posto al ritiro», con decreto del Direttore del Ministero dell'Istruzione Pubblica Francesco de Sanctis e del pro-dittatore Giorgio Pallavicino Trivulzio.Cfr.

Con il pensionamento terminò anche la sua attività di docente universitario di Materia medica e terapeutica e direttore del Gabinetto di Materia medica dimostrativa.La cattedra di Materia medica era, in origine, una disciplina intermedia fra la botanica, l'erboristeria, la farmacognosia e la farmacologia. Fu istituita nella R. Università di Napoli su proposta di Domenico Cirillo, affiancando quella di Botanica e sostituendosi a quella di Lectura Simplicium, che era fondamentalmente rivolta all'insegnamento dei semplici e delle loro proprietà curative (cfr. ). Attività che erano state svolte entrambe da suo padre Vincenzo e nelle quali era stato chiamato a subentrargli nel 1836.Cfr. . La cattedra e il gabinetto medico furono assegnati ad Antonio Villanova.

Il Gabinetto di Materia medica dimostrativa Il primo gabinetto di Materia medica dimostrativa, della R. Università di Napoli, fu fondato nel 1812 da Vincenzo Briganti. Nominato infatti, nel 1809, professore aggiunto per la cattedra di botanica, tenuta allora da Vincenzo Petagna, aveva avuto il «lodevole pensiero» di avviare l'allestimento di un gabinetto «di moltissimi e svariati oggetti medicinali»,Cfr. per «fornire la Cattedra degli strumenti necessari per la ricerca»Cfr. e per supportare, con dimostrazioni pratiche, le lezioni teoriche.Cfr. .

Il gabinetto era dotato inizialmente di un erbario, di una collezione di preparati medicamentosi, di una raccolta di reperti di specie vegetali, proprie della Medicina dei semplici, oltre a modelli in cera e oggetti riguardanti la Tossicologia e la Brancatologia (sic) igienica.Cfr. . Progressivamente si era arricchito, incrementando le collezioni esposte e aggiungendovene di nuove, fino a contare 1114 reperti riferibili al «Regnum vegetabili». Erano esemplari di semplici e campioni di preparati, che furono tutti elencati nel «Catalogus Simplicium Pharmacorum Musei Materiae Medicae», il primo catalogo sistematico delle dotazioni del nuovo Gabinetto scientifico, edito nell'ottobre del 1825.Cfr. .

Il catalogo, in latino, era stato compilato da Francesco Briganti che, ancora giovanissimo, aveva cominciato ad aiutare il padre nell'allestimento delle collezioni. Inizialmente sotto la sua direzione, poi dopo essergli subentrato alla sua morte, Francesco Briganti integrò l'erbario con nuove piante medicinali ed estese le raccolte che andarono a includere i funghi mangerecci, sospetti e velenosi, le droghe vegetali, animali e minerali, indigene ed esotiche (tra cui le chine vere e le chine false), gli alcaloidi, i balsami, i mirobolani, le coralline, le diverse ittiocolle, i corpobalsami (sic), gli xilobalsami (sic), le resine e le gommoresine, e le diverse qualità di oppio, tra cui un saggio di oppio napolitano.Nel Regno di Napoli, durante il Decennio francese (1806-1815), in conseguenza dell’embargo imposto dall’Inghilterra ai domini napoleonici, vennero a mancare le essenze medicinali esotiche. Tra i botanici napoletani, chiamati a ricercare nella flora autoctona, piante con le stesse proprietà terapeutiche di quelle importate, eccelse Michele Tenore che, nel 1808, scrisse, il Saggio sulle qualità medicinali delle piante della flora Napolitana e sul modo di surrogarle alle droghe esotiche (cfr.).

Nel 1808 Michele Tenore, assieme ad Antonio Savarese, medico in capo delle armate del Regno di Napoli, riuscì a ottenere l'oppio da colture autoctone di papavero. E proprio un campione di questo stupefacente era il saggio di oppio napolitano conservato nel Gabinetto di Materia medica di Vincenzo e Francesco Briganti (cfr. ).

Dopo il pensionamento di Briganti, il gabinetto di Materia medica dimostrativa rimase assegnato all'Istituto di Farmacologia e Terapia sperimentale fino al 1887 quando, durante la direzione di Mariano Semmola, fu trasferito, assieme ad alcune cliniche e ad alcuni stabilimenti della Facoltà di Medicina, nella nuova sede del ex monastero di Sant'Andrea delle Dame, acquistato e ristrutturato con gli stanziamenti della legge del 16 luglio 1882.Cfr.

Nel 1990 ci fu lo scorporo della Facoltà di medicina e chirurgia dall'Università degli Studi di Napoli (diventata intanto, il 7 settembre 1987, Università degli Studi di Napoli Federico II), e fu istituita la Seconda Università degli Studi di Napoli (poi Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, dal 22 novembre 2016). I «moltissimi e svariati oggetti medicinali» dell'originario gabinetto di Materia medica, assieme allo «strumentario», ai libri, ai ricettari e all'arredo, diventarono, dopo quasi due secoli dalla fondazione, il primo nucleo espositivo del moderno Museo di Farmacologia, passato di competenza della nuova Università.

Nel 2014, la neoistituita Seconda Università fondò il MUSA, il Museo Universitario delle Scienze e delle Arti, un centro autonomo di spesa di Ateneo articolato in sezioni. Da allora, è la Sezione di Farmacologia del più articolato MUSA, ad accogliere, nel nuovamente ristrutturato complesso monumentale di Sant’Andrea delle Dame, il moderno Museo di Farmacologia. «Nato intorno alle collezioni che costituivano il gabinetto di Materia medica» fondato nel 1812,Cfr. il Museo si è poi arricchito di reperti e strumentazioni a testimoniare, ripercorrendola, la storia dello sviluppo di questa scienza dalla Lectura Simplicium alla moderna farmacologica.Cfr. .

Nomine, onorificenze e altri riconoscimenti

A Napoli, Briganti fu socio del R. Istituto d'incoraggiamento,Socio ordinario residente dal 3 dicembre 1835 (cfr. ). dell'Accademia Pontaniana,Socio residente dal 1857 (cfr. ). della R. Accademia delle Scienze Fisiche e Matematiche della Società Reale, nella Classe di Scienze fisiche e Storia naturale,Socio corrispondente nazionale dal 1 dicembre 1963 (cfr.). Secondo altre fonti, Briganti era già socio almeno dal 1840 (cfr. ). dell'Accademia degli Aspiranti NaturalistiBriganti fu eletto all'unanimità socio corrispondente nell'adunanza dell'8 aprile 1847 (cfr.). e della R. Accademia Medico-chirurgica.Socio onorario almeno dal 1840 (cfr. ) e con l'incarico di bibliotecario, almeno dal 1854 (cfr. ).

Tra i diversi incarichi ricoperti, Briganti fu anche nominato redattore statistico della Commissione di Statistica generale istituita presso il Ministero dell'Interno e Real Segreteria di Stato,Fu nominato con R. Decreto del 22 luglio 1852 (cfr. ). commissario speciale per la distruzione dei bruchi che infestavano la Puglia,Nominato nel 1854 con «il compito di ispezionare i territori infetti e dirigere le operazioni per la distruzione dei bruchi» (cfr. professore estraneo nella R. Scuola di veterinaria e di agricoltura in NapoliBriganti venne nominato nel 1857 tra i «Professori estranei che intervengono nella sola Commessione d'istruzione» (cfr. ). e, nel 1858, «per disposizioni dei Ministeri dell'Interno, e di Agricoltura e Commercio s'ebbe la vigilanza dell'igiene pubblica per I'uso de' funghi».

In segno di stima quand'era in vita, e per renderne poi omaggio alla memoria, furono diversi i micologi che vollero dedicare a Francesco Briganti, e a suo padre Vincenzo, nuove specie, nuovi generi e una nuova famiglia di funghi.Le specie dedicate furono: Pholiota brigantii (Fr.) Sacc., 1887) e Agaricus brigantii Fr., 1863; i generi: Brigantiaea Trevis., Spighe e Paglie, 1853 e Brigantiella (Sacc.) Sacc. & D. Sacc., 1905 e la famiglia: Brigantiaeaceae Hafellner & Bellem, 1982, appartenente all'ordine Teloschistales (cfr. ).

Attività scientifica Il 19 luglio 1832, qualche anno dopo la pubblicazione del catalogo dei vegetabili, Briganti lesse al R. Istituto d'Incoraggiamento, il suo primo lavoro originale in cui aveva descritte e figurate due nuove specie di testaceiSi tratta del nome comune, ormai in disuso, con il quale si indicavano, nell’antica sistematica zoologica linneana, tutti gli animali provvisti di conchiglia o di un guscio resistente, quali molluschi, brachiopodi, crostacei, cirripedi, echinidi, ecc. (cfr.). del genere Pupa .Pupa è un genere di molluschi terrestri appartenenti, secondo la concologia linneana, ai Colimacei, prima famiglia dei Trachelipodi fitofagi (cfr.).

Secondo la moderna tassonomia il genere va accettato come Pupilla e va riferito alla famiglia Pupillidae, ordine Stylommatophora, classe Gastropoda (cfr.). I due nuovi gasteropodi Furono raccolti da Briganti nei dintorni di Vietri di Potenza, e furono denominati con i nomi specifici di P. lucanaSuccessivamente la P. lucana non fu considerata specie nuova ma sinonimo junior di P. avenacea () (cfr.), che sarebbe poi stato accettata come Chondrina avenacea avenacea () (cfr.). e di P. unidentata.Nome specifico già utilizzato, dal malacologo tedesco Ludwig Karl Georg Pfeiffer, per la specie poi accettata come Pupilla muscorum () (cfr.). Nelle intenzioni di Briganti, questa memoria avrebbe dovuto essere la prima di una serie di presentazioni per illustrare, agli accademici dell'Istituto d'Incoraggiamento, gli esemplari di chiocciole terrestri e d'acqua dolce della sua collezione concologica. Ma questa memoria sarebbe rimasta l'unica perché, intanto, gli interessi scientifici di Briganti si erano rivolti alla micologia.Cfr. Briganti, .E così nel 1835, allontanandosi «da quella primiera occupazione», Briganti espose in un saggio alcune brevi considerazioni sul genere Schizonia Il genere Schizonia fu istituito dal micologo sudafricano Christian Hendrik Persoon, rinominando il preesistente genere Schizophyllum, che era stato istituito dal botanico svedese Elias Magnus Fries nel 1815 (cfr.). e sulla riforma dei caratteri essenziali di questo genere. Descrisse inoltre e figurò una nuova specie di Schizonia, da lui denominata S. murina, per via «del cappello la cui superficie vedesi ricoperta di morbido pelame bigio più o meno carico, mollo simile alla pelle de' nostri sorci domestici».Cfr. Briganti, .