Lolita è un film del 1962 diretto da Stanley Kubrick.
È liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Vladimir Nabokov. La pellicola, che fece molto scalpore, venne apprezzata sia dalla critica cinematografica sia dal pubblico, tanto da ottenere una candidatura agli Oscar 1963 e cinque ai Golden Globe.
Trama Il professor Humbert Humbert, recentemente divorziato, si trasferisce dall'Europa negli Stati Uniti per un incarico come insegnante in una scuola superiore. Alla ricerca di una residenza stabile, il professore incontra una donna vedova, Charlotte Haze, e sua figlia Dolores, detta "Lolita", della quale egli si innamora a prima vista, scegliendo di prendere in affitto un appartamento di proprietà della donna, proprio per poter stare vicino alla ragazzina.
A sua volta, Charlotte s'innamora di Humbert, che non ricambia il sentimento e, intanto, scrive un diario traendo spunto dalle figure delle due donne. La morbosa infatuazione per Lolita conduce Humbert a decidere di sposare Charlotte e dopo il matrimonio progettarne l'uccisione, salvo desistere poco prima di mettere in pratica il gesto. Ma la donna, scoperto il diario del marito che egli tenta invano di spacciare per un romanzo, esce sconvolta di casa e muore investita da un'auto. L'inatteso avvenimento consente finalmente a Humbert di rimanere solo con l'amata Lolita.
Durante un viaggio in auto che intraprendono insieme, Humbert rivela alla ragazza la morte della madre. I due trascorrono la notte in hotel e il professore discute con uno strano poliziotto. Successivamente si trasferiscono nell'Ohio dove Humbert ha accettato l'incarico di insegnante, mentre Lolita si iscrive nella stessa scuola dove lui insegna. Lolita vorrebbe intraprendere la strada della recitazione teatrale, ma il professore glielo impedisce.
Uno psicologo dell'istituto riferisce a Humbert la strana situazione psicologica di Lolita, dovuta ai continui divieti del "padre", così il professore accetta di farla recitare. Alla fine di uno spettacolo, Humbert scopre però che Lolita esce con dei ragazzi, così i due lasciano l'Ohio. Durante il viaggio vengono pedinati da uno strano uomo, ad un tratto Lolita ha un malore e viene portata in ospedale. La ragazza è dimessa prima del previsto e viene prelevata da uno zio, scomparendo per anni e gettando nella disperazione Humbert.
Quattro anni dopo, Lolita scrive una lettera al professore in cui gli rivela di aver sposato un tale Dick Schiller e di essere al sesto mese di gravidanza. Ma pure di avere problemi economici, chiedendo dunque l'aiuto di Humbert. Il professore si reca lei che gli presenta il marito, convinto che Humbert sia effettivamente il patrigno di sua moglie e che sia intenzionato a perdonarla per essere scappata di casa. Lolita gli rivela un'amara veritàː il poliziotto, lo psicologo, il pedinatore e lo zio erano in realtà la stessa persona, Clare Quilty, un ambiguo e camaleontico commediografo. Gli svela anche di non essere più innamorata di lui, anzi di non esserlo mai stata davvero, così Humbert in lacrime le lascia tredicimila dollari e, malgrado Lolita lo inviti a tenersi in contatto con lei, fugge e si mette in cerca dell'uomo responsabile di avergli portato via Lolita, trovandolo e uccidendolo a colpi di revolver. Un messaggio alla fine del film informa della morte, per trombosi coronarica, del professor Humbert, avvenuta in cella nell'attesa del processo per l'omicidio di Quilty.
Personaggi Humbert Humbert È un doppio nel doppio. Il film sottolinea il suo progressivo delirio, di un desiderio furioso che, di allucinazione in allucinazione conduce la sua vittima alla malattia, all'assassinio e alla morte; questa passione divorante lo riduce alla pazzia (nella scena culminante in ospedale rischia addirittura che gli venga messa la camicia di forza). La storia di questo annichilimento, di questa disgregazione ha il proprio punto di partenza in uno sguardo: quello di Lolita. Humbert è caratterizzato per tutto il film da questo bisogno incessante di guardare. Il piacere di guardare la ninfetta, come la chiama lui. Nasce da qui lo straniamento di Humbert, la sua alienazione rispetto al contesto sociale in cui è celato.
L'uomo è costantemente imbarazzato, sembra quasi che abbia un senso di deambulazione sonnambulistica in un mondo sociale di cui non comprende le regole e soprattutto non le accetta, le allusioni, le proposte di complicità o di seduzione. Humbert rispetto alla recita sociale è costantemente fuori parte: è goffo, porta abiti troppo massicci, braccia sempre aderenti al busto, spesso ritratte quasi a difendersi come un bambino in un mondo estraneo e aggressivo.
Humbert si lascia ingannare, non distingue il vero dal falso, le minacce reali da quelle suggerite dalla propria paranoia. Egli esprime la sua crisi in una progressiva deprivazione: alienato rispetto al mondo circostante, l'uomo si riduce a marionetta passionale cieca, priva di volontà e iniziativa. È figura di scrittore fallito, come se Kubrick non avesse nessuna fiducia nella parola scritta, ma solo nelle immagini. Questa sua duplicità anche nel nome lo porta ad una duplicità perfino con il suo antagonista: entrambi sono scrittori ed entrambi amano Lolita. Humbert è un perbenista e nasconde, spesso goffamente, le intenzioni dell'uomo mosse dal desiderio sessuale.
Clare Quilty Ad aggravare la situazione precaria di Humbert, ci sono le rappresentazioni messe in scena da Quilty ai danni di questo. Clare è un vero e proprio genio dalle mille maschere; gli appare travestito da poliziotto, da psichiatra scolastico, da giornalista al telefono, da uomo senza volto che pedina “padre” e figlia, da falso zio che fa evadere Lolita dall'ospedale. E qui aggiunge un'altra beffa: la recita messa in scena da Lolita a scuola in cui fa la parte di una ninfetta corteggiata da un vecchio satiro che viene relegato nel Regno del Buio.
Quilty tesse una trama di inganni beffardi che Humbert, accecato dalla passione, non riesce a capire. Quilty potrebbe non essere altro che la proiezione delle colpe di Humbert. Forse i due rappresentano proprio i due volti, opposti e complementari, di una medesima crisi d'identità. Clare si trova in un gioco pirotecnico di moltiplicazione delle identità, tutte ugualmente precarie, labili, di superficie; rappresenta l'aspetto ilare, isterico di quella stessa crisi della personalità e dell'identità che in Humbert appare nel suo aspetto più ripiegato e ombroso.
I travestimenti di Quilty danno vita a scene farsesche e le sue apparizioni hanno tagli di luce espressionistici. Il caos regna nella villa di Quilty, che è il reale protagonista di questa commistione di alto e basso culturale. La sua abitazione rappresenta una sorta di dietro le quinte, quasi un set cinematografico in disuso, un grande e caotico magazzino della memoria culturale e artistica del nostro tempo e, al tempo stesso, una sorta di Aleph dell'immaginario kubrickiano, luogo di coesistenza di moltissimi elementi del mondo narrativo del regista. Qui si possono trovare quadri del settecento e toghe dell'antica Roma, riferimenti al nazismo e guantoni da boxe, musica per arpa e pianoforte, sculture, ping pong e pistole. È una logica dell'accostamento casuale e bizzarro che provoca lo spaesamento dello spettatore. Il tutto è di un gusto decisamente kitsch.
Charlotte È un personaggio in bilico tra realismo e caricatura. La sequenza della sua morte sembra un film dell'orrore, con la tragedia degli elementi atmosferici e l'improvviso aprirsi della porta di casa, come spinta da un fantasma. La scelta dei quadri di casa Haze accostano riproduzioni di opere famose con stampe popolari di infimo livello.
Produzione
Sceneggiatura Nel luglio 1959 Kubrick e James B. Harris contattano una prima volta Vladimir Nabokov, in quel periodo in vacanza in Arizona con la moglie, proponendogli la sceneggiatura di un film, tratto dal suo romanzo Lolita, di cui i due avevano da poco acquisito i diritti cinematografici. Con i suoi riferimenti alle ossessioni sessuali della provincia americana, il romanzo aveva ricevuto in America un'accoglienza controversa. Quattro editori americani si erano rifiutati di pubblicarlo, prima che l'autore trovasse disponibilità, nel 1955, dall'Olympia Press di Parigi, una casa specializzata in pubblicazioni di carattere erotico.Gene D. Phillips, “Lolita”, in, a cura di Alison Castle, The Stanley Kubrick Archives, Taschen, Colonia, 2008 In tali circostanze, anche il timore di dover mutilare pesantemente il suo capolavoro (in questa prima fase al fine di rendere più digeribile il materiale trattato si era accennato alla possibilità di un matrimonio tra Humbert e Lolita in uno stato – Tennessee o Kentucky – in cui una tale unione fosse consentita) influì sulla rinuncia di Nabokov, comunicata qualche giorno dopo dal lago Tahoe.Vincent LoBrutto, Stanley Kubrick. L'uomo dietro la leggenda, Editrice Il Castoro, Milano, 1999.
Lo scrittore russo era un grande appassionato di cinema e negli anni venti aveva scritto alcune sceneggiature in Germania. Anche nel romanzo in più di una circostanza, si faceva riferimento al mezzo cinematografico, come quando, Humbert nel suo monologo in forma di diario, rimpiange di non aver avuto a disposizione una cinepresa per poter fissare per sempre sulla celluloide le movenze di Lolita mentre giocava a tennis, o il suo sorriso “a metà tra il malizioso e l'innocente“.Enrico Ghezzi, Stanley Kubrick, Editrice Il Castoro, Milano. Tornato in Europa, quindi, ebbe probabilmente a rimuginare sull'occasione persa, se è vero che quando Kubrick ed Harris, dopo un insoddisfacente tentativo di affidare la sceneggiatura a Calder Willingham, tornarono alla carica, nel gennaio 1960, egli accettò immediatamente. Avrebbe ricevuto 40.000 dollari e le spese di soggiorno negli Usa per sei mesi, più altri 35.000 dollari se, al termine, fosse risultato unico sceneggiatore.
Il suo lavoro durò sei mesi, dal marzo al settembre 1960. Lavorava alla sceneggiatura nelle prime ore del pomeriggio, sulla base delle riflessioni del mattino, durante le regolari battute di caccia alle farfalle, suo grande hobby, insieme agli scacchi, altra passione che lo accomunava a Kubrick. La prima stesura, presentata al regista in giugno, consisteva in un malloppo di più di 400 pagine, che, a detta del regista, gli avrebbero richiesto un film di sette ore. Nei mesi successivi, quindi, Nabokov, si adoperò a ridurre le dimensioni della sceneggiatura sulla base delle richieste ricevute.
Oltre a questo determinante intervento, successivamente Kubrick manipolò “ampiamente e liberamente“ il manoscritto. Un ruolo importante in ciò ebbero anche le improvvisazioni di Peter Sellers, a cui, sul set, il regista lasciava grande libertà interpretativa. Nabokov, che pure, nei riconoscimenti, risultò sceneggiatore unico, ebbe a dire che nel film non era stato utilizzato più del venti per cento del suo lavoro. Nel 1974 nella prefazione alla pubblicazione della stesura definitiva della sua sceneggiatura, pur riconoscendo che "solo scampoli sparsi" di essa erano stati utilizzati, ammette che le innovazioni introdotte dal regista erano "pertinenti e deliziose" e che scene “come l'uccisione di Quilty o la morte di Charlotte Haze erano dei capolavori".Vladimir Nabokov, Lolita: a Screenplay, McGraw Hill, New York, 1974.
Cast
Sue Lyon Nabokov partecipò anche alla scelta degli interpreti. Il 25 settembre 1960 notò immediatamente la foto di Sue Lyon tra le molte che gli erano state sottoposte dal regista per il ruolo della “ninfetta perfetta”. A dispetto degli aspetti scabrosi dell'argomento, le candidature per il ruolo non erano certo mancate, con sponsorizzazioni di madri e sorelle, da ogni parte degli USA. Il problema era trovare un'adolescente in grado di interpretare, in pochi mesi di lavorazione, un personaggio la cui vicenda comprendeva un arco di quasi 5 anni, dai 12 ai 17.