La collezione Colonna, nello specifico del ramo dei principi di Paliano, è una collezione d'arte nata a Roma nel XVI secolo e tutt'oggi appartenente all'eponima famiglia.
Considerata una delle famiglie patrizie romane di più antica origine assieme agli Orsini, superata in termini di espansione feudale nel corso del Seicento solo dalle famiglie Borghese e Barberini, la famiglia Colonna struttura la sua ricchezza sui ruoli e successi che ha sia nello Stato Pontificio, sia nel Regno di Napoli e in quello di Sicilia.
Dichiaratamente schierati con la Corona di Spagna, gli esponenti Colonna di Paliano possiedono nel tempo tutti i principali titoli previsti dalla monarchia ispanica: sono insigniti del Gran Connestabilato del Regno di Napoli (di cui il primo a ricevere l'investitura è Fabrizio Colonna, nel 1497 da re Ferdinando d'Aragona), ricevono la collana del Toson d'Oro (il primo è Marcantonio II nel 1559, seguito poi da Marcantonio V, Lorenzo Onofrio e Filippo II), il titolo di viceré di Aragona dal 1678 al 1681 fino ad arrivare carica di viceré del Regno di Napoli in due occasioni, tra il 1530 e il 1532 e tra il 1687 e il 1688 (ottenute rispettivamente dal cardinale Pompeo Colonna e da Lorenzo Onofrio).. Contestualmente a questi riconoscimenti Marcantonio III nel 1589 ottiene da papa Sisto V anche il titolo di Assistente al Soglio Pontificio in rappresentanza del patriziato romano..
Seppur il casato annoveri un papa (Martino V, del 1417 al 1431) e svariati cardinali, la collezione non è espressione del mecenatismo clericale, bensì di quello di esponenti aristocratici della famiglia,. su tutti Lorenzo Onofrio Colonna, principe di Paliano, con feudi sia nello Stato Pontificio che nel Regno di Napoli, presso cui ricopriva la carica di Gran Connestabile di Spagna, assistente al Soglio Pontificio, viceré di Aragona dal 1678 al 1681, Grande di Spagna e titolare del Toson d'Oro, nonché viceré di Napoli per poco più di un mese tra il 1687 e il 1688.
La collezione detenuta dalla linea di discendenza del ramo dei principi di Paliano viene conservata tra le svariate residenze familiari trovando l'apice nella Galleria Colonna dello storico palazzo familiare in piazza Santi Apostoli a Roma, dove rimane il nucleo originario della raccolta, tutt'oggi di proprietà agli eredi della famiglia.
La collezione costituisce assieme a quelle Pallavicini e Pamphilj una delle principali raccolte d'arte private a Roma, tra le più notevoli del periodo barocco.
Storia Cinquecento Origini della collezione Il primo inventario di casa Colonna risale al 1545, dove sono registrati presso la residenza di piazza Santi Apostoli a Roma abiti, stoffe, mobilia, suppellettili, qualche libro e alcune immagini votive. I primi quadri della collezione sono segnalati nel successivo inventario post mortem di Ascanio I Colonna, datato 1557, nello specifico quattro ritratti: di papa Martino V Colonna, del duca di Urbino Francesco Maria della Rovere, di un cardinale inglese, della marchesa di Pescara e un altro di San Tommaso d'Aquino..
Successivamente con il figlio Marcantonio II, celebre condottiero che ebbe i successi nella battaglia di Lepanto, altri quadri indicati provenienti da Roma sono segnalati nella sua residenza in Sicilia durante il periodo del suo viceregno sull'isola.
Tuttavia un primo nucleo della collezione strutturato con consapevolezza, quindi inteso come investimento sui beni acquisiti con lo scopo di accrescere il prestigio sociale della famiglia, si ha solo alla fine del XVI secolo con Filippo I Colonna, il quale pur conservando ancora l’immagine del condottiero, peculiarità di tutti i principali esponenti del casato nel corso della storia di famiglia, dopo essere stato Gran Connestabile di Spagna nel Regno di Napoli si occupa di abbellire il suo palazzo di Roma trasformandolo da edificio semplice, austero e "militaresco" a palazzo gentilizio, iniziando nel contempo la raccolta di opere d’arte con l'immissione di soggetti sacri.
Seicento La collezione sotto Filippo I Colonna Nei primi anni del XVII secolo, Caravaggio è in fuga da Roma per l'omicidio di Ranuccio Tomassoni, Filippo I lo aiuta nell'esilio tenendolo nascosto presso i propri feudi nel basso Lazio prima (non si ha certezza se a Zagarolo, Paliano o un altro) e a Napoli poi, presso il palazzo Carafa della Stadera a Chiaia, dimora della zia Giovanna Colonna, sposata con Antonio Carafa. In questi frangenti (1606) il pittore realizza due pitture, la Cena in Emmaus (versione di Milano) per il marchese Patrizi e la Maddalena in estasi (identificabile con la cosiddetta versione "Klein"), rimasta invece a Giovanna senza mai confluire nella collezione Colonna "madre", ma passando in dote alla collezione Carafa del marito (presso i cui eredi cui rimarrà fino al 1873).
Il primo inventario della collezione Colonna avviene nel 1611 alla morte di Marcantonio IV, originariamente designato a dare continuità alla casata. Quest'ultimo infatti, in quanto primogenito di Marcantonio III, è l'erede dei beni familiari a cui viene affidata la discendenza colonnese di Paliano. Tuttavia morendo prematuramente a soli sedici anni privo di eredi, deve ritornare allo zio Filippo e alla sua linea di discendenza tutti i beni e i titoli paterni. Seppur sono elencati nel documento 248 dipinti, di cui in prevalenza ritratti di personaggi di casa Colonna o loro parenti (anche di pontefici e personalità legate alla Corona di Spagna) mentre 109 pezzi sono di soggetto religioso (santi e beati gesuiti), figurano nel catalogo già i primi soggetti mitologici (due storie di Atteone e Orfeo) o caravaggeschi (una Buona ventura).
Filippo I apporta alla collezione svariate aggiunte nel corso della prima metà del secolo, soprattutto nature morte e pitture con soggetti di genere, portando l'inventario del 1613 a registrare ben 337 quadri nel palazzo romano. A questi si affiancano i beni nelle residenze dei feudi di Genzano, Marino e Paliano, dove l'evoluzione collezionistica del principe porta anche lì a un incremento dei quadri, a Genzano soprattutto ritratti, soggetti mitologici, letterari e nature morte, mentre a Marino soggetti profani come unAllegoria delle quattro stagioni e battaglie.
Un successivo inventario dei beni di palazzo Colonna ai Santi Apostoli del 1632 elenca un lieve aumento rispetto al precedente, ossia 365 opere, tra cui fanno ingresso svariati disegni di Raffaello e uno di Francesco Salviati, unici nomi assieme a quelli di Sofonisba Anguissola, il Tempesta e Ottavio Leoni a comparire negli inventari di casa.
Con la morte di Filippo I nel 1639 la collezione passa ai figli Marcantonio V e il cardinale Girolamo Colonna. Dall'inventario redatto dopo la morte di Filippo I nel 1640 risultano nella collezione varie nature morte, soggetti mitologici, paesaggi e scene di genere. Compaiono per la prima volta un Trionfo di Bacco, una serie di dieci quadri con le muse e Apollo, una Venere che pettina Cupido, un Bacco con due satiri, 78 nature morte, due paesaggi e un quadro di Buffone con maschera.
A questi dipinti si aggiungono anche altre opere che contemporaneamente a Filippo I, un altro figlio, Pietro, abate commendatario di Subiaco e di San Clemente in Pescara, acquisisce per la collezione familiare. Dall'inventario del 1640 (ma già da uno precedente del 1636) figurano acquisiti per suo tramite un Ritratto del cardinale Girolamo Colonna (fratello di Pietro), una Natività due quadri su San Clemente, il Nettuno a cavallo con dee (copia dal Cavalier d'Arpino, che figurerà anche nell'inventario di Filippo II nel 1714), una scena del Carnevale romano, quattro tele con le età dell'uomo, una serie di incisioni con ritratti di pittori e svariate stampe topografiche di diverse città..
La collezione sotto Marcantonio V Colonna Marcantonio V, che giunge a Roma dalla Sicilia nel 1641, apre la collezione alla pittura locale contemporanea. Nel successivo inventario del 1654 figura un lieve aumento di dipinti e compaiono per la prima volta alcuni dei nomi tipici dell'ambiente artistico locale (di contro in quello del 1640 compare solo il nome di Francesco Albani), quindi Andrea Sacchi (Ebbrezza di Noè), Pier Francesco Mola, Claude Lorrain, Paul Bril, Gaspard Dughet, Gregorio e Mattia Preti (di cui del secondo sono San Carlo fa l'elemosina, Cesare passa il Rubicone e Suicidio di Catone), Carlo Maratta, Guercino, Guido Reni e Francesco Cozza (Morte di Didone, Maddalena e Mosè salvato dalle acque)..
Morto nel 1659 la collezione familiare passa al figlio Lorenzo Onofrio, il quale sarà il principale artefice del successo in campo mecenatistico della famiglia.
La collezione del cardinale Girolamo Colonna Nel frattempo anche il cardinale Girolamo apporta aggiunte al registro dei beni familiari, mediante acquisizioni per la propria collezione personale di opere dal mercato bolognese durante i suoi trascorsi nella città emiliana dal 1643 una volta divenuto arcivescovo. Il primo inventario delle opere del cardinale risale al 1648 e registra una cinquantina di opere tutte di scuola bolognese, che poi confluiranno nella collezione madre di famiglia.
L'ultimo inventario redatto alla sua morte nel 1666 fotografa la sua collezione, che consta di 466 dipinti, prima di confluire in quella principale (a quella data trasferita al nipote Lorenzo Onofrio).. Entrano così opere di Guercino (David festeggiante, San Paolo, Sant'Agnese e quindici suoi disegni), Guido Reni (Salomè, San Pietro piangente, la Maddalena, una Fuga in Egitto, un San Francesco con due angeli), i Carracci, Francesco Albani, (Ecce Homo e il Ratto d'Europa), Francesco Gessi, e altri. Figurano nel suo inventario personale anche opere di Mattia Preti (Santa Veronica), autore già noto in casa colonna con diverse opere collezionate nel frattempo da Marcantonio V..
Tra le massime iniziative del cardinale c'è la costruzione della galleria nel palazzo ai Santi Apostoli, avviata nel 1654 sotto la direzione dell'architetto Antonio Del Grande.
Marcantonio V muore nel 1659, lasciando l'eredità della collezione al figlio Lorenzo Onofrio, mentre Girolamo resta proprietario della sua personale raccolta, composta da 466 pezzi.
La collezione sotto Lorenzo Onofrio Colonna
Sotto la gestione di Lorenzo Onofrio Colonna la collezione raggiunge la massima espansione in termini quantitativi e qualitativi. Innanzitutto il principe è il primo Connestabile della famiglia a non praticare l'esercizio delle armi, bensì a dedicarsi al mecenatismo artistico (non solo pittura ma anche musica, letteratura e teatro)..
Il palazzo di piazza Santi Apostoli a Roma viene appositamente ristrutturato in ordine anche alle esigenze familiari, quindi sia come degno luogo di rappresentanza della famiglia, sia per ospitare la sontuosa raccolta romana.
Il primo inventario della collezione sotto la sua gestione è datato 1664, dieci anni dopo l'ultimo redatto con Marcantonio V, registrando circa 200 opere complessive (probabilmente alcune sono state nel frattempo trasferite in altre residenze della famiglia, come il Riposo durante la fuga in Egitto del Lorrain comprato da Marcantonio V, che sarà nel palazzo di Marino fino al 1783 quando ricompare a Roma)... Tra le immissioni (35 quadri) avute dopo l'ultimo inventario di Marcantonio V figurano opere di Carlo Maratta (di cui il Bagno di Diana realizzato in collaborazione con Gaspard Dughet), un Ecce Homo di Palma il Giovane, svariati santi di Guido Reni, Annibale Carracci, Pier Francesco Mola e Domenichino una Testa di cavallo del Cavalier d'Arpino e alcuni ritratti (tra cui quello della moglie Maria Mancini e un altro del primogenito Filippo II).. Nel 1666, intanto, il cardinale Girolamo muore e trasferisce la propria collezione, composta da 466 pitture, al nipote.