Operazione MD 3 fu il nome in codice di una missione di bombardamento navale intrapresa dalla Mediterranean Fleet della Royal Navy il 21 aprile 1941 ai danni del porto di Tripoli nella Libia italiana, nell'ambito dei più vasti eventi della battaglia del Mediterraneo della seconda guerra mondiale.
Lo scalo di Tripoli rappresentava un punto fondamentale del sistema logistico che sosteneva le truppe dell'Asse in Libia, e la sua neutralizzazione rivestiva una particolare importanza per gli Alleati, in particolare dopo una riuscita controffensiva delle forze italo-tedesche in Cirenaica ai primi di aprile 1941. Benché il comandante della Mediterranean Fleet, l'ammiraglio Andrew Cunningham, reputasse estremamente pericoloso tentare attacchi dal mare a Tripoli stante la minaccia rappresentata dalle forze aeree dell'Asse, l'Ammiragliato a Londra gli impose di mettere in atto energiche misure per bloccare il porto, se necessario autoaffondando alla sua imboccatura una delle preziose navi da battaglia della flotta; alla fine, come male minore, Cunningham propose di intraprendere un massiccio bombardamento navale da parte della sua flotta.
L'azione fu quindi messa in atto nelle prime ore del 21 aprile, in combinazione con un attacco aereo. Il bombardamento colse completamente di sorpresa le forze dell'Asse, e le unità di Cunningham, con gran stupore dell'ammiraglio stesso, poterono rientrare alla base praticamente senza danni. L'azione comunque fallì nell'infliggere danni significativi al nemico: due mercantili furono affondati nella rada di Tripoli e vari proiettili piovvero sulla città causando danni e vittime tra la popolazione civile, ma le strutture portuali furono solo leggermente danneggiate e poterono riprendere quasi subito le attività.
Antefatti Alla fine del marzo 1941 le forze dell'Asse nel teatro di guerra nordafricano sferrarono una controffensiva (operazione Girasole) in direzione della Cirenaica, regione interamente caduta in mano agli Alleati al termine dell'operazione Compass nel febbraio precedente. I reparti corazzati dell'appena sopraggiunto Deutsches Afrikakorps guidarono l'azione, cogliendo di sorpresa le forze britanniche stanziate in Cirenaica: aggirati sul fianco dagli agili reparti meccanizzati tedeschi, entro il 13 aprile i britannici dovettero sgombrare l'intera regione e riportare la linea del fronte all'altezza del confine tra la Libia italiana e l'Egitto, lasciandosi dietro solo una guarnigione asserragliata all'interno dello strategico porto di Tobruch, subito posto sotto assedio dai reparti italo-tedeschi..
La comparsa delle forze tedesche in Nordafrica e la perdita della Cirenaica scatenarono un certo panico tra gli alti comandi britannici nel teatro del mar Mediterraneo. Se le forze dell'Asse avessero continuato ad avanzare, penetrando in Egitto e raggiungendo la posizione di Marsa Matruh, avrebbero potuto allestire basi aeree da cui lanciare attacchi di bombardieri scortati da caccia contro Alessandria d'Egitto, principale base navale britannica nel Mediterraneo orientale; questo avrebbe obbligato la Mediterranean Fleet della Royal Navy a lasciare Alessandria, minando alla base il sostegno a tutte le posizioni britanniche nel teatro del Mediterraneo.. L'alto comando britannico a Londra iniziò quindi a fare pressione sul comandante della Mediterranean Fleet, l'ammiraglio Andrew Cunningham, perché dedicasse la massima attenzione all'interruzione dei collegamenti navali tra l'Italia e la Libia, in modo da bloccare ulteriori avanzate in Egitto delle forze italo-tedesche facendo mancare loro i rifornimenti essenziali per attuarle. L'attacco diretto ai convogli navali dell'Asse si era tuttavia rivelato problematico: sommergibili e aerei britannici dislocati nella base avanzata di Malta avevano ottenuto risultati miseri, mentre in dieci mesi di operazioni solo una volta le navi di superficie della Mediterranean Fleet avevano intercettato e distrutto un convoglio nemico. Una strategia che poteva risultare più efficace apparve invece il puntare alla distruzione degli scali dove questi convogli erano diretti; in particolare perché, stante il controllo britannico su Tobruch e i danni inflitti dai britannici dagli altri porti della Cirenaica prima del loro abbandono, i rifornimenti dell'Asse dovevano essere convogliati principalmente su un unico scalo, quello di Tripoli in Tripolitania...
Già il 4 aprile 1941 l'Ammiragliato di Londra aveva proposto l'idea di neutralizzare Tripoli tramite un pesante bombardamento da parte delle navi da battaglia della Mediterranean Fleet; all'azione si sarebbe aggiunto l'autoaffondamento all'imboccatura del porto dello scafo dell'anziana corazzata , radiata dal servizio attivo e impiegata come nave-bersaglio per le esercitazioni di tiro, in modo da imbottigliare lo scalo e renderlo a lungo inutilizzabile per l'approdo dei convogli di rifornimento. Cunningham si disse scettico sulla riuscita di simili piani: l'ammiraglio non era convinto del fatto che le sue navi da battaglia potessero arrecare danni duraturi al porto con un bombardamento navale, e portare la sua flotta da Alessandria fino a Tripoli l'avrebbe certamente esposta per un lungo tratto agli attacchi aerei delle forze dell'Asse, divenuti ora una minaccia significativa dopo l'arrivo nel Mediterraneo di consistenti reparti della Luftwaffe tedesca. L'imbottigliamento del porto tramite l'autoaffondamento di un'unità di grosso tonnellaggio dava garanzie di un risultato migliore e duraturo rispetto al bombardamento, ma la Centurion era in quel momento ancora in Gran Bretagna ed era capace di spostarsi a una velocità parecchio ridotta: sarebbero occorsi diversi giorni solo per portarla nel Mediterraneo, e durante il trasferimento a Malta o da Malta a Tripoli la nave sarebbe stata un bersaglio facile per gli aerei dell'Asse. Per neutralizzare Tripoli, Cunningham favoriva invece la conduzione di una campagna di periodici attacchi dall'aria tramite l'impiego di velivoli da bombardamento; la perdita delle basi aeree in Cirenaica poneva però ora Tripoli fuori dal raggio d'azione dei bombardieri medi di stanza in Egitto, mentre l'invio di bombardieri a lungo raggio nel Mediterraneo venne giudicato come non fattibile stante gli impegni della Royal Air Force su altri fronti..
Il 15 aprile, su istruzione dello stesso primo ministro britannico Winston Churchill, l'Ammiragliato sottopose a Cunningham un nuovo piano. In ossequio al fatto che il blocco del porto valeva il sacrificio anche di unità da guerra di grande valore, l'Ammiragliato propose di inviare a Tripoli la nave da battaglia (solo di pochi anni più giovane della Centurion, ma ancora impiegata come unità da guerra di prima linea con la Mediterranean Fleet) e un incrociatore della vecchia classe C: le due navi dovevano piazzarsi all'imboccatura del porto e bombardare con i loro cannoni da distanza ravvicinata le strutture a terra in combinazione con attacchi di velivoli dall'aria, per poi autoaffondarsi e ostruire così l'uscita dalla rada. La perdita di unità di prima linea come la Barham era ritenuta comunque dolorosa, ma giustificabile: per l'Ammiragliato, l'imbottigliamento tramite autoaffondamento di grandi unità rimaneva il modo migliore per ostacolare le operazioni di approdo a Tripoli in maniera duratura e, in aggiunta, sparando da distanza più ravvicinata la Barham avrebbe potuto causare molti più danni rispetto a quanto potesse fare una flotta schierata al largo che cannoneggiava il porto a distanza. E perdere sicuramente una nave da battaglia nell'azione, ma conseguendo comunque qualche risultato certo, appariva come più razionale che rischiare danni a tutta la flotta solo per realizzare un bombardamento dall'esito incerto...
Cunningham fu inorridito dall'idea di mettere in atto un simile piano, e la sua risposta all'Ammiragliato fu eloquente. Cunningham non si sottraeva alla necessità di affrontare sacrifici per neutralizzare i convogli dell'Asse, ma solo se tali sacrifici apparivano come giustificati; e perdere la Barham agli occhi dell'ammiraglio non era per nulla giustificato. Piazzare la Barham nel punto giusto per imbottigliare il porto era un'operazione altamente rischiosa, e Cunningham stesso calcolò solo una probabilità su dieci di portarla a termine positivamente. Anche se l'imbottigliamento avesse avuto successo, gli italiani avrebbero potuto aggirare l'ostruzione scaricando le navi al largo e portando il carico a terra con delle chiatte; se necessario, l'Asse poteva poi fare pressione sulla Francia di Vichy perché concedesse l'uso dei porti della Tunisia, vanificando interamente l'operazione. Perdere la Barham, una delle sole tre corazzate in quel momento in servizio con la Mediterranean Fleet, avrebbe obbligato la Royal Navy a trasferire nel Mediterraneo un'altra nave da battaglia per mantenere i rapporti di forza contro la flotta italiana, sottraendo risorse al contrasto delle sortite delle grandi navi tedesche nell'oceano Atlantico. Non era poi da sottovalutare il dato morale: per consentire alla Barham e all'incrociatore di continuare a fare fuoco contro Tripoli fino agli istanti finali dell'autoaffondamento, le due navi dovevano essere dotate di un equipaggio di un migliaio di uomini tra ufficiali e marinai, equipaggio che sarebbe andato interamente perduto visto che Cunningham non riteneva fosse possibile trarlo in salvo al termine dell'azione; perdere così tanti uomini in un'operazione dall'esito finale incerto sarebbe stato un brutto colpo per il morale complessivo degli equipaggi della Mediterranean Fleet. La perdita di una corazzata sarebbe poi stata una vittoria propagandistica di peso per l'Asse e, nelle parole dello stesso Cunningham, avrebbe dato al nemico «la misura di quanto disperata sia, a nostro giudizio, la situazione in Cirenaica». Piuttosto che rischiare tutto ciò, Cunningham decise infine di accettare i pericoli di un'azione più convenzionale: sotto il nome in codice di "operazione MD 3", l'ammiraglio avrebbe quindi impiegato il nucleo centrale della Mediterranean Fleet per bombardare Tripoli dal mare..
L'operazione Mosse preliminari
Alle 07:00 del 18 aprile 1941 Cunningham prese il mare da Alessandria al comando delle navi da battaglia (nave ammiraglia), e Barham, della portaerei , degli incrociatori leggeri e e dei cacciatorpediniere , , , , , , ed ; il cacciatorpediniere si riunì alla flotta più tardi in mare aperto dopo essere rimasto attardato durante le operazioni di disormeggio ad Alessandria. Cunningham fece rotta a nord in direzione della Baia di Suda a Creta, dove contava di far rifornire di carburate i suoi cacciatorpediniere e dove doveva recapitare alcuni macchinari necessari alle operazioni di salvataggio dell'incrociatore , affondato a Suda il precedente 26 marzo in un attacco di sabotatori italiani. La flotta imboccò il canale tra Caso e Creta (a est di quest'ultima) nel corso della notte tra il 18 e il 19 aprile, piegò a ovest e arrivò a Suda a mezzogiorno del 19 aprile, iniziando subito le operazioni di rifornimento; durante il passaggio attraverso il Mare di Creta gli incrociatori Phoebe e Calcutta furono distaccati per unirsi alla scorta di un convoglio salpato dal Pireo.