Biografia Nacque a Livorno da Giovan Domenico de' Calzabigi e da Maria Eleonora Vannuccini.
Inizialmente fu avviato alle pratiche commerciali, affinché aiutasse il padre.
Calzabigi studiò probabilmente a Livorno per gli studi letterari e a Pisa per quelli scientifici e col nome di Liburno Drepanio fu membro dell'Accademia Etrusca di Cortona e dell'Accademia dell'Arcadia.
Nel 1743 prestò servizio in un ministero a Napoli, dove iniziò a dedicarsi all'attività librettistica. A causa del suo coinvolgimento in un processo per veneficio, dovette lasciare la città e si recò quindi a Parigi, dove conobbe Giacomo Casanova: i due strinsero amicizia, e insieme conclusero alcuni affari, tra cui una lotteria. In questo periodo Ranieri iniziò a comporre il poema La Lulliade, o i buffi italiani scacciati di Parigi, una satira della musica di corte francese dominata allora da Jean-Baptiste Lully e Jean-Philippe Rameau, con una chiara allusione alla Querelle des Bouffons; il poema, rimasto inedito, sarà pubblicato solo nel 1977 col titolo La ragione dei "buffoni" a cura di Gabriele Muresu (Roma, Bulzoni).
Nel 1755 pubblicò una ristampa dei lavori dell'amico Pietro Metastasio.
Dopo aver lasciato la Francia, nel 1761 fu a Vienna per rivestire la carica di consigliere alla Camera dei Conti dei Paesi Bassi e più tardi quella di consigliere di S.M.I.R. Apostolica (Imperatore d'Austria). Grazie all'intermediazione del conte Giacomo Durazzo, direttore del teatro di corte viennese, poté conoscere Christoph Willibald Gluck e Gasparo Angiolini. Per Gluck scrisse tre libretti d'opera, Orfeo ed Euridice (1762), Alceste (1767) e Paride ed Elena (1770), e contribuì attivamente a quella che sarà poi definita riforma gluckiana.
Successivamente, a seguito di uno scandalo, dovette abbandonare Vienna su ordine dell'imperatrice Maria Teresa. Nel 1774 si stabilì a Pisa, e nel 1780 a Napoli, dove scrisse i suoi due ultimi libretti, Elfrida (1792) ed Elvira (1794), entrambi musicati da Giovanni Paisiello, e si dedicò alla vita letteraria della città fino alla morte; nella prima metà degli anni ottanta fu uno degli intellettuali incontrati da Vittorio Alfieri, che fu l'unico a complimentarsi con lui, rassicurandolo del fatto, che con le sue opere, aveva posto il teatro italiano sullo stesso piano di quello francese.V. Alfieri, Vita scritta da esso, Epoca Prima
Fece parte della Massoneria, come scrive Gerardo Tocchini:
"In Austria, poi, l'iniziativa di segno massonico era stata all'origine di uno dei grandi eventi culturali del Settecento, la riforma del melodramma, risultato degli sforzi congiunti di un librettista (l'italiano Ranieri de' Calzabigi), e di un musicista (il boemo Christoph Willibald Gluck) massoni alle dipendenze di un direttore dei teatri (il genovese conte Giacomo Durazzo) massone e protetti da un cancelliere imperiale (il principe di Kaunitz) massone, lavoro intrapreso per compiacere un imperatore ( Francesco I) massone: Orfeo e Euridice (1762)" Gerardo Tocchini, "Massoneria, pubblici spettacoli e mecenatismo musicale nel Settecento" in:Zeffiro Ciuffoletti e Sergio Moravia ( a cura di), La Massoneria. la storia, gli uomini, le idee, Milano, Mondadori, 2019, p. 68..
Note
Bibliografia
, Collana Erasmo Musica - I Quadrati, p. 179
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