I conti Alberti (di Prato) erano una famiglia feudale toscana, di probabile origine longobarda o più probabilmente franca. Storia Le prime tracce risalgono al X secolo, già con il marchese Ugo II di Toscana. Tra le corti possedute dalla famiglia c'era il "Castrum Prati", che presto, insieme alla Val di Bisenzio (dove possedevano la rocca di Cerbaia che controllava la strada "di Lombardia", verso il valico appenninico) divenne il centro principale della famiglia. Nell'XI secolo, la fusione del quartiere dove sorgeva il castello con il vicino Borgo al Cornio portò alla nascita della città di Prato: nello stesso periodo la famiglia ottenne, per investitura imperiale, il titolo nobiliare di conti di Prato.
Nel XII secolo il ramo più importante era quello dei conti di Prato, che si era impadronito dei beni dei Cadolingi tramite il matrimonio di Tancredi, detto il Nontigiova, con la vedova di Ugo dei Cadolingi. Suo fratello Gottifredo fu vescovo di Firenze almeno dal 1114 al 1142. Grazie ad un'accorta azione politica e bellica, oltre a varie concessioni imperiali, in pochi anni la famiglia creò uno stato feudale molto esteso che, seppur in modo parecchio frammentario, si estendeva dall'Appennino bolognese fino alla Maremma, comprendendo le valli del Bisenzio, della Nievole, dell'Elsa. Facevano parte di questi possedimenti località quali Vergato, Castiglione dei Pepoli, Monghidoro, Vernio, Calenzano, Campi Bisenzio, Castelfiorentino, Certaldo, Montelupo Fiorentino, Colle di Val d'Elsa, Gavorrano.
La famiglia si divise allora in più rami con vari nomi a seconda dei vari feudi (Alberti di Vernio, conti di Capraia, conti di Mangona, ...).
Obiettivo della famiglia era quello di creare una città ed uno stato capaci di contrapporsi alle realtà già presenti (in particolare Firenze, contro la cui espansione verso occidente cercarono di opporsi). Tuttavia le loro ambizioni si dovettero arrestare nel 1107, durante la guerra che contrappose la famiglia a Matilde di Canossa: la città di Prato venne infatti assediata e distrutta dalle truppe della marchesa, in alleanza con quelle di Pistoia, Firenze e Lucca.
Alberto, figlio di Nontigiova, dopo aver dovuto accettare la perdita di alcuni castelli tra i più validi a vantaggio di Firenze, iniziò una compartecipazione ai dazi delle terre tra l'Arno e l'Elsa con i fiorentini.
Dopo questo episodio, Prato si costituì come libero Comune, e gli Alberti, pur mantenendo l'originale titolo nobiliare, si ritirarono in val di Bisenzio, nel Bolognese e in Valdelsa, acquisendo in modo non ancora chiaro feudi nella Maremma Grossetana. Nel XII secolo essi si concentrarono soprattutto in Valdelsa: qui, a partire dal 1182, tentarono di ripetere l'esperienza di Prato, stabilendo centro del proprio potere a Semifonte. Anche qui però il loro progetto non arrivò a buon fine: nel 1202 i Fiorentini riuscirono a conquistare la città, la rasero al suolo e proibirono di ricostruire su quei terreni qualsiasi cosa.
Grazie ai possedimenti della Val di Nievole, gli Alberti entrarono in contatto con la repubblica di Pisa: questo permise loro di estendere il loro potere anche in Sardegna, dove nel XIII secolo ottennero, per un breve periodo, il controllo del giudicato di Arborea ed il governo di Cagliari.
I possedimenti a nord di Prato vennero via via venduti: ad esempio, Vernio fu venduta alla famiglia fiorentina dei Bardi, mentre Castiglione alla famiglia bolognese dei Pepoli, ecc.; i restanti feudi, divisi tra i vari rami della famiglia, vennero venduti o inglobati nel territorio fiorentino o bolognese, rendendo gli Alberti sempre più poveri ed impotenti a contrastare i nuovi poteri cittadini emergenti.
La famiglia si estinse nei suoi rami principali nei primi decenni del XIV secolo.
Dagli Alberti è sorta la famiglia Albertini, allontanata da Firenze in quanto ghibellina, si trasferì in Veneto per radicarsi a Verona dove continuò a portare il titolo di Conti di Prato, un ramo di essa ritornò a Firenze nel 1841.Enciclopedia Rizzoli Larousse, 2003, voce "Albertini" (volume primo, pag. 405). Vedi anche il libro del 1842 citato nella sezione Bibliografia di questa stessa voce Wikipedia sulla "genealogia degli Albertini, conti di Prato, patrizi fiorentini, nobili veneti e dell'impero austriaco."
Lo stemma araldico
Gli Alberti di dotarono di una serie di stemmi che sono riportati nelle seguenti pagine dell'Armoriale delle famiglie italiane (Ala-Alb):
Gli Alberti nella "Divina Commedia" Curiosamente, membri della famiglia Alberti compaiono in tutte e tre le cantiche della Divina Commedia.
NellInferno appaiono le figure più importanti: sono i fratelli Alessandro e Napoleone (canto XXXII), che Dante pone nella Caina, confitti nel ghiaccio.
Nel Purgatorio appare fuggevolmente la figura del conte Orso:
Nel Paradiso è invece presente Cunizza da Romano, alla quale è dedicato gran parte del IX canto.
Albero genealogicotratto da: La Fondazione di Semifonte nel contesto della politica di affermazione signorile dei conti Alberti, di Maria Luisa Ceccarelli Lemut, in Semifonte in Val d'Elsa e i centri di nuova fondazione dell'Italia Medievale, pag.233
Ildebrando I, citato nel 987 Ildebrando II, 1002-1045 Ildebrando III, † 1068 Alberto I, † 1077, sposa Lavinia di Gherardo, † 1101 Alberto II, 1077-1128 sposa Sofia di Berado, 1079-1098 (vedova di Enrico di Uguccione) Alberto III, 1098-1128, sposa Aldigarda 1128-1142, figlia di Arduino da Palù Tancredi Nontigiova 1098-1141, sposa in prime nozze Cecilia, 1120-1136, figlia di Arduino da Palù e vedova di Ugo dei Cadolingi, † 1113; sposa in seconde nozze Orrabile di Guinildo, † 1154 Alberto IV, 1143-1203, sposa in prime nozze Imilia di Guido, 1168-1184; sposa in seconde nozze Tabernaria figlia di Bernardo da Fornoli, 1184-1213 Guido, 1184-1209 Ramo dei Conti di Prato Maghinardo, 1184-1227, sposa Bellafante, † 1209 Ramo dei Conti di Certaldo Rinaldo, 1200-1240 Ramo dei Conti di Monterotondo Ugolino da Scarlino, 1209-1227, sposa Sobilia vedova del conte Ugolino della Gherardesca Adaleita, sposa Ezzelino II da Romano Alberto V, 1203-1250, sposa Gualdrada. È il capostipite del Ramo dei Conti di Mangona Napoleone, † 1286 Orso, † 1286 Alessandro, † 1286 Alberto,† 1325 Adalasia, † 1240 Maria, 1144-1178 sposata con Ildebrandino VII Aldobrandeschi Ottaviano (1116-1128) Malabranca, 1128-1143, sposa Imilia di Monaldo Goffredo, 1092-1145, vescovo di Firenze Teodora, † 1130, sposata con Ugo Visconti di Pisa Ildebrando IV, 1077-1133, sposa Berta di Alberto dei marchesi Rufo Obertenghi, † 1130 Ramo dei conti di Capraia Adaleita, 1084-1098, sposata con Ugo di Enrico dei conti di Arezzo
Note
Bibliografia Michele Brancadoro, I Conti Alberti (anche detti da Prato) in Academia https://www.academia.edu/38581921/I_CONTI_ALBERTI_anche_detti_da_Prato_ AA.VV., Genealogia degli Albertini conti di Prato, patrizi fiorentini, nobili veneti e dell'impero austriaco, Firenze, 1842; Michelangelo Abatantuono, Storia e cronaca del feudo di Castiglione dei Gatti, già pubblicato in “Savena Setta Sambro”, 31 (2006), pp. 29–37. © Gruppo di studi Savena Setta Sambro (Monzuno Bo) - Distribuito in formato digitale da Alpes Appenninae - www.alpesappenninae.it; Michelangelo Abantantuono, Luciano Righetti, I Conti Alberti (secoli XI-XIV). Strategie di una signoria territoriale. 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Pirillo, Firenze, Olshki, 2004 (Biblioteca Storica Toscana, XLVI), pp. 213–233 © dell’autrice – Distribuito in formato digitale da “Reti Medievali”]; Elio Conti, La formazione della struttura agraria moderna nel contado fiorentino, I, Le campagne nell'età precomunale, Roma, Istituto Storico Italiano per il Medioevo, 1965 (Studi storici, fasc. 51-55), pp. 153–154, 247-248; Maria Elena Cortese, Signori, castelli, città. 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