Allievo di Liberale da Verona, a seguito dei suoi viaggi a Mantova e, soprattutto, a Casale Monferrato, abbandonò progressivamente la tradizione della scuola veronese di pittura per abbracciare le diverse correnti artistiche che all'epoca si imponevano sulla scena, traendo ispirazione da Mantegna, Raffaello, Bernardino Luini e Bramantino. A sua volta, la sua arte influenzò molti pittori veronesi, come Francesco Morone e Francesco Torbido.
Le sue opere sono oggi conservate in tutto il mondo e in particolare al museo di Castelvecchio di Verona. Proprio in questo museo è esposto il suo dipinto più celebre, Fanciullo con disegno, che rappresenta, per l'originalità del soggetto, quasi un unicum nel panorama artistico del suo secolo. Altre sue opere si trovano in alcune chiese della sua città natale, come a San Giorgio in Braida e a San Fermo Maggiore, ma anche in altre città come Firenze, Modena, Budapest e Praga. Le sue spoglie riposano presso la chiesa di Santa Maria in Organo a Verona, accanto a quelle del fratello Giovanni, nella cappella di San Nicolò che, come racconta Vasari, «egli aveva delle sue pitture adornata».
Biografia
Infanzia e famiglia
Giovan Francesco Caroto nacque a Verona da una famiglia che si ritiene fosse originaria di Caravaggio, e che fosse giunta in riva all'Adige già da alcuni anni, almeno stando a un'istanza inoltrata il 3 febbraio 1499 dallo zio del pittore, don Stefano del fu Berin Baschi da Caravaggio, cappellano di Santa Maria in Organo, con cui richiedeva al Consiglio di ottenere la cittadinanza veronese, poiché già da molti anni viveva qui. In seguito il padre, Pietro Baschi, abbandonò il cognome originario a favore di Caroto, verosimilmente per via della spezieria che possedeva in piazza delle Erbe, e la cui insegna recava "Caro" o "Charo"..
Fratello maggiore di Giovanni Caroto, anch'egli pittore, non sappiamo con certezza quale sia la sua data di nascita a causa di alcune imprecisioni negli estimi e nei documenti anagrafici rinvenuti. In un documento del 1508 viene nominato come «pittore egregio di fu Ser Pietro da Caravaggio che abita a Verona con la famiglia da ventisei anni e più...».. Il 1480, anno di nascita generalmente accettato, è dunque frutto della media tra quelli ricavati dalle varie anagrafi giunte fino a noi: 1478, 1479, 1482..
Da quanto racconta Giorgio Vasari ne Le Vite, una volta che Giovan Francesco ebbe abbandonato gli studi delle arti liberali, divenne allievo del pittore Liberale da VeronaVasari scrive: «...dopo avere apparato i primi principii delle lettere, essendo inclinato alla pittura, levatosi dagli studii della grammatica, si pose a imparare la pittura con Liberale veronese, promettendogli ristorarlo delle sue fatiche. Così giovinetto, dunque, attese Giovanfrancesco con tanto amore e diligenza al disegno, che con esso e col colorito fu nei primi anni di grande aiuto a Liberale». Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori. insieme ai compagni Antonio da Vendri e Nicola Giolfino. Presso la bottega di Liberale ebbe la possibilità di apprendere un uso vibrante e intenso del colore, e la capacità di rappresentare una luminosità dotata di una certa sfumatura, elementi stilistici che poi permarranno nella sua carriera, nonostante la continua tendenza, che lo accompagnerà per tutta la sua carriera, a discostarsi dalla scuola veronese di pittura, per lasciarsi contaminare dalle più diverse correnti artistiche con cui avrà occasione di entrare in contatto, grazie ai diversi viaggi che intraprenderà nell'Italia settentrionale..
Primi anni tra Verona e Mantova
La prima opera pittorica che si suole attribuire con certezza a Giovan Francesco è una Madonna cucitrice, realizzata nel 1501 (firmata e datata «J Franciscus Charotus MCCCCCI»), oggi conservata presso la Galleria Estense. Osservando l'opera, e in particolare la figura della Vergine, traspare una chiara ispirazione allo stile del celebre pittore Andrea Mantegna che, pare, abbia frequentato anch'egli la bottega di Liberale in occasione di una sua permanenza a Verona durante la realizzazione della pala d'altare per la chiesa di Santa Maria in Organo. Caroto dovrebbe essere rimasto particolarmente impressionato dal pittore padovano, tanto che più volte lo seguirà nella vicina Mantova dove egli era attivo, pur non divenendo mai parte della sua bottega, ma preferendo lavorare sempre in autonomia. Nella città dei Gonzaga, Giovan Francesco, ebbe modo di entrare in contatto con i grandi interpreti dell'arte rinascimentale afferenti alla scuola di Mantova, come Lorenzo Costa il vecchio, non rimanendo insensibile neppure davanti alle opere di un giovanissimo Correggio.. Riguardo alla Madonna cucitrice, esiste tutt'oggi una variante firmata sempre da Caroto, ma priva di una datazione, ed esposta alle Gallerie dell'Accademia di Venezia. Questa variante è stata, un tempo, ritenuta appartenente anch'essa alla produzione giovanile di Giovan Francesco; tuttavia negli ultimi anni la maggioranza della critica tende a inquadrarla cronologicamente più avanti, viste le contaminazioni di Lotto e del Previtali che qui si possono riscontrare, stili con cui il pittore veronese si confrontò in età più avanzata..
Nel 1502 l'attività artistica di Caroto appare oramai consolidata, tanto che è impegnato con la realizzazione di una tela, raffigurante i Santi Caterina, Sebastiano e Rocco, per l'altare maggiore della chiesa di Santa Caterina presso Ognissanti a Verona (edificio non più esistente), lavoro andato perduto.. Un estimo relativo alla contrada di Santa Maria in Organo redatto nello stesso anno lo indica come pictor, facendo così presumere che fosse già titolare di una propria bottega. Da qui le tracce biografiche di Giovan Francesco si perdono fino al 1508; un atto notarile ci informa che in quell'anno era già rimasto vedovo a seguito della morte della moglie, la figlia di Baldassarre Gandoni, avvenuta durante il parto del figlio Bernardino... Il triste evento probabilmente lo spinse a recarsi a Milano (si stima intorno al 1507) allo scopo di apprendere lo stile dell'arte lombarda, dove si fermerà per un paio di anni circa, per poi farvi spesso comunque ritorno nel corso della sua vita..
Sempre nel 1508 sono documentati diversi suoi lavori: lAdorazione del Bambino, oggi esposto al museo di Castelvecchio di Verona, una Madonna, ora a Lipsia, e un affresco raffigurante lAnnunciazione per l'oratorio di San Gerolamo di Verona (oggi museo archeologico al teatro romano); in tutti questi lavori è palese l'influenza che ebbero su Giovan Francesco gli stili appresi durante la sua permanenza a Milano.. Già da queste sue prime opere si nota quanto Caroto sia, e sempre di più lo sarà, disinteressato a seguire la tradizione pittorica della scuola veneta e veronese., preferendo cercare ispirazione verso altri modelli e artisti, quali ad esempio il già citato Lorenzo Costa e Andrea Solari, dimostrando che il suo giovanile interesse verso lo stile del Mantegna fu solo l'inizio di una continua ricerca, che si estenderà negli anni verso le varie correnti pittoriche di quasi tutta la penisola italiana.. Negli stessi anni riceve la commissione per ridipingere le pareti della cappella Spolverini-Dal Verme all'interno della chiesa di Sant'Eufemia di Verona, in cui rappresentò su due fasce sovrapposte Storie di Tobiolo e Storie dell'Arcangelo Raffaele. Per la stessa cappella dipinse anche la pala d'altare, oggi conservata al museo civico di Castelvecchio, con la rappresentazione dei Tre Arcangeli..
Alla prima attività del Caroto è forse possibile anche attribuire la pala d'altare, L'Arcangelo Michele e i santi Cosma e Damiano, dell'abside della chiesa di Santa Maria della Carità di Mantova, ma i pareri in proposito tra gli storici dell'arte sono assai contrastanti.
Di certa attribuzione, e ben più importante per la sua carriera, è la già citata decorazione dell'estradosso dell'arco trionfale dell'oratorio di San Gerolamo, di cui anche Vasari fa menzione, firmata dal pittore veronese con un'iscrizione posta in basso: «A.D. M.D.V.III.I.F CAROTUS FA». In quest'opera il pittore veronese raggiunge i più alti livelli stilistici della sua arte, riuscendo a ricreare un'intimità spirituale tra i personaggi della scena sacra grazie a una felice scelta di semplicità e sobrietà dell'intero impianto pittorico.. Probabilmente fu anche autore di altri affreschi del convento di San Gerolamo, purtroppo il pessimo stato in cui oggi si presentano rendono assai ardua qualsivoglia interpretazione e attribuzione..
Intorno al 1510 Giovan Francesco dipinge la predella Morte, funerali e seppellimento della Vergine, in cui non si può far meno di notare una certa affinità con i temi del suo maestro, Liberale da Verona, e con la serie di tele Trionfi di Cesare dipinte dal Mantegna..
Le sue Storie dell'infanzia di Cristo, oggi conservate agli Uffizi di Firenze, dipinte su due facciate, furono forse le portelle dell'altare dei Magi della chiesa di San Cosimo a Verona. All'intero dipinse, su un lato Due pastori adoranti e san Giuseppe, mentre sull'altro una Circoncisione. All'esterno, l'opera è completata da una Strage degli Innocenti e da Fuga in Egitto. A proposito di questo lavoro e delle influenze che la cultura emiliana ebbe su di esso il Vasari ebbe a dire:
Secondo lo storico dell’arte Dal Bravo, queste tavole possono essere datate intorno al 1507, o comunque ascrivibili ai primi lavori del pittore, ritenendole dunque propedeutiche ai suoi successivi lavori.. Secondo altri, come Fiorio, gli elementi decorativi presenti nella Strage di ispirazione bramantesca impongono una collocazione più tarda, probabilmente intorno al 1511, quando Caroto aveva già soggiornato a Milano, e dunque era venuto in contatto con gli ambienti correlati all'opera del Bramante. In pratica, Fiorio pone questo lavoro nel periodo immediatamente precedente a quando Giovan Francesco si stabilirà presso il marchese Guglielmo IX del Monferrato.
Soggiorno a Casale Monferrato
La fase intermedia dell'attività pittorica dell'artista veronese va indubbiamente messa in relazione con il suo interesse per la pittura lombarda ed è collegabile con il soggiorno del pittore a Milano, riferitoci dal Vasari. Nell'ambiente cosmopolita di colui che divenne conte di Sesto Calende nel 1514, entrò probabilmente attorno a questa data in contatto con l'arte dei pittori leonardeschi (in particolare di Bernardino Luini e Cesare da Sesto) e dei fiamminghi, da sempre molto in voga nella capitale lombarda. Nei primi anni del Cinquecento Milano era, infatti, considerata un importantissimo centro culturale e artistico. Qui erano attivi artisti come Vincenzo Foppa, Bergognone, Butinone e Bramantino. Attratto da una scena artistica così vivace, Caroto vi si stabilì.. Mentre era a Milano, Giovan Francesco fu «chiamato da Guglielino marchese di Monferrato»,Vasari scrive: «Dopo aver servito il Visconte, essendo Giovanfrancesco chiamato da Guglielmo, Marchese di Monferrato, andò volentieri a servirlo essendo di ciò molto pregato dal Visconte, e così arivato gli fu assegnata bonissima provisione». Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori. e quindi dall'anno successivo la sua residenza risulta stabile a Casale ospite del suo mecenate Guglielmo IX, dove si fermerà per almeno i successivi 5 anni..