Biografia Angelo Salvatore Ruggiero nacque al Lutheran Hospital e crebbe nel quartiere di East New York, a Brooklyn. Suo padre era un immigrato di prima generazione originario di Napoli, estraneo al mondo della criminalità organizzata. La madre si chiamava Mary Dellacroce. Tra i suoi fratelli vi erano Salvatore Ruggiero Senior, affiliato alla famiglia Gambino, John Ruggiero e Francis A. "Little Frankie" Ruggiero. Anche suo nipote, Salvatore Ruggiero Junior, è stato coinvolto in attività mafiose. Tra i suoi parenti figurano anche Aniello Dellacroce, influente sottocapo della famiglia Gambino, e Sean e Shannon Connelly.

Ruggiero crebbe insieme a John Gotti, futuro boss della famiglia Gambino, e a Sammy Gravano, che sarebbe poi diventato suo vice. Abbandonata la scuola superiore, Ruggiero accumulò diversi arresti già negli anni ’50 per risse di strada, ubriachezza molesta, furto d’auto, gioco d'azzardo illegale, possesso di armi non registrate e furto con scasso. In alcune di queste occasioni fu arrestato insieme a John Gotti.

Il soprannome "Quack Quack" Angelo Ruggiero si guadagnò il soprannome “Quack Quack” per due motivi: la sua abitudine a parlare senza sosta - chiunque lo andasse a trovare doveva sorbirsi ore di pettegolezzi, lamentele e confessioni non richieste - e un problema ai piedi che gli conferiva un’andatura simile a quella di un’anatra.

Carriera criminale Nel 1966, Angelo Ruggiero e John Gotti furono arrestati insieme mentre cercavano di rubare un camion betoniera.

Il 22 maggio 1973, Ruggiero, Gotti e un sicario della famiglia Gambino, Ralph Galione, uccisero il mafioso James McBratney in un bar di Staten Island. La richiesta arrivò dai vertici dell'organizzazione e da Carlo Gambino in persona dopo che McBratney rapì e in seguito uccise Emanuel Gambino, nipote del boss. Ruggiero e Gotti furono identificati da un testimone oculare e condannati per omicidio colposo. Dopo essere stati rilasciati sulla parola nel luglio del 1977, vennero ufficialmente “fatti” (made) - cioè introdotti come membri a pieno titolo nella famiglia Gambino - durante una cerimonia presieduta dal nuovo boss Paul Castellano (salito al potere dopo la morte di Carlo Gambino), dal consigliere Joseph N. Gallo e dal sottocapo Aniello Dellacroce. Secondo le autorità, fu proprio il forte legame personale con Dellacroce a favorire la loro rapida ascesa nei ranghi dell’organizzazione.

Per rispettare le condizioni della libertà vigilata, Ruggiero risultò formalmente impiegato dal 1977 al 1984 come venditore presso la Arc Plumbing and Heating Corporation, un’azienda di facciata gestita da affiliati dei Gambino, Anthony e Caesar Gurino.

Nel 1980, Ruggiero fu sospettato di aver rapito e ucciso John Favara, vicino di casa di Gotti che, in un tragico incidente d’auto, investì e uccise Frank Gotti, il figlio dodicenne del boss.

Ruggiero prese parte anche all’omicidio del boss Paul Castellano nel 1985, evento chiave che portò Gotti al potere.

Successivamente, Ruggiero fu al centro di un’indagine federale sotto copertura. Wilfred Johnson, un mafioso diventato informatore del governo, fornì agli inquirenti la piantina della casa di Ruggiero, permettendo così l’installazione di microspie e intercettazioni ambientali. Le autorità monitorarono le sue attività, in particolare quelle legate al traffico di stupefacenti. In seguito, alcune registrazioni lo incriminarono direttamente, insieme a Gene Gotti, per il coinvolgimento nell’omicidio di Castellano.

Il rapporto con Dellacroce Lo zio di Angelo Ruggiero, Aniello Dellacroce, fu uno dei primi sostenitori del boss Albert Anastasia e divenne sottocapo sotto la guida del suo successore, Carlo Gambino. Prima di morire, Gambino designò Paul Castellano come suo successore alla guida della famiglia, lasciando Dellacroce nel ruolo di sottocapo. Nonostante Dellacroce non fosse d'accordo con quella scelta, decise comunque di sostenere Castellano per evitare divisioni interne e preservare l’unità dell’organizzazione.

Il rapporto tra zio (Dellacroce) e nipote (Ruggiero) venne messo a dura prova quando Peter Tambone, stretto collaboratore di Ruggiero, fu arrestato per traffico di droga. Dellacroce fu categorico: avrebbe ucciso chiunque, compresi Ruggiero o Gotti, se avesse scoperto un coinvolgimento diretto nel narcotraffico. Per proteggere Tambone, Ruggiero gli ordinò di dichiarare che non era coinvolto nella gestione dell’eroina, ma solo nel riciclaggio del denaro derivante dalla vendita.

Sammy Gravano, che all’epoca era un membro influente della famiglia, in seguito affermò:

“Non credo che, se fosse vissuto, Neil (Dellacroce) avrebbe permesso l’omicidio di Angelo. Probabilmente lo avrebbe semplicemente messo da parte per accontentare Paul. Se avesse lasciato che Paul lo eliminasse, sarebbe scoppiata una guerra. Neil pensava: ‘Paul è il boss, diciamogli la verità, mostriamogli le registrazioni.’ Ma se Paul avesse insistito per ucciderlo, Neil avrebbe lottato con tutte le sue forze per salvarlo. E se non ci fosse riuscito... chissà come sarebbe finita.”

Gravano aggiunse anche:

“Non credo che a John (Gotti) importasse davvero di Angelo o delle registrazioni. Penso che cercasse solo un pretesto per sfruttare altri malumori nei confronti di Paul. C’era tensione tra Dellacroce e i suoi fedelissimi da una parte, e Castellano dall’altra. Frank DeCicco era stimato da entrambi. Quando Angelo cercò di convincere DeCicco che Dellacroce era davvero in contrasto con Castellano, lui non gli credette. E, con grande frustrazione di Ruggiero, DeCicco rispose che, a suo parere, lo zio era sempre stato un leale sottocapo. Angelo si trovava persino ad ascoltare John Gotti - amico d’infanzia e pupillo di Dellacroce - mentre insultava Neil e le sue ‘stronzate su Cosa Nostra’.”

Il rapporto con Castellano Ogni due domeniche, Ruggiero si recava nella villa di Castellano a Todt Hill, Staten Island, per riferire sull’operato della sua squadra e di John Gotti e sui profitti derivanti da furti e scommesse clandestine. Tuttavia, in privato, non risparmiava critiche al suo boss: lo definiva con disprezzo un "bevitore di latte" e una "femminuccia", e derideva i figli di Castellano, che gestivano l’azienda Dial Poultry, chiamandoli “i pollaioli”. I consiglieri d’affari ebrei di Castellano venivano liquidati come “il club degli ebrei”, mentre Thomas Gambino, responsabile degli affari della famiglia nel settore tessile, era per lui semplicemente “lo stilista effeminato”. Ruggiero non esitava a ridicolizzare Castellano e il suo braccio destro, Thomas Bilotti, immaginandoli passare le serate a Todt Hill in atteggiamenti ridicoli e volgari.

In seguito alla diagnosi di cancro al cervello per Aniello "Neil" Della Croce, Paul Castellano emanò un severo decreto all’interno della famiglia Gambino: a tutti i membri affiliati dopo il 1962 era tassativamente proibito trafficare in droga, pena la morte. Successivamente, Castellano cercò anche di spingere la Commissione a imporre un divieto totale a livello nazionale. Questa nuova direttiva era indirizzata principalmente a John Gotti e Angelo Ruggiero che Castellano iniziava a sospettare stessero segretamente traendo profitto dalla vendita di eroina. Così facendo, Castellano sperava di fermare la rapida e ambiziosa ascesa al potere di Ruggiero e Gotti. Questa decisione ovviamente, non piacque affatto ai due che il 16 dicembre 1985, appena due settimane dopo la morte di Dellacroce, decisero di eliminare Paul Castellano e il suo guardaspalle Thomas Bilotti davanti al ristorante Sparks Steak House a Manhattan. A seguito dell’omicidio, John Gotti prese il comando della famiglia Gambino.

Il rapporto con la famiglia Gotti Nel 1985, con l’ascesa di John Gotti al vertice della famiglia criminale Gambino, la gestione delle operazioni dirette, come le esecuzioni su commissione, venne affidata ad Angelo Ruggiero.

Nonostante il legame apparentemente stretto tra i due, Ruggiero non esitava a parlar male di Gotti alle sue spalle. Alcune delle sue invettive furono registrate dall’FBI tramite intercettazioni ambientali. In quelle conversazioni, Ruggiero definiva Gotti un “figlio di puttana malato” e lo criticava per la sua parlantina instancabile, affermando che “quella cazzo di bocca non si ferma mai”. Si lamentava anche del fatto che Gotti “abusava” della gente, parlava male di tutti ed era “in torto su un sacco di cose”. Eppure, nonostante tutto, dichiarava di volergli bene, paragonandolo a un fratello.

Con il tempo, divenne addirittura una figura paterna per John Gotti Jr., che lo considerava uno “zio”, sebbene non ci fosse alcun legame di sangue o affinità familiare ufficiale.

Nonostante i profondi legami tra le famiglie Ruggiero e Gotti, quando Peter Gotti prima e poi John Gotti Jr. furono promossi al ruolo di capi della famiglia Gambino, né il figlio e il cugino di Angelo ottennero l'onore di diventare “uomini d’onore” (made men). Una differenza evidente rispetto a quanto accaduto in passato, quando lo zio di Ruggiero, Aniello Dellacroce, aveva fatto da garante per l’affiliazione del giovane John Gotti.

Il rapporto con Wilfred Johnson Wilfred "Willie Boy" Johnson, affiliato alla mafia e informatore segreto, nutriva un odio profondo nei confronti di Angelo Ruggiero. Tra tutti i membri della squadra del Bergin Hunt and Fish Club, Johnson sembrava essere il più determinato a colpire Ruggiero attraverso la sua collaborazione con l’FBI. Lo insultava frequentemente, riferendosi a lui come “quel grasso bastardo”.

Johnson inoltre fornì all'FBI una mappa dettagliata della casa di Ruggiero a Cedarhurst, New York, indicando anche i punti migliori dove piazzare dispositivi d’ascolto. Nel 1982, grazie a queste informazioni, l’FBI riuscì a installare una microspia nella residenza di Ruggiero. Le intercettazioni ottenute da quella casa divennero in seguito una delle fonti orali più importanti mai raccolte nella storia delle indagini sul crimine organizzato, offrendo uno sguardo senza precedenti sui meccanismi interni della Cosa Nostra americana.

I nastri Grazie alle informazioni fornite dagli informatori dell’FBI Wilfred Johnson, James Cardinali, Mark Reiter e George Yudzevich, la "Gambino Squad" dell'FBI nel Queens, New York, ottenne l’autorizzazione dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti a richiedere un'ordinanza di intercettazione sul telefono di casa di Angelo Ruggiero. L’approvazione arrivò il 9 novembre 1981. Sebbene l’indagine fosse iniziata con l’obiettivo di colpire usura e gioco d'azzardo illegale, l’attenzione si spostò rapidamente verso il traffico di eroina. Il telefono intercettato risultava registrato a nome della figlia di Ruggiero, Princess Ruggiero, scelto appositamente perché Ruggiero era solito vantarsi con alcuni informatori di quanto fosse “sicuro”.

Nonostante fosse consapevole che solo pochi mesi prima l'FBI era riuscito ad intercettare con successo alcune conversazioni avvenute presso il Bergin Club, Ruggiero iniziò a parlare liberamente al telefono delle attività di usura e gioco d'azzardo illegale che conduceva insieme a John Gotti e al fratello di questi, Gene Gotti. Nel rapporto iniziale dell’FBI, vennero elencati anche Peter Gotti e Richard Gotti come esattori per l'usura, mentre Ruggiero venne descritto come un "omicida noto" che non avrebbe esitato a usare la violenza contro un debitore insolvente. In qualche modo, Ruggiero venne a sapere che era sotto ascolto e si diede alla macchia. La notizia dell'intercettazione gettò nel panico sia la fazione guidata da Dellacroce e Gotti, sia i lealisti di Paul Castellano all’interno della famiglia Gambino.