La cosiddetta Tenzone con Forese è un insieme di sei sonetti in lingua volgare di genere comico-grottesco, botta e risposta tra i poeti fiorentini Dante Alighieri e Forese Donati. I sonetti della tenzone furono composti negli ultimi anni del XIII secolo (all'incirca nel 1294). Nelle moderne opere a stampa viene solitamente inclusa nelle Rime dantesche.
La tenzone poetica rappresenta il culmine della rivalità tra Dante e Forese, politici avversi all'interno dei guelfi fiorentini, ma privatamente amici intimi. I due, quindi, nella finzione poetica, procedono a lanciarsi una serie di invettive e accuse infamanti di natura giocosa. Ad aprire la tenzone è Dante, mentre Forese la prosegue e la chiude. Forese è per Dante goloso, degenerato e criminale, mentre Dante è per Forese miserabile, povero e disonorato. Dai commentatori Dante è generalmente ritenuto il vincitore della contesa, soprattutto per la maggior qualità e ricercatezza dei suoi versi, ricchi di rimandi ed allusioni.
L'autenticità della Tenzone è incerta. Secondo alcuni autori, soprattutto dell'Ottocento e del primo Novecento, come Domenico Guerri, si tratterebbe di un falso di epoca rinascimentale. La critica contemporanea, invece, tende a ritenere l'opera genuina, stante l'esistenza di codici indubbiamente medievali che riportano almeno frammenti della disfida poetica. Pervenuti in maniera sparsa, i sonetti della Tenzone furono riuniti e riordinati dal letterato Federico Ubaldini nel XVII secolo, ricostruzione poi confermata da studiosi moderni come Michele Barbi.
Fonti La Tenzone si è tramandata nei secoli in maniera frammentaria... Nonostante l'organicità del gruppo di sonetti, i codici pervenuti fino in epoca contemporanea li riportano spesso separati e apparentemente senza rispettarne il probabile ordine. Di epoca medievale sono i codici Laurenziano Rediano 184 e Chigiano L VIII 305, che riportano rispettivamente i primi e ultimi due della serie e i due mediani, così come anche il Riccardiano 1016 dove parti della Tenzone sono citate dall'anonimo fiorentino.. Altri codici che li riportano in maniera sparsa sono il Palatino 180, il Trivulziano 1058 e il Chigiano L IV 131. Alcuni codici poi, come il Chigiano L IV 131 e il Laurenziano Rediano 184, sono palesemente copia l'uno dell'altro oppure di una comune fonte, poiché riportano anche gli stessi errori d'ortografia (es. carne anziché carte al verso 12 del terzo sonetto dell'opera).. Dopo il medioevo, la Tenzone fu oggetto di studio di Pietro Bembo nelle sue ricerche sulla questione della lingua, e ai suoi studi si ispirò nel XVI secolo Lorenzo Bartolini, che incluse i sonetti nella sua Raccolta bartoliniana.
La Tenzone fu riunita per intero solo attorno al XVII secolo, epoca a cui risale il codice Vaticano Barberiniano 3999 curato dall'accademico Federico Ubaldini, in cui compaiono tutti e sei i sonetti nell'ordine odierno, disposti secondo la sequenza che Ubaldini riteneva la più logica.. L'ordine dell'Ubaldini fu adottato nel XX secolo anche dal filologo Michele Barbi, che identifica senza dubbio il sonetto Chi udisse tossir la mal fatata come il primo della tenzone. Altri studiosi come Aldo Francesco Massera proposero invece un ordine diverso, soprattutto riguardo alle parti scritte da Forese, invertendo le posizioni dei sonetti L'altra notte e Va, rivesti; Vittorio Rossi, invece, stabilì tre coppie ad ordine di risposta invertito (Dante-Forese, Forese-Dante e di nuovo Dante-Forese): Chi udisse tossir la mal fatata e Va, rivesti San Gal, L'altra notte mi venne una gran tosse e Ben ti faranno il nodo Salamone, Bicci novel, figliol di non so cui e Ben so che fusti.. Tuttavia, considerando la struttura delle composizioni, che trattandosi di botta e risposta presentano numerosi richiami l'una all'altra, l'ordine stabilito da Ubaldini e Barbi è comunemente considerato quello canonico. La più grande difficoltà di ricostruzione deriva proprio dai sonetti attribuiti a Forese che, a differenza di quelli di Dante, sono meno articolati e privi di significativi rimandi interni come invece quelli dell'avversario.
Tradizionalmente la Tenzone, di lunghezza assai breve, viene inclusa nelle Rime, coi sonetti identificati in numeri romani da LXXIII (apertura di Dante) a LXXVIII (ultima risposta di Forese).
Contesto Composizione La tenzone poetica ebbe luogo a Firenze, all'incirca nell'ultimo decennio del XIII secolo, forse nel 1294. I due contendenti erano Dante Alighieri e Forese Donati, letterati e soprattutto politici di spicco del Comune cittadino. I due appartenevano alle due fazioni al tempo contrapposte nella politica fiorentina, Dante ai guelfi bianchi e Forese ai guelfi neri.
I due, acerrimi rivali politici (come anche Dante e Corso Donati, fratello di Forese) nella vita pubblica, erano invece privatamente buoni amici e imparentati, visto che la moglie di Dante, Gemma Donati, era una cugina dello stesso Forese.... La poesia comica era allora in voga, e la tenzone era una forma poetica assai diffusa, soprattutto per dissacrare i rivali politico-letterari (vituperatio iocosa). Dante e Forese quindi iniziarono a loro volta a scambiarsi una serie di sonetti dal tono ingiurioso,.. da non doversi tuttavia prendere alla lettera, concepiti solo per ottenere un effetto comico e grottesco e suscitare il riso degli ascoltatori. I testi sono ricchi di riferimenti alla società del tempo, alcuni palesi ed altri meno, e non è improbabile che l'effetto di molti dei doppi sensi originali si sia perso nel tempo, risultando infine non più godibile.
Sviluppi successivi La Tenzone comprende buona parte delle informazioni note sulla figura di Forese Donati, altrimenti ricordata solo nella Divina Commedia. Forese Donati, noto aristocratico e gaudente fiorentino, morì nel 1296, di certo influenzando la maturazione personale e artistica di Dante. Il poeta immortalò l'amico nel canto XXIII del Purgatorio; in un'ambientazione assai più seria e solenne, parlando del defunto Forese Dante accantona i toni irriverenti per lasciare il posto a un grande affetto (La faccia tua, ch’io lagrimai già morta, / mi dà di pianger mo non minor doglia), testimoniando quindi la "non serietà" della precedente Tenzone, compiendo quindi una palinodia del suo lavoro giovanile. In ogni caso, poiché Dante "colloca" Forese nel Purgatorio, alcune delle accuse rivolte all'amico nella Tenzone dovevano pur essere vere o comunque attribuitegli tenendo conto della sua non linda reputazione; alcuni vedono in ciò il segno del ravvedimento di Forese, pentitosi in punto di morte del suo stile di vita sregolato e degli insulti lanciati a Dante.
La tenzone Attacco di Dante: Chi udisse tossir la mal fatata Struttura: ABAB ABAB CDE CDE
Secondo l'interpretazione filologica tradizionale, è il sonetto Chi udisse tossir la mal fatata l'inizio della tenzone. È quindi Dante ad attaccare per primo Forese, rinfacciandogli di trascurare il suo dovere maritale e di lasciare la moglie Nella sola: lasciata ironicamente a congelare per la solitudine, sbaglierebbe quindi chi credesse che ella provenga dall'estremo Nord (potrebbe dir ch'ell'ha forse vernata / ove si fa 'l cristallo in quel paese), che dorma con una coperta troppo corta (del copertoio c'ha cortonese) o che sia ormai vecchia (no l'addovien per omor ch'abbia vecchi). Il ludibrio di Dante allude alternativamente all'infedeltà coniugale di Forese oppure, per converso, alla sua impotenza sessuale.. Dante fa inoltre lamentare la madre di Nella Donati di non averla a suo tempo data in sposa a un nobile importante come un Guidi. Il burlesco riferimento dantesco è al fidanzamento che era stato contratto tra Forese e Jacopa Guidi, figlia del potente feudatario Guido Novello, ma che non si concretizzò mai in matrimonio a causa dei rapidi rivolgimenti politici toscani..
Nel sonetto Dante adotta una struttura particolare, ricalcata sullo stile di Rustico Filippi.. e altri poeti comici del XIII secolo, impiegando prevalentemente la terza persona e occasionalmente la seconda, ma mai la prima (a differenza di quanto farà il meno raffinato Forese).. Inoltre Dante avrebbe volutamente citato Rustico Filippi, dati alcuni termini assai simili che ricorrono nel sonetto filippesco Io fo ben boto a Dio: se Ghigo fosse (segnatamente il mezzo mese estivo e la tosse). . Lo storico della lingua Fredi Chiappelli, il quale ritiene tutta la Tenzone una grande antifrasi, ribalta il significato apparente del sonetto; Dante vi avrebbe quindi esaltato la fedeltà coniugale dell'amico (ribadita poi nel Purgatorio) e l'importanza della famiglia Donati..
Prima risposta di Forese: L'altra notte mi venne una gran tosse Struttura: ABBA ABBA CDE ECD
Nel primo sonetto di risposta, L'altra notte mi venne una gran tosse, Forese non risponde direttamente alle accuse di infedeltà coniugale lanciate dall'avversario.. Egli attacca piuttosto il padre di Dante, Alighiero di Bellincione Alighieri, accusandolo di essere un povero miserabile e quindi gettando discredito sul figlio,. alludendo inoltre a una sua morte in circostanze peccaminose (forse da scomunicato).. Forese, riprendendo l'immagine della tosse del precedente sonetto, immagina di uscire di casa e di incontrare proprio lo spirito di Alighiero, che lo prega di liberarlo dal nodo che lo lega in nome dell'amore che prova per il figlio. Tuttavia Forese fa un gesto scaramantico (Allora mi segna' verso 'l levante) e lo ignora, andandosene. La narrazione poetica di Forese, a differenza di quella di Dante, rimane comunque piuttosto vaga, soprattutto nella seconda parte del sonetto. Il verso 3 possiede una possibile forma alternativa (ma incontanente dì ed i' fui mosso), ricostruita da Mauro Cursietti, dove l'allitterazione mediana sarebbe stata col tempo elisa fino a perdersi..
Le accuse di Forese e, in generale, della società fiorentina verso Alighiero Alighieri avevano qualche fondamento, poiché egli era generalmente ritenuto un usuraio. La famiglia Alighieri era di nobiltà relativamente recente, poiché non era citata negli Ordinamenti di giustizia fiorentini tesi a bandire gli aristocratici dalla politica cittadina, e ancora prima non era nemmeno ricordata tra quelle guelfe esiliate da Firenze dopo la battaglia di Montaperti del 1260.. Pare invece che già il nonno di Dante, Bellincione Alighieri, fosse un facoltoso commerciante e che, assieme ai suoi figli, avesse un'attività mercantile; inoltre le attività finanziarie di Alighiero Alighieri sono attestate da numerosi documenti della seconda metà del XIII secolo, che riportano alcuni prestiti da lui effettuati. D'altro canto, nell'analisi del sonetto fatta da Domenico De Robertis, Forese starebbe candidamente ammettendo nella narrazione poetica di star andando a rubare, cosa di cui infatti lo accuserà Dante: l'incipit della poesia sarebbe infatti, parafrasando in sintesi, "poiché non avevo nulla [ero in miseria] uscii per rubare, e per fortuna trovai perle e monete d'oro".
Prima risposta di Dante: Ben ti faranno il nodo Salamone Struttura: ABAB ABAB CDE CDE
Facendo il verso al nodo di Salomone del precedente sonetto, la replica di Dante è ancora più dura, accusando Forese del peccato di gola e, soprattutto, di essere un grande scialacquatore e ladro: per Dante gli eccessi porteranno Forese a San Simone (cioè la prigione cittadina),. a meno che per sostenersi non riesca a dedicarsi con successo all'arte della famiglia Stagno, ovvero il ladrocinio.. Gli Stagno erano una famigerata schiatta di furfanti dell'epoca finiti poco prima sulla forca. tanto da diventare proverbiali,. e inoltre uno zio di Forese, Buoso Donati, era un ladro altrettanto famigerato, tanto che Dante stesso lo pose all'Inferno.. Un'interpretazione alternativa sull'ultimo verso vedrebbe Dante citare il ladro Salvagno, personaggio comico-patetico ricorrente nei poemi cavallereschi del XIII secolo, soprattutto in area franco-provenzale..