Biografia Gregory Scarpa nacque l’8 maggio 1928 a New York, da Salvatore e Mary Scarpa, immigrati di prima generazione originari di Lorenzaga, frazione di Motta di Livenza, in provincia di Treviso. Cresciuto nel quartiere popolare di Bensonhurst, a Brooklyn, visse l’infanzia durante la Grande Depressione, aiutando il padre a consegnare carbone in tutta la città. Si pensa che sia stato suo fratello maggiore, Salvatore Jr., a introdurlo nei ranghi della famiglia mafiosa Colombo, alla quale Gregory si sarebbe affiliato negli anni ’50.

Negli stessi anni, Scarpa sposò Connie Forrest, con la quale ebbe quattro figli, tra cui Gregory Scarpa Jr., destinato a seguirne le orme nella malavita fino a diventare anch’egli caporegime. Il matrimonio si concluse nel 1973, ma Scarpa intrattenne per oltre trent’anni una relazione parallela con Linda Schiro, dalla quale nacquero altri due figli: Joseph e Linda.

Scarpa era noto per il suo gusto impeccabile nel vestire e per portare sempre con sé almeno 5.000 dollari in contanti, utili per spese improvvise o tangenti. Aveva a disposizione un appartamento nell’elegante Sutton Place a Manhattan e possedeva diverse proprietà a Brooklyn, Staten Island, Las Vegas e Singer Island, in Florida. La sua astuzia, la sua brutalità e la sua influenza gli valsero il soprannome di “il Mietitore”, e gli permisero di sfuggire alla giustizia per molti anni. Secondo quanto riferito da Linda Schiro, era solito lasciare il numero “666” - simbolo biblico del Diavolo - sui cercapersone delle sue vittime.

Nel corso della sua carriera criminale, Scarpa divenne caporegime della famiglia Colombo e gestiva il Wimpy Boys Social Club, una sorta di quartier generale della sua crew. Era coinvolto in attività criminali di ogni tipo: gioco d'azzardo illegale, usura, estorsioni, rapine, falsificazione, traffico di droga, aggressioni, e omicidi. Molti degli attuali membri di spicco della famiglia Colombo sono stati inizialmente parte della sua squadra.

Nel marzo del 1962, fu arrestato per rapina a mano armata. Per evitare il processo, accettò di collaborare come informatore sotto copertura per l'FBI, dando così inizio a una controversa collaborazione durata trent'anni.

Informatore per l'FBI

La prima collaborazione Nell’estate del 1964, secondo quanto riportato da Linda Schiro e altre fonti, alcuni agenti dell’FBI in Mississippi arruolarono Gregory Scarpa per aiutarli a ritrovare tre attivisti per i diritti civili scomparsi: Andrew Goodman, James Chaney e Michael Schwerner. Gli agenti erano convinti che i tre fossero stati uccisi, ma non riuscivano a trovare i loro corpi. Pensavano che Scarpa, grazie ai suoi metodi d’interrogatorio brutali e fuori dai limiti della legalità, potesse ottenere informazioni che loro non erano in grado di raccogliere. Una volta giunto in Mississippi, Scarpa ricevette - secondo i racconti - una pistola e del denaro dagli agenti locali per corrompere eventuali informatori. Insieme a un agente, avrebbe rapito Lawrence Byrd, un venditore di televisori e membro segreto del Ku Klux Klan, portandolo via dal suo negozio a Laurel e conducendolo alla base militare di Camp Shelby. Lì, Scarpa lo avrebbe picchiato selvaggiamente e gli avrebbe infilato la canna della pistola in gola. Solo dopo queste torture, Byrd avrebbe rivelato il luogo dove erano sepolti i tre corpi.

L’FBI non ha mai confermato ufficialmente il coinvolgimento di Scarpa nell’operazione. Tuttavia, pur non smentendo direttamente questa versione, il giornalista investigativo Jerry Mitchell e l’insegnante Barry Bradford hanno sostenuto che fu un agente della polizia stradale del Mississippi, Maynard King, a fornire la posizione delle fosse a un agente dell’FBI dopo averla ricevuta da una fonte anonima.

Nel gennaio del 1966, Scarpa sarebbe tornato in Mississippi per aiutare nuovamente l’FBI, stavolta nelle indagini sull’omicidio di Vernon Dahmer, attivista afroamericano ucciso in un attentato incendiario del Ku Klux Klan. Dopo questo secondo intervento, però, ci fu una rottura tra Scarpa e l’FBI: in disaccordo sul compenso per i suoi “servigi”, l’agenzia decise di troncare definitivamente la collaborazione con lui.

La seconda collaborazione Nel 1980, l’agente dell’FBI Lindley DeVecchio divenne il nuovo referente di Gregory Scarpa, riattivando la sua collaborazione con il Bureau dopo cinque anni di silenzio. Scarpa aveva infatti interrotto ogni rapporto con l’FBI, ma DeVecchio riuscì a convincerlo a tornare a collaborare. Secondo quanto affermato in seguito da Gregory Jr., da Linda Schiro e da alcuni procuratori federali, tra Scarpa e DeVecchio ci furono numerosi scambi illeciti: Scarpa gli avrebbe offerto denaro, gioielli e altri regali in cambio di informazioni riservate, mentre i dati che forniva sulla famiglia Colombo erano spesso di dubbia utilità.

In cambio dei suoi servigi, l’FBI avrebbe versato a Scarpa circa 158.000 dollari. Alcuni suoi associati raccontarono che Scarpa scherzava spesso su una presunta “fidanzata” nei servizi segreti - un riferimento ironico a DeVecchio, che gli passava informazioni confidenziali. Per dieci anni, i due si incontrarono regolarmente da soli, spesso in appartamenti o camere d’albergo messi a disposizione dall’FBI. DeVecchio divento addirittura un ospite abituale a casa Scarpa, e in un’occasione ricevette in regalo una bambola “Cabbage Patch”, all’epoca introvabile, per la figlia. Questa vicinanza insolitamente stretta tra agente e informatore cominciò a destare sospetti tra i colleghi di DeVecchio, che iniziarono a segnalarlo ai superiori.

Nel 1985, Scarpa fu incriminato dai federali per una vasta frode con carte di credito. Dopo aver ammesso la colpa, i pubblici ministeri chiesero per lui una condanna severa, con carcere e una pesante multa. Tuttavia, DeVecchio presentò al giudice un promemoria in cui elencava tutte le “collaborazioni” offerte da Scarpa all’FBI nel corso degli anni. Il giudice, sulla base di quel documento, lo condannò soltanto a cinque anni di libertà vigilata e a una multa di 10.000 dollari, senza alcun tempo in prigione.

La pena insolitamente leggera suscitò scalpore all’interno della famiglia Colombo, tanto che alcuni membri iniziarono a sospettare seriamente che Scarpa fosse un informatore al soldo del governo.

Infezione da HIV Dopo un intervento chirurgico d’urgenza per un’ulcera all’ospedale Victory Memorial di Brooklyn nel 1986, Gregory Scarpa ricevette trasfusioni di sangue da familiari e conoscenti, rifiutando volutamente il sangue proveniente dalla banca del sangue dell’ospedale. Una di queste trasfusioni gli fu fatta con il sangue di Paul Mele, un affiliato mafioso e culturista che faceva uso di steroidi anabolizzanti iniettabili. Mele aveva contratto l’HIV attraverso una siringa infetta, trasmettendo così il virus a Scarpa durante la donazione. Con l’aggravarsi delle sue condizioni, i medici del Mount Sinai Hospital furono costretti a rimuovergli completamente lo stomaco. Il 30 agosto 1992, Scarpa ottenne un risarcimento di 300.000 dollari in una causa civile intentata contro il suo primo chirurgo e contro il Victory Memorial Hospital, accusati di negligenza medica.

Man mano che l’infezione progrediva in AIDS conclamata, Scarpa e i suoi familiari diffusero la falsa versione secondo cui l’uomo stava lottando contro un cancro, nel tentativo di proteggere la sua immagine e nascondere la verità sulla sua malattia all’interno del mondo mafioso.

Tentato omicidio Nel 1991, i sostenitori del boss ad interim dei Colombo, Victor Orena, tentarono di uccidere Gregory Scarpa. Quell'anno era infatti esplosa una guerra interna tra Orena e Carmine Persico, il boss ufficiale della famiglia, che stava scontando l’ergastolo. I fedelissimi di Persico avevano già tentato senza successo di eliminare Orena nella sua abitazione a Brooklyn. In risposta, Orena ordinò l’omicidio di Scarpa, uno dei più leali sostenitori di Persico.

Il 18 novembre, Scarpa si trovava alla guida della propria auto a Brooklyn, seguito da un’altra vettura con a bordo sua figlia Linda, di 22 anni, e il nipotino di appena otto mesi. Improvvisamente, due auto bloccarono la strada. Ne uscirono alcuni sicari armati che si diressero verso l’auto di Scarpa. Nonostante l’agguato, Scarpa riuscì a fuggire a tutta velocità, speronando qualsiasi ostacolo si trovasse davanti. Alcuni passanti rimasero feriti nello scontro, ma Scarpa e i suoi familiari si salvarono illesi.

Durante i sette mesi del conflitto tra le fazioni di Persico e Orena, Scarpa agì come uomo di punta per le ritorsioni. Pur debilitato dalla malattia, pattugliava costantemente la zona di Avenue U a Brooklyn, alla ricerca di simpatizzanti di Orena nei circoli e nei bar. Furioso per il tentato omicidio che aveva messo in pericolo sua figlia e suo nipote, Scarpa concentrò la sua vendetta su William Cutolo, esponente di spicco della fazione rivale e ritenuto l'organizzatore dell'agguato. Nelle settimane successive, Scarpa e i suoi uomini furono coinvolti in una serie di omicidi: eliminarono il mafioso della famiglia Genovese Thomas Amato, e tre uomini vicini a Orena - Rosario Nastasa, Vincent Fusaro e James Malpiso. Secondo quanto riportato, Scarpa sparò personalmente a Fusaro mentre quest’ultimo stava appendendo le luci di Natale sulla propria casa.

Arresto e morte

L'arresto Nel 1992, Gregory Scarpa ottenne un risarcimento di 300.000 dollari in contanti a favore della sua famiglia, in seguito alla causa per l'infezione da HIV contratta durante una trasfusione di sangue contaminato. Nello stesso anno, mentre si presentava in un tribunale di New York per l'udienza civile, venne arrestato per possesso illecito di armi da fuoco. Poco dopo, fu incriminato con l'accusa di associazione mafiosa.

Il 29 dicembre 1992, mentre si trovava agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico, Scarpa fu coinvolto in una sparatoria con altri mafiosi, durante la quale perse un occhio. Due affiliati della famiglia Lucchese, Michael DeRosa e Ronald Moran, avevano minacciato suo figlio Joey Scarpa a causa di una disputa legata al traffico di droga. Gregory Sr., ancora in pigiama, salì in macchina con il figlio, si recò a casa di DeRosa e gli sparò. Moran rispose al fuoco e colpì Scarpa all’occhio. Tornato a casa, secondo le testimonianze, Scarpa si versò del whisky Scotch nella ferita, rassicurò le autorità dicendo che stava bene e solo successivamente andò in ospedale. A quel punto, i procuratori revocarono gli arresti domiciliari e lo trasferirono in carcere.

Nel 1993, Scarpa era ormai cieco da un occhio, visibilmente debilitato e in condizioni di salute gravemente compromesse. Il 6 maggio si dichiarò colpevole di tre omicidi e del complotto per ucciderne altri. Il 15 dicembre fu condannato all'ergastolo in un carcere federale, ma la pena fu successivamente ridotta a dieci anni a causa del rapido deterioramento della sua salute.

La morte Gregory Scarpa morì il 4 giugno 1994 presso il Federal Medical Center di Rochester, in Minnesota, per complicazioni legate all’AIDS.

Rivelazioni postume