Preservò un proprio peso specifico fino alla morte, grazie al matrimonio contratto con una parente non identificata della dinastia regnante degli Arpadi. Il suo testamento rappresenta una fonte straordinariamente dettagliata sulla storia sociale dell'epoca degli Arpadi. Attraverso le sue figlie, Mojs divenne il progenitore per via materna delle famiglie aristocratiche dei Meggyesi, Tamási, Herceg de Szekcső e dei Báthory de Somlyó.

Biografia Confidente di Béla Mojs (II) nacque nel primo decennio del XIII secolo ed era uno dei tre figli di Mojs (I) e di Venys Monoszló.Engel: Genealógia (ramo di Mojs I.) Le origini familiari di Mojs I restano sconosciute, ma sicuramente proveniva da una famiglia ricca e influente a causa del suo matrimonio, che presumibilmente possedeva terre in Slavonia. Fu un importante sostenitore del duca Béla sin dal 1220, circostanza la quale gli precluse la possibilità di aspirare a un ruolo a corte a causa delle tensioni tra Béla e suo padre, il re Andrea II. Mojs (II) ebbe un fratello, Alessandro, che nel 1233 era detto portaspada reale. La loro sorella, il cui nome resta ignoto, sposò Nana Bár-Kalán, figlio di Posa Bár-Kalán.

L'orientamento politico del padre fece sì che il giovane Mojs crebbe alla corte ducale di Béla, salito al trono ungherese nel 1235. È plausibile che Mojs I morì prima di allora,. e la sua eredità politica fu portata avanti da suo figlio, che apparve per la prima volta nei documenti contemporanei nell'agosto del 1245, quando re Béla IV gli donò il villaggio di Izdenc nel comitato di Somogy oltre il fiume Drava (la moderna Zdenci, in Croazia). Mojs partecipò alla campagna reale contro il ducato d'Austria nell'estate del 1250. Alla testa di un enorme contingente, assediò ed espugnò il castello di Kirchschlag.. Per i suoi meriti, fu nominato mastro cavaliere nel 1251, ricoprendo questa carica fino al 1254.. Successivamente, rivestì la carica di capo dell'ispanato di Gora (situato nel comitato di Zagabria) dal 1254 al 1256.. Mojs ricoprì la carica di gran dapifero reale e ispán del comitato di Vrbas (o Orbász) dal 1256 al 1258..

Quando, nel 1260, emersero tensioni nei rapporti tra Béla IV e il suo primogenito ed erede, il duca Stefano, Mojs rimase plausibilmente neutrale ed evito ogni tipo di coinvolgimento persino nel momento di massima criticità, coinciso con la guerra civile del 1264-1265. Lo storico Jenő Szűcs ha ritenuto che il legame familiare di Mojs con la dinastia degli Arpadi gli permettesse di bilanciare le due fazioni contrapposte.. Ciononostante, Mojs apparteneva sicuramente ai confidenti del re. Servì come tesoriere alla corte ducale del figlio prediletto di re Béla, Béla di Slavonia, oltre ai suoi incarichi di ispán dei comitati di Somogy e Varasdino dal 1260 al 1267. Un documento del 1264 riferisce poi che risultava ispán del comitato di Bihar.. Dopo la fine della guerra civile, Mojs partecipò alla campagna militare congiunta di Béla IV e Stefano contro la Bulgaria nell'estate del 1266.. Intorno al 1263, Mojs e tre dei suoi parenti eressero un monastero cistercense ad Ábrahám (vicino a Dombóvár) nel comitato di Tolna, dedicato alla Vergine Maria. Béla IV confermò la fondazione in quell'anno. Mojs fece ulteriori donazioni di terreni al monastero nel 1272 e nel 1273, concedendo in totale nove insediamenti e venti famiglie di servi dei comitati di Tolna e Bodrog ai frati cistercensi..

Anarchia feudale Dopo la morte di Béla IV, suo figlio e vecchio nemico Stefano V salì al trono ungherese nel maggio del 1270. Il nuovo monarca intendeva riconciliarsi con gli antichi sostenitori del padre, nel mezzo di una crisi in corso, mentre sua sorella, la duchessa Anna, e alcuni nobili vicini a Béla del Transdanubio fuggivano dall'Ungheria e domandavano asilo alla corte di Ottocaro II di Boemia.. Di conseguenza, Mojs venne nominato palatino d'Ungheria da Stefano V pochi giorni prima della sua incoronazione. Oltre alla sua posizione più prestigiosa, Mojs divenne poi ispán del comitato di Sopron dal 1270 al 1272 e del comitato di Szeben brevemente nel 1270.. Oltre ai suoi legami familiare con gli Arpadi e con la stirpe dei Monoszló, gradita a Stefano V, la persona di Mojs simboleggiava un governo unificato e avvalorava il titolo di Stefano ("re di tutta l'Ungheria").. Quando Stefano concesse il comitato di Strigonio all'arcivescovo Filippo Türje che lo incoronò re a Strigonio il 17 maggio o poco più tardi, a Mojs fu affidato il compito di inaugurare il prelato al suo nuovo ruolo di conte perpetuo.. Poco dopo, Mojs concesse dei privilegi ai suoi servi, gli hospes (coloni stranieri ospiti) di Kazsok.. Quando la faida tra Stefano V e Ottocaro II sfociò in una guerra su larga scala, Mojs si unì all'accampamento reale e partecipò alla campagna militare nella primavera del 1271. Nonostante la sua dignità di ispán, il castello di Sopron fu difeso dai fratelli Osl, in particolare da Giacomo.. Quando gli inviati dei due re raggiunsero un accordo a Presburgo il 2 luglio, Mojs figurò tra i firmatari del documento.. Mojs fu il primo palatino ad assumere la dignità di giudice dei cumani, in seguito divenuto parte del suo titolo ex officio, unificando le due cariche per secoli..

Quando Gioacchino Gutkeled rapì l'erede di Stefano, il decenne Ladislao nell'estate del 1272, segnò l'inizio dell'era della cosiddetta epoca dell'anarchia feudale. Stefano V, che tentò senza successo di liberare il figlio, si ammalò gravemente. Una delle sue ultime decisioni fu quella di nominare Mojs bano di Slavonia il 3 agosto, per sostituire l'impopolare Giaocchino Gutkeled... Il re spirò tre giorni più tardi, il 6 agosto.. Negli anni successivi, due fazioni aristocratiche rivali si contesero il potere sotto il dominio nominale della regina vedova, Elisabetta la Cumana. Gioacchino recuperò la sua posizione di bano entro il 22 agosto 1272 e, da allora in poi, Mojs si astenne dalle lotte per il comando, distinguendosi come leale confidente della famiglia reale. Nel medesimo anno, la regina Elisabetta restituì a Mojs gli insediamenti di Kazsok, Béc, Csap, Farnas e Ráksi nei comitati di Somogy e Tolna. Secondo il signore, la defunta moglie di Béla IV, la regina Maria Lascaris di Nicea, gli aveva illegalmente sequestrato gli insediamenti, ovvero il suo patrimonio, in precedenza.. Ispán del comitato di Somogy dal 1273 al 1274, Mojs si avvicinò in seguito alla famiglia della regina Elisabetta di Sicilia, moglie di Ladislao IV.. Ciò gli permise di divenire tesoriere di corte tra il 1274 e il 1275 e di svolgere, in contemporanea, la funzione di ispán del comitato di Szepes.. Nel frattempo, nei mesi successivi scoppiò una nuova guerra civile tra Gioacchino Gutkeled e Pietro Csák. Mojs prese parte al fallito tentativo di Ugrino Csák di annientare le truppe di Gioacchino a Föveny (vicino a Polgárdi). Tornato alla corte reale, Mojs ricoprì nuovamente il ruolo di ispán del comitato di Somogy dal 1275 al 1276. Fu giudice reale per un breve periodo nella prima metà del 1276 e, infine, tesoriere della corte reale dal 1277 fino alla sua morte, avvenuta nel 1280..

Discendenza Matrimonio/i È ampiamente accettato da un punto di vista accademico che la moglie ignota di Mojs fosse imparentata con la dinastia regnante degli Arpadi. Comparve per la prima volta nei documenti medievali nel 1260, quando re Béla IV permise a Mojs di disporre liberamente dei beni ereditati e acquisiti a favore della moglie e delle figlie, poiché non aveva discendenti maschi.. Fu nuovamente menzionata nei testamenti del marito nel 1267, 1270 (conferma del documento del 1260), 1272 e 1280, come «signora di nobile origine» (de nobiliorte prosapia) in quest'ultimo caso.. Re Ladislao IV si riferì alla moglie non identificata di Mojs come sua "sorella" (soror) il 2 gennaio 1281. Il successore di Ladislao, Andrea III, e la sua sposa, la regina Fenenna di Cuiavia, veniva detta «cognata» (cognata) all'inizio degli anni Novanta del Duecento.

Diversi storici hanno cercato di determinarne l'identità e la parentela più stretta con la dinastia reale. Il cronista e storico di corte del XVI secolo András Valkai ha sostenuto che la moglie ignota di Mojs corrispondesse a una certa Sofia, presunta figlia di Emerico d'Ungheria.. László Turóczi, studioso gesuita, ha scritto nella sua opera Hungaria cum suis regibus (1768) che Mojs «probabilmente» sposò Sabina, figlia di Béla IV e Maria Lascaris, malgrado non vi sia alcuna traccia di una «Sabina» nella linea genealogica della famiglia reale.. Lo storico Mór Wertner ha rigettato questa teoria nella sua monografia Az Árpádok családi története (1892), sostenendo che Béla IV non si riferisse a Mojs come suo genero nei suoi statuti (a differenza di Rostislav Michajlovič), risultando peraltro poco vantaggioso per Béla concedere la figlia a un signore anziano della sua stessa età. Wertner ha poi sottolineato il suddetto conflitto tra Mojs e la regina Maria quale fattore di esclusione. L'autore ha proseguito dicendo che la moglie di Mojs fosse imparentata con la dinastia degli Arpadi soltanto da parte di madre e aveva un legame non meglio identificato con la regina Elisabetta la Cumana, sposa di Stefano V.. Nel suo Az Árpádok királyi vére Magyarország családaiban (1895), il genealogista Bálint Kis de Baczka-Madaras considerò la moglie di Mojs come un membro del ramo più anziano degli Arpadi, rifiutando lo scetticismo di Wertner con esempi di matrimoni morganatici di principesse ungheresi in periodi precedenti e dell'enfasi sui conflitti all'interno della dinastia, in base ai quali la mossa della regina Maria contro Mojs non poteva sembrare insolita. Bálint Kis ha rigettato la teoria di Turóczi riguardo al nome della moglie, che potrebbe essersi diffuso attraverso una tradizione orale locale (possedeva Kisszeben, ). Kis ha affermato che il nome della moglie di Mojs fosse Elisabetta, poiché veniva chiamata con il suo nome in una delle versioni dell'agiografia di Santa Margherita. Di conseguenza, sia Mojs che Elisabetta comparvero al capezzale di Ladislao IV, il quale contrasse una grave malattia non identificata, ma ne guarì nel 1275. Abbracciando l'opinione di Gusztáv Wenzel, Bálint Kis ha creduto che «Elisabetta» fosse la figlia del Duca Rostislao Mikhailovič e della duchessa Anna di Macsó.