Giasone (pronuncia: Giasóne o Giàsone, ) è un personaggio della mitologia greca, noto per essere stato capo della spedizione degli Argonauti nella cattura del vello d'oro. Viene anche identificato col patronimico Esonide, essendo figlio di Esone.

Genealogia Figlio di Esone e di Alcimede, si unì alla maga Medea da cui ebbe diversi figli che gli storiografi antichi non sono mai riusciti a stabilire con precisione. Sono citati nelle seguenti coppie o gruppi:

Mermero e Fere, uccisi dagli abitanti di Corinto o da Medea stessa; Alcimene, Tisandro e Tessalo, con i primi due uccisi da Medea, mentre il terzo fuggiasco;

Medo ed Eriope.

Sono attesti anche due gemelli avuti con Ipsipile prima di conoscere Medea, noti come Euneo e Nebrofono (quest'ultimo noto anche come Deipilo o Toante).

Sintesi mitologica Discendente di Ermes per parte di madre (di cui era il bisnipote) e, secondo alcune tradizioni, del dio Apollo per via paterna.

Volendo riconquistare il trono di Iolco usurpato al padre Esone dal fratellastro Pelia, Giasone partì per la ricerca del vello d'oro (la pelle dell'ariete dorato che si trovava nella Colchide presso il re Eeta), guidando un gruppo di eroi (gli Argonauti), che furono l'equipaggio e che presero il nome dalla loro nave Argo.

Giasone riesce nell'impresa grazie all'aiuto della maga Medea e dopo il lungo viaggio fece ritorno a Iolco per reclamare il trono che fu del padre.

Giasone morì sulla nave Argo, ormai fatiscente, a causa di un suo cedimento.

Il mito

I primi anni

In fuga dall'usurpatore Pelia, figlio del dio del mare Poseidone e di Tiro (madre anche di Esone e quindi suo fratellastro), era assetato di potere e ambiva a dominare l'intera Tessaglia. Dopo un'aspra contesa detronizzò Esone, uccidendo tutti i suoi discendenti, ma Alcimede, moglie di Esone, che aveva appena avuto un piccolo di nome Giasone, lo salvò da Pelia, facendo raggruppare le donne intorno al neonato e facendole piangere per fare credere che il bambino fosse nato morto. Alcimede mandò il figlio dal centauro Chirone perché badasse alla sua educazione e per sottrarlo alla violenza di Pelia; questi, sempre timoroso che qualcuno potesse usurpargli il trono, consultò un oracolo che lo avvertì di stare attento a quando avrebbe incontrato un uomo con un solo sandalo.

Primi successi Giasone crebbe sotto l'ala protettrice del saggio centauro che lo istruì nell'arte della caccia e nell'uso delle armi tanto che l'eroe, ancora adolescente, trovandosi di fronte a un feroce leopardo che terrorizzava gli abitanti della regione di Dasoktima Polydendriou, dopo un duro scontro, riuscì ad avere la meglio sulla pericolosa fiera e a guadagnarsi il rispetto dei contadini e pastori della valle. Sempre da allora Giasone avrebbe indossato la pelle del leopardo come mantello, memore del primo grande successo conseguito con le sue sole forze.

Sempre in giovane età l'eroe aiutò la città di Herakleion (Pieria) a difendersi dai predoni Fenici, dei pirati che attaccavano spesso le coste poco difese della Pieria, dimostrandosi un capace guerriero e fine stratega nonostante fosse la sua prima vera guerra.

L'uomo con un solo sandalo

Molti anni dopo, mentre a Iolco si tenevano dei giochi in onore di Poseidone, arrivò Giasone, che perse uno dei sandali nel fiume Anauro mentre aiutava un'anziana (che era in realtà la dea Era travestita) ad attraversarlo; la donna lo benedisse perché sapeva cosa Pelia gli avrebbe riservato. Quando entrò nella città (l'odierna Volos) fu annunciato come l'uomo con un solo sandalo: Giasone reclamò il trono del padre, ma Pelia gli disse che l'avrebbe ottenuto solo dopo avere conquistato il vello d'oro. Giasone accettò la sfida e decise che la nave Argo da poco varata (la più grande e magnifica nave mai costruita) avrebbe ospitato un manipolo di grandi eroi, la sola ideale per codesta impresa.

La conquista del vello d'oro

Giasone radunò un gruppo di eroi, noti con l'appellativo di Argonauti dal nome della nave Argo, tra cui figuravano il suo stesso costruttore Argo di Tespi, Calaide e Zete, figli di Borea e capaci di volare, Eracle, Teseo, Acasto (il figlio dello stesso re Pelia e, dunque, cugino di Giasone), la cacciatrice Atalanta, Ila, Meleagro, Filottete, Peleo, Telamone, Orfeo, Castore e Polluce, Linceo, Anceo, il timoniere Tifide, Laerte, Idmone, Polifemo di Larissa, Nauplio, Anceo il piccolo e Mopso, Issione ed Eufemo. Giasone, per decidere il capitano che avrebbe guidato la spedizione, propose un'elezione o una lotteria, ma Eracle, parlando a nome di tutti gli eroi, disse che nessuno sarebbe stato più degno e meritevole del compito di Giasone. Terminati i preparativi per la partenza e fatti i dovuti sacrifici per ingraziarsi gli dei, la gloriosa nave Argo fu pronta a prendere il largo.

L'isola di Lemno

L'isola di Lemno, situata al largo della costa occidentale dell'Asia Minore, era abitata da donne che avevano ucciso i loro mariti. Esse avevano trascurato di venerare Afrodite, la quale le aveva punite rendendole maleodoranti al punto da essere ripudiate dai maschi dell'isola. Gli uomini si erano allora legati a delle concubine provenienti dalla prospiciente terraferma, la Tracia, e le donne, furibonde, avevano ucciso tutti i maschi mentre dormivano. Il re Toante venne salvato dalla figlia Ipsipile, che lo fece fuggire su una piccola nave, e le donne di Lemno vissero per qualche tempo senza uomini con Ipsipile come loro regina.

Durante la visita degli Argonauti all'inizio le abitanti erano ostili a vedere tale nave. Poi, convocato un concilio, grazie al parere dell'anziana Polisso, le donne ricevettero Mopso e tutta la compagnia, gli Argonauti si unirono alle donne procreando una nuova prole, cosiddetta dei Mini: lo stesso Giasone divenne padre di due gemelli avuti dalla regina. Eracle li spinse a ripartire, disgustato dalla loro ridicolaggine, e restò fuori dai bagordi, fatto strano se si considerano le tante relazioni che ebbe con altre donne.

Lo stretto dei Dardanelli

Per i viaggiatori era appena cominciata la parte più pericolosa del viaggio: il superamento dello Stretto dei Dardanelli. Le navi troiane del re Laomedonte perlustravano tutto il giorno l'unica via percorribile per Giasone e i suoi. Inoltre Eracle, nel corso della sua nona e, al tempo, ultima fatica, aveva avuto degli alterchi con il sovrano fannullone il quale non voleva pagare un tributo dopo che questi aveva salvato la figlia dalle grinfie di un drago marino. Sfruttando l'incredibile vista notturna di Linceo, Giasone decise di superare lo stretto al calar delle tenebre, con solo la Luna e le Stelle a far loro da guida nella notte.

La tragica fine del giovane re Cizico

Dopo Lemno gli Argonauti approdarono nella terra abitata dai Dolioni, venendo amichevolmente accolti dal loro giovanissimo re Cizico, che era figlio di un amico defunto di Eracle. Il sovrano rivelò ai navigatori che la loro terra era vessata dai continui attacchi dei pirati e ancor più dai temibili giganti Dolioni (dei Gigeni: esseri grandi la metà di un ciclope ma dotati di sei braccia): dopo che Eracle con le sue frecce ne uccise molti che tentavano di distruggere la nave Argo scagliandovi pietre e Giasone aiutato da Atalanta ebbe la meglio sul loro capo decapitandolo, il re Cizico decise di invitare gli eroici navigatori al suo stesso matrimonio donando loro il peso del divino Eracle in doni e monili preziosi. Gli Argonauti poi ripartirono ma persero l'orientamento, riapprodando nuovamente nello stesso luogo in una notte senza luna; ciò fece sì che Dolioni e Argonauti non si riconoscessero. Cizico e i suoi uomini scambiarono gli Argonauti per pirati e li assalirono ma ebbero la peggio e tra le vittime ci furono lo stesso re (trafitto proprio dalla lama di Giasone) e il grande guerriero Artace ucciso per mano del forte Meleagro. Solo all'alba gli Argonauti si resero conto del terribile errore che avevano commesso e non rimase altro da fare che seppellire i Dolioni morti. Clite, la moglie di Cizico, si suicidò per il dolore.

Misia

Quando gli Argonauti giunsero nella Misia, alcuni di essi, tra cui Eracle e il suo servo Ila, andarono in perlustrazione alla ricerca di cibo e acqua. Le ninfe, che abitavano il corso d'acqua da dove si stava rifornendo Ila, furono attratte dal suo bell'aspetto e lo attirarono nel fiume. Il forte Polifemo udì le sue grida di aiuto e si mise a cercarlo disperatamente. Non riuscendo a trovarlo Giasone organizzò una ricerca per tutta l'isola, ma vana, Teseo trovò le anfore vuote di Ila nei pressi del corso d'acqua e Giasone concluse che il ragazzo fosse morto annegato, ma Eracle e Polifemo non vollero desistere: erano così intenti nella ricerca che lasciarono che gli Argonauti ripartissero senza di loro (sotto consiglio dello stesso Ermes). Di Ila, tuttavia, non si seppe più nulla.

Il grande scontro di Polluce contro Amico, re dei Bebrici.

Ancora alla ricerca di acqua Giasone decise di perlustrare l'entroterra di una lussureggiante costa della Bitinia assieme ai fratelli Dioscuri, Teseo e Idmone, arrivati nei pressi di una fonte gli Argonauti dovettero superare l'avversità del grosso Amico, un uomo gigantesco che sfidava a pugilato (fino all'ultimo sangue) chiunque volesse abbeverarsi alla fonte dono di suo padre Poseidone.

Gli Argonauti, sedutisi nella sabbia della spiaggia adiacente al mare, videro Polluce combattere contro Amico, il re dei Bebrici, all'inizio il dioscuro subì i colpi del suo avversario, però, avendo capito la sua tattica, riuscì a sconfiggerlo.

Dopo la vittoria di Polluce il popolo dei Bebrici entrò in confusione e subirono una grossa razzia sia dai Mariandini che dagli Argonauti stessi, gli eroi dopo essersi riforniti salparono con grande gioia inorgogliti dall'avere nel loro equipaggio il pugile più forte della Grecia.

Fineo e le Arpie

Giasone giunse quindi alla corte di Fineo nella Tracia dove Zeus mandò le Arpie, donne alate, a rubare ogni giorno il cibo del re ed insozzare la sua tavola: tempo prima, infatti, il sovrano si era reso colpevole di rivelare ai mortali il futuro e destino progettato dagli dei in quanto ospite al banchetto divino sul monte olimpo. Giasone ebbe pietà dello scheletrico sovrano e uccise le Arpie al loro arrivo dopo un breve ma intenso scontro adoperando reti e funi della nave Argo; in altre versioni, Calaide e Zete le scacciarono in volo e solo una venne uccisa dal giavellotto di Giasone. In cambio del favore Fineo rivelò a Giasone la posizione della Colchide e come superare le Simplegadi, isole in perenne collisione. Gli Argonauti ripresero dunque il loro cammino.

L'attraversamento delle Simplegadi

L'unico modo per raggiungere la Colchide era quello di passare attraverso le Simplegadi, enormi scogli in perenne collisione che stritolavano tutto ciò che passasse attraverso loro. Fineo aveva raccomandato a Giasone di liberare una colomba mentre si avvicinavano a queste isole: se la colomba fosse riuscita a passare avrebbero dovuto remare con tutte le loro forze, mentre se fosse stata stritolata la sorte della spedizione sarebbe stata destinata al fallimento. Giasone liberò la colomba, che riuscì a passare perdendo solo qualche piuma dalla coda: gli Argonauti allora remarono con tutte le loro forze, riuscendo a passare e riportando solo un lieve danno alla poppa della nave. Da quel momento le isole in collisione rimasero unite per sempre, lasciando libero il passaggio.

Attraverso il Mar Nero