La sinagoga di Correggio era il luogo di culto della comunità ebraica della città emiliana.

Storia La comunità ebraica di Correggio fu l'ultima in Italia ad essere collocata in un ghetto, nel 1782, quando invece altri paesi d'Europa erano sulla via dell'emancipazione degli ebrei. Una sinagoga in città esisteva già nel XVI secolo nella casa del rabbino, in seguito assorbita nel ghetto, ma una struttura separata non sorse prima del XVII secolo nella Casa Massarani.

A partire dal 1820, dodici benestanti ebrei si impegnarono a costruire una nuova sinagoga, ampliando quella precedente e finanziandosi vendendo la sede seicentesca e con un capitale di partenza di 250 lire, oltre ad alcune case donate nelle vicinanze da membri della comunità ebraica.

Il progetto fu predisposto l'anno precedente dal reggiano Domenico Marchelli e dal collega correggese Francesco Forti e e i lavori sono durati due anni, anche a causa dell'opposizione della Confraternita del Santissimo Sacramento, ma nel 1822 viene aperta al culto nel portico meridionale di strada Maestra (attuale corso Mazzini), a pochi metri da porta Modena.

Rimase attiva fino agli inizi del XX secolo, poiché nel 1921 gli ebrei di Correggio, scesi sotto le trenta unità, persero la loro autonomia amministrativa: l'immobile fu venduto a privati e, nel 1950, la sinagoga fu smantellata lasciando il posto, dopo pesante ristrutturazione, ad appartamenti, uffici ed esercizi commerciali. Le ante dell'Aron haQodesh vennero inviate in Israele, dove furono collocate in un tempio collegato al movimento Hapoel HaMizrachi.

A ricordare la presenza del luogo di culto in quel punto del centro storico correggese sono rimasti due bassorilievi sulla facciata del portico, in corrispondenza del portale d'ingresso, come progettati da Marchelli e Forti.

Note

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Sinagoga di Correggio - ESTER

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