Il reliquiario del braccio di san Benedetto era un'opera di oreficeria longobarda, in argento e gemmata, conservata nel duomo vecchio di Brescia.

Fu realizzato per contenere due ossa del braccio di san Benedetto che giunsero all'abbazia di Leno nell'VIII secolo nell'ambito di uno scambio di reliquie tra l'abbazia di Montecassino e Brescia, verosimilmente promosso da re Desiderio come fondatore del cenobio lenese. Attestato nella cattedrale bresciana dalla fine del XV secolo e ritenuto per secoli un manufatto altomedievale di grande valore storico e devozionale, nonché elemento probante dell'autenticità della reliquia, fu distrutto nel 1870 dalla fabbriceria del Duomo per ricavarne l'argento, suscitando indignazione da parte della comunità benedettina e di studiosi locali.

La parte superstite della reliquia, parzialmente riportata a Montecassino per ragioni di tutela dopo la scoperta della distruzione del deposito originale, è oggi esposta nel Duomo nuovo di Brescia, all'interno di un nuovo reliquiario appositamente realizzato nel 2005.

Storia Dalle origini all'età moderna

Le origini della reliquia e del suo reliquiario sono legate alla fondazione dell'abbazia di Leno da parte di re Desiderio, nel 758, e ai rapporti stabiliti in quell'occasione con l'abbazia di Montecassino, da poco restaurata dal bresciano Petronace.. In tale contesto si colloca lo scambio di reliquie tra le due istituzioni: almeno un osso del braccio di san Faustino fu inviato a Montecassino, mentre Leno ricevette le due ossa dell'avambraccio di san Benedetto.. La reliquia sarebbe giunta a Leno con o tramite l'abate Ermoaldo e i suoi compagni, mandati a Leno da Montecassino per organizzare la vita spirituale del nuovo cenobio.. La versione tradizionale, che vede in Petronace il fautore dello scambio di reliquie, è risultata incompatibile con le fonti longobarde e la cronologia degli eventi documentati.Questa versione è riproposta ancora oggi da fonti autorevoli, es. .

Settecento anni dopo, la reliquia ricompare nella documentazione storica nel 1473 e 1475 a Brescia, quando prima in un inventario e poi in una ricognizione viene attestata nel tesoro del Duomo vecchio. In questi documenti è citato e sommariamente descritto anche il suo reliquiario in forma di braccio, lo stesso poi descritto nelle fonti successive, che non lascerà più la cattedrale fino alle vicende del tardo Ottocento.

La distruzione In sintesi Nel 1870, durante l'assenza del vescovo Girolamo Verzeri, impegnato a Roma per il Concilio Vaticano I, il reliquiario longobardo fu smembrato e fuso dalla fabbriceria del Duomo per il recupero dell'argento. Assieme al reliquiario di san Benedetto vengono distrutti altri reliquiari a braccio di epoca imprecisata, tra cui quello contenente il braccio di sant'Anatalone, tradizionalmente identificato come primo vescovo di Brescia. L'operazione fu spregiudicata anche a livello religioso: le ossa furono private delle targhette di identificazione originali, sostituite da biglietti di carta, e furono riposte mescolate in una cassetta di legno mal conservata nella cappella delle Sante Croci. Il fatto restò sotto silenzio per ben sette anni, fino a che fu scoperto nell'ambito di alcune ricerche storiche in merito alla reliquia di san Benedetto.

Nel 1942 lo storico Paolo Guerrini pubblica un lungo carteggio di corrispondenza tra don Antonio LodriniSu don Antonio Lodrini si veda , sacerdote e storico bresciano (1812-1885), e don Claudio BuzzoniSu don Claudio Buzzoni si veda (1804-1880), padre benedettino bresciano di nascita e figura religiosa di spessore, che all'epoca risiedeva nell'abbazia di Praglia. Nel fitto scambio di lettere tra i due si può ricostruire la scoperta dell'avvenuta distruzione del reliquiario da parte di don Lodrini e gli avvenimenti successivi, culminati nel 1878 con l'arrivo a Brescia di un delegato dell'ordine di San Benedetto mandato direttamente da Montecassino per prendere in custodia la reliquia. Ulteriori dettagli sono stati identificati in note di diario conservate da don Lodrini e egualmente pubblicate da Guerrini. Di seguito si riportano gli estratti della corrispondenza pubblicati incentrati sullaffaire del reliquiario.

Dettagli

Nel 1878 don Buzzoni era stato incaricato di compiere ricerche per conto del «Rev.mo abbate Tosti di Montecassino, al quale interessava conoscere se nell'Archivio del Duomo [di Brescia] esistesse l'antica autentica relativa all'identità del Braccio di S. Benedetto regalato al Comune di Brescia dall'Abate Petronace nel sec. 8°».. Don Buzzoni, di stanza a Praglia e già corrispondente col bresciano don Lodrini, chiede a quest'ultimo di compiere tali ricerche per suo conto, promettendo di sdebitarsi.

Queste ricerche erano contestuali alle iniziative spirituali che Montecassino stava intraprendendo in vista del quattordicesimo centenario della nascita di san Benedetto, le cui celebrazioni si sarebbero tenute due anni dopo, nel 1880. Il recupero di reliquie autentiche, a sua volta, era funzionale a un'operazione culturale, spirituale e simbolica molto sentita nel cenobio cassinese, che sotto l'abate Nicola d'Orgemont si stava lentamente ricostituendo dopo le traumatiche soppressioni ottocentescheVedi per esempio le svariate dichiarazioni in tal senso in .. In forza della plurisecolare narrazione dello scambio avvenuto in età longobarda, Montecassino vedeva nella reliquia bresciana un candidato di prim'ordine in termini di autenticità, senza per questo rinunciare a raccogliere tutta la documentazione probantePraticamente ogni lettere pubblicata da Guerrini contiene dissertazioni sulle fonti a supporto dell'autenticità della reliquia o sulla loro ricerca. Tra le più emblematiche: ..

Il 14 agosto 1877 don Lodrini risponde a don Buzzoni in merito a quanto scoperto:

Don Buzzoni, dopo essersi confrontato con padre Luigi Tosti di Montecassino in merito alla precaria conservazione delle reliquie, risponde al bresciano don Lodrini:

Don Buzzoni invita inoltre don Lodrini a informare e coinvolgere il vescovo Girolamo Verzeri. Don Lodrini risponde denunciando una concreta difficoltà a comunicare col vescovo, situazione forse responsabile in via collaterale della distruzione del manufatto:

In risposta, don Buzzoni si dice pronto a intervenire privatamente presso monsignor Verzeri per «essere il rospo della sassata» e denunciare la faccenda, anche se questo comporta correre dei rischi personali, garantendo a don Lodrini che non sarà esposto. Lo invita quindi a valutare e poi comunicargli la decisione..

Da questo momento in poi, la corrispondenza tra i due si focalizza su questioni puramente bibliografiche, tra cui le richieste da parte di don Buzzoni di libri bresciani che sarebbero d'aiuto a ricostruire e confermare la storia della reliquia di san Benedetto.. Trascorrono mesi, in cui la faccenda del reliquiario distrutto resta di fatto in sospeso, complici vari impegni personali, eventi di vario tipoTra cui un religioso colpito da un fulmine nell'abbazia di Praglia, vedi . e la lontananza da Montecassino dell'abate Nicola d'Orgemont e altri vertici della congregazione, andati in visita ai monasteri benedettini in Germania..

Finalmente nell'ottobre 1878, oltre un anno dall'inizio della vicenda, don Gaetano Pozzetti scrive al bresciano don Lodrini dall'abbazia di Montecassino:

La lettera di Nicola d'Orgemont non è pervenutaÈ possibile che questa lettera non sia mai esistita o non sia arrivata a Brescia. Nelle note del diario di don Lodrini (vedi ) che narrano dell'arrivo a Brescia di don Quandel, è menzionata solo la lettera di Bartolini., mentre quella del cardinale Bartolini informa il vescovo di Brescia Girolamo Verzeri della spiacevole quanto imbarazzante situazione, che necessita di provvedimenti da parte di Montecassino:

Quanto accaduto di seguito è raccontato da don Lodrini stesso nel suo diario personale, in due passaggi pure pubblicati da Guerrini insieme al resto della corrispondenza. Oltre a raccontare il recupero della reliquia da parte di don Giuseppe Quandel, don Lodrini descrive ampiamente la vicenda della distruzione del reliquiario avvenuta otto anni prima, i cui dettagli erano riemersi nel corso della permanenza a Brescia del delegato cassinese. A corredo, un Promemoria contenente una sorta di giustificazione, raccolta da un testimone ai fatti. Scrive quindi don Lodrini:

Alla fine di ottobre, don Lodrini pubblica sul Cittadino di Brescia un articolo interamente dedicato alla reliquia e allo scomparso reliquiario, portando così la vicenda all'attenzione dell'opinione pubblica e suscitando l'interesse anche del vescovo Verzeri.. L'intervento, inserito all'interno di una rubrica di notizie storiche locali da lui curata, dà notizia del ritorno a Montecassino di una parte della reliquia bresciana e affronta con tono severo la questione della distruzione del braccio d'argento. Per questa presa di posizione, Lodrini riceve per iscritto l'apprezzamento di Quandel, pur preoccupato per una possibile reazione negativa da parte della Curia., e di don Bruzzoni, che da Praglia gli scrive:

Risponde invece don Lodrini a Quandel:

Un anno dopo don Lodrini, corrispondendo ancora con don Buzzoni, affronta un'ultima volta la questione del reliquiario distrutto, aggiungendo ulteriori dettagli a quelli già noti e riconducendo l'intera vicenda a un caso di sincera e inconsapevole ignoranza da parte di tutti i soggetti coinvolti, i quali non seppero riconoscere il valore storico del manufatto decretandone la distruzione. Nell'ambito di una lunga disamina critica sui documenti e sull'autenticità della reliquia di san Benedetto, egli scrive:

Descrizione Il reliquiario era in argento, probabilmente dorato e modellato in forma di braccio benedicente, tipologia diffusa nell'oreficeria altomedievale per contenere frammenti corporei di santi..

Dalle fonti si può ipotizzare che il reliquiario presentasse una lavorazione a sbalzo, tecnica molto comune nell'arte orafa longobarda, e fosse arricchito da dettagli incisi volti a delineare le forme anatomiche della mano e dell'avambraccio. È invece certo che fosse gemmato, per testimonianza diretta di Brunati che lo tratta nel 1854, dando alcuni riferimenti pur senza descriverlo in dettaglio.. In particolare, Brunati conferma l'esistenza della inscriptum est in fundo: «Brachium Sancti Benedicti» menzionata nella ricognizione del 1475Brescia, Archivio storico civico, Reg. A (G. XIII 1523) f. 150, trascritto in .. Di seguito il testo integrale di Brunati:

Le dimensioni esatte del reliquiario non sono note, ma si può supporre che fossero tali da contenere l'intero avambraccio o una parte significativa di esso, secondo l'uso liturgico e devozionale dell'epoca.

Il nuovo reliquiario

Nel 2005, per iniziativa della diocesi di Brescia, la reliquia è stata solennemente traslata nel Duomo nuovo e collocata in un reliquiario appositamente realizzato, opera dell'arch. Graziano Ferriani. La nuova custodia, una cassetta in vetro e metallo progettata per consentire l'esposizione permanente del frammento osseo, si trova di fronte all'arca di sant'Apollonio, su un piedistallo in pietra...