La porta Calcinaia è una delle cinque porte d'accesso alla città di Melfi. Situata lungo il settore occidentale della cinta muraria, la sua struttura attuale non risulta essere quella originaria, in quanto l'ingresso fu soggetto a numerose ricostruzioni, rese necessarie soprattutto dai frequenti eventi sismici che hanno colpito l'area del Vulture.

Storia

Dai bizantini agli aragonesi La costruzione della porta risale all'XI secolo, più precisamente al 1018, anno in cui il catapano bizantino Basilio Boioannes fortificò Melfi con l'obiettivo di ricreare, attraverso la fondazione di nuove città e il miglioramento di quelle già esistenti, una catena di fortezze presidiate in funzione anti-longobarda.

In quanto inserita lungo la prima cintura difensiva, che circondava il nucleo urbano originario, risultava esserne l'accesso principale, nonché unico, titolo che mantenne per circa un trentennio, fino a quando quest'ultimo non fu attribuito alla porta Balnea, edificata nel corso di una notevole espansione urbana voluta dai Normanni e che riguardò la città quanto le mura.

Il loro avvento non fu dunque positivo per la porta, che dal 1041 (anno che simbolicamente è utilizzato per indicare l'occupazione della città) perse progressivamente l'importanza strategica e urbanistica che invece ricopriva in epoca bizantina. L'espansione della città e la conseguente edificazione di ben tre nuovi ingressi più facilmente raggiungibili (porta Balnea, porta Venosina e porta Sant'Antolino) la resero infatti sempre più marginale e poco utilizzata, in quanto dei quattro era l'unico arroccato lungo la cresta della collina su cui tuttora sorge Melfi.

Nel corso del XV secolo, durante la dominazione aragonese, la città conobbe un'ulteriore espansione, con le mura che furono dotate di un quinto ingresso (porta Troiana). Intorno al 1460, per volere di Giovanni II Caracciolo, vennero inoltre aggiunti bastioni rastremati verso l'esterno e riempiti di terra, con lo scopo di garantire una migliore resistenza alle cannonate. L'unico settore che non fu protagonista di questo intervento fu proprio quello bizantino (di cui la porta Calcinaia fa parte), ritenuto praticamente invalicabile grazie alla sua posizione. Poco a destra della porta venne tuttavia edificato un rivellino, ovvero una torre fortificata, atto a garantire una migliore difesa contro eventuali attacchi.

Dai Doria fino ad oggi Il passaggio del feudo di Melfi nelle mani dei Doria e le politiche attuate, riguardanti per gran parte la gestione dei commerci e delle finanze pubbliche, sancirono l'inizio di un'epoca buia per la cinta muraria e la stessa porta Calcinaia, che rimasero pressoché abbandonate a loro stesse, senza che venissero effettuati validi interventi manutentivi, atti a garantirne un'adeguata stabilità strutturale.

Malgrado lo scarso interesse mostrato dai nuovi feudatari, la porta rimase pressoché intatta a seguito del terremoto del 1694, che per contro danneggiò gravemente il resto della città. La sua struttura interna fu tuttavia indebolita e non riuscì a resistere al sisma del 1851, durante il quale crollò assieme al suo rivellino e alle mura bizantine. Nel consiglio edilizio istituito per la ricostruzione, tenutosi a Melfi lo stesso anno, si decise dunque di riedificarla, questa volta però in posizione trasversale, conferendole l'aspetto che si osserva ancora oggi. Occorre infatti ricordare che la porta, fino al 1851, risultò parallela alla cinta muraria, come dimostrato in tutte le illustrazioni preesistenti, tra cui i disegni di Edward Lear (1847), la mappa del Canevaro dell’archivio Doria (1695) e l’incisione di Giò Pacichelli (1600). La porta continuò tuttavia a non essere protagonista di alcun intervento manutentivo rilevante e, quasi ottant'anni dopo, venne parzialmente distrutta dal terremoto del 1930, che la privò della sua componente architettonica superiore per quasi un secolo.

Nel 2018, infatti, in occasione del Millenario di fondazione della città, l'amministrazione comunale promosse un intervento di ricostruzione e valorizzazione del sito, interamente basato sull'ultima versione nota: quella ottocentesca. I lavori, che inizialmente sarebbero dovuti durare al massimo un anno, subirono rallentamenti a causa della pandemia da Covid-19, che fece slittare la data al luglio 2021, mese in cui l'intervento fu effettivamente dichiarato concluso.

Architettura

Dal 1018 al 1851

La porta si presentava come un robusto corpo di fabbrica a fornice, costituito da un arco a tutto sesto inserito parallelamente ad una struttura turrita e raccordato a mura scarpate, ovvero leggermente inclinate, con l'obiettivo di aumentare la loro aderenza al terreno. Erano presenti uno spazio voltato, dove molto probabilmente alloggiava un portone in legno rinforzato, e feritoie poste a regolare distanza. La sua posizione era strettamente legata alla conformazione del terreno, risultando di fatto leggermente scoscesa.

La scelta dei materiali rispecchiava la geologia vulcanica del territorio del Vulture. La struttura originaria era infatti probabilmente costituita interamente da blocchi di pietra lavica scura, un materiale resistente ed estratto localmente, messi in opera con una malta composta da calce aerea e pozzolana, spesso integrata con materiali artigianali prodotti nelle vicine fornaci.

Dal 1851 ad oggi

A seguito del terremoto del 1851, la porta venne riedificata in maggiori dimensioni e trasversalmente rispetto alle mura. Presentava un arco a tutto sesto semplificato, privo di decorazioni, che poggiava direttamente sui piedritti, nonché una copertura piana sorretta da tre piattabande. Con il sisma del 1930 e il crollo della componente architettonica superiore, l'ingresso rimase mozzato per quasi un secolo, fino a quando non venne rivalorizzato con la ricostruzione delle parti mancanti (parte della muratura, arco, piattabande).

Malgrado la posizione fosse cambiata, i materiali utilizzati rimasero pressoché identici. La struttura principale venne infatti realizzata con blocchi squadrati in pietra lavica scura, uniti con una malta composta da calce aerea e pozzolana. L'unica eccezione fu l'arco a tutto sesto, edificato utilizzando calcarenite chiara, materiale insolito ed in contrasto con quello delle altre porte e delle mura cittadine. A sorreggere la copertura piana furono infine poste delle piattabande in legno.

Origine del nome Nel corso dei secoli, la porta fu propriamente detta "Calcinaia" poiché nei suoi pressi e lungo la strada esterna che conduce ai Balnea, posti a valle, sorse un sobborgo composto da numerose fornaci destinate alla cottura dei laterizi e della calce da costruzione.

Note

Bibliografia

Altri progetti

Calcinaia