Il lavoro forzato fu un aspetto cruciale e onnipresente tra il 1933 e il 1945 nei campi nazisti attivi sia in Germania che nell'Europa occupata. Rappresentò l'aspetto più duro e disumano dell'intero sistema legato al lavoro forzato.

Contesto storico

L'impiego di prigionieri in mansioni non qualificate nacque come misura di tipo penale. Nei primi anni del regime nazista, caratterizzati dall'elevata disoccupazione, il lavoro forzato nei campi di concentramento veniva presentato come una forma di rieducazione per i trasgressori: la propaganda nazista lo idealizzava, in netto contrasto con la percezione del lavoro come punizione.

Inizialmente ai prigionieri dei primi campi venivano imposte mansioni fisicamente estenuanti ma di scarso valore economico, ad esempio l'estrazione della torba ad Esterwegen. Venivano impiegati anche nella costruzione e ampliamento dei campi stessi. Per rispondere alle lamentele delle autorità circa la manutenzione dei campi e per ridurre i costi, la gestione finanziaria passò alle SS, le quali diminuirono gli oneri economici costringendo i detenuti a lavorare. Nel campo di Dachau si svilupparono due tipi di utilizzo dei prigionieri: uno a sfondo punitivo, di minor valore economico, e uno legato alla produzione nelle officine, in cui si svolgevano lavori più redditizi in condizioni decisamente migliori.

Il piano quadriennale del 1936 portò alla carenza di manodopera poiché i lavoratori liberi furono dirottati verso i progetti legati al riarmo tedesco. Alla fine del 1937 fu raggiunta la piena occupazione fuori dai campi; nel settore edile gli operai addirittura scarseggiavano. Nel biennio 1937-1938 l'impiego dei prigionieri nelle attività produttive ebbe notevole aumento. Heinrich Himmler sfruttò questa situazione per espandere il sistema dei campi di concentramento nel periodo prebellico nonostante gli altri leader nazisti, come Hermann Göring, fossero contrari a questa scelta.

Le imprese coinvolte venivano inizialmente supervisionate dallo Stato Maggiore Personale del Reichsführer-SS. Nel 1938 i rastrellamenti di massa degli "asociali" portarono nei campi altri prigionieri. La volontà di escludere queste persone dalla società civile tedesca fu complementare all'obiettivo di sfruttarli come manovalanza: queste retate coincisero con la crescente richiesta di personale da impiegare nel reperimento dei materiali da costruzione necessari per la realizzazione dei progetti di architettura nazista. Il lavoro forzato divenne quindi una componente fondamentale del sistema dei campi di concentramento e un aspetto basilare della vita quotidiana dei prigionieri.

Il principio più brutale, emerso con il progredire della guerra, fu l'uso del lavoro come strumento di sterminio, una pratica chiamata Vernichtung durch Arbeit. I regolamenti interni dei campi riflettevano l'obiettivo di distruggere le persone fisicamente. La circolare di Oswald Pohl del 30 aprile 1942 stabilì che il lavoro doveva essere "estenuante nel vero senso della parola per ottenere il massimo delle prestazioni". Non dovevano esserci "limiti all'orario di lavoro" e i comandanti avevano "piena libertà nella regolamentazione degli obblighi disciplinari" dei lavoratori.

Il protocollo della Conferenza di Wannsee del 1942 contemplò l'annientamento attraverso il lavoro come componente della soluzione finale alla questione ebraica. Gli ebrei "normodotati" dovevano essere costretti a costruire strade in "grandi colonne di lavoratori", il che avrebbe ridotto in modo "naturale" la loro popolazione, mentre l'eventuale "residuo finale" andava "gestito in modo appropriato" per evitare la nascita di nuove forme di resistenza. L'obiettivo primario del regime rimase sempre la "distruzione totale dell'ebraismo", e l'aspetto economico fu secondario rispetto alla missione ideologica.

Impiego nell'edilizia

L'iniziativa di creare aziende gestite dalle SS che si occupassero dell'approvvigionamento dei materiali da costruzione provenienti dai campi di concentramento nacque nel 1937 in Turingia per volontà dei funzionari regionali delle SS, in particolare del Ministro degli Interni Hellmuth Gommlich.

La Deutsche Erd- und Steinwerke GmbH (DEST) fu un'azienda di proprietà delle SS fondata il 29 aprile 1938 con lo scopo di sfruttare i prigionieri per la produzione dei materiali da costruzione. Organizzata sotto l'egida del WVHA, la DEST ebbe quattro priorità principali: l'estrazione della pietra, la produzione dei mattoni, la costruzione delle strade (progetto poi abbandonato) e l'acquisizione di altre imprese utili a soddisfare questi scopi. Sebbene tecnicamente fosse un'impresa privata, i suoi membri rispondevano alla gerarchia degli ufficiali delle SS.

Il Piano comprensivo di costruzione per la capitale del Reich programmato dall'ufficio di Albert Speer rappresentò per la DEST allo stesso tempo sia il principale investitore che il cliente più importante. Prima della seconda guerra mondiale le cave della DEST erano redditizie, mentre le fabbriche di mattoni versavano in perdita. All'inizio della guerra quattro campi di concentramento producevano già o si stavano preparando a produrre i materiali da costruzione; la produzione aumentò progressivamente fino al 1942 quando le SS spostarono la priorità sulla fabbricazione di armi.

Industria dei mattoni

La produzione di mattoni segnò l'ingresso delle SS nell'industria delle costruzioni. Questa scelta fu giustificata dalla necessità di realizzare i Führerbauten (edifici del Führer), dato che l'industria privata riusciva a soddisfare il fabbisogno dei 2 miliardi di mattoni richiesti annualmente solo al 18%. I mattoni acquisirono importanza a causa delle restrizioni imposte dal piano quadriennale sull'uso del ferro. Il 1° luglio 1938 Himmler e Speer raggiunsero un accordo in base al quale l'ufficio per la riedificazione si prefissò di acquistare 120 milioni di mattoni all'anno per i successivi dieci anni e in cambio le SS avrebbero ricevuto un anticipo di 9,5 milioni di Reichsmark. Così la DEST ottenne i finanziamenti necessari da investire nelle industrie dei campi di concentramento.

Con la cerimonia del 6 luglio fu inaugurata quella che doveva essere la più grande fabbrica di mattoni esistente al mondo all'epoca, a 2 chilometri di distanza dal campo di Sachsenhausen. A metà del 1938 iniziò la costruzione di un'altra fabbrica di mattoni a Buchenwald. La consegna dei mattoni prevista per ottobre non avvenne a causa dei problemi sorti con la fabbrica di Sachsenhausen, e l'ufficio di Speer fu costretto a rinegoziare il contratto, riducendo l'importo dell'anticipo pattuito inizialmente.

Nell'agosto del 1938 le SS acquisirono una fabbrica ad Amburgo, che nel 1940 sarebbe diventato il sito del campo di Neuengamme. I mattoni prodotti a Neuengamme erano destinati ai progetti di costruzione nazisti. Ad eccezione di Neuengamme, la qualità di mattoni fabbricati nei campi non era sufficiente, per cui venivano adoperati solo per le strutture interne.

Tutto sommato, l'industria dei mattoni delle SS non ebbe lo stesso successo economico o la stessa produttività delle cave di pietra.

Cave di pietra

I campi di Flossenbürg e Mauthausen furono fondati nel 1938; i siti furono scelti specificamente per la vicinanza alle cave di granito, pietra destinata ai progetti di architettura monumentale nazista. Tra i campi di concentramento dell'anteguerra, Flossenbürg fu il più remunerativo e garantiva alla DEST le entrate più costanti: ad esempio, nel 1939 produsse metri cubi di pietra, quasi tre quarti della produzione complessiva di quell'anno. Il suo maggior acquirente fu l'ufficio per la riedificazione di Albert Speer. Gli ordini più consistenti e significativi riguardavano il progetto della Sala dei soldati () di Wilhelm Kreis. Anche la realizzazione delle strade richiedeva quantità crescenti di pietra: dal 15% del 1939 si passò al 60% dell'anno successivo.

Nel 1940 vicino alle cave furono aperti i campi di Natzweiler e Gross-Rosen. La cava di Natzweiler, seppur non redditizia, fu comunque acquistata perché Speer sperava di usare il suo granito rosso per costruire la nuova Cancelleria del Reich. Nel 194 la DEST istituì il campo di Oranienburg II, ossia l'impianto di lavorazione nei pressi di Sachsenhausen, dove i prigionieri tagliavano la pietra per i progetti edilizi di Berlino. Vennero istituiti programmi specifici di formazione per scalpellini a Flossenbürg, Gross-Rosen e Natzweiler, affinché i detenuti apprendessero il mestiere da esperti civili. La pietra proveniente dalle cave del campo di concentramento fu utilizzata per la costruzione del campo stesso, della Reichsautobahn e di vari altri progetti militari delle SS; in seguito fu destinata anche al monumentale progetto del Deutsches Stadion e del Reichsparteitagsgelände.

Le condizioni di lavoro nelle cave erano particolarmente dure, il che rappresentava la causa principale dell'alto numero di morti.

Impiego nei laboratori Alla fine degli anni '30 nei campi di concentramento vennero aperti laboratori e officine in cui i prigionieri erano costretti a produrre beni di vario genere. A Dachau fabbricavano abbigliamento, scarpe e articoli di falegnameria per il vicino centro di addestramento delle truppe SS, controllati indirettamente dall'apparato finanziario delle SS guidato da Oswald Pohl e August Frank fino alla fine del 1935, quando furono trasferiti sotto il controllo del dipartimento di addestramento. Tra le varie iniziative del periodo va menzionato l'avvio di un panificio a Sachsenhausen per sfornare pagnotte al giorno per il campo e per le Waffen-SS.

Nel maggio 1939 fu istituita la società Deutsche Ausrüstungswerke (DAW) con il compito di supervisionare le officine dei campi. Nel biennio 1940-1941 l'assortimento fu ridotto, e i lavoratori si concentrarono sulla fornitura di mobili per le SS e per i tedeschi etnici reinsediati. Alla fine del 1941 l'azienda aveva stabilimenti a Dachau, Sachsenhausen, Buchenwald e Auschwitz. Un'altra compagnia, la Gesellschaft für Textil und Lederverwertung, gestiva i laboratori dei campi di concentramento che fornivano l'abbigliamento per le SS.

Impiego nelle costruzioni Fin dai primi giorni i prigionieri furono impiegati nella costruzione e nell'espansione delle infrastrutture dei campi per ridurre i costi.

Progetti locali

Il contratto tra la DEST e la città di Amburgo prevedeva l'utilizzo dei prigionieri di Neuengamme per alla manutenzione di argini e canali.

L'idea di formare con i prigionieri dei campi brigate mobili di costruzione risale al 1941, quando fu proposta per la prima volta dallo WVHA per lo sviluppo dell'Europa orientale occupata dai nazisti. Quello di Lubecca del 28-29 marzo 1942 segnò l'inizio dei bombardamenti a tappeto sulle città tedesche che causarono gravi distruzioni. I funzionari ricorsero al lavoro forzato per riparare i danni, e questo, secondo la storica tedesca Karola Fings, "indica una generale accettazione dei campi di concentramento".

Nel settembre 1942 Himmler suggerì di far fabbricare ai prigionieri i telai per porte e finestre e le tegole a Neuengamme. Contemporaneamente autorizzò la formazione delle brigate di costruzione delle SS (), ossia gruppi di detenuti che rimuovevano le macerie e riparavano gli edifici nelle città bombardate. I membri in queste brigate vivevano e lavoravano fuori dai campi, sotto gli occhi della popolazione tedesca.

Generalplan Ost