È passata alla storia come "la saponificatrice di Correggio" per aver ucciso tre donne, da lei poi sciolte nella soda caustica, così come avviene nel processo per la produzione del sapone.

Biografia

Quasi tutto quello che si sa sulla Cianciulli è estratto dal suo memoriale, intitolato Confessioni di un'anima amareggiata, sulla cui autenticità sono stati sollevati numerosi dubbi. Molti sostengono che sia in realtà opera degli avvocati che la difesero al processo e puntavano ad alleggerire la posizione dell'imputata, la quale aveva studiato solo fino alla terza elementare e dunque difficilmente poteva essere in grado di scrivere un memoriale di oltre 700 pagine.

Leonarda, ultima di sei figli, nacque a Montella, un piccolo paese dell'Irpinia, il 18 aprile 1894 dall'unione di Mariano Cianciulli, allevatore di bestiame, con Serafina Marano, una vedova con altri due figli che l'aveva sposato in seconde nozze. Secondo alcune fontiAndrea Accorsi, Massimo Centini, I grandi delitti italiani risolti o irrisolti, Newton Compton Editori, 2013 - ISBN 8854162159, la bella madre, ancora quattordicenne, sarebbe stata costretta dai genitori a prendere in marito un giovane, tale Salvatore Di Nolfi, conosciuto durante un viaggio in carrozza di ritorno dal collegio di suore di Firenze, poiché lui l'aveva rapita e violentata; la vicenda della successiva gravidanza indesiderata, dalla quale sarebbe nata .

Da bambina Leonarda soffrì d'epilessia; risulta però tutt'altro che veritiera la storia di un'infanzia infelice, sebbene lei stessa racconti: «Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a salvarmi e l'altra si spezzò la fune. La mamma mi fece capire che le dispiaceva di rivedermi viva. Una volta ingoiai due stecche del suo busto, sempre con l'intenzione di morire, e mangiai dei cocci di vetro: non accadde nulla».

In realtà i tentativi di suicidio si verificarono successivamente, nella primavera del 1941, quando fu condotta nelle carceri giudiziarie di Reggio Emilia.

Il matrimonio e la maledizione Nel 1917, all'età di 23 anni, sposò Raffaele Pansardi, originario di Lauria, in provincia di Potenza, allora impiegato al catasto di Montella, in aperto contrasto con i familiari che avevano individuato per la sposa, com'era consuetudine all'epoca, un altro marito che le era anche cugino. La Cianciulli, nel suo memoriale, raccontò di essere stata maledetta dalla madre alla vigilia delle nozze e d'aver perciò troncato ogni rapporto con lei: un fatto che avrebbe segnato profondamente la personalità della futura assassina. In altre fonti si legge inoltre che la supposta maledizione e la prematura morte di 13 dei suoi 17 figli avrebbero condizionato la psiche di Leonarda.

Secondo il memoriale della Cianciulli, sua madre aveva pronunciato contro di lei una maledizione in punto di morte che le augurava una vita piena di sofferenze. Come se ciò non bastasse, anni prima una zingara le aveva fatto una terribile profezia, la cui prima parte recitava: «Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno i figli tuoi». La predizione (sempre secondo il memoriale) fu veritiera: le sue prime 13 gravidanze finirono con tre aborti spontanei e dieci neonati morti nella culla.

Solo dopo l'intervento di una maga locale, Leonarda riuscì finalmente a portare a termine la prima e poi altre tre gravidanze. Questi quattro bambini diventarono per Leonarda un bene da difendere a qualsiasi prezzo. Così si legge infatti nelle sue memorie: «Non potevo sopportare la perdita di un altro figlio. Quasi ogni notte sognavo le piccole bare bianche, inghiottite una dopo l'altra dalla terra nera... per questo ho studiato magia, ho letto i libri che parlano di chiromanzia, astrologia, scongiuri, fatture, spiritismo: volevo apprendere tutto sui sortilegi per riuscire a neutralizzarli».

Il trasferimento a Correggio La giovane coppia visse dal 1921 al 1927 a Lauria, e successivamente a Lacedonia. Nel 1930 il terremoto del Vulture fu la causa del trasferimento degli sposi a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, al terzo piano di una casa in corso Cavour 11.

Già a Lauria, così come a Montella prima e a Lacedonia dopo, la giovane Leonarda Pansardi era nota ai compaesani come donna di facili costumi, disonorata, impulsiva, ribelle all'autorità maritale e dedita alla millanteria e alla truffa. Prova ne sono le precedenti condanne del 1912 (per furto, quando aveva 18 anni) e 1919 (minaccia a mano armata di pugnale) a Montella e del 1927 inflittale nel paese lucano; qui la Cianciulli fu processata e condannata per truffa continuata a dieci mesi e quindici giorni di reclusione, scontati poi nelle carceri di Lauria e Lagonegro, e 350 lire di multa poiché aveva raggirato una contadina del posto dalla quale s'era fatta consegnare denari e oggetti di valore di diverse migliaia di lire; inutile fu il tentativo del suo avvocato difensore di farle riconoscere il beneficio del vizio parziale di mente.

In Emilia, il marito continuò a lavorare come impiegato all'Ufficio del Registro, col modesto stipendio di 850 lire al mese, a malapena sufficiente per mantenere decorosamente moglie e figli, dandosi contemporaneamente al vino. La Cianciulli, a suo dire, si organizzò per risollevare le sorti della famiglia: beneficiando anche dei risarcimenti devoluti alle vittime del sisma, avviò un piccolo ma fiorente commercio di abiti e mobili, oltre ad offrire "servizi" di chiromanzia e astrologia.

Mentre a Lauria aveva avuto una cattiva nomea presso i compaesani, a Correggio Leonarda fu giudicata al massimo una persona eccentrica, ma era benvoluta e stimata da tutti, considerata una persona affidabile, una madre esemplare e una fervente fascista. Accolse in casa sua molte persone che intrattenne con aneddoti, offrendo loro dei dolci che amava cucinare; in particolare riceveva spesso tre donne, tutte sole e non più giovani, insoddisfatte della routine di paese e desiderose di rifarsi una vita altrove: approfittando di questo loro desiderio, Leonarda le attirò nella sua trappola.

Nel 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale, l'unica figlia femmina frequentava ancora l'asilo delle suore; i due maschi più giovani erano l'uno militare di leva e l'altro studente ginnasiale, mentre il più grande, il più amato, nonostante fosse iscritto a Lettere all'Università di Milano, correva il rischio di essere richiamato al fronte. Al solo pensiero di tale sorte per il figlio prediletto, Leonarda, secondo le sue parole, sarebbe caduta preda dello sconforto. Memore del successo dell'intervento magico compiuto anni prima da una maga, trovò ben presto nella magia la soluzione al suo problema. Prese la drastica decisione di compiere sacrifici umani in cambio della vita del figlio. Invero ai giudici, che in seguito la interrogarono in aula, affermò che le era apparsa in sogno sua madre: sarebbe stata lei stessa a suggerirle questo "scambio".

Gli omicidi

Gli omicidi ebbero luogo dal 1939 al 1940, e nel 1941 cominciarono a diffondersi le voci della scomparsa di tre donne. Tali pettegolezzi presero corpo e, non ricevendo più da tempo notizie della cognata scomparsa (la più nota delle tre, Virginia Cacioppo, già famoso soprano d'opera), la signora Albertina Fanti denunciò ufficialmente le sparizioni al questore di Reggio Emilia. L'uomo incaricò delle indagini il commissario Serrao. Subito i sospetti caddero sulla Cianciulli, che aveva intrattenuto rapporti di amicizia con tutte e tre le donne. La donna respinse tali voci, minacciando di denunciare per ingiuria, assumendo toni di sfida nei confronti degli inquirenti, cosicché venne arrestata.

La Cianciulli aveva avuto la premura di scegliere tre donne sole, senza prossimi congiunti e con cospicui risparmi in denaro. Nessuno poteva credere che la moglie di un funzionario, alta 1,50 m e di 50 kg, potesse macchiarsi di triplice omicidio. Il questore di Reggio Emilia, seguendo le tracce di un Buono del Tesoro appartenente alla Cacioppo, presentato al Banco di San Prospero dal parroco Adelmo Frattini, convocò il prete. Egli disse di aver ricevuto il buono da Abelardo Spinabelli, amico della Cianciulli. Lo stesso dichiarò di averlo ricevuto dall'amica, per il saldo di un debito.

Si iniziò a sospettare il reato di associazione per delinquere per il coinvolgimento del prete, Spinabelli, la Cianciulli ed il figlio Giuseppe Pansardi. Più volte, sotto incarico della madre, aveva spedito delle lettere da Piacenza, spacciandosi per la vittima, che assicurava la sua salute e aveva fatto lavare degli abiti appartenuti alle vittime. Caddero però tali sospetti, per l'estraneità ai fatti del prete e di Spinabelli. Gli unici sospettati rimasero la Cianciulli ed il figlio, che scontò cinque anni di reclusione, per poi essere rilasciato per insufficienza di prove (la madre si prodigò con tutte le sue forze per convincere i magistrati di essere l'unica colpevole).

Davanti al commissario Serrao, la donna si dimostrò molto reticente, rivelando i particolari un po' alla volta. Dirà prima di aver ucciso la Cacioppo, d'accordo con Spinabelli, distrutto il cadavere tramite saponificazione e aver gettato i resti nel canale di Correggio. Poi confesserà, solo dopo lunghi interrogatori, di aver ucciso anche le altre due vittime. Davanti all'agente di Polizia Valli, che le domandò che fine avesse fatto fare alle tre donne, lei rispose: «Ebbene me le sono mangiate le mie amiche, se vuole essere mangiato anche lei, son pronta a divorarlo [...], le scomparse me le avevo mangiate una in arrosto, una a stufato, una bollita». Nelle sue memorie aggiunse: «Se sapeste cosa c'era di verità in queste parole...»

Infine, per i numerosi elementi che riconducevano alla Cianciulli, il rinomato contegno della Cacioppo (che invece sosteneva fosse in cerca di un uomo) e i reperti d'ambiente (sangue e dentiera appartenenti alle vittime, ritrovati nella casa della saponificatrice), si ritenne certa la colpevolezza della donna. Leonarda allora confessò di aver ucciso le donne, distrutto i corpi, facendoli bollire in un pentolone pieno di soda caustica portata a 300 gradi, creato saponette con l'allume di rocca e la pece greca, disperso i resti nel pozzo nero e conservato il sangue, per farlo attecchire al forno, mischiandolo a latte e cioccolato, per farci biscotti. Questi vennero dati da mangiare ai figli, che credeva così di salvare da una morte misteriosa. La donna si identificava infatti nella dea Teti perché, come lei, aveva voluto rendere i figli immortali, bagnandoli nelle acque del fiume Stige. Così anche lei voleva salvare dalla morte i figli, col sangue delle sue vittime. La Cianciulli fu dichiarata colpevole, quindi, di triplice omicidio, distruzione di cadavere tramite saponificazione e furto aggravato, con la pena di 15.000 lire, trenta anni di reclusione e tre da scontare prima in un ospedale psichiatrico.

Le vittime

Ermelinda Faustina Setti La più anziana delle vittime, la prima a finire nel pentolone, fu Faustina Setti, detta "Rabitti". Si trattava di una donna nubile e solitaria di settant'anni, semianalfabeta, che la donna attirò con l'assicurazione di averle trovato un marito a Pola. Per evitare invidie e maldicenze, la Cianciulli la convinse inoltre a non parlare a nessuno della novità. Il 17 dicembre 1939, il giorno della partenza, Faustina si recò a casa dell'amica, per farsi dare le ultime istruzioni e per farsi scrivere da lei una lettera, da spedire alle amiche appena giunta a Pola, nonché per farle firmare una delega per gestire i suoi beni. Il viaggio però era destinato a non cominciare mai: Leonarda uccise l'anziana donna a colpi di ascia, poi ne trascinò il corpo in uno stanzino, sezionandolo in nove parti, raccogliendo il sangue in un catino.