La sua produzione artistica, sviluppata tra la seconda metà del Novecento e i primi decenni del XXI secolo, è incentrata sulla rappresentazione della vita rurale lucana, dei mestieri tradizionali e dei riti popolari.

Il suo lavoro si colloca nel contesto del realismo e della pittura naïf, con un linguaggio riconoscibile per la semplicità narrativa e la cura dei dettagli quotidiani.

Biografia Nato a Pomarico, frequentò le scuole medie presso il Collegio Colautti di Salerno, dove ebbe modo di conoscere le correnti artistiche contemporanee come quelle di Pistoletto, Paolini, Beuys e Warhol.

Negli anni Settanta, dopo esperienze a Milano e Torino, rientrò in Basilicata e avviò una produzione pittorica incentrata su scene paesane, mestieri tradizionali e riti civili e religiosi.

Stabilitosi nuovamente a Pomarico con la moglie e la figlia Mariella, trasformò la propria abitazione in un atelier che racchiude oltre 3.000 opere tra tele, grafiche e illustrazioni.

Alcune delle sue opere sono state acquisite dal Comune di Pomarico e fanno parte di una mostra permanente all’interno del Palazzo Marchesale, edificio di rilevanza storico-architettonica.

Partecipò inoltre alla realizzazione del primo dizionario Pomaricano–Italiano, fornendo vocaboli antichi, registrazioni orali e disegni esplicativi.

Attività artistica Scandiffio lavorò con tecniche miste (china, olio, acrilico, acquerello) e supporti differenti, unendo naïf e realismo. I suoi soggetti comprendevano scene contadine, feste, ricorrenze sacre e civili, ma anche rappresentazioni di carattere onirico.

Nel 1986 pubblicò 44 ricordi fa, raccolta di grafiche dedicate alla memoria rurale lucana.

Murales e opere pubbliche Realizzò murales a Pomarico e in altre località, raffigurando scene e simboli della vita paesana, con l’intento di preservare la memoria collettiva e valorizzare il contesto urbano.

Mostre e riconoscimenti Nel 2023 il FAI presentò la sua opera al Palazzo Marchesale di Pomarico durante le Giornate FAI di Primavera.

Eredità Le sue opere, i murales e il contributo al dizionario Pomaricano–Italiano sono considerati oggi parte del patrimonio culturale di Pomarico e della memoria lucana.

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