Biografia

Originario di Sura, in Licia, nell'Asia Minore, Niceforo era greco e fu inviato in Rus' nel 1104 da Nicola III Grammatico, patriarca di Costantinopoli. Arrivato a Kiev il 6 dicembre dello stesso anno (secondo altre fonti, il 6 dicembre 1103), fu nominato metropolita della Rus' il 18 dicembre. Si dimostrò un ecclesiastico «colto» e «semplice» nei modi, zelante nel suo lavoro. È noto per la sua partecipazione alla canonizzazione ufficiale di Teodosio di Pečers'k nel 1108, su iniziativa dell'abate del monastero di Kiev-Pečers'k Teoctisto e con il placet del principe di Kiev Svjatopolk II Izjaslavič.

Sotto la sua guida, le sacre reliquie dei principi Boris e Gleb, traslate nella nuova chiesa il 2 maggio 1115, «si distinsero per numerosi miracoli»; le reliquie di Santa Barbara conservate a Costantinopoli furono inoltre temporaneamente esposte a Kiev per i pellegrini. Stando alle fonti a disposizione relative alla sua attività pastorale, si deve pensare che il metropolita Niceforo prestava molta cura nelle relazioni con i suoi fedeli. Si ascrive a lui la fondazione della diocesi di Polack e la nomina del vescovo Mina di Polack il 13 dicembre 1105.

Nel gennaio o nell'aprile del 1121, come ha creduto il vescovo e teologo ottocentesco russo Macario I, il metropolita Niceforo morì.

Opere Niceforo scrisse, probabilmente in greco, diverse opere di carattere morale, che furono verosimilmente tradotte in antico slavo ecclesiastico nello stesso periodo. Esse sono giunte a noi in raccolte, solitamente insieme alle opere di Metodio di Olimpo, e, per tale ragione, lo storico russo Konstantin F. Kalajdovič ha creduto che fu Niceforo stesso a tradurre le opere di Metodio.

Secondo gli elenchi pervenutici non prima del XVI secolo, realizzò i seguenti scritti:

Lettera a Vladimiro Vsevolodovič Monomaco sul digiuno e sul dominio dei sensi ("Benedetto sia Dio e benedetto il santo nome della sua gloria..."); "Epistola di Niceforo, metropolita di Kiev, a Vladimiro, principe di tutta la Rus', figlio di Vsevolod, figlio di Jaroslav" - sulla divisione delle Chiese in orientale e occidentale ("Mi hai chiesto, o mio principe, come i Latini furono rigettati..."), entrambi i testi si trovano nelle Grandi Letture Mensili alla data 31 agosto (GIM, collezione sinodale, n. 183, pp. 588-593); Epistola sui Latini al principe di Murom Jaroslav Svyatoslavič ("Epistola di Niceforo, metropolita di tutta la terra russa, scritta in latino a Jaroslav, principe di Murom, figlio di Svjatoslav, figlio di Jaroslav, sulle eresie"), nelle Grandi Letture Mensili (GIM, collezione sinodale, n. 183, pp. 588-593); Istruzione sul digiuno, ampliamento del primo testo, tramandata in diverse redazioni con vari titoli, presente in numerose copie (a volte unita a estratti di altri insegnamenti sul digiuno); A Niceforo, il patriarca Filarete ha attribuito anche un racconto sui miracoli di Boris e Gleb. Le istruzioni sul digiuno costituiscono una preziosa testimonianza dei costumi dell’inizio del XII secolo; le epistole, invece, rispondono a quesiti dei principi riguardo alle differenze tra la Chiesa ortodossa e quella cattolica dopo lo scisma del 1054, elencando fino a venti divergenze e mettendo in guardia dal seguire la deriva "latinista".

Note

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