La necropoli paleocristiana di Santo Lio è un sito archeologico che si trova in Sicilia, nel territorio del comune di Palazzolo Acreide, provincia di Siracusa, in una zona denominata "Contrada Santo Lio". In linea d'aria, è a circa 10 km dalla necropoli di Pantalica, 12 km dalla necropoli di Castelluccio, 2 km da Cava Bibbinello e 5 km dal Feudo Bauly. Il territorio di Santo Lio è attraversato per un tratto dalla Regia trazzera Fondi, considerata da alcuni studiosi come una parte del percorso tracciato dai siracusani ai fini di fondare Akrai.

All'interno del territorio di contrada Santo Lio si trova anche la casa di compagna della famiglia Politi, legata tradizionalmente alla figura storica di Cassandra Politi.

Scavi e studi L'area di Santo Lio fu oggetto di studi per la prima volta intorno al 1895, quando Paolo Orsi, accompagnato da Joseph Führer, svolse una serie di indagini di natura archeologica nella zona di Canicattini Bagni e circostanti. In seguito, Führer si trattenne nell'area di Canicattini, documentando tramite rilievi e fotografie gli studi condotti con Orsi in varie necropoli dell'area, tra cui quella di Contrada Santo Lio. Nel 1903 Führer morì in patria prima di poter completare il suo lavoro. Nel 1907 i suoi appunti furono riordinati dalla moglie e dal professore Victor Schultze dell'Università di Greifswald e pubblicati postumi a Berlino.

Gli studi seguenti furono svolti grazie all'intervento dell'archeologo Giuseppe Agnello, che fu titolare della cattedra di Archeologia Cristiana dal 1948 al 1963. Agnello affidò come argomenti di tesi di laurea ai suoi studenti alcune necropoli paleocristiane della Sicilia Orientale. Tra queste tesi di laurea, quelle che riguardano Santo Lio sono La necropoli paleo-cristiana di Santolio di Giuseppina Grasso (a.a.1952-53) e Canicattini Cristiana di Salvatore Carpinteri (a.a.1955-56).

Tra il 1957 e il 1970, Santo Lio è stato segnalata sporadicamente per la presenza di monumenti di tipo rupestre.

Altri studi archeologici sull'area di Santolio sono stati svolti da Santino Alessandro Cugno, che ha approfondito tramite diversi studi e articoli la storia archeologico della zona di Canicattini, tra cui dell'insediamento di Santo Lio, e Laura Carracchia, che ha pubblicato la tesi L’insediamento rupestre di contrada Santolio in territorio di Palazzolo Acreide.

Struttura dell'insediamento L'area di Santo Lio interessata da costruzioni di tipo rupestre è di grande estensione, portando alla supposizione che vi ci siano insediate più di una comunità. Riguardo alla costruzione di questi insediamenti non rimangono altro che tracce superficiali.

Sono visibili profondi solchi scavati nella roccia riconducibili a due funzioni diverse: i primi, meno lineari e che di frequente terminano in vasche solitamente di forma quadrangolare, sono identificabili come parte di un sistema di canalizzazione per la raccolta delle acque piovane, mentre i secondi, più regolari e spesso paralleli tra loro, costituiscono probabilmente delle vie di comunicazione interne. La necropoli In contrada Santo Lio è presente un numero elevato di sepolture, che non sono mai state catalogate sistematicamente. Le tipologie sono varie, ma ripetute, confrontabili con quelle ritrovate in altre necropoli della Sicilia Orientale risalenti alla tarda antichità.

È evidenziata negli studi svolti la presenza di arcosoli a cielo aperto che sovrastano una o più sepolture scavate nella roccia e di piccoli ipogei. All'interno di questi ultimi le sepolture sono spesso chiuse tramite pietre. È anche possibile vedere alcuni arcosoli scavati lungo le pareti.

Ci sono elementi che indicano che i monumenti rupestri dell'area siano stati riutilizzati nel corso del tempo da comunità diverse. Gli ipogei, per esempio, presentano piante irregolari, che mancano apparentemente di una pianificazione predeterminata. Queste strutture sono state probabilmente modificate in parte per essere anticamente riutilizzate, in parte a causa di cambiamenti ambientali o di scavi recenti. Si nota, tuttavia, il mantenimento della forma quadrangolare nella formazione delle stanze, spesso caratterizzata dalla presenza di uno o più baldacchini, di arcosoli allineati rispetto all'ingresso e di corridoi laterali. La presenza nel territorio di Santo Lio di un ipogeo con due ingressi separati da un pilastro fa pensare che inizialmente esistessero due camere distinte la cui parete divisoria fu poi abbattuta per ricavare uno spazio più grande. È documentata anche la presenza di croci incise e di strutture a pianta cruciforme, portando a supporre la presenza di un insediamento cristiano nell'area.

Grottoni di abitazione È documentata la presenza in Contrada Santo Lio di grottoni di abitazione. Al contrario delle sepolture, questi sembrano essere organizzati secondo schemi precisi, non dissimili da quelli che si possono osservare in altri siti archeologici della provincia di Siracusa. Gli ambienti hanno ampiezze variabili, solitamente di forma quadrangolare o rettangolare. Spesso si trovano all'interno più spazi, talora separati da semplici pilastri ricavati nella roccia. Le entrate sono a volte chiuse con assi di legno fissate agli architravi, altre volte con muri a secco. Nelle pareti sono visibili, disposte ad altezze diverse, nicchie e cavità di vario genere, accompagnate da vani, panchette e giacitoi scavati nella roccia.

Reperti archeologici Sul territorio di Santo Lio è rinvenibile una grande quantità di materiale ceramico, che però, a causa dell'alto livello di frammentazione e la mancanza di colorazione, non è catalogabile. Nonostante questo, tramite alcuni frammenti di forma caratteristica è stato possibile ricostruire approssimativamente gli oggetti di provenienza: piatti, brocchette e alcune tipologie di vasellame da cucina, come grandi pentole.

Interessante è il ritrovamento di un orecchino di bronzo, costituito da un anello principale a cui sono legati altri quattro anelli di dimensioni minori. Questa tipologia di orecchino era molto diffusa tra il IV e l'VIII secolo d.C., e alcuni elementi di quello ritrovato in Contrada Santo Lio lo collocano tra il VI e il VII secolo.

Duranti i suoi studi dell'area, Paolo Orsi menzionò il rinvenimento di un elevatissimo numero di fibbie da cintura in bronzo di diverse tipologie, spesso con decorazioni rappresentanti animali e piante, queste ultime frequentemente in modo stilizzato. Dallo studio di questi reperti, le fibbie vengono datate in modo uniforme, collocandole più o meno tra il VI e il VII secolo d.C.

Paolo Orsi attesta anche il rinvenimento di un incensiere con epigrafe, costituito da una coppetta emisferica in lamina di bronzo, la cui base è decorata con un motivo dentato. Nella parte superiore sono presenti tre fori, necessari per agganciare l'incensiere a tre catenelle, che convergono in alto, in un piccolo apparato a forma di stella. La parte del recipiente è decorata con un racemo o grappolo non rettilineo. Sull'orlo è visibile un'iscrizione greca. Orsi, basandosi sulle piccole dimensioni e sulla diffusione di questa tipologia di reperti, affermò esistesse la possibilità che venissero utilizzati per uso domestico (per incensare la casa) o ecclesiastico (posizionati davanti a immagini sacre), ma che il fatto che fossero stati ritrovati solo nelle necropoli siciliane indicava che probabilmente erano utilizzati nelle usanze funebri, appendendoli sopra i sepolcri. Questo spiegherebbe anche la presenza su queste tipologie di incensieri di frasi formulari votive, legate quasi sicuramente alla liturgia dei morti. Questo reperto è collocato tra il VI e l'VIII secolo.

Storia La presenza di numerose necropoli costituite da raggruppamenti più o meno numerosi di tombe a grotticella testimonia la frequentazione dell'area di Santo Lio fin dall'età del Bronzo. Le tombe più antiche risalgono al 2300-1600 a.C., costituendo quindi degli esempi della cosiddetta cultura di Castelluccio.

In età tardoromana e bizantina è testimoniato, dalla presenza di tombe e di edifici abitativi, un esteso insediamento rupestre, a poca distanza dalla chiesa del Bibbinello e lungo i margini di un'importante arteria stradale, probabilmente la via Selinuntina, che doveva collegare Santo Lio con la vicina Akrai. Il villaggio deve la sua esistenza alla presenza di terreni fertili e alla possibilità di approvvigionamento idrico, che rendevano la zona adatta all'agricoltura. Era, inoltre, pienamente autosufficiente, poiché attrezzato di sistemi di raccolta delle acque, vie di comunicazioni interne, cimiteri, luoghi di culto e alcuni frantoi.

Tutela e valorizzazione Dal punto di vista archeologico, Santo Lio è rimasto a margini del dibattito accademico, ricevendo un'attenzione limitata negli studi e nelle campagne di scavo. Nel 2025, in concomitanza con alcuni progetti per la costruzione di infrastrutture energetiche nell'area, si è sviluppato un maggiore interesse da parte di istituzioni e testate giornalistiche locali.

L'area è censita nei fascicoli della Soprintendenza di Siracusa come "area di interesse archeologico", ma non è sottoposta a vincolo.

Note

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