Biografia
Originario di Shabestar, una piccola città nei pressi del lago di Urmia, fu un eminente studioso dell'Islam a Tabriz. Egli stesso racconta di aver viaggiato in Egitto, in Siria e nell'Hegiaz, e si suppone che avesse vissuto anche a Kerman, dato che successivamente un gruppo di mistici noti come Khwajagan, provenienti proprio da quella città, avrebbe dichiarato di discendere da un suo matrimonio. Della sua vita non si conosce altro.
La sua notorietà è dovuta al breve masnavi intitolato Il giardino dei misteri (Guls̲h̲an-i rāz), destinato a diventare un importante punto di partenza per elaborate esposizioni di dottrina mistica, come il famoso Mafātīḥ al-iʿd̲j̲āz di Shaikh Asiri Lahiji e molti altri commentari risalenti addirittura al Novecento.
Il giardino dei misteri venne scritto tra il dicembre 1317 e il gennaio 1318 in risposta a una lettera in versi (nāma) inviata da un "noto rispettabile" (buzurgī mas̲h̲hūr) del Grande Khorasan. Il Nafaḥāt al-uns di Giami riporta che tale lettera era stata scritta dall'esperto sufi Ḥusaynī Sādāt Amīr e che poneva domande su punti difficili della dottrina mistica a Shabestarī. È composto da 15 capitoli chiamati suʾāl ("domanda"), e ogni risposta dell'autore è suddivisa in parti teoriche (ḳāʾida) e parti illustrative (tamt̲h̲īl). Shabestarī affronta la dottrina della perfezione umana attraverso la gnosi, che coinvolge una serie di temi cosmologici, psicologici e metafisici, nonché argomenti propri delle tradizioni sufi, come il problema posto dalle espressioni di identificazione con l'Essere divino. Egli si ispira soprattutto a Ibn Arabi, ma anche alla visione più tradizionale della poesia religiosa persiana, come si evince da un riferimento a Farid al-Din 'Attar negli ultimi capitoli dell'opera.
A Shabestarī si attribuisce anche il Saʿadat-nāma ("Il libro della felicità"), una poeticizzazione della teologia mistica contenente importanti dettagli biografici dell'autore, e l'opera in prosa Ḥaḳḳ al-yaḳīn fī maʿrifat rabb al-ʿālamīn, un trattato teosofico diviso in otto capitoli detti abwab ("porte", come le otto porte del paradiso), che sono a loro volta suddivisi in lemmi come haqiqat ("realtà"), tamthil ("illustrazione"), tabura ("nota bene"), far ("corollario"), natija ("inferenza"), sirr-i nazurk ("sottile mistero"), lazima ("conseguenza naturale"), fayida ("proposizione benefica") e daqiqa ("sottigliezza"). Vi sono anche piccoli paragrafi che espongono una visione filosofica della verità metafisica, seguiti da una citazione del Corano.
Nessuna di queste due opere minori è stata tradotta in una lingua occidentale. Alcune antologie includono i suoi ghazal e quartine.
I biografi persiani collocano la sua data di morte attorno al 1318-1320. Shabestarī venne sepolto accanto al suo maestro Bahāʾ al-Dīn Yaʿḳūb Tabrīzī e la sua tomba divenne una meta di pellegrinaggio per i sufi.
Il pensiero In tutte le opere di Shabestarī si evince un raro talento nella penetrazione metafisica unito a una grande capacità aforistica nel sintetizzare i più intricati dilemmi del pensiero teologico e teosofico dell'Islam. Nessun altro autore persiano del Medioevo è mai riuscito a essere così sintetico e allo stesso tempo così profondo.
Shabestarī fu un grande esponente della Wahdat al-wujūd, per la quale Dio è l'Essere dell'unità perfetta e la sua unità creativa si manifesta in ogni cosa, che a loro volta causano la rivelazione di Dio. Ogni forma del divino è realtà e la molteplicità delle sue forme è un'illusione, perché Dio è unico.
Se ne Il giardino dei misteri abbraccia totalmente il pensiero di Ibn Arabi, nel Sa'adat-nama è più cauto e solleva alcune obiezioni nei suoi confronti, ispirandosi soprattutto ad Al-Ghazali. Egli apparteneva alla scuola Kubrawiyya ed era fedele al pensiero secondo cui la conoscenza poteva essere raggiunta attraverso uno o una combinazione di tre mezzi, che sono rivelazione (wahy), ragione (aql) e svelamento (kashf), corrispondenti ai metodi perseguiti rispettivamente da teologi, filosofi e sufi. Questi tre concetti vengono continuamente ripresi dai filosofi mistici persiani successivi per illustrare concetti metafisici e riassumere le loro opinioni sui punti più sottili dell'ontologia, dell'etica o dell'epistemologia.
Opere Guls̲h̲an-i rāz Il giardino dei misteri. Golshan-e rāz: una summa persiana di sufismo, di Sa'd al-Din Mahmud Shabestari; traduzione, introduzione e note a cura di Gaetano Trusso Tintore; prefazione di Mohammad Shari'atmadār; Milano, Udine; Mimesis, 2010, ISBN 978-88-8483-525-3 Saʿadat-nāma Ḥaḳḳ al-yaḳīn fī maʿrifat rabb al-ʿālamīn S̲h̲āhidnāma (andato perduto)
Note
Bibliografia
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Categoria:Sufi iraniani