Per arte sasanide s'intende l'arte iranica prodotta durante l'Impero sasanide (224-651), prima della conquista islamica della Persia (633-644) in seguito alla quale la produzione artistica iranica/persiana confluì in quella islamica...
Nel 224, l'ultimo re dei Parti, Artabano V, fu sconfitto da Ardashir I,. fondatore della dinastia sasanide che avrebbe regnato, nei quattrocento anni successivi, sugli attuali Iran e Iraq, sul Levante e gran parte dell'Anatolia, su parti dell'Egitto e dell'Arabia, estendendo la sua sovranità sino al territorio che in seguito sarebbe divenuto il Pakistan.. Fu quella, per la Persia e la Mesopotamia, un'età dell'oro che portò alla renovatio, anche artistica, del vecchio impero achemenide. Tuttavia, vi furono anche influenze artistiche dalla Cina e dal Mediterraneo greco-romano, seppur caratteristica precipua dell'arte sasanide fu l'affrancamento dall'arte ellenistica in controtendenza all'arte degli Arsacidi.
L'arte sasanide fu altamente sviluppata, resa possibile dalla ricchezza della committenza imperiale e dalla posizione della Persia a metà strada tra l'Impero romano a ovest e l'Impero cinese a est, un crocevia cioè di scambi materiali e culturali. Taluni valori artistici sasanidi poterono così diffondersi oltre l'areale geopolitico persiano, raggiungendo l'Estremo Oriente e l'Atlantico, contribuendo in maniera determinante allo sviluppo dell'arte medievale europea quanto asiatica.
I resti più apprezzabili dell'arte sasanide ce ne testimoniano l'architettura, la scultura, soprattutto rupestre, la metallurgia e la pittura. I rilievi in pietra erano probabilmente di gran lunga superati in numero da quelli interni in gesso, di cui sono sopravvissuti solo frammenti. Gli ortostati sono meno numerosi rispetto all'arte partica con l'importante eccezione del Colosso di Sapore I, scolpito da una stalagmite in una grotta, e non mancano riferimenti letterari ad altre statue colossali di re andate perdute. Anche la tradizione partica di decorare gli edifici con stucchi modellati continuò, includendo anche grandi scene figurative.
L'arte sasanide raffigura scene di corte e cavalleresche, di notevole grandiosità stilistica, che riflettono la vita sontuosa e l'ostentazione della corte sasanide, come riportato dagli ambasciatori bizantini. Le immagini dei sovrani dominano molte delle opere sopravvissute, sebbene nessuna sia paragonabile al Colosso di Sapore I. Scene di caccia e di battaglia godevano di particolare popolarità, così come di danzatrici e intrattenitrici in abiti succinti. Sebbene l'arte partica preferisse la visione frontale, le rappresentazioni narrative dell'arte sasanide presentano spesso figure mostrate di profilo o di tre quarti, con le viste frontali meno frequenti.
Premessa Storiografia ed archeologia dell'arte sasanide
Dopo lavori pionieristici quali L'Iran sous les Sassanides (1936) del danese Arthur Christensen e il Die Kunst Irans: Zur Zeit der Sasaniden (1943) del tedesco Kurt Erdmann, l'arte sasanide fu oggetto di studio sistematico non prima degli anni 1960 (datano non a caso al 1964 la Architettura iranica dell'allora quarantunenne Giorgio Gullini ed al 1969 la ristampa postuma del Die Kunst Irans: Zur Zeit der Sasaniden di Erdmann), grazie al lavoro di studiosi come Arthur Upham Pope e Roman Ghirshman che ne avevano estrapolato le caratteristiche principali dal generale contesto della produzione artistica persiana, quest'ultima interessata da studi sistematici sin dagli anni 1930. La materia è pertanto ancora da approfondire, oltretutto in un contesto già di per sé stesso confuso e cioè la cosiddetta "archeologia orientale" pre-islamica cui segue l'Epoca d'oro islamica.
Il principale problema nello studio dell'arte sasanide è di tipo archeologico: mancano criteri affidabili di datazione basati su iscrizioni, monete o, in generale, stratigrafia. Questo perché la provenienza originale di molti reperti è sconosciuta. Mentre i rilievi rupestri dinastici sono in situ e altre decorazioni architettoniche sono state rinvenute nel corso di scavi archeologici scientifici, una più ampia varietà di opere d'arte (toreutica, sigilli, ecc.) è priva di contesto archeologico significativo. Alla metà degli anni 1980 non era ancora mai stato condotto lo scavo completo di un sito persiano che avesse rivelato una vasta serie di strutture risalenti al solo periodo sasanide o avesse stabilito una sequenza ininterrotta su un lungo arco di tempo né tale inadeguato approfondimento archeologico si risolse entro il termine degli anni 1990. Come risultato, le ricerche si sono focalizzate principalmente sulle fasi iniziali (post-Parti) e finali (pre-Islam) dell'arte sasanide, a discapito della parentesi IV-V secolo, perché facilitate dalla presenza di prossimi orizzonti di datazione, post o ante, cui appoggiarsi.. Anche in questi ultimi casi non mancano però problematiche: la produzione ceramica, per esempio, è spesso indistinguibile tra ultimo periodo sasanide e primo periodo islamico, come ben esemplificato dal corpus delle cosiddette "ceramiche di Susa"..
Caratteri generali, influenze e contaminazioni Quella operata dai Sasanidi fu una renovatio dell'Impero achemenide svanito per opera della conquista di Alessandro Magno. Pertanto, l'arte sasanide nacque anzitutto come ripresa dei modelli artistici achemenidi in controtendenza all'arte ellenizzata dei Parti che pur aveva già reinterpretato l'arte ellenistica non adottandola in maniera sistemica ma solo formale. La restaurazione artistica iranica dei Sasanidi fu facilitata dal luogo d'origine della dinastia fondata da Ardashir I, la provincia di Fars, a suo tempo madrepatria degli stessi Achemenidi e quindi ricca di lasciti plastici dell'antica Persia, anzitutto la scultura rupestre. Nel tentativo di riportare in vita quel glorioso passato, la dinastia fondata da Ardashir I non si limitò a compiere delle semplici imitazioni delle opere che furono, ma cercarono di incoraggiare un'arte che dimostrasse un grande carattere e degli aspetti unici, anticipando per certi versi i tratti salienti dell'arte islamica. Per tutto il dominio sasanide, si inaugurarono spesso stili che si proponevano come innovatori e allo stesso tempo custodi delle forme e degli atavici usi della Persia, che nel periodo islamico raggiunsero le sponde del Mediterraneo.
In termini artistici, la parentesi sasanide coincise con uno degli archi temporali durante i quali la civiltà iraniana poté maggiormente fiorire, ritrovando un livello di prosperità e sicurezza che era scomparsa con la caduta degli Achemenidi. Gran parte di quella che in seguito divenne nota come cultura musulmana, inclusa l'architettura e la scrittura, attinsero da questa rinnovata cultura persiana. Al suo apice, l'impero sasanide estesa la propria influenza artistica ben oltre i propri confini politici, facendo breccia nella produzione artistica dell'Asia centrale e della Cina, dell'impero bizantino e persino del regno merovingio in Francia.
Come approfondiremo nel seguito, evidente è anzitutto il legame tra l'arte achemenide e quella sasanide per quanto riguarda il potentissimo medium del rilievo rupestre. Anche l'architettura achemenide influenzò i sasanidi per quanto riguarda forma degli edifici e distribuzione degli spazi ma non mancarono lasciti dell'arte partica, come, in architettura, il ricorso alla struttura del iwan e l'uso della malta. Come quella partica ed ancor prima quella achemenide, l'arte sasanide s'innestò nel fruttifico sostrato artistico iranico, potendo così attingere ad una notevole varietà di tradizioni e tecniche. Al netto dell'esplicita volontà di emanciparsi dall'arte ellenistica, ricorrono, nell'arte sasanide, taluni stilemi decorativi di chiara derivazione greco-romana, come le foglie d'acanto. Il contatto prolungato tra l'Impero romano e la sua arte ed i Sasanidi ne influenzò l'arte, soprattutto dopo la vittoria di Sapore I sull'imperatore romano Valeriano nel 260: un'influenza non a caso particolarmente evidente nei mosaici di Bishapur, forse realizzati da artisti romani deportati.. Non mancarono inoltre contatti e lasciti, anche artistici, per tramite della Via della seta, tra i Sasanidi e la Cina, in quel tempo in preda al caos politico provocato dal collasso della dinastia Han.
Sono disponibili importanti resti di diversi manufatti artistici sasanidi: monumentali rilievi rupestri (probabilmente il lascito più significativo), pezzi di toreutica d'argento, decorazioni architettoniche in stucco e sigilli in pietre dure. Gli oggetti in altri materiali sono meno numerosi ma comunque sufficienti a fornire un'impressione variegata dell'arte del periodo: tessuti, pitture murali, mosaici pavimentali, vetri e ceramiche.
Stilemi decorativi Temi ricorrenti della produzione artistica sasanide, come tramandatoci dallo storico romano Ammiano Marcellino che accompagnò l'esercito romano nelle campagne contro Sapore II,. erano la guerra e la caccia,. quest'ultima intesa come propedeutica alla prima e per questo praticata dai sovrani persiani sin dall'età di sette anni, il cui medium preferenziale era allora la toreutica: i soggetti raffigurati sono solitamente la caccia al cinghiale o la caccia al cervo seppur non manchino raffigurazioni della caccia al leone. Il leone ed il cinghiale ricorrono di frequente come soggetti, intesi come simbolo della regalità laddove ornati dal nastro di stoffa, il pativ, insieme ad altri animali quali cervi, elefanti, stambecchi e altre capre selvatiche, cani ecc. Molti degli uccelli raffigurati (fagiani, pavoni, aquile, anatre) possono similarmente alludere al sovrano se recano il pativ nel becco. A volte insieme a volte separatamente da queste raffigurazioni di animali reali compaiono tutta una serie di creature mitologiche (grifoni, cavalli alati, simurg) e composizioni grottesche simili ai grilli gotici come le due teste di cinghiale sormontate da ali che, nuovamente, simboleggiano il potere regale. Un motivo a sé, mutuato dalla cultura cinese, è il simbolo di felicità coniugale della coppia di anatre con il pativ nel becco.
Uno stilema decorativo tipico e poi passato ad altre culture era l'albero della vita, sorta di summa di un ricchissimo repertorio figurativo fitoforme di palmetta alate, melograni (simbolo di fertilità), fogliame semplice, meandri ed archi vegetali. Sono presenti anche motivi puramente ornamentali come meandri, cornici, greche, zigzag e medaglioni perlati, tipicissimi. Alcuni motivi possono essere correlati al simbolismo astrale: gli zodiaci, le rappresentazioni della triade zoroastriana (sole, luna e stella Tishar), la svastica, la croce, la stella, la mezzaluna o la scure bipenne; i medaglioni perlati stessi avevano un forte simbolismo celeste. Altri motivi sono più legati al simbolismo religioso: la rappresentazione del pantheon zoroastriano; l'ariete con pativ che personifica la forza mistica Khvarenah; i cavalli alati con corone a mezzaluna e collari a nastro che simboleggiano Verethragna; il gallo, l'uccello solare per eccellenza, che scaccia il demone della pigrizia.
Scultura Rilievi rupestri
Il rilievo rupestre vanta in Iran una tradizione millenaria che, sotto i Sasanidi, raggiunse il suo apice. Come anticipato, infatti, i rilievi rupestri dinastici costituiscono il lascito forse più significativo dell'arte sasanide e, oltre ad illustrare lo sviluppo stilistico-cronologico di un ramo dell'arte sasanide, offrono importanti testimonianze sulla natura dello stato, della società e della religione dei primi Sasanidi.. La datazione dei rilievi si basa su: l'eventuale presenza di iscrizioni, rare, ma spesso bilingui o trilingui (greco, partico, pahlavi) sul modello rituale «Questa è l'immagine dell'adoratore di Mazda, il divino (nome del re), re dei re dell'Iran e non dell'Iran, discendente degli dèi, figlio di […] e nipote di […]»; o sulla figura stessa del monarca, identificabile dalla barba, dai capelli e, soprattutto, dalla corona.