Si tratta di uno dei più importanti conquistadores spagnoli. Era figlio, non riconosciuto, di Juan de Montenegro e di Elvira Gutiérrez. La madre lo abbandonò sulle soglie di una chiesa, ma fu raccolto dal padre a cinque anni di età. Orfano, da lì a poco, fu allevato dallo zio materno, Hernán Gutiérrez, uomo rude ed oppressivo, alla cui tutela si sottrasse a 15 anni di età. Nel 1514 giunse in America al seguito del governatore di Panama, Pedro Arias Dávila. Nel 1524 si unì alla spedizione di conquista del Perù organizzata da Francisco Pizarro e da Hernando de Luque.

Nel 1535 intraprese la conquista del Cile per proprio conto, quindi esplorò il paese fino al 35° di latitudine. Tornato a Cusco nel 1537, ritenendo che facesse parte dei territori dei quali era stato nominato governatore dall'imperatore Carlo V, richiese la consegna della città ai fratelli di Francisco Pizzarro. Ne seguì una guerra tra i conquistadores spagnoli che ebbe termine nel 1538, con la sconfitta e la condanna a morte di Almagro. Il figlio di Almagro, Diego, detto "el Mozo" (il Giovane, 1520-1542), vendicò la morte del padre uccidendo Pizarro; fu tuttavia consegnato dai suoi stessi seguaci nelle mani del nuovo governatore Vaca de Castro e decapitato a Cusco.

Biografia

Prime esperienze nelle Indie Sembra che, una volta fuggito dalla casa dello zio, Almagro abbia finito per prestare servizio agli ordini di un altolocato gentiluomo spagnolo, don Luis de Polanco, ma che, dopo un alterco con un altro giovane, finito in una rissa sanguinosa, sia stato costretto a fuggire, imbarcandosi, come molti ricercati, per l'oltremare.

Non si hanno altre notizie sulla sua vita giovanile, ma certamente giunse nelle Indie nel 1514, con la spedizione di Pedrarias Dávila (Pedro Arias de Avila) e subito si distinse per la sua indole coraggiosa che si manifestò nella conquista di Panama.

Mancano testimonianze precise sulle esperienze di Almagro nei suoi primi anni di soggiorno nelle Indie, ma sicuramente militò sotto diversi capitani e partecipò alle spedizioni che venivano effettuate alla scoperta dei territori limitrofi. La sua storia successiva dimostra che aveva importanti relazioni con i più autorevoli di essi, anche fuori dei possedimenti di Panama e, certamente, queste reciproche amicizie erano fondate su militanze comuni. I suoi trascorsi militari possono essere ammessi con sicurezza, considerando che Pedrarias Davila gli conferì, senza nessuna difficoltà, il titolo di capitano in occasione della futura conquista del Perù.

A metà degli anni venti del XVI secolo, Almagro era comunque un autorevole cittadino di Panama, in possesso di stabili possedimenti e dedito a lucrose attività. Le sue sostanze non erano considerevoli, ma sufficienti, comunque, a farlo ambire ad armare una spedizione in proprio, seppure in società con altri avventurosi, come lui, in cerca di fortuna.

Società con Pizarro e prime spedizioni Nel 1524, Almagro entrò in società con altri due personaggi che avranno un'importanza fondamentale nella scoperta del Perù. Si trattava di Francisco Pizarro e di Fernando Luque. Pizarro era, come Almagro, un soldato che si sentiva inappagato dalla relativa tranquillità raggiunta con la sua attuale attività coloniale. Luque, invece, era un ecclesiastico, desideroso di fare fortuna che si propose come finanziatore e garante dell'impresa verso le autorità. In realtà il religioso fungeva solo da prestanome perché il vero finanziatore era un facoltoso residente di Panama, il giudice Gaspar d'Espinoza, che non voleva apparire pubblicamente, ma questa circostanza era di scarsa importanza per la riuscita della spedizione. Con la sua influenza, Luque riuscì ad avere la necessaria autorizzazione dal Governatore, ma non poté evitare che l'avido Pedrarias si riservasse un quarto degli eventuali proventi in cambio del consenso.

Con un vascello malandato e poco più di cento avventurieri, Pizarro partì per primo verso l'ignoto, mentre Almagro si preparava a seguirlo su un'altra nave in riparazione. Le traversie dei due ardimentosi furono quasi identiche. Leghe su leghe di coste inospitali si snodavano sotto i loro occhi e, ad ogni tentativo di approdo, torme di indigeni ostili li assalivano con nugoli di frecce impedendo ogni approvvigionamento. Entrambi, dopo mesi di sofferenze, decisero autonomamente di rientrare e si incontrarono casualmente in un'isola nelle vicinanze di Panama. Erano passati diversi mesi e molti uomini erano periti per fame o per le ferite; Almagro stesso aveva ricevuto un colpo al capo ed aveva perso un occhio ed ora i due commilitoni temevano l'accoglienza che il Governatore avrebbe loro riservato. Pizarro rimase prudentemente in attesa ed Almagro andò ad affrontare l'ira di Pedrarias. Come era facile attendersi quest'ultimo salì su tutte le furie per la perdita di tanti soldati, che erano di vitale importanza per la colonia, e stabilì di annullare la spedizione. La diplomazia di Luque riuscì, in capo a pochi giorni, a farlo ragionare, ma l'avido funzionario pretese la rescissione del contratto e, con esso, la regolazione della sua quota, stimata in mille pesos d'oro. Con questa somma, Pedrarias non poteva immaginare che avrebbe rinunciato ad un quarto delle favolose ricchezze del Perù.

Stipulata una nuova società, a tre questa volta, i due soci partirono insieme, seppur su due navi separate, ma poco dopo raggiunsero un accordo: Pizarro avrebbe proseguito da solo con tutti gli uomini e Almagro avrebbe fatto la spola con Panama per cercare rinforzi e procurare dei viveri. Questa nuova tattica venne eseguita più volte, ma non portò a risultati importanti. Anche spingendosi a sud, le coste rimanevano inospitali, gli uomini continuavano a morire e di oro non si scorgeva la minima traccia. Frattanto a Panama era arrivato un nuovo governatore, Pedro de los Rios, ben più scrupoloso di Pedrarias e costui ingiunse ad Almagro di interrompere la spedizione che stava costando così tante vittime umane. Pizarro però si ostinò e restò con soli tredici uomini, disposto a morire piuttosto che rinunciare al suo sogno. Almagro ottenne per lui di fare un ultimo tentativo e, questa volta, la sorte arrise ai due avventurieri. Pizarro sbarcò a Tumbez, la porta dell'impero degli Inca e vide con i suoi occhi i segni inequivocabili di una superiore e ricchissima civiltà. I suoi uomini erano troppo pochi per tentare l'impresa e tornarono a cercare rinforzi, ma questa volta, il governatore si dimostrò insensibile alle loro richieste giudicando fantasiosi i loro racconti.

Senza autorizzazione i tre soci non potevano più agire e, comunque, erano ormai rovinati, per cui decisero di tentare la carta della disperazione: un appello diretto alla Corona. Fu prescelto Pizarro e il capitano partì portando seco tutti i monili d'oro raccolti, alcuni lama, due indigeni e le stoffe, barattate a Tumbez con poche cianfrusaglie, nella speranza di convincere le autorità imperiali.

Le "Capitulaciones" con la Corona Francisco Pizarro si era aspettato di incontrare delle difficoltà in Spagna, ma non poteva supporre di essere arrestato, appena giunto sul suolo della madrepatria. Vi era in effetti una accusa, per debiti, pendente su tutti i cittadini del Darien e Pizarro era tra questi, ma la sua evidente estraneità all'assunto gli valse di essere prontamente liberato. Il futuro conquistatore del Perù poté, così, presentare le sue richieste alla Corona. Il clima era quanto mai propizio perché l'imperatore aveva appena apprezzato i vantaggi della conquista di un altro territorio, il Messico degli Aztechi che il grande Hernán Cortés gli aveva, proprio in quei giorni, illustrato. Pizarro venne così favorevolmente accolto e le sue richieste vennero prese in considerazione. Il capitano, approfittando della benevolenza della Corte, non si peritò, però, di tralasciare gli impegni assunti con i suoi soci. Prima di partire aveva concordato con loro di richiedere, per sé, la carica di governatore e per Almagro quella di "adelantado". Il pilota Ruiz doveva ottenere quella di alguacil mayor e Luque quella di vescovo della nuova regione. Il solo Luque, per ovvi motivi, ottenne il titolo richiesto, mentre le altre cariche confluirono tutte nella persona di Pizarro.

Quando il futuro governatore della nuova provincia, peraltro ancora da conquistare, tornò a Panama, era, tra l'altro, contornato da una schiera di fratelli avidi ed arroganti che non mostrarono la minima considerazione per Almagro il quale, offeso ed irritato, prese contatti con altri prestigiosi capitani del Nicaragua, tra cui Hernando de Soto, per preparare una spedizione autonoma. Ci volle l'intervento di Luque e del giudice Espinoza per rappacificare i contendenti. Con la loro mediazione si convenne che Pizarro avrebbe lasciato ad Almagro la carica di Adelantado e la signoria dei territori posti oltre la sua giurisdizione e che, in attesa della ratifica di questi impegni, non avrebbe attribuito prebende ai suoi fratelli.

Con queste premesse la spedizione prese finalmente inizio con le consuete modalità. Pizarro avrebbe guidato la prima schiera e Almagro lo avrebbe seguito con le truppe di rincalzo.

Nel gennaio del 1531, forte di non più di duecento uomini, Pizarro partì infine alla conquista del Perù.

La Conquista dell'impero degli Inca Quando Almagro mise, per la prima volta, piede nell'impero degli Inca, la sua conquista era già cosa fatta. Pizarro, con poco più di 160 uomini aveva catturato, a Cajamarca, Atahuallpa, il sovrano assoluto del paese, e stava trattando un favoloso riscatto. Almagro, che aveva con sé più di 200 uomini, si affrettò a raggiungere i suoi commilitoni e, il 13 aprile del 1533, si riunì al suo antico socio.

Il riscatto del sovrano Inca era di pertinenza dei soli uomini di Pizarro, ma l'impero degli Inca riservava ben altri tesori e Almagro partecipò attivamente alla sua conquista. La sua presenza fu determinante in più di un'occasione, dalla marcia verso il Cusco alla presa della capitale e, in ogni frangente, l'ardimentoso capitano dimostrò le sue doti di intemerato combattente. Anche quando si trattò di affrontare l'arrivo di altri concorrenti spagnoli, ladelantado si incaricò della bisogna. Da Cusco corse a Quito per affrontare le armate di Pedro de Alvarado che voleva conquistare, per proprio conto, il nord del Perù e, nell'occasione, seppe sviluppare una delicata funzione di diplomazia che evitò una lotta fratricida.

Nelle "Capitulaciones" con la Corona, il territorio di Pizarro si estendeva per duecento leghe a sud del villaggio di Zamuquella e da lì, secondo i patti convenuti a suo tempo, cominciavano i domini di Almagro. Il Cusco era chiaramente sotto la giurisdizione di Almagro e questi ne prese formalmente possesso, con il beneplacito del suo antico socio. Hernando Pizarro, il fratello del governatore che si era recato in Spagna con l'oro di pertinenza della Corona, ottenne, però, di estendere la potesta di Francisco Pizarro per altre settanta leghe a sud e questa variazione metteva in discussione il possesso della capitale degli Inca. Nella decisione imperiale non si chiariva, infatti, se le settanta leghe dovevano essere misurate seguendo la linea della costa o in linea d'aria e, a seconda dell'interpretazione, il Cuzsco sarebbe appartenuto all'uno o all'altro dei contendenti.

La contesa divenne sempre più accesa e i due antichi soci, ciascuno spalleggiato dai propri simpatizzanti, rischiarono più volte di scontrarsi, finché, stimolati da alcuni personaggi, influenti e bempensanti, giunsero ad un accordo. Almagro si sarebbe recato nelle regioni meridionali, nelle quali si supponeva che esistessero regni altrettanto ricchi di quello del Perù, e nel frattempo si sarebbero attese le determinazioni della Corona.

Almagro, prontamente rappacificato, rinsaldò l'antica amicizia e si apprestò a organizzare, con l'entusiasmo che gli era solito, una spedizione verso i territori del Cile, come già allora venivano chiamate le regioni a sud del Cusco.