Il campo di concentramento di Blechhammer () fu un complesso di industrie e di campi di lavoro, inizialmente istituito come campo di lavoro forzato per ebrei. Successivamente divenne il secondo sottocampo più grande del campo di concentramento di Auschwitz, designato come Auschwitz IV. Il campo fu evacuato il 21 gennaio 1945. Cinque giorni dopo le forze tedesche tornarono per assassinare i pochi sopravvissuti rimasti.

Storia La struttura fu istituita nell'aprile 1942 come campo di lavoro forzato per ebrei. L'obiettivo principale era lo sfruttamento dei prigionieri nella costruzione di un impianto per la produzione di benzina sintetica destinata alla Wehrmacht, di proprietà della Oberschlesische Hydrierwerke AG..

Situato vicino all'odierna città polacca di Blachownia Śląska (parte della Germania fino al 1945), il campo fu subordinato al campo di lavoro di Monowitz dal 1° aprile 1944. La costruzione di stabilimenti chimici per la produzione di combustibile sintetico fu l'attività chiave, con la IG Farben che era l'azienda più influente operante nel sito. Gli impianti principali andavano costruiti in due aree: Blechhammer Nord e Blechhammer Sud (spesso indicato come Heydebreck). Il complesso industriale di Blechhammer ospitava diverse imprese tedesche, alcune delle quali, come Uhde, AEG e Dyckerhoff & Widmann, esistono ancora oggi.

Blechhammer, con una popolazione iniziale di circa prigionieri maschi e 200 femmine, era il secondo per grandezza sottocampo di Auschwitz, escluso Monowitz. Aveva 25 baracche, si estendeva su circa 4 ettari ed era circondato da un muro di cemento alto 4 metri con torri di guardia. Durante la sua esistenza vi passarono tra e prigionieri, provenienti da quindici paesi.

Condizioni di vita Le condizioni a Blechhammer erano analoghe a quelle degli altri sottocampi di Auschwitz. Le baracche di legno erano gravemente sovraffollate, con circa 1,4 metri quadrati di spazio per persona, e i prigionieri dormivano su cuccette a due o tre piani. La mancanza di servizi igienici adeguati, l'accesso limitato ai lavatoi e l'abbigliamento insufficiente, incluso l'uso di zoccoli in legno, contribuivano alla diffusione di infezioni. La fame e le malattie, in particolare il tifo petecchiale, la diarrea e la tubercolosi, erano endemiche. L'alimentazione era inadeguata, e i registri delle punizioni documentano quasi esclusivamente casi legati a traffici illeciti di cibo.

Poco dopo l'istituzione del campo un'epidemia di tifo portò al trasferimento di 120 prigionieri malati ad Auschwitz, dove furono uccisi. Altri 250 morirono direttamente a Blechhammer e furono cremati sul posto.

I detenuti erano impiegati in lavori di costruzione, come scavi, costruzione di strutture e il traino di carri al posto di cavalli o mezzi meccanici. Dopo il bombardamento della vicina fabbrica Hydrierwerke i prigionieri ebrei furono costretti a smistare gli ordigni inesplosi, il che causò numerose vittime.. Si lavorava dalle 10 alle 12 ore al giorno, dall'alba al tramonto, inclusa una domenica sì e una no. Le domeniche a riposo erano dedicate alla manutenzione interna al campo. La disciplina era ferrea, con frequenti percosse e "punizioni regolamentari" come le frustate (da 5 a 25 colpi), lavori punitivi domenicali e reclusione in bunker speciali. Venivano eseguite anche impiccagioni per atti considerati di sabotaggio.

Periodicamente le SS effettuavano le selezioni: i prigionieri giudicati inabili al lavoro subivano la deportazione a Birkenau, dove la maggior parte veniva uccisa.

L'ospedale del campo, costituito da due baracche, era supervisionato da infermieri delle SS che maltrattavano brutalmente sia i pazienti che i medici prigionieri, picchiando i malati e cacciandoli dall'edificio. La media dei pazienti in autunno e inverno si aggirava intorno alle 100 persone.

Comandanti del campo Il comandante del campo fu l'SS-Hauptsturmführer Otto Brossmann fino a novembre 1944, quando fu sostituito dall'SS-Untersturmfuhrer Kurt Klipp. I prigionieri erano sorvegliati da uomini delle SS appartenenti alla 7ª Compagnia di guardia di Auschwitz III.

Evacuazione Il campo fu evacuato la mattina del 21 gennaio 1945 a causa dell'avvicinarsi dell'Armata Rossa. I prigionieri dei campi più a est, come Jaworzno. e Gleiwitz, furono costretti a marciare attraverso Blechhammer per 13 giorni. A circa prigionieri furono date razioni minime (mezza salsiccia e mezza pagnotta con un po' di margarina e miele) che dovevano durare fino all'arrivo al campo di Gross-Rosen il 2 febbraio. Lungo il tragitto oltre 800 prigionieri morirono o furono uccisi. Un centinaio di malati fu lasciato nell'infermeria, ma alcuni, più in salute, temendo un'altra marcia della morte, riuscirono a nascondersi, poiché le SS non effettuarono una perquisizione approfondita. Molti dei prigionieri in grado di muoversi lasciarono il campo poco dopo che l'ultimo membro del personale delle SS se ne fu andato.

Massacro Verso mezzogiorno del giorno dell'evacuazione un gruppo del personale dell'Organizzazione Todt giunse al campo. Ordinò ad alcuni prigionieri ancora sani di scavare una fossa comune e uccise a colpi d'arma da fuoco coloro che cercavano cibo tra i resti lasciati dalle SS. Un altro gruppo di 10 prigionieri, per lo più ebrei slovacchi, riuscì a fuggire, mentre i restanti rimasero sul posto per i cinque giorni successivi.

Il 26 gennaio 100-150 soldati tedeschi fecero ritorno al campo. Sebbene i testimoni non siano concordi sulla loro appartenenza (Wehrmacht o SS), lo storico Daniel Blatman ipotizza che potessero essere guardie del campo appena reclutate che indossavano ancora uniformi della Wehrmacht. I soldati prima vandalizzarono l'ufficio abbandonato delle SS, poi entrarono nelle baracche e iniziarono a sparare ai ricoverati nell'infermeria. Coloro che erano ancora in grado di camminare dovettero trasportare i cadaveri nelle fosse scavate la settimana precedente, dove anch'essi trovarono poi la morte senza la possibilità di fuga. I corpi furono coperti di paglia, cosparsi di benzina e dati alle fiamme. Il campo fu perquisito minuziosamente e chiunque vi fosse trovato veniva ucciso a vista. Meno di dieci prigionieri riuscirono a sopravvivere al massacro..

Questo eccidio potrebbe essere stato eseguito in ottemperanza a un ordine impartito da Ernst Heinrich Schmauser il 24 gennaio, che imponeva di non lasciare in vita nessun prigioniero. Non ci sono prove che gli assassini fossero a conoscenza di tale ordine; la decisione di uccidere fu presa dall'ufficiale presente sul posto. Questo non fu un evento isolato: un massacro simile si verificò anche a Tschechowitz-Vacuum, un altro sottocampo di Auschwitz..

Memoria La memoria del campo di Blechhammer è conservata in diverse istituzioni e attraverso le testimonianze dirette dei sopravvissuti. Archivi come il Museo statale di Auschwitz-Birkenau (APMO) e lo United States Holocaust Memorial Museum (USHMM) detengono un'ampia documentazione, che include rapporti di punizione, elenchi di prigionieri e resoconti di sopravvissuti. Le esperienze vissute a Blechhammer sono state raccontate anche attraverso le opere d'arte e le memorie personali. Un esempio significativo è quello di Jakob Zim, un ex prigioniero le cui opere riflettono la sua permanenza nel campo. Ulteriori studi, come From Schmelt Camp to "Little Auschwitz": Blechhammer's Role in the Holocaust, continuano a portare nuova luce sul ruolo del campo durante l'Olocausto.

Numerose testimonianze di sopravvissuti, tra cui quelle di Jakob Lewkowicz, Jules Fainzang e Alexander Kuechel, Benjamin Fisk, Bernard Klein ed Emery Klein, Charles Baron, David Burdowski, David Schnitzer, sono conservate in vari archivi e contribuiscono a mantenere viva la memoria degli eventi.

Note

Bibliografia

Approfondimenti

Voci correlate Campo di concentramento di Auschwitz

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