Figura centrale dell’avanguardia modernista, fu tra i principali promotori delle correnti artistiche internazionali del Novecento in Giappone, contribuendo alla diffusione del dadaismo, del surrealismo, dell’imagismo e della poesia concreta e favorendo la circolazione di autori giapponesi in ambito occidentale.
Nel corso di oltre cinquant'anni di attività artistica, pubblicò oltre venti raccolte poetiche e realizzò una vasta produzione grafica e fotografica. La sua traiettoria creativa fu segnata da fasi di rottura e di adattamento: dalla militanza surrealista degli anni venti, alla collaborazione con il regime militarista negli anni quaranta, fino al rinnovato impegno nella sperimentazione visiva del secondo dopoguerra e all’elaborazione, negli anni sessanta e settanta, della “poesia plastica”, in cui parola e immagine si fondono in un linguaggio astratto.
Intrattenne corrispondenze con numerosi autori internazionali, tra cui Ezra Pound, Tristan Tzara, André Breton, Allen Ginsberg e Haroldo de Campos e collaborò con riviste e gruppi d’avanguardia in Giappone e all’estero.
Fondatore della rivista VOU e promotore di una rete internazionale di scambi artistici, concepì la poesia come uno spazio aperto e critico, in cui parola e immagine potevano essere riorganizzate secondo principi formali e visivi, orientati verso una ricerca astratta e interdisciplinare. Biografia
Primi anni e formazione Hashimoto Kenkichi nacque il 29 ottobre 1902, terzogenito di cinque figli, nel villaggio di Asama, vicino ad Ise nella prefettura di Mie, principale luogo di pellegrinaggio shintoista.
Il padre, Hashimoto Yasukichi, uno degli uomini più istruiti di Asama, si era laureato all'Università di Kogakukan e aveva rilevato dalla famiglia della moglie un'attività commerciale di vendita di sakè, beni di prima necessità e tessuti. Nel tempo libero si dedicava con passione all'invenzione: allestì una camera oscura per sviluppare fotografie e avviò la costruzione di un telefono.
La madre di Kenkichi, Hashimoto Ei, proveniente da una famiglia benestante, studiava inglese e matematica e sovraintendeva le attività domestiche. I figli della coppia vennero incoraggiati a coltivare le loro inclinazioni artistiche. Kenkichi ricevette una piccola indennità dalla famiglia anche dopo aver lasciato la casa e il fratello maggiore, Heihachi, divenne uno scultore affermato e fu membro della Nihon Bijutsuin (Accademia di belle arti giapponese).
Durante la scuola tecnica triennale di Uji-Yamada, Kenkichi non eccelse in alcuna materia, ottenendo un risultato medio solo in lettura e composizione. A quindici anni, dopo il diploma, lavorò per alcuni mesi a Osaka presso un'azienda che vendeva macchinari ospedalieri.
Nel 1919 si trasferì a Tokyo, dove si iscrisse alla facoltà di economia dell'Università con l'intenzione di diventare giornalista, ma non risulta si sia mai laureato. In quegli anni cambiò spesso residenza, iniziò a interessarsi di poesia e frequentò diversi poeti, tra cui Hara Sekitei noto per i suoi haiku e Ikuta Shungetsu che adottava uno stile sentimentale, ma non ebbe mai un mentore (sensei) nel senso tradizionale giapponese.
Le prime poesie inviate alla rivista studentesca Koyu seguivano uno stile convenzionale. Il contatto con i circoli poetici influenzati dai movimenti letterari e artistici occidentali lo spinse a distaccarsi dalla tradizione e a modificare radicalmente il proprio stile.
Anni venti: dadaismo, surrealismo e primi esperimenti Negli anni venti Kitasono avviò un’intensa attività poetica e redazionale, sperimentando linguaggi ispirati al dadaismo, al surrealismo francese e alla poesia simbolista, fino a sviluppare una poetica astratta che decostruiva la semantica tradizionale e si distaccava progressivamente dalla tradizione letteraria giapponese.
Debutto letterario Nel settembre 1924, all'età di ventun anni, pubblicò nella prestigiosa rivista Bunsho kurabu (trad.: "Club di scrittura") la sua prima poesia, Night Mechanist che segnò il suo debutto letterario.In assenza del titolo giapponese documentato, si riporta il titolo in inglese riportato da Solt. Cfr.: Definita dalla studioso John Solt "uno stereotipo bohémien della nuova donna nei ruggenti anni Venti del Giappone", presentava numerosi termini inglesi e riferimenti "esotici", come "curaçao", "menta piperita", "stufa" e "registratore di cassa", oggetti allora poco conosciuti in Giappone. La disposizione grafica del testo, con dodici parole in katakana distribuite su diciotto righe, generava un effetto visivo innovativo, frutto della fusione di sistemi di scrittura diversi.
Sperimentazioni dadaiste
Nel 1924 Kenkichi iniziò a collaborare con la rivista Ge.Gjmgjgam.Prrr.Gjmgem (GGPG) fondata da Nogawa Ryu, dove pubblicò alcune sue poesie. Il titolo stesso della rivista, un assemblaggio di fonemi privi di significato, in linea con le scelte poetiche dei dadaisti europei, rappresentava la rottura con la tradizione. Kenkichi ne divenne curatore editoriale dal secondo numero (gennaio 1925) fino alla chiusura della rivista, per mancanza di fondi, avvenuta con il decimo numero il giorno di Capodanno del 1926.
Le sue poesie nella seconda metà degli anni venti risultano influenzate dal dadaismo e dal suo interesse per la poesia sonora astrattaː eliminano il significato e la connessione logica tra le parole, l'idea che debbano veicolare un significato. Si presentano come campi di suggestioni visive e uditive. L'uso combinato di kanji, hiragana, katakana, alfabeto latino, numeri arabi, frecce, punti e linee astratte, mirava a scuotere il lettore, rompendo con la tradizione lirica giapponese.
Pur rivendicando l'assoluta libertà creativa, Nogawa Ryu e Kenkichi respinsero l'etichetta "dadaista" attribuita dai lettori alla loro rivista, arrivando a criticare apertamente alcuni artisti rappresentativi, come Wassily Kandinsky. Surrealismo giapponese
Alla fine degli anni venti Kenkichi, ormai affermatosi nei circuiti dell'avanguardia, contribuì alla definizione di una forma di surrealismo letterario giapponese, distinta per impostazione e finalità da quella francese. Mentre il surrealismo europeo, guidato da André Breton, si fondava sull’esplorazione del subconscio e su un forte orientamento politico, Kenkichi e i suoi collaboratori perseguirono un’estetica della parola, volta a generare immagini autonome attraverso la ripetizione e la composizione strutturata del testo.
Nel 1927 assunse la direzione della rivista Retsu, che rinominò Shobi. Majutsu. Gakusetsu (Rosa. Magia. Teoria), con l’intento di promuovere composizioni giapponesi originali ispirate al surrealismo.
In quello stesso anno, nel numero di maggio della rivista Bungei tanbi (文芸耽美, trad.: "Estetica letteraria") pubblicò una serie di undici brevi poesie, intitolata Hakushoku shishu (白色詩集 trad.: "Raccolta di poesie bianche"), che due anni dopo, con alcune modifiche e aggiunte, venne rinominata Kigo setsu (記号説, trad.: "Teoria semiotica") e infine pubblicata nell'antologia Shiro no arubamu (白のアルバム, trad.: "Album bianco", 1929).
In queste raccolte sperimentò l’uso di formule ripetitive e immagini astratte, influenzato dalle traduzioni giapponesi di poeti surrealisti come Paul Éluard e Louis Aragon. Secondo Ōkawauchi Natsuki, le poesie di questo periodo si distinguono per l’uso sistematico della ripetizione, utilizzata non come ornamento stilistico, ma come principio generativo. Strutture iterative come “tu sei… io sono…” non rafforzano il significato, ma lo dissolvono, favorendo l’emergere di immagini impreviste e rompendo la sintassi tradizionale. Kitasono rifiutava la scrittura automatica di Breton, che definiva “barbara” e priva di forma, e l’idea che la poesia dovesse emergere dal subconscio o dalla spontaneità; per lui la forma era lo strumento per superare la coscienza e accedere a un livello più profondo di immaginazione.
Kitasono riterrà Kigo setsu la sua poesia più originale e compiuta: non affidata all'esplorazione surrealista della psiche, ma limitata ad una descrizione ed enumerazione di oggetti e colori, presentati in modo da interrompere il processo di significazione. Caratterizzata da una marcata attenzione alla forma, evidente nella ricorrenza del termine "bianco" e nelle sue prime immagini visive e "pittoriche", questa poesia è stato spesso citato come un'opera emblematica del surrealismo giapponese.
Nel dicembre dello stesso anno, firmandosi Asaka Kenkichi, dal nome di un villaggio vicino alla sua città natale, inviò con i fratelli Ueda un documento programmatico ai principali esponenti del surrealismo francese - Louis Aragon, Paul Eluard, André Breton e Antonin Artaud - che esprimeva una visione letteraria e formale del surrealismo, in contrasto con la politicizzazione del movimento europeo. Questo testo, stampato nel 1928 come opuscolo separato e inserito nel primo numero di Rosa. Magia.Teoria, viene spesso definito il primo manifesto del surrealismo giapponese.
La rivista, di cui uscirono quattro numeri, evitò riferimenti diretti al surrealismo, pur condividendone l’aspirazione a una rottura estetica. La prudenza ideologica è stata interpretata come una risposta al clima repressivo dell’epoca, segnato dalla sorveglianza della Polizia del pensiero (思想警察, Shisō Keisatsu), che rendeva rischiosa ogni associazione esplicita con movimenti stranieri e radicali.
A sua volta, la famosa "Mappa surrealista del mondo, 1929" prodotta dai francesi non includeva il Giappone e diversi scrittori tendevano a liquidare il surrealismo giapponese come un'imitazione inferiore.
Origine del nome Kitasono Katue A partire dal luglio 1928 Hashimoto Kenkichi adottò stabilmente lo pseudonimo Kitasono Katsue (talvolta trascritto Kitazono Katsue o Katue), che avrebbe utilizzato quasi esclusivamente per il resto della sua carriera. L’origine del nome rimane incerta, ma secondo il critico Sasaki Kikyo la “e” finale di Katue potrebbe alludere al termine francese garde, come in avant-garde, suggerendo un’affiliazione concettuale con le avanguardie europee. In alcune firme, Kitasono aggiungeva un accento sulla “e” per indicarne la pronuncia francese, analogamente al pittore surrealista Koga Harue.
La grafia “Kitasono” con una “s” (anziché “z") potrebbe derivare dall’imitazione della fonetica francese, dove la “s” tra vocali si pronuncia come “z”. Il nome, composto dai caratteri 北園克衛 (“giardino del nord – conquistare – guardia”), fu probabilmente scelto anche per le sue qualità visive e sonore, in linea con l’approccio “design” alla scrittura poetica. Il carattere androgino del nome era in sintonia con le mode dell’avanguardia giapponese degli anni Venti. Non tutti i contemporanei erano consapevoli che Kitasono Katsue e Hashimoto Kenkichi fossero la stessa persona.
Isho no taiyo e Shiro no arubamu (1929)
Nel 1928 Kitasono collaborò alla rivista Isho no taiyo (trad.: "Il sole del costume") con il poeta Nishiwaki Junzaburō, professore di letteratura inglese alla Keio University, vissuto per tre anni in Inghilterra. Grazie alla posizione accademica di Junzaburō la rivista dichiarò apertamente il riferimento al surrealismo, apponendo sulla copertina la dicitura Collection Surrealiste. In essa Kitasono pubblicò poesie come Vin du Masque e Portrait of a Moonlit Night, che testimoniano la sua adesione a una poetica visiva, lontana dalle istanze psicoanalitiche e politiche del surrealismo europeo.