LEsercito del sapere () è stato un programma educativo che faceva parte della rivoluzione bianca (1963-79) promossa da Mohammad Reza Pahlavi in Iran. L'obiettivo era quello di togliere il monopolio dell'istruzione agli ulama, i quali plasmavano le menti dei giovani iraniani secondo modelli tradizionali, e di avvicinarsi invece alle modernizzazioni di stampo occidentale promosse dall'amministrazione Kennedy. Dal 1966 al 1979 il programma abbassò notevolmente il livello di analfabetismo della popolazione sopra i quindici anni, dal 67,2% al 44,2% per gli uomini e dall'87,8% al 53% per le donne.

Storia

Due decreti reali approvati nel gennaio 1963 consentirono a giovani uomini in possesso di un diploma di scuola secondaria, principalmente appartenenti alla classe media urbana, di prestare servizio nell'Esercito del sapere durante il servizio militare biennale. Questi ragazzi venivano inviati nelle aree rurali per insegnare a oltre 2,2 milioni di bambini di età compresa tra i sei e i dodici anni che non avevano ancora frequentato la scuola fino alla seconda elementare, oltre a un milione di adulti. A partire dal 1969 la possibilità di entrare nell'Esercito del sapere fu data anche alle donne.

Agli insegnanti uomini venivano corrisposti 16 dollari statunitensi durante l'addestramento, e poi 300-400 toman (50 dollari) a seconda del loro grado militare, mentre le donne ricevevano 450 toman. Gli investimenti sull'istruzione erano piuttosto scarsi: il costo dell'istruzione di uno studente in una scuola gestita dall'Esercito del sapere era di 100 toman (13,33 dollari), che erano equivalenti a un terzo del costo pro capite di una scuola convenzionale. Inoltre, gli abitanti dei villaggi pagavano per la costruzione delle strutture.

Con questa iniziativa il governo mirava a fondare una nazione moderna e laica e l'uso del persiano contribuiva a plasmare il concetto di unità nazionale. Il timore che la religione interferisse con gli affari di Stato spinse il governo ad arrestare diversi insegnanti che erano coinvolti nelle attività del Partito delle Nazioni Islamiche. Per quanto la rivoluzione bianca avesse innalzato il tenore di vita generale del paese, in tal periodo emersero numerose differenze di ceto sociale, scatenate dal divario nelle condizioni di vita tra aree rurali e urbane e dall'ingente quantità di denaro che il regime spendeva, ad esempio, per le celebrazioni. Molti insegnanti rimasero delusi dai risultati del programma e si avvicinarono quindi a idee politiche dissidenti con il regime, specie con gruppi di sinistra, tuttavia altri rimasero soddisfatti dell'Esercito del sapere e dichiaravano che questa esperienza aveva rafforzato il loro sostegno alla monarchia.

Negli anni sessanta tra gli insegnanti di sinistra era diffusa la convinzione che la rivoluzione bianca fosse stata imposta dai Paesi imperialisti in modo che gli abitanti dei villaggi migrassero verso le città, aumentando il tasso di disoccupazione e quindi riducendo i salari a vantaggio degli imperialisti stessi. Ciò nonostante, è difficile dimostrare che il malcontento generale di quegli anni fosse in qualche modo alimentato anche dall'Esercito del sapere. Vi furono comunque lamentele da parte della popolazione rurale: se un insegnante veniva inviato in un villaggio del proprio distretto, era difficile che un bambino imparasse il persiano, dato che lo stesso insegnante conosceva la lingua locale. Ma se un insegnante veniva mandato altrove, il governo poteva essere accusato di persianizzare la zona contribuendo a estinguere le lingue minoritarie. In più, la considerazione che la popolazione rurale nutriva per gli anziani e il disprezzo verso gli estranei non contribuirono all'integrazione degli insegnanti dell'Esercito del sapere.

Altri contrasti causati dal divario tra insegnanti e abitanti dei villaggi erano dovuti anche a differenze di culto (ad esempio quando un insegnante sciita veniva mandato in un'area a maggioranza sunnita, come il Kurdistan iraniano). In tal caso la figura del mullā acquisiva prestigio rispetto a un insegnante che in genere era giovane e inesperto. Per ingraziarsi gli abitanti, spesso l'Esercito del sapere inventava stratagemmi come recitare il Corano ogni giorno, chiedere ai bambini di mettersi in fila e pregare ogni mattina prima di iniziare le lezioni, oppure separare le studentesse dagli studenti.

Nonostante le difficolta, il programma dell'Esercito del sapere contribuì all'istruzione di bambini tra i 6 e i 12 anni e di adulti analfabeti frequentanti le scuole serali, aiutò a istituire biblioteche locali, a formare gruppi scout rurali e altre forme di aggregazione giovanile, a sensibilizzare l'importanza dell'educazione fisica, del teatro e del divertimento sano. Le conoscenze in campo medico e agricolo migliorarono e vennero sostenuti nuovi progetti e sviluppato un servizio postale. Il programma contribuì a diffondere il concetto di economia di mercato nel Paese, a colmare il divario tra contadini e proprietari terrieri e a promuovere la partecipazione attiva delle donne. D'altro canto, le difficoltà, le carenze strutturali e i divari sociali spinsero molti insegnanti a radicalizzarsi e a prendere parte attiva alla rivoluzione iraniana.

Note

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Categoria:Istruzione in Iran