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Solo due delle opere di Costantino sono giunte fino a noi, entrambe scritte in greco e conservate nel codice Escorialensis graecus 256 (olim Y.II.10) del XIII secolo. Una è una consolatio indirizzata al megas hetaireiarches Giovanni Ducas in occasione della morte di sua moglie., citata da .. Ducas assunse la carica tra il 1166 e il 1170 e la lasciò nel 1182. Costantino loda la moglie di Ducas per le sue virtù ascetiche, che definisce “vera filosofia”, in contrapposizione a quella accademica che lui stesso persegue.

L'altra opera di Costantino è un breve trattato filosofico o logos (), citato da .. Costantino dimostra una certa originalità di pensiero nell'uso di termini filosofici non attestati altrove: (eumetadosia, generosità) e (allelodosia, reciprocità). Poiché scriveva in un periodo di reazione anti-neoplatonica, è possibile che cercasse una terminologia più ortodossa rispetto a quella condannata dal Concilio delle Blacherne nel 1157. La sua tesi centrale è che, secondo le parole di Merle Eisenberg e David Jenkins, «la generosità reciproca è il principio fondamentale che opera in natura».

Tutti i dati biografici su Costantino sono quelli che si possono ricavare dalle sue opere sopravvissute. Era evidentemente ben istruito e in contatto con i livelli più alti della società bizantina. Giovanni Ducas era forse un suo mecenate e potrebbe aver appartenuto alla scuola dei seguaci di Proclo attaccata da Nicola di Metone nel 1150. Robert Browning identificò Costantino di Nicea come il soggetto dell'epigramma anonimo “A Costantino, console dei filosofi”, ma un'identificazione più probabile è quella con Michele Psello, che divenne console dei filosofi nel 1047 mentre era ancora conosciuto con il suo nome di nascita, Costantino.

Note

Bibliografia

Categoria:Neoplatonici